Il paginone a metà rivista? Scagli la prima pietra chi non aspettava altro di vedere a chi/cosa era dedicato il poster nel paginone a metà rivista. Il buon Diebold ha operato 500 anni prima delle riviste patinate ma la sua cronaca ha avuto una doppia pagina dedicata, una delle pochissime se non l’unica, si, la battaglia di Sempach

É durante la visita al museo presso il municipio di Sempach inerente la battaglia del 1386 che ghermisco alcuni dettagli sulla sua rappresentazione
Questo dettaglio viene rappresentato anche in un quadro al museo di Zofingen e nell'affresco della battaglia all'interno della cappella della battaglia
Sette: anche la guerra di allora è difficile da immaginare in tutta la sua terribilità. Il saccheggio integrava o sostituiva la paga e comprendeva, oltre al depredare vivi e morti, anche l’incendio e lo stupro. L’importanza centrale che Schilling attribuiva al saccheggio è dimostrata dallo spazio che vi dedicò, ovvero quasi quanto quello riservato alla battaglia stessa. In basso un austriaco viene ucciso a colpi, un altro pugnalato. Nelle vicinanze giace un nemico nudo, già derubato fino alle mutande.

É durante la visita al museo presso il municipio di Sempach inerente la battaglia del 1386 che ghermisco alcuni dettagli sulla sua rappresentazione
La battaglia di Sempach nella cronaca di Diebold Schilling del 1513.
Nella sua famosa cronaca illustrata, Schilling dedicò ampio spazio alla guerra di Sempach. I numerosi dettagli potrebbero dare l’impressione che il cronista fosse stato un testimone oculare o almeno un contemporaneo. La sua descrizione fu tuttavia redatta più di 100 anni dopo la battaglia. Dal 1386 la guerra di Sempach aveva acquisito notevole importanza dal punto di vista dei Confederati.
Le cronache illustrate riportano eventi che si susseguono nel tempo, spesso in un'unica immagine. È così anche in questo caso. Si possono distinguere quattro fasi della battaglia. Al centro la battaglia è in pieno svolgimento. In alto a sinistra alcuni austriaci stanno già ritirandosi. In basso a sinistra i Confederati stanno saccheggiando. Al centro a destra se ne vanno infine. La successione temporale diventa una coesistenza spaziale.
Uno: la città è così vicina al lago che le mura e le torri si riflettono nell’acqua. Solo una stretta striscia di verde si frappone tra loro. La rappresentazione è fortemente schematica, come era consuetudine all’epoca. Sono accurate le due porte della città, i relativi ponti e fossati, oltre a una porta sul lago.
Le cronache illustrate riportano eventi che si susseguono nel tempo, spesso in un'unica immagine. È così anche in questo caso. Si possono distinguere quattro fasi della battaglia. Al centro la battaglia è in pieno svolgimento. In alto a sinistra alcuni austriaci stanno già ritirandosi. In basso a sinistra i Confederati stanno saccheggiando. Al centro a destra se ne vanno infine. La successione temporale diventa una coesistenza spaziale.
Uno: la città è così vicina al lago che le mura e le torri si riflettono nell’acqua. Solo una stretta striscia di verde si frappone tra loro. La rappresentazione è fortemente schematica, come era consuetudine all’epoca. Sono accurate le due porte della città, i relativi ponti e fossati, oltre a una porta sul lago.
Due: la figura al centro dell’immagine fa pensare involontariamente a Winkelried. Chi altro avrebbe meritato il posto centrale in questa doppia pagina? Ma un uomo con questo nome non era ancora noto all’epoca di Schilling. Nel 1476 la Cronaca di Zurigo menzionò per la prima volta un uomo con la cappa. Schilling raffigurò per la prima volta questo uomo ancora senza nome nella sua cronaca del 1513, senza menzionarlo nel testo. L’uomo con la cappa porta sulla spalla una croce bianca, il segno di riconoscimento confederato, come anche altri guerrieri. Venti anni dopo avrebbe ricevuto un nome nel cosiddetto «Halbsuterlied». Nel 1533 si trova per la prima volta nelle fonti la denominazione Winkelried.
Tre: i cavalieri combattevano esclusivamente a piedi. Così, almeno, Schilling raffigurò la battaglia nel 1513. Si riconoscono sì quattro cavalli, ma tutti ai margini dell’azione. Gli austriaci, e sporadicamente anche i confederati, indossano nell’immagine i cosiddetti elmi a cono, come erano diffusi all’epoca della battaglia.
Ben 100 anni dopo, Schilling interpretò erroneamente questi elmi come singolari maschere facciali.
Come armi tipiche dei Confederati si riconoscono le lance lunghe e le alabarde. È invece discutibile se i Confederati indossassero sistematicamente armature a tre quarti, come nell’immagine. Dalle fonti scritte emerge piuttosto il contrario.
Quattro: una donna, vestita con abiti nei colori dello stato di Lucerna, si trova tra i Confederati che combattono e quelli in ritirata. Nella mano sinistra porta una brocca da vino in stagno. Questo la identifica come una vivandiera. Nel tardo Medioevo le vivandiere accompagnavano regolarmente le spedizioni militari. Provvedevano al sostentamento dei soldati e fornivano loro assistenza medica. Spesso non erano solo commercianti, ma anche prostitute. Sul margine sinistro sono raffigurate anche donne dalla parte degli Asburgo. Due lamentano quanto sta accadendo, una fugge a cavallo.
Cinque: Musicanti al servizio della guerra. Ben due musicisti marciano in mezzo ai guerrieri confederati. Probabilmente suonano i pifferi. Il piffero è uno strumento a fiato in legno il cui tubo si apre leggermente verso il basso. Poiché il suono è molto forte, acuto e, soprattutto nei registri gravi, nasale, era particolarmente adatto alle campagne militari. I pifferai erano di solito accompagnati dai tamburini.
Sei: un'intera collina è ricoperta dai becchi tagliati delle scarpe rosse, gialle e nere dei cavalieri austriaci.
Schilling ha così espresso graficamente quella tradizione secondo cui gli Asburgo avrebbero tagliato i becchi a punta delle loro scarpe, allora di moda, per potersi muovere a piedi senza ostacoli. Se ciò corrispondesse al vero è discutibile. È possibile che per Schilling e i suoi simili le scarpe a becco fossero soprattutto un simbolo con cui si sottolineava la posizione sociale dei cavalieri.
Schilling ha così espresso graficamente quella tradizione secondo cui gli Asburgo avrebbero tagliato i becchi a punta delle loro scarpe, allora di moda, per potersi muovere a piedi senza ostacoli. Se ciò corrispondesse al vero è discutibile. È possibile che per Schilling e i suoi simili le scarpe a becco fossero soprattutto un simbolo con cui si sottolineava la posizione sociale dei cavalieri.
Questo dettaglio viene rappresentato anche in un quadro al museo di Zofingen e nell'affresco della battaglia all'interno della cappella della battaglia
Sette: anche la guerra di allora è difficile da immaginare in tutta la sua terribilità. Il saccheggio integrava o sostituiva la paga e comprendeva, oltre al depredare vivi e morti, anche l’incendio e lo stupro. L’importanza centrale che Schilling attribuiva al saccheggio è dimostrata dallo spazio che vi dedicò, ovvero quasi quanto quello riservato alla battaglia stessa. In basso un austriaco viene ucciso a colpi, un altro pugnalato. Nelle vicinanze giace un nemico nudo, già derubato fino alle mutande.
Sul bordo superiore della scena, un guerriero con i colori di Lucerna spoglia un austriaco gravemente ferito. Le due vivandiere accanto possono solo guardare. Il loro torcersi le mani e pregare non serve a nulla.
Otto: il risultato della battaglia non potrebbe essere rappresentato in modo più chiaro. All'inizio della battaglia, i quattro stendardi confederati di Uri, Svitto, Untervaldo e Lucerna si fronteggiano con gli stendardi austriaci. In primo piano si riconoscono l'aquila rossa, stendardo principale della contea del Tirolo, e in fondo gli stemmi di Sciaffusa, l'ariete nero su fondo giallo, e di Lenzburg, la sfera blu su fondo bianco. Dopo la vittoria, i confederati sfilano trionfanti con le loro bandiere e tutte quelle conquistate. I simboli della vittoria vengono custoditi a Lucerna come un tesoro.
Gli originali vengono conservati nella Torre dell'Acqua, le copie nella Chiesa dei Francescani.
Copie delle bandiere catturate dipinte nella chiesa dei Francesacani a Lucerna












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