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Visualizzazione dei post con l'etichetta Storia del Ticino

Ticino irredento

É una delle discussioni che prima o poi si affronta, solitamente al bar e davanti alla macchinetta del caffé , solitamente in concomitanza con i mondiali di calcio o parlando del frontalierato: l'italianità del Ticino e dei ticinesi. Per diversi anni ci furono tentativi di annettere il Ticino all'Italia ma non andò mai in porto. In particolare il movimento irredentista presente in Ticino per diversi anni si é impegnata in tal senso. Presento qui i fatti vista in ottica neutrale per poi passare alle affermazioni molto più di parte da parte irredenta. Definizione L'irredentismo è un movimento politico e culturale che mira all'annessione di territori abitati da una popolazione di lingua e cultura italiana, ma sotto il controllo di altri stati, al Regno d'Italia. Di terre o popolazioni non ancora riunite alla madrepatria e soggette al dominio straniero; per antonomasia, di quelle italiane rimaste sotto l’Austria dopo la terza guerra d’indipendenza (1866) Illustrazione d...

La bandiera ticinese

Scagli la prima pietra chi non avrebbe pensato alla lotta liberali-conservatori nella scelta dei due colori della bandiera ticinese; liberali rosso, conservatori blu. Tutto quadra, tutto torna, semplice no? E invece no. Come spesso capita la soluzione apparentemente più logica non corrisponde alla realtà. Trovo sia giusto che ogni buon ticinese, ma anche ogni buon "suddito" conosca l'origine della propria bandiera. Ma veniamo a quelle del ridente Ticino. Lugano proclamò la propria indipendenza il 15 febbraio 1798; poco dopo, anche gli altri baliaggi meridionali, approfittando dello smantellamento dell’Ancien Régime, si liberarono dalla tutela dei propri signori. L'intero territorio fu incorporato nella Repubblica Elvetica e divenne poi il Cantone Ticino ai sensi dell'Atto di Mediazione del 1803. Il nuovo governo cantonale incaricò una commissione di scegliere i colori cantonali. Il 26 maggio 1803, la suddetta commissione optò per il rosso e il blu, senza motivare...

Perché il Ticino é svizzero

​Una domanda lecita, più che lecita. Sembra incredibile che questa costola di svizzera, dalla cultura e lingua completamnete diversa dal resto di Svizzera non sia andata a congiungersi con quella che da un occhio esterno sarebbe la soluzione più logica: l'Italia. Niente derby Svizzera- Italia, niente frontalieri, niente corsa alla spesa, sarebbe tutto completamente stravolto. Ma come mai questo non é successo?  Svizzeri da 500 anni Bisogna rispondere a tale domanda con una risposta che sia interpretazione e coscienza della storia. Cioè di quelle ragioni durevoli che si fissano nel cuore e nello spirito, per costituire un modo di pensare, una ragion d'essere, l'anima elvetica. Ci sono fatti che tutti conoscono: il Ticino fu conquistato dagli Svizzeri, per assicurarsi la strada del S. Gottardo, tra il 1500 e il 1513; la Leventina, già agli inizi del '400. L'assedio a Bellinzona da parte dei Confederati agli inizi del dicembre del 1478, poco prima della battaglia di Gi...

Il Robin Hood ticinese

Se fosse vissuto ai giorni nostri sarebbe stato una via di mezzo tra un sindacalista e un black block, lo si potrebbe anche definire un moderno Robin Hood ma dai modi decisamente più burberi. Sta di fatto che questo iracondo, spinto ulteriormente dai fumi dell’alcool si é messo in testa di rovesciare le gerarchie e le classi sociali armi in pugno. Il motivo alla base é un classico: la fame, la stessa che ha innescato la rivoluzione francese o le rivolte durante l’epidemia di peste a Milano, tanto per citare due esempi. Riporta il Nessi una ipotetica affermazione del Mattirolo in piena rivolta: È ora di finirla con questi signori di Mendrisio. Adesso vogliamo venir qua noi a fare un po' il signore, mangiare e bere e loro vanno a lavorare; un po' per uno, no? Veniamo qua e li mandiamo a prendere le lepri per noi, a fare il paesano: lasciamoli andare loro a vangare. Ma chi era il Mattirolo? 2.5.1813 Vacallo, 10.12.1902 Vacallo, di Vacallo. Figlio di Domenico e di Elisabetta Pevere...

La peste di San Carlo in Leventina

Per ogni individuo dotato di un minimo di senso di osservazione risulterà piuttosto evidente notare il ripetersi di diverse figure nelle chiese ed edifici religiosi nella media e bassa val Leventina. Questa "ossessione" per determinate figure fanno pensare a "qualcosa di sconvolgente" che sta a monte. Ed infatti così é. Un esempio su tutti questa scena dipinta sulla facciata della chiesa di San Lorenzo a Rossura. Non sono purtroppo in grado di dire le circostanze che costringono le due persone a letto con tanto di presenza di santità mentre accoglie un altra figura femminile che compare ai piedi del letto; una cosa appare certa: il tutto non lascia presagire nulla di buono. San Sebastiano e San Rocco Quello che si nota con più facilità é la presenza costante di due santi, spesso dipinti assieme: San Sebastiano e San Rocco: li trovo un po' ovunque Chiesa San Lorenzo di Rossura In una piccola cappella adiacente la chiesa di Chiggiogna San Rocco e Sebastiano all...

Ripescati dall'archivio