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Devoti sudditi e mal governo

Da Marignano 1515 al 1798 dalle nostri latitudini si visse in relativa tranquillità, o questo almeno é l'impressione osservando quegli stati che ci circondano e che sono stati negli stessi secoli al centro di guerre e tribolamenti vari. Ma era poi veramente tutto rose e fiori quello che avveniva nelle nostre vallate? Casa dei Landfogti Lottigna I l periodo che va dal 1521 al 1798 è conosciuto nel Canton Ticino con il nome di Signoria svizzera. Questo angolo di terra lombarda, strappato dalla Confederazione ai suoi antichi riferimenti naturali, subì per anni la volontà e i capricci di governatori provenienti dai cantoni d'oltralpe: i vogt, o landvogt. Il loro nome di origine venne adattato nel dialetto Ticinese, che è poi il lombardo, in fogti o landfogti per via della pronuncia dell'iniziale vu in effe e addolcendo la pronuncia con l'aggiunta di una vocale finale. Non è compito facile pronunciare giudizi generali sul grande numero di persone che hanno svolto questo inca...
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Fiabe della buonanotte politicamente corrette

Tante volta si va a cercare “quel qualcosa” chissà dove per poi finire di scoprire di averlo sotto il naso a portata di mano. É il caso dei libri dei quali sto rivalutando quelli “poco impegnati”, leggeri insomma, tipicamente vicino alla cassa. Difficile resistere, un po’ come ai dolciumi strategicamente ubicati nello stesso posto nei supermercati. Anche “Fiabe della Buonanotte politicamente corrette” non delude le attese. Riporto solo quei passaggi che mi hanno letteralmente fatto ridere, ma non sotto i bassi, o nella mente, proprio fisicamente con tanti di muscoli compresi Come dire “fa ridere ma fa anche pensare” Cappuccetto rosso Mentre era in cammino, fu avvicinata da un lupo che le chiese cosa avesse nel cestino. Lei rispose: « Uno spuntino salutare per la nonna, anche se, essendo un'adulta matura, è senz'altro in grado di prendersi cura di sé ». *** (…) il lupo replicò: « Sai, mia cara, non è prudente che una bambina se ne vada in giro da sola per questi boschi ». E Capp...

Mondo alla rovescia al museo di Heiden

Nel piccolo ma completo museo di Heiden (Appenzello Esterno) incappo in una tavola del mondo alla rovescia (incisione su rame, pubblicata da Johann Trautner, Norimberga, 1790). Non riesco mai a trattenermi nell'osservare tutte le situazioni riportate. La domanda che dovrebbe scattare é lo scopo di tali rappresentazioni. Dopo l' inevitabile pensiero a primo impatto che lo interpreta come vignetta comica con lo scopo di scacciapensieri e nulla più, una seconda, di inevitabile riflessione, ci porta a pensare che alla base c'é di più. In particolare: La sua attualizzazione dà corpo ad aspettative di un cambiamento epocale nei rapporti di forza, che migliori la società riscrivendone le regole e l'ordinamento, in modo così drastico da prefigurare una vera e propria rivoluzione sociale. In varie culture e tradizioni popolari esistono momenti istituzionalizzati in cui sono ammesse, o tollerate, riproduzioni o messe in atto di situazioni che implicano un temporaneo ribaltamento ...

Il casus belli svizzero

Il casus belli, o anche la famosa goccia che fa traboccare il vaso, é quell’azione che porta a scatenare eventi molto più grandi, come ad esempio guerre. Si tratta di singoli episodi, spesso l’assassinio di un personaggio che ricopre un particolare ruolo di rilievo. Sarajevo 1914 Il più classico è internazionalmente riconosciuto ed é quello avvenuto a Sarajevo che ebbe luogo il 28 giugno 1914, quando l'arciduca Francesco Ferdinando d'Austria, erede al trono dell'Impero austro-ungarico, e sua moglie Sofia furono uccisi da Gavrilo Princip, un nazionalista serbo-bosniaco. Questo evento è considerato la scintilla che scatenò la Prima Guerra Mondiale. La prima pagina dell'edizione della Domenica del Corriere, un giornale italiano, con un disegno di Achille Beltrame che mostra Gavrilo Princip mentre uccide l'arciduca Francesco Ferdinando d'Austria a Sarajevo. L'incidente di Thierrens Se veniamo in casa nostra scopriamo che dopo secoli di sonnecchiosa tranquillità ...

Foto da treni in corsa (parte VIII)

Basta un imbiancata per cambiare lo scenario. In particolare osservare dal finestrino la neve appena caduta durante della notte é un ottima motivazione per tornare al classicone prima dell'avvento degli smartphone: guardare fuori dal finestrino del treno. Sono sette gli scatti raccolti in una finestra di tempo inferiore all'ora. Nulla di particolarmente nuovo, luoghi masticati e digeriti più volte, rimane l'incomparabile fascino della prima nevicata a rendere il tutto magico e irresistibile. Sguardo sulla valle della Reuss in direzione sud Amsteg Stalla nei pressi di Goldau Abitazione nei pressi di Walchwil sul lago di Zugo Isola Eielen Oberwil bei Zug

Schwabenkinder

"Cert che t'a g'lé bé dolza",  certo che ce l'hai bella dolce, nel senso della vita. Una frase classica in dialetto che sta cadendo in disuso, non tanto per il suo contenuto ma per la sua forma; infatti é riconosciuto che il dialetto é in inesorabile declino. Non il contenuto invece; per chi si affaccia alla vita é infatti sicuramente sempre più semplice, o meglio più agevolato, o ancora, sempre meno faticoso per le nuove generazione, questo con tutte le controindicazioni del caso.  Ben diversa la situazione 100 anni fa, trovo un malinconico e crudo esempio nei Schwabenkinder in una mostra temporanea vista al museo nazionale di Zurigo.  Troppo poveri per restare Non riuscendo a sfamare tutte le bocche, le famiglie numerose con un'attivita agricola o artigianale modesta mandano temporaneamente figlie e figli a lavorare altrove, in un'azienda agricola in Svevia o come spazzacamini a Milano. Nel XX secolo sono sempre più spesso le autorità a collocare con l...

Ripescati dall'archivio