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Rientrando da Cimetta

Sono piuttosto stanco e pensare di dover scendere ancora tutti quei metri che dividono Cardada da Locarno mi mette in subbuglio. Dopo un breve stop al ristornate di Cimetta mi incammino verso Cardada, ormai ho già deciso, scenderò con la funivia. Ho la batteria al 4% ma quanto basta per acquistare in extremis il biglietto di discesa. Ben 28.- (!). Per un attimo tentenno, scendo a piedi, poi mi dico che non avrei più tempo per quello che pian piano si é fatto spazio nella mia mente

Sulle cartoline si presenta così

Fermata culturale alla Madonna del Sasso

Non contento decido di ritagliarmi un'oretta culturale alla Madonna del Sasso, e poco importa se l'ho già visitata più di una volta

Il complesso è formato da diversi elementi che si sono sviluppati e modificati nel tempo. In cima a uno scenografico sperone di roccia si trovano il convento, che comprende anche un piccolo museo, e il santuario dell'Assunta detto della Madonna del Sasso, ai quali si ascende percorrendo due vie.

Lungo la strada della Valle si snodano la chiesa dell'Annunciata e varie cappelle animate da gruppi statuari e dipinti murali.
Secondo la tradizione il santuario viene fondato in seguito all'apparizione miracolosa della Vergine a fra Bartolomeo Piatti da Ivrea, del convento di San Francesco di Locarno, avvenuta nel 1480, alla vigilia della festività dell'Assunta (15 agosto).

Alla sommità del monte sorgono quindi le prime due cappelle dedicate alla Vergine Avvocata (il nucleo originario della chiesa dell Assunta) e alla Pietà, consacrate nel 1487 e, alle sue pendici, la chiesa dell'Annunciata, consacrata nel 1502.

Nasce così l'idea di erigere un Sacro Monte dove ricreare i luoghi santi, probabilmente sul modello di quello costituito dal frate francescano Bernardino Caimi a Varallo Sesia (Italia) sul finire del XV secolo. Il complesso si sviluppa soprattutto nel corso del XVII secolo con la costruzione delle cappelle del Sacro Monte e la trasformazione del santuario.

Le opere artistiche e religiose

Pur se rimasto privo di vari elementi, il complesso ha mantenuto un notevole valore e si presenta oggi ricco e degno di nota sia come sito conventuale cappuccino sia come Sacro Monte e luogo di devozione e pellegrinaggio.

Riproduzione dell'ultima cena

Il santuario custodisce al suo interno, oltre al simulacro tardoquattrocentesco della Madonna con il Bambino, un interessante apparato in stucco e pittorico seicentesco, notevoli opere di artisti come Bernardino De Conti, Bramantino e Antonio Ciseri e una ricca collezione di ex voto.

Nel complesso si conservano anche interessanti gruppi statuari lignei rinascimentali, inoltre, nella chiesa dell'Annunciata si trovano importanti affreschi cinquecenteschi in parte rinvenuti durante il restauro.

Immagine: Daniele Buzzi, Locarno – La località termale per tutto l’anno, 1926, litografia, 100 x 70 cm, Collezione di manifesti del Museum für Gestaltung di Zurigo © Museum für Gestaltung di Zurigo, Collezione di manifesti, ZHdK

La storia di un Ex voto

Per il sottoscritto il grande fascino del santuario é rappresentato dagli Ex Voto, che riportano piccole scene di vita dal passato, osservarli significa far rivivere per un istante attimi di vita concitati. 
Scelgo un ex voto in particolare che riporta il luogo e la data esatta dell'avvenimento: il 27 luglio 1933. L'evento é ben rappresentato, la qualità del dipinto é buona, a colpirmi é la macchina lussuosa. Queste affermazioni potrebbero essere collegate, non tutti erano nelle condizioni economiche di poter commissionare un dipinto per un ex voto. Ma chi sono quindi i personaggi coinvolti? La tentazione di scoprire qualcosa di più sull'evento, anche grazie ai preziosi indizi presenti sull'ex voto mi stuzzica.
Una piccola ricerca nei quotidiani permette di venire a conoscenza di qualche dettaglio ulteriore in un quotidiano del giorno seguente all'incidente
Gazzetta Ticinese, 28 luglio 1933, p.2

L'incidente rappresentato coinvolse il sindaco di Locarno Giovan Battista Rusca, avvocato e notaio, dal 1911 al 1923 fu procuratore pubblico. Radicale, divenne consigliere comunale (dal 1912), municipale (dal 1916) e sindaco (1920-61) di Locarno, deputato al Gran Consiglio ticinese (1927-55) e al Consiglio nazionale (1927-31, 1935-43, 1947-55), dove si mostrò particolarmente attento alle questioni di politica interna.

Ultima seduta della conferenza di Locarno il 16.10.1925 con, da sinistra a destra, Benito Mussolini, Gian Battista Rusca, e gli esponenti della delegazione inglese Joseph Austen Chamberlain e Cecil Hurst © KEYSTONE.

Il sindaco di Locarno assistette all'ultima seduta della conferenza internazionale, aperta il 5.10.1925 nella sua città. Il vertice permise di firmare gli accordi di Locarno, con cui specialmente la Germania riconosceva l'inviolabilità delle frontiere stabilite dal trattato di Versailles. Vi presero parte il primo ministro italiano Mussolini e i ministri degli affari esteri di Germania (Gustav Stresemann), Francia (Aristide Briand), Inghilterra (Chamberlain) e Belgio (Emile Vandervelde).

A comprova della poca presenza delle autorità federali e cantonali durante i lavori che portarono alla firma degli accordi di Locarno il 16 ottobre 1925, ecco che la stampa parigina il 25 novembre 1925 mette in prima pagina la visita privata del Sindaco di Locarno Gian Battista Rusca. A dimostrazione del ruolo e dell'immagine che seppe avere Rusca, un profilo più unico che raro per Locarno e per il Ticino. 

Credi nel futuro degli accordi di Locarno?

Il signor Rusca si astiene dal rispondere, per il semplice motivo che in albergo è saltata improvvisamente la corrente. Mentre portano candele e lampade, il sindaco di Locarno riflette. Poi, con voce grave, nell’oscurità: «Bisogna crederci».

Durante la seconda guerra mondiale la sua profonda avversione ai regimi fascisti lo spinse a prodigarsi in favore dei perseguitati politici. Esponente dell'ala sinistra del suo partito, fermissimo nella difesa dello spirito laicista e degli ideali di libertà

La funicolare

Esco soddisfatto dalla chiesa della Madonna del Sasso e mi appresto a scendere. Potrei risparmiarmi anche questo ultimo breve tratto, infatti é a disposizione una funicolare che porta dritti dritti in città. Rinuncio


Questa funicolare rimane quasi nascosta pur essendo presente nella centralissima via Ramogna. 
Approfitto per scoprire la sua storia

La funicolare e la Locarno della Belle Époque

L’Ottocento sta per volgere al termine. Da pochi anni il Ticino, grazie alla Galleria del San Gottardo è diventato più facile da raggiungere per i confederati e per chi abita nel Nord Europa. Le sue valli ricche di acque tumultuose sono una ricchezza da trasformare in energia elettrica per i sogni industriali. I suoi lidi che profumano già di Sud richiamano i turisti da Oltre Gottardo. In Europa la chiameranno Belle Époque, perché ogni anno sembra portare a una nuova scoperta: l’automobile, il cinematografo, la radio, gli aeroplani.

Anche nel Locarnese c’è voglia di progresso e meccanizzazione e di creare infrastrutture per accogliere i nuovi visitatori. Così, nel 1896 Francesco Muschietti, Giuseppe Varenna e Domenico Rigola presentano domanda di concessione per la costruzione di una funicolare (ottenuta l’anno successivo) che conduca da Locarno al Santuario della Madonna del Sasso. Sei anni dopo è rimasto solo Domenico Rigola (un socio è morto, l’altro è emigrato), ma il progetto non è tramontato e viene ripreso dalla Società della Funicolare, che nasce il 19 giugno 1903 grazie ad un comitato che vede presenti, oltre a Rigola, Giovanni Pedrazzini e Luciano e Francesco Balli.

La fortuna in America e le imprese locarnesi

L’anima della Società della Funicolare è Giovanni Pedrazzini, esempio di imprenditore aperto alle novità.
La storia di Pedrazzini è quella di un giovane uomo che, completati gli studi in buoni collegi italiani, nel 1877 salpa per l’America. È una scelta che in quegli anni prendono anche molti altri suoi conterranei, ma per lui si rivela la scelta vincente. In una ventina d’anni riesce a crearsi una florida attività basata su una miniera d’argento in Messico, e a 48 anni, decide di tornare con la famiglia nella natìa Locarno. È il 1900.

Con i mezzi economici di cui dispone diventa promotore di numerose imprese locarnesi, dalla Società elettrica alla Ferrovia della Valmaggia, dal settore bancario alla Funicolare.

Quando nel ’13 le banche falliscono si presenta di persona allo sportello della Banca Svizzera Americana (nello stabile ora di UBS Locarno) da lui fondata e di cui è presidente, riuscendo a rassicurare gli animi allarmati e a salvare l’istituto.

Negli anni diventa anche sindaco di Locarno per un breve periodo (1914 – 1916). Muore nel 1922, all’età di settant’anni. La folta partecipazione popolare ai funerali testimonia la stima e l’affetto dei locarnesi per la sua figura.
Giovanni Pedrazzini

Un viadotto con undici archi e una pendenza del 30 per cento

La Società della Funicolare, ottenuta la concessione nel 1903, si mette in azione per collegare Locarno a Orselina. Il progetto edile della linea viene allestito dal bleniese ingegner Giuseppe Martinoli; quello tecnico ferroviario è dell’ingegner Bosshard, zurighese, autore della funicolare del Dolder; approvati i progetti, i lavori sono affidati all’impresa Garavatti di Varese. La stazione di partenza viene costruita dietro la casa dei coniugi Rusca, detta Lucomagno, acquistando il diritto perpetuo di passaggio.

Per arrivare alla Madonna del Sasso viene sviluppata su un percorso di 813 metri, che costeggia la Ramogna, un po’ sulla destra un po’ sulla sinistra, e passa sul territorio di tre comuni, Locarno Muralto e Orselina. Di particolare pregio ingegneristico per l’epoca e suggestione per i viaggiatori è il viadotto con undici archidi un’altezza massima di 17m e dove la pendenza raggiunge punte del 30 per cento. Le spese, preventivate in fr. 325.000, alla fine raggiungono fr. 469.965. La costruzione della linea, iniziata verso la fine del 1904, avviene in poco più di un anno, e il 16 febbraio 1906 i delegati federali possono effettuare il collaudo. L’esercizio della funicolare inizia il 1° marzo 1906.

Il primo anno di pieno esercizio della funicolare, cioè il 1907, vengono trasportati 116.529 persone e 611 cani; gli azionisti ricevono un dividendo del 2 per cento; due anni dopo, i viaggiatori salgono a 146.999, il dividendo è al 3,5 per cento, e così via, con un crescendo che soltanto le due guerre mondiali interrompono momentaneamente.


Il successo dell’impresa e lo sviluppo sino a Cardada

I fondatori della Società della Funicolare si proponevano, senza scopo di lucro personale, di favorire lo sviluppo turistico ed edilizio della zona. Il loro obiettivo era di far meglio conoscere ed apprezzare, non solo dai turisti, la bellezza dei colli del Locarnese. La funicolare doveva essere il volano per uno sviluppo considerevole nella zona dei Monti, di Orselina, di Brè, e in genere della collina circostante la città di Locarno.

Le previsioni si avverarono in modo assai brillante e si iniziò a ipotizzare di prolungare il percorso a fune sino a San Bernardo e a Brè.
Un sogno che fu realizzato dalla seconda generazione di investitori, grazie alla funivia costruita nel 1952 e che, in prosecuzione alla funicolare, porta la gente in un batter d’occhio dai 200 metri d’altitudine di Locarno ai circa 1.400 metri di Cardada, offrendo un’altra occasione di godere del sublime panorama del Lago Maggiore, del Piano di Magadino e delle vette che fanno da cornice.

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