Ho sempre considerato le mostre d'arte moderna come l'ultima spiaggia. In assenza di altri lughi di interesse e/o avendo a disposizione una fetta di tempo mi sono affacciato anche su questa materia. Poi cado banalmente negli stereotipi: il classico quadro con disegni empirici che nascondono chissà quale significato, che però deve esserci, non ci si può accontentare della forma nuda e cruda, che messaggio si cela? Situazione analoga dallo strizzacervelli che mostrandoti disegni senza senso apparente chiedono cosa ci si vede e ci si sente obbligati nello sforzarci nel dare una risposta.
Sorprendete ma confortante, finalmente ho la certezza che dietro ogni opera ci sia un significato, o almeno dovrebbe esserci. Sbizzarrirsi nel dare un interpretazione personale potrebbe essere un ottimo esercizio per tenere las fantasia allenata, ma mi discosterei veramente toppo verso i miei reali interessi.
Capita così che nella prima giornata dell'anno mi ritrovo a ciondolare per il MASI di Lugano; al piano inferiore una mostra temporanea dedicata a Richard Paul Lohse.

La risposta é molto più profonda

Riconosco subito nelle opere una certa appartenutissima semplicità e un relativo piacere negli occhi, così come ogni volta che vediamo la paletta dei colori completa, sia essa nella scatola dei caran d'asche o in qualche copertina del Coldplay
Copertina dell'album X&Y dei Colplay presenta una paletta completa di colori
Il quadro della svolta
"Ma che ci vedono poi?" é la classica domanda, mi piacerebbe proprio saperlo, farmelo spiegare. Uno dei quadri esposti, solo uno ma é più che sufficiente, presenta una spiegazione dettagliata del suo significato, a dir poco sorprendente.

1955/69 Sei serie sistematiche verticali di colori dal verde al giallo. Olio su tela
Prima però di svelare il significato provo a chiedere un opinione ad un paio di amici:
"Tetris"
oppure
"Stadio di avanzamento di maturazione di un limone"
Lohse rappresenta la Svizzera alla trentaseiesima Biennale di Venezia: la paletta si amplia, le variazioni tonali lasciano il posto alla gradazione continua dello «spettro illimitato» e i colori, applicati più volte e senza trama visibile, appaiono saturi e brillanti.
Ogni colore appare una sola volta in ciascuna riga e in ciascuna colonna della griglia, secondo il principio dell'«uguaglianza quantitativa del colore» che trasforma l'opera in un modello di democrazia radicale e di strutture sociali non gerarchiche, dove ogni elemento ha lo stesso valore, la stessa dignità e la stessa importanza degli altri. Lontana dal mero esercizio compositivo e ancora intimamente legata alle grandi utopie artistiche del primo Novecento, la pittura - come in precedenza la grafica - è per Lohse un campo di sperimentazione sociale e politica.Mi farò bastare la consapevolezza di esistenza di un messaggio dietro ogni opera.

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