Passa ai contenuti principali

Locarno - Cimetta

​Sono i 1476 metri di differenza di altitudine che dividono il porto di Locarno (196) alla vetta di Cimetta (1672) ad intrigarmi. Diversi i percorsi disponibili, scelgo per una via non direttissima che si snoda su oltre 13km rendendo il dislivello meno duro da affrontare.

Rimangono comunque un paio di punti particolarmente provanti, penso ai gradini della via Crucis iniziali che portano a Madonna del Sasso o il tratto in uscita da San Bernardo verso Cortaccio. Ma andiamo con ordine

In processione alla Madonna del Sasso

Come detto in partenza dopo essere usciti dalla città vecchia ci si ritrova ai piedi de3lla Madonna del Sasso. La via crucis che si snoda sullo sperone di roccia che ospita il monastero é un buon messa in moto ed é tutt'altro che da sottovalutare

Il dipinto di Franzoni (presente ad inizio salita) riprende la veduta della via di accesso ma non rende giustizia alla fatica

Filippo Franzoni - Processione - 1880

Nella Processione è la popolana in primo piano a destra, piuttosto che la «corale umanità» dei fedeli, a imporsi all'attenzione del riguardante. Proprio perché la sua figura ricorda, prima ancora che la maniera, il tipo delle lavandaie di tante variazioni sul motivo del Gola, la sua presenza nel contesto di una processione solenne - esibita sull'asse (o quasi) del dipinto con un rilievo che ne sottolinea anche compositivamente la centralità - è inquietante o quanto meno insolita. 

Lo segnala del resto anche la reazione allarmata del chierico che apre il corteo (come interpretare altrimenti il suo gesto?). Il portamento fiero della donna appare infatti spavaldo, quasi di sfida nel confronto con l'atteggiamento devoto delle due donne, forse due monache, alle sue spalle, un accostamento scopertamente provocatorio, come voluta sembra anche la contrapposizione fra l'umile, cencioso aspetto della bimba che l'accompagna e la grazia vaporosa dell'altra, biancovestita, che precede la processione spargendo petali di rosa.

Quanto basta insomma per sconsigliare di interpretare il quadro come un generico omaggio a qualche manifestazione di religiosità popolare sospettare semmai che nella rievocazione franzoniana dell'evento sia sottesa, sia pur con sottile ironia, una qualche intenzione polemica

La realtà vista dal basso é questa. Una lunga gradinata che non dà respiro, si cerca di recuperare nei tornanti ma cedendo talmente stretti risulta un operazione impossibile 

Il sentiero passa attraverso al complesso religioso ma non é una buona idea fermarsi mentre é appena iniziata la salita, mi fermerò sulla via del rientro a dipendenza della stato psicofisico
In pochi minuti raggiungo la strada carrabile che porta ad Orselina. È da qui che parte la funivia per Cardada. Ci sono parecchi turisti vestiti con abiti sportivi di marca in attesa di fare il biglietto alla cassa.
Irrompo nella fila ma solo per impossessarmi di una cartina della zona messa a disposizione alla cassa

Prima di proseguire mi concedo un attimo per ammirare il panorama verso il lago

Un paio di foto a due pannelli illustrativi situati in faccia alla stazione di partenza rendono ancora maggiormente l'idea del fascino di questa veduta. 

Si, non c’è dubbio che l’angolo che ho scelto per lo scatto é quello giusto ma evidentemente mi manca quel qualcosa. Lo scenario é comunque molto apprezzabile

Motto della Fassa

Ma non c’è tempo per cincischiare, mi aspettano poco meno di 1300 metri di salita!

Quando avevo intrapreso la salita la prima volta nel 2018 (8 anni fa) subito dopo la Madonna del Sasso mi ero avventurato per sentieri che mi portarono persino in orti privati facendomi perdere tempo ed energie preziose. Quest’anno opto per un lungo sentiero di aggiramento che mi porterà fino in via Eco, poi da lì il bellissimo sentiero selciato che con i suoi 25 tornanti mi porterà nel già citato San Biagio / San Bernardo scalando il motto della Fassa. 

Scelgo di salire in questo sentiero a zig zag nel bosco per due motivi: il primo é la pendenza estremamente regolare e che grazie alla presenza dei numerosi tornanti da modo di recuperare e di rendersi conto dell'avanzare. Il secondo é la presenza della vegetazione. Tranne la parte iniziale la quasi totalità dei tornanti si trova all'ombra. Nella prima grande salita dell'anno ogni dettaglio conta, le forze vanno usate in maniera sapiente e occorre tutelare il più possibile le funzionalità primarie

Ci sono due cappelle in corrispondenza di due tornanti. 

Subito dopo la prima che incontro salendo ci sono i resti di una carboniaia

E una catasta di muri a secco di forma conica dove all'interno si lasciava bruciare lentamente la legna, generalmente coperta di terra battuta, che a poco a poco si trasformava in carbone. Una volta raffreddato il carbone veniva insaccato e trasportato al piano per essere venduto sia per uso domestico sia industriale. Nel 2024 la carbonera è stata recuperata e consolidata.




Disegno di una carbonaia nella Capèla dlu Cantòm in valle Bavona

Cappella del Buetti

La cappella ex voto di Giovanni Antonio Buetti come un prezioso microcosmo di storia patria, devozione e cronaca ottocentesca ticinese.

Il Contesto Storico e l'Iconografia della Cappella (1867)

L'affresco custodito nella cappella unisce in modo straordinario la fede religiosa, la gratitudine personale e l'identità nazionale svizzera.

La Madonna degli Eremiti di Einsiedeln: La figura centrale si ispira alla celebre Madonna Nera del Monastero di Einsiedeln, il più importante luogo di pellegrinaggio mariano in Svizzera. Lo sfondo con il Lago dei Quattro Cantoni (il cuore della Svizzera primitiva) sottolinea il legame geografico e spirituale con la Svizzera centrale.
 
San Nicolao della Flüe: Raffigurato alla destra della Madonna, è il santo patrono della Svizzera, simbolo di pace e mediazione nazionale.


La costruzione risale al 1867. E rappresentata la Madonna degli eremiti di Einsiedeln con sullo sfondo il lago dei Quattro cantoni. A destra della Madonna è raffigurato San Nicolao della Flüe, a sinistra Giovanni Antonio Buetti e sotto il Patto del Grütli. G.A. Buetti era un furiere dell'esercito e mentre portava il soldo in Ticino è stato assalito dai briganti. Sopravvissuto ha costruito la capella come ex voto. Tra il 2022 e il 2024 si è proceduto al restauro conservativo e alla posa del cancello.

Giovanni Antonio Buetti (il Furiere): Raffigurato alla sinistra della Vergine, l'inserimento del committente stesso all'interno della scena sacra è il tratto distintivo dei dipinti ex voto. Serve a testimoniare visivamente chi ha ricevuto la grazia e ha sciolto la promessa ("ex voto suscepto" – per voto ricevuto).

Il Patto del Grütli: Posizionato nella parte inferiore, l'atto fondatario della Confederazione del 1291 sigilla l'opera con un profondo sentimento di patriottismo svizzero, unendo la salvezza personale del militare alla protezione della patria.

La storia del furiere G.A. Buetti riflette i pericoli reali dei trasporti transalpini nell'Ottocento. In qualità di furiere (il contabile dell'unità militare), Buetti aveva la responsabilità di trasportare la cassa militare con il soldo (le paghe destinate alle truppe) verso il Canton Ticino.
I passi alpini e le vie di collegamento dell'epoca erano spesso teatro di imboscate da parte di banditi e briganti, attirati dai trasporti di valore. Essendo sopravvissuto all'assalto senza perdere la vita (e probabilmente salvando il denaro pubblico), Buetti edificò la cappella nel 1867 come ringraziamento solenne per la protezione divina.
La cappella Buetti

San Bernardo - Cortaccio - Cardada

Giungo finalmente in località San Bernardo, ed é forse qui che trovo la parte più difficoltosa. Psicologicamente si ha un rilassamento: il superamento del motto della Fassa può infatti indurre a credere che il grosso é fatto, ci troviamo però a 968 metri di altitudine e ne rimangono ancora 700, siamo a metà. Inoltre il sentiero che da San Bernardo porta a Cardada é ancora bello impegnativo e soprattutto composta da parti in gradini che si rivelano molto faticosi a questo punto dell'ascesa.

Poco prima di San Bernardo

La vicinanza di Cardada é un ottimo incentivo, so che se volessi li potrei mollare tutto e rientrare comodamente in funivia oppure proseguire. Ma per poter rispondere a questa domanda devo portarmi a Cardada. Ed é questa la motivazione che mi fa superare i 350m di salita molto meno regolari del bel sentiero nel bosco che ho appena lasciato. Arrivo a Cardada in buone condizioni e con ancora energie disponibili. Anche con l'orario sono in linea quindi mi do giusto il tempo di mangiare una banana e riempire le borracce e riprendo subito verso la meta finale.

Da Cardada a Cimetta

L’ultimo tratto é il più pericoloso, non per le pendenze, sicuramente non proibitive, ma dal lato mentale, gli ultimi 300m di dislivello positivo dopo averne fatti 1100 sono i più duri. Ci sono solo due tornanti a dividermi dalla meta, ricordo bene il sentiero.
Sulla sinistra dietro gli alberi lo stallone
I tornanti sono pochi, in particolare si distinguono gli ultimi due, il penultimo in corrispondenza dello stallone dove é comparso un lago rispetto all’ultima mia ascensione. Lo scopo? Un rifornimento in caso di incendi

Il laghetto è stato concepito nel 2008 e infine nel 2022 realizzato sul terreno del Comune di Minusio per assicurare una migliore protezione delle foreste nella lotta contro gli incendi. La funzione principale è quella di bacino per il rifornimento in quota degli elicotteri che vi dispongono di una riserva idrica di oltre 2'000 m°.

La posizione strategica è giustificata dall'alto rischio di incendi boschivi che caratterizzano tutto il versante solivo del

Locarnese considerando che durante il secolo scorso sono stati registrati oltre 200 eventi, parte dei quali molto estesi e dannosi. Ente esecutore è la Cardada Impianti Turistici SA.


In azzurro gli incendi invernali, in rosso quelli estivi

Cimetta

Dopo lo stallone che passo senza lasciarmi attrarre dalle sirene di affettati misti e gazzose proseguo spedito per la vetta. So che cé ancora un lungo pendio da superare pere giungere all'ultimo tornante, poi da li é praticamente fatta. Mi devo fermare più volte, specialmente nel tratto che precede il ristorante CImetta in quanto un ultimo strappo mi mette in difficoltà. Ma in men che non si dica mi ritrovo al ristornate. 


La vetta é a un tiro di scoppio, é un tripudio immaginario quello che vivo compiendo gli ultimi passi tra diversi turisti sorridenti: a Cardada sono ricomparsi tutti i turisti che hanno preso la funivia in basso, ne ho incrociati molti altri che scendevano da Cimetta ma quelli che affrontano il percorso in senso inverso si contano sugli occhi di una faccia.
Ricompaiono però in splendida forma all'arrivo della seggiovia che da Cardada li ha portati a Cimetta, da qui con passo lungo e ben disteso affrontano i 26 metri di salita che lo dividono dalla vetta
E finalmente eccomi in vetta. Una pedana accoglie i visitatori. Finalmente mi tolgo il sacco e mi siedo.Dopo aver recuperato un po' le forze inizio ad osservare con attenzione il panorama
Il delta della Magia si manifesta imponente, si scorgono anche Ascona e le isole di Brissago mentre il serpentone del lago maggiore si snoda verso sud
Girando lo sguardo verso destra si staglia davanti a me il Ghiridone e il Pizzo Leone in primo piano. A destra le Centovalli 
Alle mie spalle il monte Trosa (per un attimo, vedendo il sentiero,ho avito la folle idea di conquistarlo)
Propongo qui le mappe del percorso. 
La distanza é stata di 13.12km per 5 ore di cammino, ma non é ancora finita, occorre scendere

Chi l'ha detto che la vera tortura é la salita? È con questo pensiero che mi avvio verso Cardada

Commenti

Ripescati dall'archivio