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I riformati di Locarno

In una piccola terrazza nel museo di storia di Locarno, presente nel catello cittadino ci sono alcune tavole che riassumono le vicende dei riformati locarnesi. La vicenda non contiene fatti di sangue ma testimonia un episodio più unico che raro occorso nelle terre ticinesi; come si sa con i "se" e con i "ma" non si costruisce la storia ma uno dei miei primi pensieri é stato: se oltre a Locarno focolai della riforma si fossero sviluppati in altre parti delle terre ticinesi si sarebbe potuti arrivare ad una guerra intestina in seno alla Confederazione?

La riforma nelle terre ticinesi

Mentre la riforma infatti prende piede al nord delle alpi interra Ticinese quella di Locarno é l'unica presenza di fedeli passati dal Vecchio al Nuovo Testamento.
L'origine di questa nuova dottrina é da imputare da esiliati dalla vicina Italia che hanno portato le nuove idee in Ticino.

Nel primo centenario dell'esilio le principali famiglie fecero dipingere una serie di sei tavolette commemorative. Sono probabilmente di mano di Giovanni Enrico Riva (1590-1660). La prima, con lo stemma dei Riva, è dedicata al rafforzarsi della fede, in tempi di violenza e di disgrazie. Dio salva i suoi servitori: Gott aber sieht darein, und rettet seine Diener.

La riforma sbarca a Locarno

Le vie principali dei riformati in fuga erano piuttosto quelle del Monceniso a ovest e dalla Prica ad est, quest'ultima perché i riformati sarebbero poi arrivati in un paese riformato o che ammetteva la riforma

La fede si diffonde a Locarno. Roma invia i suoi fanatici per convincere i riformati all'abiura, ma i fedeli confidano nella parola di Dio. Non possono restare nel borgo: So darf er im Borg nicht Sizen. Lo stemma è dei Pebbia.

La scena di questo quadretto rappresenta il vescovo di Terracina che disputa con tre donne: der von Teracin wil fromme Wei-ber lehren, ma Barbara Muralti lo contraddice validamente, stopfet ihm das Maul: denunciata, riesce a sfuggire con astuzia, come racconta il Nessi. Lo stemma è dei Rossalini..

Duno e Beccaria alla testa della riforma

I due personaggi chiave di questa vicenda furono il maestro Giovanni Beccaria  e il dottore Taddeo Duno.
Locarno er un baliaggio di tutti i 12 Cantoni sovrani; 7 Cantoni cattolici, 4 riformati (Berna, Sciaffusa, Basilea e Zurigo) e infine Glarona di entrambi le fedi. Appenzello malgrado fosse Cantone (anch'esso di due fedi, si separerà più tardi nei due semicantoni) non aveva Lanfogto, ogni 2 anni venivano spediti nuovi lanfogti. Questi cantoni erano sia cattolici sia riformati, quindi in base alla fede del lanfogto si poteva assistere ad un periodo dove la riforma prendeva piede a momenti in cui ci si nascondeva.
I balivi protestanti, in terra cattolica, sottostavano a pesanti restrizioni e «Si video negata persino una dignitosa sepoltura in caso di morte nei baliaggi italiani: i canton riformati faticarono parecchio per ottenere a Lugano un cimitero "degli eretici" che risparmiasse l'onta di una tumulazione anonima, analoga a quella infame riservata a peggiori delinquenti»

La disputa del 5 agosto 1549

All'interno di questo contesto religioso e politico la permanenza dei Riformati a Locarno si fece sempre più problematica. Durante la sessione del sindicato a Locarno nel luglio del 1549, il balivo Wirz e il suo landscriba, l'urano Gualtiero Roll, riferirono allarmati ai delegati dei dodici Cantoni che la situazione stava diventando sempre più minacciosa e che ormai più di centocinquanta persone simpatizzavano per la Riforma.

Fu così che all'insaputa dei Cantoni protestanti, i cattolici organizzarono in data 5 agosto 1549 un confronto dottrinale tra rappresentanti protestanti e cattolici.
In difesa della cattolicità fu invitato a Locarno il frate domenicano luganese Lorenzo. Lugano aveva infatti la nomea di aver vinto la Riforma poiché, sebbene anche in quella città le nuove idee avessero alcuni simpatizzanti, le misure energiche prese dai sovrani e dallo stesso Fra Lorenzo permisero di soffocare sul nascere il movimento. La disputa fu preceduta dall'affissione pubblica di una serie di tesi elaborate da Fra Lorenzo.
Esse toccavano argomenti come l'autorità del papa, le buone opere, la giustificazione, la confessione auricolare, il purgatorio eccetera. Fra Lorenzo non giunse solo ma accompagnato da parecchie persone, tra le quali l'arciprete di Lugano, i due famosi medici Andrea e Girolamo Camuzzi e il landscriba di Lugano, l'urano Hans Zumbrunnen. La delegazione ufficiale era sostenuta da due locarnesi: l'arciprete Galeazzo Muralto e un frate del Convento della Madonna del Sasso. Il principale accusato, il maestro Giovanni Beccaria - chiamato, non tanto a difendere la nuova fede, poiché una discussione non era prevista, quanto ad ammettere pubblicamente se accettava o meno le tesi redatte da Fra Lorenzo - fu invece accompagnato dallo studente di medicina Taddeo Duno, giunto inaspettatamente da Pavia, dal giurista Lodovico Ronco e dal medico Giovanni Muralto.
Il 15 di agosto si riunirono tutti nella sala del castello di Locarno per la disputa, che non si svolse esattamente come previsto dai cattolici. La moderazione della disputa fu affidata al balivo Wirz. Accanto a lui sedevano un traduttore, il landscriba Roll e un rappresentante della città di Locarno, Battista Brizio.

La delegazione cattolica era assai numerosa; quella protestante, meno nutrita, era comunque una valida controparte, poiché sia il Ronco, giurista, sia soprattutto il Duno, il quale oltre che di medicina si interessava anche di teologia, erano degli interlocutori competenti
L'esito della disputa marcò un piccolo punto a favore dei Riformati, anche se in realtà nessuno ne uscì vincente. Innanzitutto fu chiesto a Beccaria di accettare o rifiutare le tesi formulate da Fra Lorenzo.
Egli rispose che gli Evangelici avrebbero accettato tutto ciò che concordava con la Sacra Scrittura e avrebbero rifiutato tutto quello che le si opponeva.

Questa risposta avviò una discussione che durò parecchie ore e che non portò a nessuna conclusione definitiva. In questa situazione di stallo il balivo Wirz, che oltretutto aveva capito ben poco della disputa poiché «ignaro di tutte e due le lingue, cioè dell'italiano e del latino», decise di porre termine alla discussione. Spazientito, chiese per l'ultima volta a Beccaria di accettare o meno le tesi, ma egli, ancora una volta, rispose che i Riformati «accettavano quella dottrina per quanto si accordava con la parola di Dio e non altrimenti»
Irritato dalla risposta del Beccaria, il balivo Wirz convocò due preti e i fratelli Camuzzi per esaminare le tesi. Essi dichiararono che le tesi erano perfettamente cattoliche e che chiunque non le condivideva doveva venir considerato eretico. Incoraggiato dalla risposta dei cattolici, il balivo congedò i Riformati e fece imprigionare Giovanni Beccaria. 

Il maestro fu imprigionato , ma poi una terentina di giovani minacciarono il lanfogto che dovette liberare il Cattaneo che per sicurezza si rifugiò prima a Roveredo per popi terasferisrsi a Mesocco.

H. J. Oeri - F. Hegi, Tumulto al Castello, 1549.
La scena si riferisce al tentato arresto del frate predicatore Giovanni Beccaria, in occasione di una disputa fra esponenti cattolici e protestanti, ordinata dal landfogto Nicolaus von Wirz (a Locarno negli anni 1548-1550). Il salone del castello dove ebbe luogo l'incontro è stipato di popolo, preti e frati. In primo piano il landfogto e due lanzichenecchi.

Ma l'arresto del maestro risultò essere una mossa controproducente poiché provocò un tumulto. Una trentina di giovani uomini armati di spade si riunì infatti nel cortile del castello e minacciò i cattolici che ancora si trovavano nella sala. A capo del gruppo v'era Vincenzo Beccaria, descritto dal Duno come «uomo forte, audace e temibile, fremente di sdegno per la cattura del fratello».
A placare gli animi intervenne il padre dei Beccaria e il balivo e i suoi ospiti ne approfittarono per ritirarsi in una locanda. Ciò nonostante gli animi non si rabbonirono e, minacciato da due uomini armati di coltello, il balivo Wirz fu costretto a liberare Giovanni Beccaria. La delegazione luganese, amareggiata dall'esito della disputa, finì velocemente di mangiare e si diresse verso il porto da dove partì per Lugano, accompagnata dagli insulti dei Locarnesi e dal lancio di alcuni oggetti.

Nonostante la liberazione il Beccaria reputò che la sua posizione stesse diventando troppo pericolosa.
Minacce d'arresto o di esilio pendevano costantemente e decisi quindi di spostarsi in valle Mesolcina, prima a Roveredo e poi a Mesocco dove continuò ad insegnare. 
Le famiglie riformate a Locarno spedivano i propri figli a scuola da Beccaria fino a Mesocco.

Matteo Duno a questo punto divenne la persona di riferimento per i riformati di Locarno

Alla ricerca di una soluzione

Alle diete di Baden non si trovava una soluzione quindi furono incaricati i cantoni misti di Glarona e Appenzello (non ancora diviso) di trovare una soluzione.

La soluzione:

Come detto, la Dieta che doveva determinare le sorti della Comunità riformata ebbe inizio il 19 novembre 1554. I delegati dei Cantoni di Appenzello (Othmar Kunz al posto di Joachim Meggeli) e di Glarona (Gilg Tschudi), che si erano offerti per la mediazione, presentarono il frutto del loro lavoro: una nuova proposta di compromesso (Vergleichsvorschlag) composta da nove punti di cui riporto i più importanti

- Nessun Locarnese che rinuncerà alla «nuova fede» e si riconvertirà al cattolicesimo verrà punito.
- Chiunque non rinuncerà alla «nuova fede» dovrà lasciare la città entro l'inizio del Carnevale vecchio, 3 marzo 1555. Dopo la partenza egli non potrà tuttavia trattenersi sui territori dei sette Cantoni cattolici.
- A partire da questa data l'unica fede tollerata a Locarno sarà quella cattolica. Chiunque non rispetterà la prescrizione verrà punito.
- Se un Cantone non parteciperà alla punizione dei Locarnesi, la sua posizione in qualità di Cantone sovrano non verrà messa in discussione.

Berna

Berna era un Cantone molto potente, che nel 1536 aveva conquistato il Vaud sottraendolo ai Savoia.
Proprio il timore che gli Spagnoli potessero approfittare di un momento di crisi della Confederazione per restituire il Vaud ai Savoia, spinse i Bernesi ad optare per la soluzione meno impegnativa (ossia accettare la proposta di arbitrato), che avrebbe però garantito la pace.
Proprio in quel momento inoltre i Bernesi stavano annettendo parte del territorio della contea della Gruyè-re, che era stata messa in vendita dal conte gravato dai debiti. Berna avrebbe così ottenuto il controllo di un importante passo verso il territorio di Vaud e rafforzato quindi la sua posizione strategica. Per questi motivi, ma soprattutto perché in entrambe le trattative di annessione territoriale Berna collaborò con la diplomazia francese che, come sappiamo, desiderava una soluzione pacifica della questione locarnese, essi accettarono la proposta scaturita a Baden.

Basilea e Sciaffusa

Le città di Basilea e Sciaffusa si sarebbero probabilmente schierate contro la decisione di arbitrato, ma un accordo federale del 1501 le obbligava a non intervenire («Stillesitzen») in caso di conflitti all'interno della Confederazione. In altre parole Basilea e Sciaf-fusa erano obbligate a mantenere la neutralità e, qualora ve ne fosse stata la necessità, a fare da mediatrici.
Avendo già offerto il loro sostegno a Zwingli nelle guerre di Kappel esse si erano esposte più del dovuto e quindi, in questo caso, decisero di accettare la pro
posta di arbitrato. Non bisogna inoltre dimenticare che le loro terre si trovavano alle estremità del territorio elvetico, esposte, in caso di indebolimento del potere interno, alle mire espansionistiche degli Austriaci. 

Zurigo

Zurigo a questo punto si trovava sola, l'unica possibilità, l'unica via di fuga per i riformati locarnesi e grazie anche ai precedenti contatti soprattutto con Heinrich Bullinger che fu a capo dei riformati di Zurigo e uno dei più importanti teologi del protestantesimo nel XVI secolo. Egli fu eletto, a soli 27 anni, come successore di Zwingli nella carica di Antistes della Chiesa di Zurigo

J. M. Usteri - J. R. Schellenberg, Scena nel Castello, 1555.
Il landfogto Isaia Roichli (a Locarno negli anni 1554-1556) con un bambino al fianco conferisce con un frate in una sala del Castello di Locarno.
 Alla parete è appeso un quadro raffigurante Locarno col porto e il castello.

L'esilio e il nicodemismo

Il 3 marzo 1555 su 215 Riformati solo 92 partirono i rimanenti preferirono restare a Locarno e seguire la fede Cattolica. La loro non si trattava di una conversione di fede ma di nicodemismo; il comportamento di chi, aderendo a un orientamento ideologico, religioso o politico, non fa pubblica professione delle sue idee, ma tende a nasconderle conformandosi esternamente alle opinioni dominanti. In sostanza chi rimase fece finta di riconvertirsi al cattolicesimo.

Qui è raffigurata la partenza dei riformati, uomini donne ragazzi, carichi delle loro robe: i maggiorenti a cavallo, gli altri a piedi. Accanto allo stemma degli Orelli i versi dicono che chi confida in Dio trova Gesù dappertutto anche se lo si caccia dal paese; Iddio lo accompagna e gli prepara una patria anche migliore.

Ma ci fu anche chi partì: si assistette a divisioni di famiglia, marito e moglie, figli e genitori.
Possiamo ricostruire queste piccole tragedie famigliari. Tra i membri della famiglia di Pietro Toma solo la figlia Johanna Maria si unì al gruppo dei partenti e mentre i signori Andreolus e Ippolita Andreoli partirono per l'esilio, i loro figli rimasero a Locarno. Lo stesso fecero Alberto e Antonia Trevano che, preferendo seguire la loro fede, abbandonarono figli e parenti in città. Giovanni Ambrosio Rosalino si separò invece dalla moglie e dai figli e partì solo; Bernardino Rosalino rimase a Locarno da solo con un figlio, mentre la moglie partì con gli altri quattro. Anche Lucia Bellò, Elisabetta di Campo e Angelina Albertina partirono lasciando i mariti

Passarono l'inverno a Mesocco e quando poterono partirono per Zurigo che fu l'unico Cantone disposto ad accoglierli.

Il quinto quadretto presenta la faticosa traversata delle Alpi, durch Bernhardini Berg, dei fuggiaschi partiti da Rogoretto: carichi come asini. Lo stemma dei Muralti è attorniato dalle seguenti parole: Dise Liebe uns Muralten / Hat in Jesum wohl Erhalten: La fede di noi Muralti ci ha sostenuti.

Quest'ultimo quadretto rappresenta l'arrivo a Zurigo, barche cariche di gente e di bestie da soma: termine del faticoso viaggio: dalla Babele a Sion. Es müssten sie die Wällen / Zu Zürich ans Gestad aus wildem Stürme stellen. Anche noi Duni siamo andati sulla barca, In dem Schifilein mitgefahren, dichiara la scritta che sta intorno al loro stemma.

I riformati locarnesi sbarcano a Zurigo

La vita a Zurigo

Beccaria rifiutò la proposta di essere il padre che teneva le prediche nella chiesa di Zurigo al suo posto Ochino che però dovette fuggire da Zurigo pochi anni dopo.

Bernardo Ochino nel 1541

Gli stessi riformati locarnesi dopo essere stati accolti favorevolmente si scontrarono con le corporazioni a anche a loro fu vietato l'acquisto di stabili e altri favori che gli erano stati inizialmente concessi.

Buona parte dei Locarnesi lasciò Zurigo pochi anni dopo il loro arrivo per trasferirsi poi a Basilea e Berna. A Zurigo rimangono ancora i von Muralto e i von Orello, a simboleggiare la tragedia di queste persone che decisero di abbandonare la loro terra per restare fedeli alla loro fede. Il tutto in una terra come quella dei baliaggi svizzeri che da un lato garantiva protezione i suoi abitanti ma dall'altro li limitava nelle loro scelte. Dovranno scorrere ancora 250 per far si che qualcosa cambierà.

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