Ore 09:18: mi ritrovo a Alpnach su uno dei due trenini a cremagliera che fanno la spola fino alla vetta del Pilatus. Sono circondato da asiatici che eccitati parlano a raffica con la loro tipica voce stridula. Non nascondo di essere anch’io emozionato, il Pilatus é presente da tempo nei miei pensieri, la montagna domina Lucerna, la sovrasta, una presenza che é passata dall'essere inquietante ad attrazione turistica come avrò modo di scoprire.
Imponente, infido, dominante


Andata - Il trenino
So che la vetta é molto frequentata per questo decido di partire il prima possibile il mattino. Per sicurezza pago una riservazione per 5.-, perdere anche una sola ora in coda alla partenza é comunque un ora sottratta alla fine brezza che si respira in vetta.
Quest'ultima é accessibile sia da Kriens tramite funicolare o da Alpnach con trenino a cremagliera. Scelgo la variante trenino perché più “romantica”

Spirito pionieristico e lungimiranza
Quando, nel XIX secolo, Eduard Locher ebbe l’idea di costruire una ferrovia sul Pilatus, incontrò molto scetticismo. Tuttavia, nel 1889 la sua idea divenne realtà con la ferrovia a cremagliera più ripida del mondo. Una tecnologia geniale, basata su ruote dentate a rotazione orizzontale, rese possibile ciò che sembrava impossibile.

Pendenza del 48% – lo speciale sistema a cremagliera
Da ben oltre un secolo, sulla linea ferroviaria a cremagliera più audace del mondo, i motrici della Pilatusbahn scalano la vetta dell’imponente Pilatus. Con una pendenza massima del 48%, è la ferrovia a cremagliera più ripida del mondo e unica nel suo genere. Questa pendenza eccezionale comportava il rischio che, con i sistemi a cremagliera conosciuti fino ad allora, i denti motrici potessero slittare. Per questo motivo i costruttori hanno dovuto ideare un sistema a cremagliera speciale con una cremagliera particolare. Il cosiddetto «sistema Locher» si innesta su entrambi i lati in una cremagliera disposta al centro, garantendo così una corsa sicura..jpg)


Dal funzionamento a vapore a quello elettrico
L'inizio di una nuova era
Dopo il 125° anniversario della ferrovia a cremagliera più ripida del mondo, era giunto il momento di portare il patrimonio storico in una nuova era e prepararlo così per i prossimi decenni. Con la riprogettazione della ferrovia a cremagliera sono stati investiti circa 55 milioni di franchi in otto nuove motrici passeggeri, una nuova motrice merci e in ulteriori ottimizzazioni. L'obiettivo principale del progetto di investimento era la conservazione di questo patrimonio culturale unico, creato da Eduard Locher e dalla sua squadra oltre 130 anni fa. Grazie al pionieristico sistema a cremagliera, dal 1889 la ferrovia a cremagliera supera la pendenza record del 480 per mille – un capolavoro che ancora oggi non ha eguali al mondo. Dopo tutti questi anni, il sistema non mostra quasi segni di usura e rimane praticamente immutato.Oltre al fulcro del rinnovamento, i nuovi motrici per passeggeri e merci, ad Alpnachstad sono stati installati tre nuovi deviatoi su misura ed è stata costruita una seconda piattaforma. Anche la stazione intermedia di Ämsigen e la stazione a monte di Pilatus Kulm sono state ottimizzate.
Il 5 giugno 2023 è arrivato il grande momento: la ferrovia a cremagliera ha dato il via alla nuova stagione con una flotta completamente rinnovata.

Il complesso alla stazione di arrivo
Come prevedevo una volta giunti in vetta mi trovo dinnanzi ad una serie di costruzioni, alberghi checon l'avvento della Belle Époque, l'audacia svizzera ha trasformato questa cima impervia in uno dei poli del turismo di lusso più incredibili d'Europa.
Ecco come un'asprezza rocciosa è diventata il complesso alberghiero che oggi domina il Lago dei Quattro Cantoni. La storia comincia nel 1860 con l'apertura del primo, pionieristico Hotel Bellevue. All'epoca non c'erano funivie: gli ospiti salivano a piedi o a dorso di mulo.
L'evento che cambiò tutto fu la visita della Regina Vittoria d'Inghilterra nel 1868. La sovrana salì a cavallo e rimase così stregata dal panorama che l'hotel decise di dedicarle il sontuoso salone d'onore, il Queen Victoria. Da quel momento, il Pilatus divenne la meta preferita dell'aristocrazia europea, ospitando anche personaggi del calibro del compositore Richard Wagner.
L'isolamento della vetta finì ufficialmente nel 1889, grazie a un capolavoro di ingegneria estrema: la Pilatus-Bahn, la ferrovia a cremagliera più ripida del mondo.
Con l'arrivo del treno a vapore, il turismo esplose. Per accogliere l'ondata di nuovi visitatori, nel 1890 nacque il maestoso Hotel Pilatus-Kulm. Progettato in un elegante stile chalet alpino, l'albergo divenne immediatamente un'icona dell'ospitalità svizzera, tanto da essere oggi tutelato come monumento storico.
Il destino della vetta cambiò bruscamente nel 1960, quando un devastante incendio rase al suolo il vecchio Hotel Bellevue.
Sulle sue ceneri si decise di non ricostruire il passato, ma di guardare al futuro. Nel 1964 fu inaugurato il nuovo Hotel Bellevue, caratterizzato da un'audace struttura circolare in cemento e vetro che fluttua sulla roccia. Progettato dall'architetto Anton Mozzatti, l'edificio racchiudeva una doppia anima: albergo panoramico sopra e stazione di arrivo di funivie e treni nel seminterrato.


Insalata russa di turisti
Le previsioni del tempo per oggi danno soleggiato con cumuli sui rilievi, meglio ancora, le orde di turisti vedendo, anzi, non vedendo la vetta da Lucerna rinunceranno, o almeno non me li troverò tutti fra i piedi di primo mattino.
Che si tratti di turisti eterogenei me ne rendo conto già sulla scaletta che porta dalla stazione di arrivo del trenino alla terrazza panoramica: non si può dire che queste due donne indossino qualcosa di sobrio e che passi inosservato. Certo nessun capo d’abbigliamento sembra essere adatto all’ambiente che le sta per accogliere. Va comunque fatto merito che in caso di smarrimento alla voce “cosa indossavano al momento della scomparsa” servirebbero ben più delle due canoniche righe.


Il sole gioca a nascondino
Nel frattempo sono uscito all'aperto e ho iniziato a guardarmi attorno, ma il panorama é ancora avvolto nella nebbia, ma poco importa perché nella mia testolina sono convinto che il cielo si aprirà prima o poi, il sole continua a giocare a nascondino e passo da una temperatura piuttosto fresca tendente al freddo, e quindi necessita di giacchettino, ad una decisamente afosa appena il sole spunta. Dopo un po’ mi rompo di mettere e togliere il giacchetto e decido di restare in maglietta.
Devo comunque ammettere che la nebbia crea paesaggi di indubbio fascino, gli elementi da visualizzare sono pochi e ci si concentra su quelli, avendo invece un panorama nitido probabilmente sarebbero in parte sfuggiti o passati in secondo piano a scapito del meraviglioso paesaggio che non mi sono goduto

Non ho fretta ad andarmene, ci sono un paio di vette nei dintorni facilmente raggiungibili. Inoltre sta nascendo una fobia: ho la sensazione che se abbandono la montagna appena arrivo in basso le nuovole in vetta si diradano

Tra le nebbie mi accontento di cartelli tappezzati dai più svariati autocollanti
Qualche vetta in nonchalanche
La prima documentazione storica di ascesa sulla montagna risale a Joachim Vadiano, umanista svizzero che vi salì nel 1518.
Mi sento in colpa a conquistare vette così facilmente, mi torna alla mente Saddam Hussein che pescava buttando granate negli stagni. Che gusto c'é?
Se poi guardiamo il contesto é proprio quello che ho sempre criticato: farsi portare a un passo dalla vetta ma lasciare che l'ultimo step sia il turista a compierlo così da lasciargli quel gusto di "immeritato merito". Questo a decine se non centinaia di turisti che affollano il Pilatus ogni anno.
E tra questo ci sono anch'io.
Esel
La vetta a fianco dell'hotel si chiama Esel, il dislivello di 52 metri ed é comodissimamente raggiungibile tramite una scala con tanto di parapetto. Sarebbe anche stupido non farlo essendo giunti ad un passo. Mentre salgo incrocio diverse signore con scomode borse sottobraccio... quando giungo in cima la trovo affollata, il libro di vetta per fortuna é inesistente, dovrebbe essere una collana di tomi.
Tomlishorn
Ridiscendo alla terrazza dove passo parecchio tempo: é da un po’ che sto adocchiando un sentiero che scorre sul fianco della montagna. Sulla minimappa che ho inserito sopra corrisponde al Tomlishorn e paragonato all’Esel e all’Oberhaupt vien da pensare si tratti di qualcosa di leggermente più impegnativo ma pur sempre ad un tiro di schioppo e in fin dei conti piuttosto facile.

Il sentiero decisamente esposto dalla stazione del Pilatus al Tomlishorn
Come definirlo: facile? Impegnativo? Pericoloso? Da un lato prettamente fisico non richiede sforzi fuori dal comune, quello che potrebbe bloccare é l'esposizione sul vuoto. Va però detto che il sentiero é largo e soprattutto munito di parapetto per tutta la sua percorrenza, dettaglio che fa la differenza

Nulla di tragico, ma un eventuale assenza delle protezioni cambierebbe di molto la percezione , ho modo di accorgermi al bivio che porta in vetta. Li finisce anche la protezione e il sentiero si fa molto più insicuro al solo sguardo.

Il tratto si rivela piuttosto lungo ma lo sguardo sulla vallata ripaga il modesto sfrozo

Si giunge poi ad un bivio, ancora un ultimo sforzo e si é finalmente in vetta. L'ultimo tratto in cresta é protetto da entrambi i lati dai parapetti, la nebbia nasconde il baratro e forse é meglio così, sono comunque incuriosito di conoscere le mie reazioni percorrendolo con una visuale perfetta

Arrivo finalmente in vetta, il panorama é limitato, so che sarebbe mozzafiato, forse fin troppo mozzafiato. Scatto una foto che grida vendetta

Discesa
Basta, ho capito che la nuvoletta fantozziana oggi non mi darà scampo. Decido di scendere dal versante in direzionme di KriensMentre si scende con la funivia finalmente si esce dalla nuvola di fantozziana memoria e il panorama (parziale) si fa ammirare. Ho subito l'impressione che questi rapidi istanti, che potevano essere ore, saranno il panorama più spettacolare della giornata.

Fräkmüntegg

Paradossalmente i grandi sforzi iniziano ora, mi aspettano 938metri di discesa distribuiti su 7.8km. Certo, nulla di impossibile ma da non sottovalutare, una discesa senza criterio l'anno scorso ha creato una borsite al ginocchio.
La stazione intermedia é un paradiso per i mocciosi e di conseguenza ancor di più per i genitori. Immaginatevi di aver dato al mondo un apio di fanciulli iperattivi, qui alla stazione di Fräkmüntegg sono presenti diverse attrazioni che ora di sera li sfiancheranno per bene per la gioia di mamma e papà che possono tranquillamente stare sulla terrazza del ristorante a filtrar birrini e spritz.

...e scendendo ulteriormente qualche radura nel bosco sorvolate dalle mini cabine....

Non mancano poi tratti nel bosco, la temperatura é decisamente gradevole

...ed eccomi sbucare sopra Kriens, le piccole cabine mi hanno accompagnato per tutta la discesa, ma le nostre strade stanno per separarsi per il tratto finale..

Il castello Schaunesee
Rimane una chicca che ho annotato da diverso tempo sulle cose da fare, é il castello di Schaunesee, si trova a Kriens, meta non lontanissima ma da quello che ho intuito il castello non é visitabile.Prendo quindi una piccola deviazione che mi porterà proprio davanti al castello
La storia del castello di Schauensee non è del tutto chiara fin dai suoi albori. Mancano in gran parte fonti attendibili sulla sua origine.
La prima menzione risale all’anno 884. Atha e Chrimhild, insieme alla figlia Witherada, donarono tutti i loro possedimenti di CHRIENTES al monastero di Hof a Lucerna. Le donazioni di terreni o castelli ai monasteri erano piuttosto comuni all'epoca. Si trattava di preservare il potere ecclesiastico o di fornire una «dote» per l'accoglienza delle figlie nelle comunità monastiche.
La prima menzione documentata del castello di Schauensee risale al 1287 con il cavaliere Rudolf von Schauensee, che fece costruire una torre annessa al castello. Ciò coincide anche con i risultati delle indagini sulla struttura dell'edificio. Le analisi scientifiche del 2022 hanno attribuito la costruzione della torre esattamente all'anno 1291, storicamente importante in Svizzera.
Il resto del castello risale, come è dimostrato, a un'epoca successiva. Il castello in quanto tale esisteva sicuramente già in precedenza, ma intorno al 1300 fu completamente distrutto, ad eccezione della torre. Era l'epoca della vendetta di sangue, quando la regina Agnese d'Ungheria vendicò la morte del re Alberto a Windisch.
Per i successivi 200 anni mancano quasi del tutto fonti. Si può presumere che il castello, ridotto a un rudere, fosse in gran parte inutilizzato. Solo l’acquisto della proprietà da parte del «passionato di edilizia» Junker Hans von Mettenwyl (capomastro della città di Lucerna, capitano al servizio dei Paesi Bassi) riportò in vita il castello di Schauensee. Nel 1595 egli ricostruì il lato est del castello. Il lato ovest rimase presumibilmente, per il momento, una sorta di fienile («pergolato in legno»).
In questa fase il castello passò alla famiglia lucernese degli Anderallmend. Nel ceppo familiare dei Mettenwyl mancavano discendenti maschi. Il figlio Josef Anderallmend si trasferì nel castello come balivo, costituendo così di fatto la prima «amministrazione comunale» – sebbene priva di legittimazione democratica. Era molto impopolare e nel 1682, nel contesto delle «guerre contadine tedeschi», fu cacciato dal castello dai cittadini di Kriens e Horw. Questi trascinarono la campana della cappella nel villaggio per suonare a tempesta. Il balivo se n'era andato, ma la famiglia Anderallmend rimase al castello di Schauensee.
La figlia Maria Barbara sposò in seguito Franz Meyer, balivo di Rothenburg e amministratore dei beni del castello di Heidegg. Da allora in poi, questa parte della famiglia si chiamò «Meyer von Schauensee». Franz Leonz Meyer von Schauensee ampliò il castello dopo il 1750 conferendogli l’aspetto attuale: aggiunse due piani all’edificio, creando così anche la sala delle feste con la magnifica vista panoramica sul Lago dei Quattro Cantoni.

Nel 1835 il castello di Schauensee passò, tramite uno scambio, a un fideicommesso delle famiglie Pfyffer von Altishofen, Balthasar e Fleckenstein. La famiglia scambiò la proprietà del castello con un terreno a Weggis. Un feudo è una fondazione familiare i cui proprietari possono abitare e utilizzare il castello come proprietà, ma non possono venderlo o donarlo.
Il castello viene posto sotto amministrazione controllata a causa di crediti insoluti, ma rimane di proprietà della famiglia Meyer von Schauensee fino al 1963 e viene affittato a terzi. Nel 1923 è necessario un intervento di risanamento d'urgenza. Diverse vendite (camino, biblioteca) hanno lo scopo di procurare i fondi necessari per la costosa manutenzione del castello.
Fino al 1963 il castello è rimasto di proprietà della famiglia Meyer von Schauensee. È stato abitato più volte da illustri personalità della città di Lucerna e ha fatto da residenza privata..
Dal 1963 il castello di Schauensee è di proprietà della popolazione della città di Kriens. L’acquisto era stato preceduto da una «marcia di protesta» verso Lucerna, con la quale si era impedita la costruzione di un complesso edilizio ai piedi del castello.

Oggi il castello può essere affittato per eventi pubblici o privati (matrimoni, feste di nozze, feste di compleanno, eventi aziendali). Permette di festeggiare in un ambiente storico con una vista mozzafiato.
Dal 1965 il castello di Schauensee è posto sotto la tutela dei monumenti della Confederazione Svizzera.

La casa di Dornach
Utlimo ma non da ultimo rimane il drago, adottato come logo per i mezzi di risalita al Pilatus. Il sapore é di leggenda. Mi lascio coinvolgere ulteriormente quando, osservando con attenzione la facciata della casa di Dornach ne scorgo due, c'é forse un collegamento con il drago del Pilatus?
I dipinti del Dornacherhaus: un viaggio visivo nella storia svizzera
La Battaglia di Dornach: l'epopea centrale
Al centro della composizione, in primissimo piano, emerge la figura dell'eroe locale Petermann Feer, il capitano lucernese che guidò con successo i soldati in quella cruciale giornata.
L'opera si distingue per l'estrema precisione dei dettagli storici: i guerrieri sono ritratti con fedeli armature, alabarde e costumi d'epoca tardo-medievale. Questa accuratezza rispecchia perfettamente i canoni della tradizione pittorica storicista svizzera di fine Ottocento, volta a esaltare le virtù patriottiche attraverso un realismo quasi teatrale.
Il frontone superiore e il mito della fondazione

I dipinti, realizzati intorno al 1900 da Seraphin Weingartner, utilizzano draghi e intrecci vegetali per incorniciare le scene storiche principali (come la Battaglia di Dornach). Questo espediente serve a dare un tono epico e leggendario alle imprese patriottiche svizzere ritratte al centro della parete
A Lucerna, il drago non è visto come un mostro distruttivo, bensì come una figura benevola, legata alla terra e alla guarigione. La vicinanza ideale con il monte Pilatus (storicamente chiamato "La Montagna del Drago") fa sì che questi elementi celebrino la leggenda locale dei draghi alati che proteggevano la regione e curavano i cittadini.
Il mito del drago
Il Monte Pilatus ha stimolato fin dai tempi antichi l'immaginazione della gente in Svizzera. Ciò era dovuto al fatto che sembrava innalzarsi dolcemente dalla pianura, per poi sporgere improvvisamente verso l'alto con imponenti formazioni rocciose.Gli antichi lo chiamavano “Fractus mons” (montagna spezzata) o Frakmont. Lo consideravano nient'altro che una possente collina spaccata e frantumata.
Poiché gli antichi non riuscivano a spiegare le forze elementari che un tempo avevano spaccato la montagna, vedevano in esse l'opera di poteri malvagi. Poiché il fuoco, l'acqua, le tempeste e i fulmini avevano sempre terrorizzato gli abitanti, credevano che queste forze causassero guai sulla montagna. Nell'ignoranza del Medioevo, una cosa era chiara: lì vivevano gli spiriti. Nei racconti si sentiva parlare di draghi, fantasmi, spiriti, folletti (Herdmännlein) e nani dispettosi (Toggelis); persino il Türst e lo Sträggele causavano guai in quel luogo.
Lucerna è piena di leggende come questa – non solo sulle montagne, ma anche nel centro storico
La paura storica del Pilatus
Per comprendere appieno la leggenda del Pilatus, bisognava immedesimarsi nelle paure della popolazione di Lucerna. Fino a circa 150 anni fa, la città fu ripetutamente colpita da gravi inondazioni causate dal torrente Krienbach. Durante i temporali sul Pilatus, questo torrente si ingrossava rapidamente e trasportava grandi quantità d’acqua e detriti, che spesso inondavano l’intera cittadina. Ad esempio, nel 1566, la caserma e il ponte Spreuer furono spazzati via.Secondo la leggenda, uno studente di Salamanca diffuse questa storia sulla maledizione del Pilatus a Lucerna. Per gli abitanti dell'epoca, questa leggenda rappresentava una spiegazione plausibile per la furia distruttiva della montagna.
Il pericolo cessò solo circa 150 anni fa, quando il Krienbach fu deviato e la maggior parte delle sue acque ora confluisce nel fiume Kleine Emme vicino a Malters. Oggi, i residui innocui del torrente scorrono sotto la Burgerstrasse presso la diga a spillo e sfociano nel fiume Reuss.
Ulrich Gutersohn (1862–1946), Il Palazzo delle Corporazioni, 1885. Al centro si vede il torrente Krienbach, con il Pilatus sullo sfondo.
La leggenda di Pilato – Il giudizio e la maledizione
La leggenda raccontava che la montagna fosse l'ultima dimora del governatore romano Ponzio Pilato, il quale aveva ingiustamente condannato Gesù Cristo.L'imperatore Tiberio, malato a Roma, mandò il suo servitore Albano a Gerusalemme per fargli portare il guaritore Gesù Cristo. Albano incontrò lì il governatore Pilato, il quale non volle dargli una risposta perché aveva ingiustamente condannato Gesù a morte. Albanus trovò la donna Veronica. Lei gli raccontò della morte e della resurrezione di Gesù. Veronica possedeva il velo che lei aveva offerto a Gesù durante il suo calvario affinché si asciugasse il volto, e sul quale l'immagine di Gesù era stata miracolosamente impressa.
Veronica accompagnò Albanus a Roma. Quando l'imperatore vide il velo e lo guardò con devozione, fu immediatamente guarito da tutti i suoi disturbi.
L'imperatore guarito fece portare Pilato a Roma per punirlo. Quando Pilato comparve per la prima volta davanti all'imperatore, indossava l'abito di Gesù. Sebbene Tiberio volesse condannarlo, la sua ira svaniva ogni volta, e non riusciva a fare del male a Pilato. L'imperatore non sapeva nulla del potere protettivo della veste sacra. Fece riportare Pilato nelle segrete.
Il secondo giorno, Pilato comparve di nuovo davanti all'imperatore, e l'ira svanì di nuovo. Tiberio non poté giudicarlo di nuovo. Allora Tiberio si rivolse a Veronica e chiese consiglio. Lei capì che Pilato indossava la veste sacra di Gesù Cristo. Veronica consigliò all’Imperatore di far togliere a Pilato l’abito.
Il terzo giorno, l’Imperatore fece togliere la veste a Pilato. Non appena Pilato si fu tolto la veste, l’ira dell’Imperatore tornò, e Tiberio lo condannò a morte.
Pilato sfuggì all'esecuzione: tornato nelle segrete, si uccise con un coltello.
Lo spirito nel lago di montagna
Il cadavere di Pilato provocò grandi temporali e cose terribili ovunque venisse sepolto. Pertanto, fu dapprima gettato nel Tiberi a Roma, ma anche lì il corpo non poté essere lasciato a causa del maltempo. Poi il corpo fu portato nella città di Losanna e gettato nel fiume Rodano. Ancora una volta, i demoni tornarono e causarono guai.Infine, il cadavere fu portato sulla montagna vicino a Lucerna e gettato in un lago. Questa montagna si chiamava Fräkmünd, e il lago si chiama Lago di Pilatus.
La gente credeva che se qualcuno disturbava lo spirito di Pilatus, questo avrebbe portato terribili temporali con grandine e tuoni.
Come non disturbare lo spirito
La gente credeva che allo spirito di Pilato fosse permesso di emergere in mezzo al lago una volta all'anno, precisamente il Venerdì Santo. Allora egli sedeva in trono sul suo seggio di giudizio in abito da governatore romano. Per il resto del tempo, rimaneva tranquillo e sereno nell'acqua, a condizione che fosse lasciato indisturbato.Non era permesso provocarlo in nessuna circostanza. Non appena qualcuno parlava ad alta voce in riva al lago, lo chiamava per nome o gettava legna e pietre in acqua, la sua ira scoppiava: il cielo si faceva nero, i fulmini luciavano e i tuoni rombavano. Terribili tempeste e distruzione si abbatterono sulla regione di Lucerna.
Per questo motivo, fu successivamente severamente vietato scalare la montagna per curiosità o incoscienza.
La lotta contro la superstizione
Questo per quanto riguarda la leggenda.
È storicamente documentato che era proibito scalare il Monte Pilatus. Solo ai pastori era permesso sostare lì. I pastori e i mandriani sugli alpeggi avevano giurato ed erano obbligati dal governo a non lasciare che nessuno salisse al Lago di Pilatus.I divieti venivano presi molto sul serio:Già nel 1387, sei ecclesiastici furono imprigionati ed espulsi solo perché volevano visitare il famigerato lago. Nel 1564, due uomini furono imprigionati perché un violento temporale si abbatté sulla montagna dopo la loro escursione proibita al lago.
Ma questa superstizione perse il suo potere, soprattutto grazie all’opera del parroco di Lucerna Johannes Müller. Nel 1585, Müller salì fino al lago con una numerosa scorta. Sfidò apertamente lo spirito del Pilatus lanciando pietre nell’acqua bassa e ordinando alle persone di guadare il lago. Non accadde nulla, tuttavia: né una tempesta né il maltempo si scatenarono, e il cielo rimase limpido e senza nuvole.
Per porre finalmente fine a questa credenza popolare, che era stata riconosciuta come una sciocchezza, il Consiglio di Lucerna decise di abolire tutti i divieti. Inoltre, il Consiglio ordinò che il lago fosse prosciugato nel 1594.
Da dove deriva il nome Pilatus
Il nome Pilatus non deriva da Ponzio Pilato.Deriva dal latino: Pileus significa “il berretto”.
Derivato: Pileatus significa “colui che indossa un berretto”.
Il lago di Pilatus è ormai prosciugato, ma è ancora indicato su tutte le mappe, compreso Google Maps.


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