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I flagellanti

«Tratto duramente il mio corpo e lo trascino in schiavitù» (I Cor., IX, 27).

Questa luminosa e progressita affermazione introduce un tema a me caro che da tempo mi lascia dei dubbi in sospeso.

Il mio dubbio era inerente le compagnie dei flagellanti: oltre che durante le ondate di pestilenza questa sana e bella tradizione era presente anche nella sorprendente quotidianità medievale? Si praticava anche in maniera individuale?

Raffigurazione di Flagellanti, in Hartmann Schedel, “Cronache di Norimberga"

Quindi le domande: il fanatismo religioso sembra non avere limiti e complice la miseria e l'ignoranza riesce ad instillare nelle mente umana le convinzioni più malate. Fino a dove ci si poteva spingere? Esiste ancora oggi?

Le mie tracce

Nel mio vagare alla ricerca di curiosità nell'amata Svizzera due volte mi imbatto nell'argomento.
La seconda volta é Muri, nella splendida chiesa un affresco non sfugge alla mia attenzione.

Una donna in una mano stringe il crocefisso mentre nell'altra una frusta con cui si flagella la schiena.

La schiena versa in un pessimo stato a testimoniare il fanatismo che trapela anche dal suo sguardo intenso e carico di adorazione mentre osserva Gesù sulla croce. Dietro un grosso libro, presumibilmente la bibbia aperta, forse la donna sfogliandola trova la via per redimersi dai peccati e presentarsi con una coscienza in discreto stato nel momento del trapasso testimoniato dal teschio.
Due angeli fanno capolino ed osservano attentamente la scena

Giusto poco tempo prima nel museo di Lottigna in val di Blenio avevo trovato un oggetto predisposto per questa forma di autopunizione. A differenza di tutte le letture e immagini si presenta sottoforma di due palle di legno rafforzate da spuntoni in metallo e legate tra loro tramite una catena

Sfere chiodate

Queste deviazioni umane, ancora praticate in certe regioni del mondo, mi spingono ad approfondire l'argomento, al capire cosa può portare a tanto, solo scena?

Una valida soluzione per raffreddare le passioni

Perché flagellarsi? Uno dei motivi l'ho trovato un po' ovunque, nei libri inerenti la stregoneria, nei dipinti, nelle poesie... la tentazione, "il solito sesso" come cantava Max Gazzé.
Ma quante cose ruotano attorno all'argomento? Immergiamoci nella lettura:

Il sesso era un argomento principale, essendo la fornicazione uno dei più gravi peccati contro i precetti delle Chiese. I primi santi adottarono vari tipi di autopunizione per domare pensieri e desideri sessuali. Si dice che Pietro l'Eremita fu costretto a chiudersi a chiave nella sua stanza e punirsi con la frusta, per impedire a se stesso di sedurre una giovane che aveva salvato dalle grinfie di un satiro. Anche se questa storia in particolare può essere di dubbia autenticità, certamente questo tipo di autopunizione era sovente ritenuto necessario per domare pensieri licenziosi e desideri libidinosi.

Ma c'é chi, come sempre vuole esagerare ed esegue l'autoflagellazione in contemporanea d interpretazioni artistiche, roba da mandare in brodo di giuggiole i giudici di "tu si que vales" e riaprire l'infinito discorso sul multitasking.
Si, troppo difficile restare serio, ma cerco di ricompormi

(...) Inoltre, siamo costretti a considerare la necessità, che così spesso si verifica nel caso dei fanatici religiosi (...) di trovare qualche modo per reprimere i desideri terreni che irresistibilmente sorgono nella loro mente; da qui la diffusione della pratica autopunitiva in molti modi diversi, tra i quali, in epoche passate, la flagellazione era uno dei più diffusi.

Non bisogna trascurare il fatto che in molti casi i preti credevano sinceramente che la pratica autopunitiva, essendo una forma di sacrificio, avrebbe propiziato il dio che essi adoravano.

A quale pro?

Ad esempio, nelle Vite dei santi canonizzati nel 1839, in riferimento a sant'Alfonso de' Liguori, si sostiene che egli si flagellasse così severamente che «un giorno il suo segretario dovette sfondare la porta, e strappargli la frusta dalle mani temendo che la violenza con la quale si puniva potesse portarlo alla morte».
Ma questo non ci basta, cosa cé dietro a tutto questo? A quale pro? Che spiegazione può giustificare tutto questo (apparente) dolore?

Essere privati dei benefici della Chiesa e dell'aspettativa di un'esistenza futura in Paradiso sarebbe stato molto peggio che essere privati di una lunga vita su questa terra.

C'erano racconti su come una severa e regolare flagellazione poteva trasportare l'anima dall'Inferno al Paradiso; c'era il racconto di come l'autoflagellazione di un gruppo di preti attorno al capezzale di un monaco aveva restituito la vita a quest'ultimo. C'era il racconto, sussurrato a orecchie ingenue, su come coloro che in questo mondo si rifiutavano di autoflagellarsi o di farsi flagellare, sarebbero poi stati puniti dagli spiriti del Purgatorio.

Indubbiamente una motivazione più che valida

Non sono mica scemo

Per la serie "non sono mica scemo" altri si flagellavano con meno passione e con più presenza scenica, tanto per poter dire "l'ho praticato anch'io"

(...) Così, pedanti illustri che non riuscivano a trovare abbastanza rapidamente il loro solito strumento di fustigazione, spesso usavano un cappello, un asciugamano, o in generale la prima cosa che capitava loro tra le mani. 
Un certo signore, come è stato riferito da fonte attendibile, una volta flagellò un'impertinente pescivendola con tutti i pesci nel suo canestro.


 Tra i santi, alcuni, come Domenico Loricato, usavano ramazze; altri, come san Domenico, il fondatore dell'ordine domenicano, usavano catene di ferro; altri, cinghie di cuoio annodate; altri ancora ortiche o cardi selvatici. Un certo santo, come ho letto nella Legenda Aurea, non aveva una propria frusta, ma per punirsi prendeva la prima cosa che gli capitava tra le mani, come le tenaglie per il focolare, o simili. Santa Brigida, come ho letto nello stesso libro, si fustigava con un mazzo di chiavi; una certa dama, come è menzionato precedentemente, usava un mazzo di piume (chiamala scema) allo stesso scopo; e infine, Sancho, con molta semplicità, si flagellava con il palmo delle mani.

Non sono mica scemo livello pro

Enrico IV di Francia fu più astuto. Quando, dopo la scomunica, gli fu ordinato di sottoporsi alla flagellazione per ottenere l'assoluzione, egli istituì il sistema della punizione vicaria, in cui il colpevole poteva assumere qualcuno che prendesse il suo posto.

Momento per le risate.

Il cane non scodinzola mai per nulla

Come da sua richiesta, due dei suoi ambasciatori, Du Perron e D'Ossat, si sottoposero al suo posto ai colpi della frusta. Poco tempo dopo diventarono cardinali, il che sembra indicare la natura della ricompensa promessa in cambio dei loro servigi. Questo avveniva nel 1595, e da quel momento sembra che la pratica fu estesa perfino all'autoflagellazione, poiché vi erano uomini disposti a frustarsi come misura di ammenda per i peccati di qualcun altro che fosse pronto a pagare la loro parcella.

Gruppi di autoflagellanti

Per la serie "in gruppo ci sentiamo più forti e probabilmente meno stupidi" esisteva la variante di gruppo. Anche se sempre assolutamente fuori da ogni giustificazione questa versione risulta leggermente più "comprensibile" che le altre presentate sopra

Sull'Italia in quel momento stava passando una nube nera: l'elenco delle sue sventure, per un motivo o per un altro, sembrava essere senza fine. Ramiero, un frate domenicano, nello spirito religioso caratteristico dell'epoca, sostenne che l'unico modo per evitare il disastro era la penitenza, e che questa doveva essere di portata tale da fare ammenda per tutto ciò che stava suscitando l'ira di Javeh.

Uomini, donne e bambini, così come mamma li aveva fatti, e muniti solamente di cinghie di cuoio, 'incamminarono in una solenne processione, pregando Dio perché li perdonasse, piangendo, gemendo e frustandosi l'un l'altro con le cinghie che portavano con sé. Queste processioni di penitenti si tenevano ovunque. I preti, portando stendardi e croci, guidavano il corteo. Ben diecimila anime zelanti, e fanatiche, marciarono attraverso l'Italia; oltrepassarono le Alpi, "invasero" Baviera, Alsazia, Boemia, Polonia, e a ogni sosta, in ogni paese, reclutavano altre persone, ingrossando enormemente e rapidamente le loro fila. «Coloro che erano nemici tornarono a essere amici. Usurai e ladri si affrettarono a restituire le ricchezze ai legittimi proprietari. I criminali confessarono. Le porte delle prigioni furono aperte e i prigionieri rilasciati, coloro che erano stati esiliati dal paese furono nuovamente accolti. In breve, la carità cristiana, l'umiltà e la buona volontà prevalsero.»


Ma nonostante la sua sorprendente popolarità tra le masse, il movimento s'imbatté nell'opposizione dei capi di altre fedi rivali. E incorse anche nel ridicolo. Tutto ciò non è sorprendente, essendo il comune destino della maggior parte dei nuovi culti religiosi.

La peste

Cosa fareste voi sa sareste convinti che il mondo starebbe per finire? Forse una domanda che vi siete già posti poer gioco, per scherzo, per scacciare la noia nelle infinite sere d'estate.
Ai tempi delle ondate di peste del XIV secolo le opzioni erano poche, o darsi alla pazza gioia o cercare di rimediare al danno della pestilenza chiedendo perdono all'altissimo. Io avrei intrapreso la prima opzione

Nel 1349 paese era devastato da una pestilenza 
 i Flagellanti eseguirono il loro rituale in presenza degli astanti che si erano riuniti per guardarli. Spogliando-gli tutti loro vestiti tranne delle loro camicie, si sdraiarono per sera in diverse posizioni, per essere frustati dal prete o da un'altra persona incaricata, con l'accompagnamento di salmi, preghiere a Dio contro le peste, e altri appelli. Quando la flagellazione si concluse, dice Alberto di Strasburgo, uno storico coevo: Uno dei confratelli si alzò, e a voce alta lesse una lettera che sosteneva essere stata consegnata da un angelo alla chiesa di San Pietro a Gerusalemme; l'angelo dichiarava che Gesù Cristo era offeso per la malvagità dell'epoca, di cui venivano menzionati diversi esempi, quali la violazione del giorno del Signore, la blasfemia, l'usura, l'adulterio, e la negligenza del digiuno del venerdì. A questo punto l'uomo aggiunse che il per ottenere il perdono di Gesù Cristo i peccatori avrebbero dovuto vivere in esilio dal loro paese per trentaquattro giorni, periodo durante il quale avrebbero dovuto sottoporsi a flagellazione.

Da Spira essi si mossero verso Strasburgo, reclutando entusiasticamente altre persone, così che quando la processione lasciò quest'ultima città, essa contava almeno mille persone.
In seguito, tuttavia, la setta incontrò una sempre crescente opposizione da parte di influenti gruppi e personalità. Il Papa si oppose al movimento; l'Inquisizione torturò e giustiziò i suoi leader.

Flagellanti durante un epidemia di peste

E così, per un certo periodo, i Flagellanti furono costretti a continuare il loro culto in segreto fino a quando, verso la fine del XVI secolo, il movimento tornò a essere attivo. In Francia, in particolare, il culto si estese in tutto il paese, contagiando Parigi stessa e attirando l'attenzione di molti personaggi influenti.

Quando la regina madre e successivamente lo stesso re Enrico III si convertirono alle loro dottrine, la supremazia dei Flagellanti fu completa e la loro presenza assicurata per un certo periodo.

La fine del movimento

All'inizio del 1700 il Parlamento passò all'azione, proibendo la flagellazione pubblica e dichiarando eretici tutti i membri della setta.

Questo, per quanto riguardava la Francia, era l'inizio della fine. Ci furono, è vero, alcuni superstiti dei gruppi una volta potenti. Essi continuarono a praticare il loro culto clandestinamente e a porte chiuse, ma nessuna dimostrazione o processione pubblica fu più organizzata. In altre parti d'Europa ci furono sporadici tentativi di far rinascere il movimento, ma incontrarono poco successo. Cooper riporta che padre Mabillon sostiene di aver visto «una processione di Flagellanti a Torino nel giorno del venerdì santo nel 1689»; che nel 1710 ci furono alcune processioni in Italia; che Colmenar «riferisce di una processione a Madrid» che addirittura nel 1820 i Flagellanti apparvero in pubblico a Lisbona.? Molto dopo questa data, sorsero clandestinamente club privati di flagellanti, ma è estremamente probabile che questi, come alcune "società" odierne in qualche modo simili, usassero il manto della religione per camuffare intenti puramente erotici.

50 sfumature di ciarlateraneria

La teatralità è sempre stata una caratteristica essenziale di ogni culto religioso, e più lo spettacolo è efficace più grande è il successo del culto. Nel corso delle epoche sono sorte diverse fedi: tutte presentavano le stesse fondamentali ciarlatanerie, ma rivestite in cinquanta modi diversi, e presentate in cinquanta palchi teatrali differenti.

È evidente che con la concorrenza del cinema, della televisione e di una grande varietà di altre forme di intrattenimento, gli spettacoli che le chiese possono mettere in scena risultano, perlopiù, grezzi e all'antica. Inoltre, un maggiore benessere delle masse ha in gran parte diminuito l'appello dell'intrattenimento gratuito. La gente preferisce pagare per andare al cinema o a teatro anziché accettare ciò che le chiese hanno da offrire in cambio di niente (se non ciò che viene messo nel piatto delle elemosine).

L'influenza della suggestione esiste ancora, ed è potente. Ma lavora in modi diversi ed esige modi diversi di presentazione. Le campagne pubblicitarie di giornali e televisione, con i loro forti richiami emotivi, oggi hanno in gran misura preso il posto una volta occupato quasi esclusivamente dalla religione.

Uno spunto deliziosamente ironico si trova nel racconto del testimone di una flagellazione tenutasi durante la Quaresima nella chiesa di Caravita a Roma. L'ufficio durò un quarto d'ora, durante il quale la chiesa fu immersa nella totale oscurità, e a giudicare dai rumori, alcuni fedeli usavano le fruste, altri le mani. «Centinaia di persone» dice lo scrittore «stavano certamente frustando qualcosa, ma se fosse la loro schiena o il pavimento della chiesa non siamo in grado di dirlo.»

Conclusioni 

Le domande che mi ponevo ad inizio post ora hanno finalmente una risposta. L’autoflagellazione si praticava di principio in due casi distinti; uno per far cessare una calamità che affligge l’umanità intera, quindi per il bene di tutti e la seconda é individuale per garantirsi un aldilà in sciallanza nel regno dei cieli senza dover passare grigi momenti in purgatorio.

Un altra conclusione che però sapevo già fin dall’inizio senza bisogno di conferme é che una frustrata auto inflitta non sarà mai così dolorosa come una sferrata da un addetto a tale scopo.

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