Una volto giunto sul passo Quadrella (2136) mi convinco che il più a livello fisico é fatto, ma guai dormire sugli allori, un rilassamento generale potrebbe portare a sottovalutare la discesa sull’altro versante verso Bosco Gurin; se nella salita sono i polmoni, nella discesa, se non affrontata con cognizione, possono essere le ginocchia a pagarne le conseguenze .
Giunto però sul passo mi lascio tentare dai bei pascoli al sole dall’altra parte della valle che domina Bosco. Calcolando che in termini di tempo si aggiunge circa una mezz’ora e che la tabella di marcia é rispettata decido per questa variante. D’altronde ci sono voluti 47 anni per giungere sul passo Quadrella, una seconda visita difficilmente sarà nel futuro prossimo, conviene approfittarne.
Grossalp: un lungo muro segna il confine tra quelli che erano prati da sfalcio di proprietà privata e il pascolo di proprietà del Patriziato, Grossalp é l'unico alpe ancora caricato. Un tempo ciascuna famiglia aveva la propria cascina e provvedeva individualmente all'alpeggio. Le cascine sono in muratura, con la stalla al pianterreno, la cascina e una piccola cantina per il latte al primo piano. Nel 1990 l'alpe è stato completamente ristrutturato, si sono costruiti nuovi edifici abbandonando completamente quelli tradizionali
Un'epopea iniziata nei primi secoli dopo il Mille, quando l'Europa intera, alle prese con il boom demografico e la fame di terre, si mise alla caccia di lande incolte da dissodare, portando la civiltà in territori fino a quel momento rimasti inesplorati.
Passate nel frattempo al Regno di Borgogna, alla morte di re Rodolfo III (1032) queste terre furono incorporate nel Sacro Romano Impero. Segui un lungo periodo di guerre tra i conti-vescovi di Sion e il casato ducale degli Zähringer, proseguite quando all'estinzione di quest'ultimo subentrarono i Savoia. Ma intanto i Walliser, nome con cui gli abitanti germanofoni del Vallese avevano ormai da tempo iniziato a farsi chiamare, avevano già dato il via a una seconda e decisiva migrazione: quella che dal territorio elvetico li avrebbe condotti in gran parte al di qua delle Alpi.
Le basi di questo scenario erano state poste dal generale rialzamento delle temperature che interessò il continente tra il XII e il XIII secolo e di cui anche le zone alpine beneficiarono. Agevolati da condizioni climatiche particolarmente favorevoli, che portarono all'arretramento dei ghiacciai e resero così ampiamente transitabili valichi e passi alpini altrimenti impraticabili, i Walliser iniziarono così la loro discesa nelle vallate a sud del Monte Rosa per andare a stabilirsi in altura negli attuali Canton Ticino e Grigioni in Svizzera, in Tirolo, in Austria, nel Liechtenstein e da noi in Piemonte e Valle d'Aosta.
E qui, abbreviato il nome in Walser, scrissero un nuovo capitolo della loro storia.
Una volta raggiunta la loro nuova patria, i Walser si rimboccarono le maniche e iniziarono a costruire i loro villaggi: insediamenti semplici, fatti di poche ma bellissime stadel, le case edificate con tecniche di antichissima tradizione che ancora oggi caratterizzano profondamente l'identità di queste valli e ne costituiscono una delle principali attrazioni

L'unico retaggio tangibile di una civiltà prettamente walser è il dialetto. Non si possono individuare altre caratteristiche locali provenienti dall'alto Vallese tardomedievale. La capacità di adattamento dei Walser al nuovo ambiente, la loro ingegnosità nello sfruttamento delle nuove terre e l'assimilazione nel corso dei secoli di un patrimonio culturale estraneo fecero inoltre sì che nei territori walser si costituissero comunità che svilupparono peculiarità locali nell'architettura, nelle tradizioni, nella cultura materiale e nella tecnica.

L'elemento di coesione dei Walser nei loro villaggi, circondati spesso da vicini italofoni o di lingua romancia, è la consapevolezza della loro identità acquisita nel XX secolo e soprattutto il dialetto, appartenente al gruppo linguistico dell'altissimo alemanno, caratterizzato da tratti fonetici ed espressioni tipici. Nel corso del tempo la lingua walser scomparve sull'onda dello spopolamento degli abitati d'altura o si confuse con il linguaggio corrente della regione.

L'Associazione internazionale Walser e diversi gruppi regionali si sforzano di tutelare la lingua e le usanze della cultura walser e di coltivare il senso di appartenenza. In questo quadro ogni tre anni si svolge un incontro internazionale dei Walser.


Cappella di San Rocco: all'entrata del villaggio, sotto la cantonale, si intravede il tetto di questa cappella con portico edificata nel 1832 per scongiurare la minaccia del colera: San Rocco è conosciuto come il patrono della peste.
Anticamente la strada mulattiera che conduceva a Bosco Gurin passava sotto la sua arcata. La pregevole statua lignea che si trovava sull'altare è stata purtroppo rubata e mai più ritrovata.
Si chiude così questa bellissima giornata pregna di natura storia e cultura. Ho molto temporeggiato, ho studiato più volte il percorso per adattarlo ai miei potenziali accompagnatori, poi come spesso capita mi sono ritrovato solo, ma ho deciso di farlo, altrimenti non sarei mai partito. Non avrei potuto aver miglior compagnia che quella dei miei pensieri
Circa al centro della foto, in fondo alla valle, Bosco Gurin visto da appena sopra il passo Quadrella.
Sulla destra svetta il pizzo Bombögn
A tal proposito ho due opzioni una volta arrivato sul passo, la prima che avevo inizialmente scelto a tavolino scende in maniera piuttosto diretta verso Bosco sul fianco del massiccio del Bombögn, lo stesso ma dalla parte opposta da dove sono salito dal versante della Valle di Campo per intenderci. Giunto però sul passo mi lascio tentare dai bei pascoli al sole dall’altra parte della valle che domina Bosco. Calcolando che in termini di tempo si aggiunge circa una mezz’ora e che la tabella di marcia é rispettata decido per questa variante. D’altronde ci sono voluti 47 anni per giungere sul passo Quadrella, una seconda visita difficilmente sarà nel futuro prossimo, conviene approfittarne.

Una delle innumerevoli sorgenti della Rovana
La traversata verso i pascoli di Bosco riserva qualche bello scorcio e anche un paio di passaggi ferrati da non sottovalutare. Tra qualche imprecazione e un paio di sporadici incontri (tutti svizzero tedeschi) mi avvio verso le piste da sci e la stazione intermedia
Passaggio ferrato con il pizzo Bombögn a fare da sfondo.
I pascoli sembrano sempre lì da afferrare ma non arrivano mai. Il sentiero non si immerge mai su grandi prati pianeggianti ma attraversa in costa, più o meno ripida la valle che sovrasta Bosco. Anche l'altezza cambia poco, non si sale ma si scende anche poco, basti pensare che la stazione intermedia degli impianti di risalita é appena al di sotto dei 2000 metri. Da li poi il sentiero inizia a scendere con decisione verso Bosco, passando prima per l'insediamento di Grossalp
Grossalp
Poco sotto la stazione sciistica un gruppo di costruzioni forma il romantico nucleo di Grossalp.Grossalp: sulla sinistra in alto fuori campo il passo di Bosco, valico da cui giunsero i Walser che qui si insediarono
Bosco
Giungo in vista di Bosco leggermente in ritardo sulla tabella di marcia (il passaggio alla Grossalp non era previsto) ma ancora in tempo per visitare il museo ivi presente che avevo nel mirino da tempo
Bosco Gurin, tutto sulla sinistra i primi insediamenti del villaggio
Bosco Gurin e i Walser
Situato a 1506 m s.l.m Bosco Gurin è il villaggio più alto di tutto il Cantone Ticino e può vantare un'anzianità di più di 7 secoli: è attestato che già nel 1253 Bosco Gurin era un comune indipendente, con un proprio console.Il villaggio è abitato in prevalenza dai discendenti dei colonizzatori Walser, vi si parla un dialetto tedesco, il Ggurinartitsch, oltre all'italiano. L'impronta lasciata dalla civiltà di questo popolo d'alta quota, è ancora individuabile in parecchie costruzioni che si incontrano camminando sul territorio del Comune: le numerose torbe, buona parte degli edifici abitativi, i Gadumdschi.
Dopo i primi insediamenti da parte degli uomini arrivati attraverso la Guriner-furka, la comunità di Bosco Gurin ha vissuto un certo sviluppo demografico, sopravvivendo alle asprezze della rude vita di montagna. Asprezze che raggiungevano l'apice e divenivano tragedia quando le valanghe si abbattevano sulla comunità. Fra tutte si ricordano quella che nel 1695 distrusse metà paese, mietendo 34 vittime, e quella che nel 1749 devastò parte di esso causando la morte di 41 persone.

Come molti altri villaggi delle valli laterali, Bosco Gurin ha subito dapprima l'emigrazione stagionale e quella oltre oceano, in seguito il fenomeno dettato dalle esigenze della vita moderna: lo spopolamento. I Boschesi emigravano stagionalmente come muratori, pittori e gessatori; durante l'inverno gli uomini fabbricavano recipienti e oggetti in legno che poi portavano al mercato di Locarno. In questi ultimi anni, grazie a notevoli investimenti, Bosco Gurin è diventato un centro sportivo invernale di tutto rispetto.
Nell'atto notarile del 1253 i sedici uomini di Bosco Gurin sono ricordati unicamente con il loro nome e il luogo di provenienza. Il cognome venne in uso solamente attorno al 1600. In origine vi erano unicamente cognomi tedeswchi. Più tardi alcuni di questi furono italianizzati. I più frequenti, presenti ancora oggi sono:
Amore per la fatica, capacità di adattamento e resilienza: sono queste le parole d'ordine che caratterizzano, oggi come in passato, i Walser, fiera comunità di pastori e coltivatori che ha saputo conquistare, a suon di roncola, alcune delle zone più impervie e selvagge dell'arco alpino, tra Svizzera e Austria, Piemonte e Valle d'Aosta, rendendole docili ai bisogni dell'uomo.
Bosco Gurin
Dopo i primi insediamenti da parte degli uomini arrivati attraverso la Guriner-furka, la comunità di Bosco Gurin ha vissuto un certo sviluppo demografico, sopravvivendo alle asprezze della rude vita di montagna. Asprezze che raggiungevano l'apice e divenivano tragedia quando le valanghe si abbattevano sulla comunità. Fra tutte si ricordano quella che nel 1695 distrusse metà paese, mietendo 34 vittime, e quella che nel 1749 devastò parte di esso causando la morte di 41 persone.

1913
Come molti altri villaggi delle valli laterali, Bosco Gurin ha subito dapprima l'emigrazione stagionale e quella oltre oceano, in seguito il fenomeno dettato dalle esigenze della vita moderna: lo spopolamento. I Boschesi emigravano stagionalmente come muratori, pittori e gessatori; durante l'inverno gli uomini fabbricavano recipienti e oggetti in legno che poi portavano al mercato di Locarno. In questi ultimi anni, grazie a notevoli investimenti, Bosco Gurin è diventato un centro sportivo invernale di tutto rispetto.
Il museo
In questa antica casa walser ha sede il locale museo etnografico. Molteplici sono gli oggetti e le testimonianze raccolte che permettono di immaginare le modeste ma dignitose condizioni di vita degli antenati del luogo. E' questa l'unica casa del villaggio ancora provista del Seelabälgga, una finestrella che, per un'antica usanza walser, veniva aperta solo alla morte dell'infermo permettendo alla sua anima di raggiungere l'eternita.Nell'atto notarile del 1253 i sedici uomini di Bosco Gurin sono ricordati unicamente con il loro nome e il luogo di provenienza. Il cognome venne in uso solamente attorno al 1600. In origine vi erano unicamente cognomi tedeswchi. Più tardi alcuni di questi furono italianizzati. I più frequenti, presenti ancora oggi sono:
- Bronz - Della Pietra (Zumstein)
- Elzi - Janner - Rossi (Roth)
- Sartori (Schneider/Schnyder)
- Tomamichel
Esistevano molti altri cognomi, tutti estinti già prima del 1850


A causa del diffuso analfabetismo, ad ogni famiglia era attribuito un simbolo che faceva le veci del cognome scritto.
Questi simboli venivano incisi anche su tessere di legno (Tassla), con le quali si stabilivano per esempio i turni di sorveglianza o compiti simili. A questo scopo, tutte le Tassla venivano messe in un cappello e poi estratte a sorte (Tassluschaggu) dal Tassluvogt (signore delle tessere)
I Walser
La prima attestazione del nome Walser, forma abbreviata di Walliser, risale al 1320, quando in un documento contenente le rendite della valle tirolese di Galtür - uno dei tanti luoghi dove erano migrati - un giudice li cita come gli «homines dicti Walser in Cultour advenientes» (uomini detti Walser giunti a Galtür).Un'epopea iniziata nei primi secoli dopo il Mille, quando l'Europa intera, alle prese con il boom demografico e la fame di terre, si mise alla caccia di lande incolte da dissodare, portando la civiltà in territori fino a quel momento rimasti inesplorati.
Dal Vallese con furore
Le origini dei Walser risalgono a molto indietro nel tempo. Durante il V secolo gruppi appartenenti alla popolazione germanica degli Alamanni (o Alemanni), spinti dalla pressione demografica e dalla carenza di terre, lasciarono i territori dov'erano stanziati, l'attuale Svevia, per iniziare una grande migrazione verso sud che li avrebbe condotti a colonizzare una vasta area compresa tra l'Oberland Bernese, la valle di Goms e la valle dell'Aare, oggi appartenenti alla Confederazione Elvetica.
I loro spostamenti continuarono nei secoli successivi e intorno all'VIII-IX secolo queste genti, che parlavano una lingua germanica, si infiltrarono progressivamente sugli alpeggi, fino ad allora disabitati, dell'attuale Canton Vallese, nella parte sudoccidentale della Svizzera, un tempo colonizzate dai Burgundi, ma all'epoca appartenenti al regno dei Franchi; di conseguenza la frontiera linguistica, prima situata fra Briga e Visp, si spostò nell'XI secolo più a valle, lungo il torrente Lonza. La presenza alamannica in queste zone diede a esse anche il nome: Wallis, in italiano Vallese.
Passate nel frattempo al Regno di Borgogna, alla morte di re Rodolfo III (1032) queste terre furono incorporate nel Sacro Romano Impero. Segui un lungo periodo di guerre tra i conti-vescovi di Sion e il casato ducale degli Zähringer, proseguite quando all'estinzione di quest'ultimo subentrarono i Savoia. Ma intanto i Walliser, nome con cui gli abitanti germanofoni del Vallese avevano ormai da tempo iniziato a farsi chiamare, avevano già dato il via a una seconda e decisiva migrazione: quella che dal territorio elvetico li avrebbe condotti in gran parte al di qua delle Alpi.
Alla base del nuovo, epocale spostamento, che non si compi in una volta e non riguardò tutti ma continuò per decenni e avvenne per piccoli gruppi familiari, furono senza dubbio molti fattori, a cominciare dalla sovrappopolazione delle alte valli e dalla conseguente penuria di pascoli, sui quali i Walliser fondavano la loro economia e la loro sussistenza.
Le basi di questo scenario erano state poste dal generale rialzamento delle temperature che interessò il continente tra il XII e il XIII secolo e di cui anche le zone alpine beneficiarono. Agevolati da condizioni climatiche particolarmente favorevoli, che portarono all'arretramento dei ghiacciai e resero così ampiamente transitabili valichi e passi alpini altrimenti impraticabili, i Walliser iniziarono così la loro discesa nelle vallate a sud del Monte Rosa per andare a stabilirsi in altura negli attuali Canton Ticino e Grigioni in Svizzera, in Tirolo, in Austria, nel Liechtenstein e da noi in Piemonte e Valle d'Aosta.
E qui, abbreviato il nome in Walser, scrissero un nuovo capitolo della loro storia.
Un popolo in marcia
I moderni studi, confermati da qualche ritrovamento archeologico, hanno permesso di ricostruire le modalità e la geografia di questi spostamenti. il valico del Gries li condusse in val Formazza, Proprio quest'ultima fu tra le prime a essere colonizzata, perché già nei primi decenni del XII secolo i De Rodis, che nel 1215 avevano ottenuto dall'imperatore Ottone IV in feudo questa valle e le valli Antigorio, Agaro e Salecchio,...concessero volentieri al nuovi venuti quel pascoli sopra i mille metri di quota sulle Alpi Lepontine, altrimenti destinati a restare disabitati.
Possiamo immaginare la difficoltà del loro cammino verso l'Italia, passi incerti e faticosi compiuti da decine se non centinaia di persone alla volta: uomini e donne, anziani e bambini, che solcavano sentieri impervi portando con sé soltanto un po' di viveri e le loro poche cose, il bestiame e i cavalli, facendo il più in fretta possibile perché si poteva procedere soltanto con la luce del giorno.
Una volta raggiunta la loro nuova patria, i Walser si rimboccarono le maniche e iniziarono a costruire i loro villaggi: insediamenti semplici, fatti di poche ma bellissime stadel, le case edificate con tecniche di antichissima tradizione che ancora oggi caratterizzano profondamente l'identità di queste valli e ne costituiscono una delle principali attrazioni

Sono considerate insediamenti walser circa 150 località, distribuite su una lunghezza di quasi 300 km nell'arco alpino. Il fenomeno di colonizzazione dei Walser riflette l'elevata mobilità nelle Alpi fra il XIII e il XV sec.
Le migrazioni dei Walser
Fonti: indicazioni di Max Waibel; A. Fibicher, Walliser Geschichte, 2, 1987, p. 234 © 2012 DSS e cartografia Kohli, Berna.
L'opera di colonizzazione dei Walser consisteva nel dissodare, popolare e sfruttare zone piovose di alta montagna, principalmente praticando l'allevamento e una forma di economia alpestre che permetteva di accumulare riserve di fieno e tenere mandrie più grandi.

Un ingegnoso sistema per tenere il pane al sicuro
Nel XX secolo fu messa sotto pressione dai trasporti e dal turismo, dall'influsso della scuola e dei media, ma anche dai contatti con i vicini dialetti tedeschi e italiani. All'inizio del XXI secolo il mondo contadino descritto nel tedesco walser era ampiamente tramontato. La lingua walser si è tuttavia conservata relativamente bene in alcune valli grigionesi e del Vorarlberg.

Sputacchiera
Credenze
Fin verso la fine del 500 il cimitero (Frithoff) si trova sul lato sud della chiesa e le tombe (Gráp, Grébar) si stringono una all'altra per scarsità di spazio.

Nel 1587 un paesano dona alla parrocchia un terreno em Boda ponendo la condizione che entro quattro anni deve costruire intorno alla chiesa dei muri di sostegno per i terrazzamenti e allestire un nuovo cimitero più spazioso con muri di cinta e un bel cancello (Terrli) all'entrata.
Le tombe sono molto semplici e consistono di un piccolo tumulo di terra circondato da una cornice di gneiss (Grapschteina). Sono adornate con una croce (Gräpchritz) o un pannello tombale di legno e qualche semplice fiore o arbusto.
Puo succedere che un pannello tombale o una croce vengano riusati per un nuovo morto, Non ci sono lastre tombali.
Le tombe sono molto semplici e consistono di un piccolo tumulo di terra circondato da una cornice di gneiss (Grapschteina). Sono adornate con una croce (Gräpchritz) o un pannello tombale di legno e qualche semplice fiore o arbusto.
Puo succedere che un pannello tombale o una croce vengano riusati per un nuovo morto, Non ci sono lastre tombali.
Ogni anno, per Ognissanti, le tombe vengono ornate con fiori e rametti di sorbo e abete rosso e la notte vengono accesi dei lumini Poi prima che arrivi la neve. le belle croci estive (Sumarchritz) in legno di lance con il tettuccio e il crocefisso sono sostituite con la croci invernali più semplici e conservate nelle abitazioni
Le stalle più antiche
Proseguendo dietro la chiesa si ha l'opportunità di percorrere un vicolo costeggiato da stalle. Benché molti stabili siano stati trasformati in abitazioni secondarie, la struttura originale è stata generalmente mantenuta e si può ancora intuirne il disegno, La parte superiore è generalmente in legno mentre il basamento è in sasso, La capriata è chiusa da un assito, le fiancate in muratura hanno un ampio te quadro travato all'altezza del fienile, Le due porte si trovano sul fronte; quella superiore, a due battenti, viene raggiunta da una scala a pioli.
Le torbe
A Bosco Gurin troviamo ancora 15 torbe walser. La torba é una costruzione in legno edificata su uno zoccolo di muratura che normalmente ospitava la stalla o un ripostiglio. La parte di legno è isolata da un certo numero di funghi, costituiti da gambo (in legno o in muratura), sormontato spesso da una lastra di granito rozzamente arrotondata per impedire ai topi di raggiungere la cella granaria. Quest'ultima era il luogo più sicuro per conservare diversi prodotti, quali segale e orzo, dall'umidità e, come già detto, dai roditori.Altri punti di interesse
Oratorio della Madonna della Neve: si trova a valle del villaggio, presso la vecchia strada; venne costruito nel 1724 in adempimento di un voto espresso in seguito alla catastrofe valangaria del 1695.Cappella di San Rocco: all'entrata del villaggio, sotto la cantonale, si intravede il tetto di questa cappella con portico edificata nel 1832 per scongiurare la minaccia del colera: San Rocco è conosciuto come il patrono della peste.
Anticamente la strada mulattiera che conduceva a Bosco Gurin passava sotto la sua arcata. La pregevole statua lignea che si trovava sull'altare è stata purtroppo rubata e mai più ritrovata.
Si chiude così questa bellissima giornata pregna di natura storia e cultura. Ho molto temporeggiato, ho studiato più volte il percorso per adattarlo ai miei potenziali accompagnatori, poi come spesso capita mi sono ritrovato solo, ma ho deciso di farlo, altrimenti non sarei mai partito. Non avrei potuto aver miglior compagnia che quella dei miei pensieri













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