Ore 08:07: mi ritrovo dove mai avrei pensato; su un lettino di uno studio medico. Nulla di preoccupante, cerco risposte, metodi, possibilità di applicazione all’accettazione della condizione umana.
Parole grosse, sto esagerando?
Si necessita di un viaggio introspettivo
Che tutti questi discorsi sulla morte mi abbiano annebbiato il cervello impedendomi di assaporare il “qui e ora”?
Mi si chiede di stendermi e di traslarmi in un luogo confortevole, non c’è che l’imbarazzo della scelta, gli scorci goduti nelle Alpi sono ben presenti in me, decido di teletrasportarmi in Val Torta, nella spianata prima del bivio Naret - Cristallina

Mi sento staccato da tutto, solo piccole presenze come il canto dei passeri fuori, l’odore di ambulatorio e la morbidezza del lettino mi fanno compagnia e son degni della mia attenzione.
Mi rendo conto che la mia stima per gli eremiti ha una ragione ben radicata in me. Staccare, tagliarsi fuori da un bombardamento costante di elementi esterni, elementi che non influiscono sulla mia quotidianità, elementi sui quali non ho nessun potere di influire, insomma elementi non necessari.
Ripercorro quindi gli eremiti incrociati nel mie esplorazioni, da San Nicolao alle monache di Claro, e al mio “risveglio” infine torna alla mente San Gallo visitata pochi giorni prima e santa Viborada, colei che ha richiesto e ottenuto questo taglio venendo murata nel suo eremo.
Santa Viborada
Presso la chiesa di St. Georgen vicino a San Gallo, dove Santa Viborada ebbe il suo primo eremo nel X secolo, la vita di reclusione continuò fino al tardo Medioevo.Viborada di San Gallo fu la prima donna a essere proclamata santa da un papa in un processo di canonizzazione. Nel 916 Viborada scelse la forma più austera di eremitismo: si fece murare in una cella presso la chiesa di S. Magno a San Gallo per vivere da cosiddetta «reclusa» il resto della sua vita.
Nel 925 una visione le preannunciò l'imminente invasione degli Ungari e il suo stesso martirio. Wiborada consigliò quindi all'abate Engilberto di mettere in sicurezza il tesoro dell'abbazia, inclusi archivio e biblioteca, il ° maggio 926 Viborada fu uccisa dagli Ungari
Nelle Vitae la data indicata per tale evento è quella del 1º maggio 926. Nonostante le pressioni dell'abate Engilberto, Viborada si rifiutò di lasciare la sua cella. Secondo quanto affermato nella Vita I, Viborada suggerì tuttavia ad Engilberto di riporre al sicuro su una rocca il tesoro dell'abbazia ed i preziosi manoscritti. Quando infine giunse notizia delle scorrerie degli Ungari nelle vicinanze, anche i monaci dell'abbazia fuggirono sulla rocca ed il fratello di Viborada, Hitto, prese anch'egli la via della fuga all'ultimo momento.
I barbari irruppero nella chiesa di San Magnus e la incendiarono. Essi appiccarono fuoco anche alla clausura, ove tuttavia si estinse per miracolo. Poiché essi non riuscivano ad entrare nella clausura, salirono sul tetto e vi entrarono. Essi trovarono Viborada inginocchiata davanti all'altare, le strapparono i vestiti fino al cilicio e le inflissero con un'ascia tre ferite al capo. Secondo la Vita II Viborada ne morì solo il giorno successivo. Il fratello Hitto la trovò e informò l'abate, che rientrò dalla rocca otto giorni dopo. Stando a quanto tramandato, le ferite di Viborada si rimarginarono. La Vita II narra di un funerale di Viborada, accompagnato dall'abate e da una gran quantità di fedeli.

La più antica rappresentazione di Santa Viborada
Codex Sangallensis 586, verso il 1430/1436
Nel 925 una visione le preannunciò l'imminente invasione degli Ungari e il suo stesso martirio. Wiborada consigliò quindi all'abate Engilberto di mettere in sicurezza il tesoro dell'abbazia, inclusi archivio e biblioteca, il ° maggio 926 Viborada fu uccisa dagli Ungari

Il martirio di santa Viborada in una rappresentazione data fra il 1451/60 nel Codex Sangallensis 602
Nelle Vitae la data indicata per tale evento è quella del 1º maggio 926. Nonostante le pressioni dell'abate Engilberto, Viborada si rifiutò di lasciare la sua cella. Secondo quanto affermato nella Vita I, Viborada suggerì tuttavia ad Engilberto di riporre al sicuro su una rocca il tesoro dell'abbazia ed i preziosi manoscritti. Quando infine giunse notizia delle scorrerie degli Ungari nelle vicinanze, anche i monaci dell'abbazia fuggirono sulla rocca ed il fratello di Viborada, Hitto, prese anch'egli la via della fuga all'ultimo momento.
I barbari irruppero nella chiesa di San Magnus e la incendiarono. Essi appiccarono fuoco anche alla clausura, ove tuttavia si estinse per miracolo. Poiché essi non riuscivano ad entrare nella clausura, salirono sul tetto e vi entrarono. Essi trovarono Viborada inginocchiata davanti all'altare, le strapparono i vestiti fino al cilicio e le inflissero con un'ascia tre ferite al capo. Secondo la Vita II Viborada ne morì solo il giorno successivo. Il fratello Hitto la trovò e informò l'abate, che rientrò dalla rocca otto giorni dopo. Stando a quanto tramandato, le ferite di Viborada si rimarginarono. La Vita II narra di un funerale di Viborada, accompagnato dall'abate e da una gran quantità di fedeli.
Ogni occasione é buona
Certo che Viborada di tempo per fare nulla ne ebbe a sufficienza, presumibile le sue ore si concentrarono sulla preghiera permettendo a parte del cervello di riposarsi. Quello che per un eremita é servito in abbondanza così non é per noi comuni esseri viventi da fondo valle sempre intenti a far qualcosa.Pensandoci attentamente dovremmo apprezzare maggiormente quei momenti di stacco che la vita di tutti i giorni ci propone. Perché arrabbiarci davanti a una colonna al supermercato e non vederla invece come un regalo; un momentino in cui possiamo staccare e non fare nulla? Un ennesima buona occasione per traslarsi altrove, basta sapersi creare le occasioni

Val Torta guardando verso il passo del Naret
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