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Il Robin Hood ticinese

Se fosse vissuto ai giorni nostri sarebbe stato una via di mezzo tra un sindacalista e un black block, lo si potrebbe anche definire un moderno Robin Hood ma dai modi decisamente più burberi. Sta di fatto che questo iracondo, spinto ulteriormente dai fumi dell’alcool si é messo in testa di rovesciare le gerarchie e le classi sociali armi in pugno. Il motivo alla base é un classico: la fame, la stessa che ha innescato la rivoluzione francese o le rivolte durante l’epidemia di peste a Milano, tanto per citare due esempi.

Riporta il Nessi una ipotetica affermazione del Mattirolo in piena rivolta:


È ora di finirla con questi signori di Mendrisio. Adesso vogliamo venir qua noi a fare un po' il signore, mangiare e bere e loro vanno a lavorare; un po' per uno, no? Veniamo qua e li mandiamo a prendere le lepri per noi, a fare il paesano: lasciamoli andare loro a vangare.

Ma chi era il Mattirolo?

2.5.1813 Vacallo, 10.12.1902 Vacallo, di Vacallo. Figlio di Domenico e di Elisabetta Peverelli. Sposato con ​Angela Camponovo, di Pedrinate (oggi com. Chiasso). Muratore - lavorò probabilmente anche in Francia e nella Svizzera franc. -, detto "il Mattirolo" (Matiröö in dialetto; matto, folle). 

Già noto nella sua regione come personaggio irascibile e collerico, assurse alle cronache cantonali nel febbraio del 1847 quando, a causa dell'elevato prezzo dei grani importati dalla Lombardia e della penuria del raccolto locale, organizzò insieme a suo fratello Antonio una spedizione armata di contadini decisi a saccheggiare i depositi di granaglie di Mendrisio e Capolago. Il tentativo fallì e Pagani fu condannato a 12 anni di reclusione in contumacia. Visse alla macchia fino al 1853, quando emigrò in Argentina. Amnistiato, nel 1874 venne segnalato nel suo comune di origine, dove visse fino alla morte.

Luigi Pagani detto anche il Mattirolo

La rivolta del Mattirolo

Siamo nel Mendrisiotto nell’Ottocento: contadini poveri, emigrazione stagionale, donne costrette a lavorare duramente e molti bambini abbandonati. In questo contesto emerge la figura di Luigi Pagani, detto il Mattirolo, considerato un difensore dei poveri, che vive al confine tra Svizzera e Italia e conosce bene sia la gente umile sia i ricchi del territorio.

Al tempo vige un educazione morale imposta ai poveri, che li vuole obbedienti e rassegnati
Chi non riesce ad accettare la propria miseria si rivolge al Mattirolo, che con la forza minaccia i ricchi per ottenere cibo da distribuire ai bisognosi.

Nel 1847, anno della guerra del Sonderbund,  in un periodo di carestia aggravato dalla chiusura delle frontiere, il Mattirolo organizza una rivolta: raduna contadini, operai e poveri per assaltare i magazzini del grano e ottenere viveri. La banda cresce fino a centinaia di persone, animate dalla fame e dalla rabbia.

Arrivati a Mendrisio, i rivoltosi si scontrano con le autorità: ci sono tensioni, spari e trattative. Il Mattirolo chiede denaro o cibo, ma ottiene poco. Il gruppo si disperde in parte e continua verso Capolago, ma i magazzini sono già stati svuotati.

L’intervento delle milizie mette fine alla spedizione. Il Mattirolo riesce a fuggire grazie alla sua conoscenza del territorio e si nasconde, mentre molti dei suoi compagni vengono arrestati. Le autorità condannano duramente l’azione, ma lui si considera un difensore dei poveri e rimane in fuga.

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