Chironico ha sostanzialmente due hit dal lato culturale - architettonico- artistico: la chiesa di Sant'Ambrogio e la torre al centro del paese. Non me ne vogliano i chironichesi, c'é dell'altro, molto altro, ma ai miei occhi queste due perle sono uno step sopra.
Durante la mia prima visita ho avuto modo di assaporare per la prima volta quello che il villaggio offriva, ma per poter osservare meglio ho dovuto tornare una seconda volta, questa volta aggregandomi ad una gita fuori porta con illustri esperti di storia.
La torre
Del villaggio è ancora oggi riconoscibile un elemento significativo. Bisogna immaginare che la strada situata dietro la torre non fosse quella principale: il percorso più importante attraversava infatti il villaggio. Sul fronte esterno del nucleo di Chironico, a partire probabilmente dal XIII secolo, si può individuare la presenza di una struttura che non era solo residenziale, come avveniva comunemente, ma che integrava anche una funzione verosimilmente difensiva.Si tratta della cosiddetta torre, in seguito denominata Torre dei Pedrini, dal nome della famiglia proprietaria.

La torre di Chironico
Per secoli la torre fu abitata da una famiglia della nobiltà locale. Il nome “Della Torre” ricorre frequentemente in questi contesti, rendendo difficile stabilire collegamenti certi tra le diverse famiglie; tuttavia è chiaro che si trattasse di una residenza nobiliare con una duplice funzione: abitativa e difensiva.
Stanza improvvista all'interno della torre
Sebbene da questo lato sia meno evidente, osservando l’edificio dall’altra parte si riconosce meglio la muratura e si nota come gli ultimi due piani siano stati aggiunti in un secondo momento.
Si può dunque parlare di un corpo originario relativamente unitario, escludendo l’attuale ingresso, frutto di un’aggiunta successiva, che raggiungeva già una certa altezza e che fu poi sopraelevato, probabilmente tra il XIII e il XIV secolo.
Si può dunque parlare di un corpo originario relativamente unitario, escludendo l’attuale ingresso, frutto di un’aggiunta successiva, che raggiungeva già una certa altezza e che fu poi sopraelevato, probabilmente tra il XIII e il XIV secolo.
L'ingresso dalla parte del villaggio
Anche il tetto attuale è il risultato di interventi posteriori. Sui lati sembrerebbero ancora leggibili tracce della merlatura originaria, sulla quale fu successivamente impostata la copertura in piombo, anche se non è chiaro se ciò sia visibile dall’interno.
Si tratta quindi di un elemento fortemente caratterizzante dell’insediamento, che a Chironico si è conservato fino a oggi. Situazioni analoghe non erano rare: rappresentavano una componente tipica della struttura comunitaria, ovvero uno spazio occupato in modo riconoscibile da una fascia sociale distinta.
A Giornico, ad esempio, la cosiddetta Torre di Attone, oggi minacciata dall’abbandono, rappresentava una realtà simile. Anche a Faido esisteva un tempo la Torre dei Varesi, oggi scomparsa, che probabilmente aveva un’origine comparabile. Chironico ha quindi la fortuna di conservare ancora un esempio ben leggibile, seppur modificato.
La torre è stata abitata fino a pochi anni fa, e ciò ha comportato profonde trasformazioni degli interni; tuttavia, la continuità d’uso resta evidente. Prima di entrare, vale la pena osservare un dettaglio: sopra la porta d’ingresso, aggiunta nel Novecento, come si deduce anche da un disegno di Johann Rudolf Rahn degli anni 1880 che raffigura la torre senza questo corpo, si trova un’immagine della Madonna.
Al di là del valore artistico, non particolarmente rilevante, questo elemento è significativo dal punto di vista simbolico. All’interno, sopra la porta originaria, si conserva una lunetta con una Madonna attribuibile a un pittore attivo tra la fine del Quattrocento e i primi decenni del Cinquecento nell’area tra i serenghesi e i tradatesi, giunta fino a noi in ottime condizioni.
Si tratta di uno schema già diffuso almeno tre secoli prima, come abbiamo visto anche nel caso del casone ai margini dell’abitato: chiunque passasse davanti all’ingresso della residenza dei nobili Giorgini di Chironico si trovava di fronte l’immagine della Madonna, sotto la quale transitavano anche gli stessi abitanti.
Ne abbiamo certezza grazie al pittore che realizzò l’intero ciclo di affreschi: nell’iscrizione, infatti, egli indicò con precisione questo intervento.
Il concetto di ciclo di vita o di età della vita è presente in tutte le società. Per Dante, che riprese da Ippocrate e Avicenna la suddivisione della vita in quattro età analoghe alle stagioni, l'adolescenza andava dalla nascita al venticinquesimo anno di età (Infanzia, Gioventù), la maturità dai 25 ai 45 anni, la Vecchiaia fino ai 70, mentre in seguito iniziava la decrepitezza. Altri autori, come S. Agostino, Isidoro di Siviglia (VII sec.) o Vincenzo di Beauvais (XII xec.), suddividevano la vita in sei o sette periodi corrispondenti ai pianeti.
Queste sono raffigurazioni che solitamente si trovano in manoscritti miniati, soprattutto sul supporto pergameneo o successivamente cartaceo. Quindi sono delle raffigurazioni legate soprattutto al testo scritto, che accompagnavano dei contenuti di carattere morale o filosofico. Il caso eccezionale di Chironico è che le vediamo invece in forma di affresco, anche se a livello stilistico sono molto semplici, perché sono monocromatici, ci sono pochissimi tratti di colore, però è un unicum abbastanza importante perché effettivamente non capita spesso di vedere questo tipo di raffigurazione all'interno di un ambiente sacro in questa forma.
Ad uno dei personaggi maschili, che sono quelli raffigurati sulla sinistra, che trascorre le varie fasi della sua vita, si trova di riflesso una figura femminile che è una figura allegorica, quindi non è una donna reale, ma è qualcosa che ammonisce o perlomeno rende attento il personaggio maschile a quali potrebbero essere le debolezze tipiche dell'età della vita in cui si trova. Questo proprio come significato di istruzione o come sfondo legato alla trasmissione di un messaggio legato alla moralità.
ma poi dall'adolescenza in poi il gruppo risulta caratterizzato attraverso degli oggetti o delle posture del personaggio maschile che rimandano a quale debolezza potrebbe incorrere in quella fase della vita.
Questi medaglioni si concludono effettivamente sotto la raffigurazione della morte, questo non è casuale.
Accanto a questa fascia inferiore, che in origine illustrava il ciclo delle età della vita, si intravede sull’altro lato anche un ciclo dei mesi. Si tratta di raffigurazioni tipicamente medievali, in cui venivano rappresentate le attività agricole e rurali svolte nei diversi periodi dell’anno. In questo caso si riconoscono momenti legati alla semina e alla mietitura. Siamo probabilmente tra la fine dell’autunno e l’inizio dell’inverno. È plausibile che lungo tutta la fascia inferiore della parete, e forse anche sulla controfacciata, fossero presenti le altre scene del ciclo mensile, come avviene frequentemente in contesti sacri analoghi.
Per quanto riguarda i due assi iconografici principali, realizzati contemporaneamente, da un lato troviamo la Maiestas Domini accompagnata dai quattro evangelisti. È interessante notare come i loro corpi umani siano combinati con le teste degli animali simbolici associati a ciascun evangelista, secondo un’iconografia piuttosto particolare.
Dall’altro lato è raffigurata l’Incoronazione di Maria, mentre nella fascia inferiore si sviluppano scene legate alle vite degli altri santi.
Non è necessario entrare in ulteriori dettagli. È però importante ricordare la presenza di un’iscrizione che documenta con precisione l’autore dell’opera, consentendo di datare l’intero ciclo pittorico a un momento molto preciso: l’inizio del Quattrocento.
Si tratta quindi di un elemento fortemente caratterizzante dell’insediamento, che a Chironico si è conservato fino a oggi. Situazioni analoghe non erano rare: rappresentavano una componente tipica della struttura comunitaria, ovvero uno spazio occupato in modo riconoscibile da una fascia sociale distinta.
A Giornico, ad esempio, la cosiddetta Torre di Attone, oggi minacciata dall’abbandono, rappresentava una realtà simile. Anche a Faido esisteva un tempo la Torre dei Varesi, oggi scomparsa, che probabilmente aveva un’origine comparabile. Chironico ha quindi la fortuna di conservare ancora un esempio ben leggibile, seppur modificato.
La torre è stata abitata fino a pochi anni fa, e ciò ha comportato profonde trasformazioni degli interni; tuttavia, la continuità d’uso resta evidente. Prima di entrare, vale la pena osservare un dettaglio: sopra la porta d’ingresso, aggiunta nel Novecento, come si deduce anche da un disegno di Johann Rudolf Rahn degli anni 1880 che raffigura la torre senza questo corpo, si trova un’immagine della Madonna.
Al di là del valore artistico, non particolarmente rilevante, questo elemento è significativo dal punto di vista simbolico. All’interno, sopra la porta originaria, si conserva una lunetta con una Madonna attribuibile a un pittore attivo tra la fine del Quattrocento e i primi decenni del Cinquecento nell’area tra i serenghesi e i tradatesi, giunta fino a noi in ottime condizioni.
Si tratta di uno schema già diffuso almeno tre secoli prima, come abbiamo visto anche nel caso del casone ai margini dell’abitato: chiunque passasse davanti all’ingresso della residenza dei nobili Giorgini di Chironico si trovava di fronte l’immagine della Madonna, sotto la quale transitavano anche gli stessi abitanti.
La chiesa di Sant'Ambrogio
Sappiamo che l’edificio in cui ci troviamo oggi fu costruito verosimilmente tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo. Successivamente subì un intervento nel 1338 che l’iscrizione definisce come “riedificazione”, ma che con ogni probabilità corrisponde piuttosto a un ampliamento.Ne abbiamo certezza grazie al pittore che realizzò l’intero ciclo di affreschi: nell’iscrizione, infatti, egli indicò con precisione questo intervento.
La chiesa fu quindi riedificata nel 1338. I lavori decorativi iniziarono nel giugno del 1340, proseguirono nell’ottobre dello stesso anno e si conclusero nel giugno dell’anno successivo. Queste informazioni derivano dall’iscrizione collocata sotto il catino della seconda abside.
L’opera è attribuita a un maestro comasco, Pierpaolo del castello di Meraggio, al quale fu affidata l’intera decorazione ad affresco della chiesa. Di lui, tuttavia, non si conservano molte altre testimonianze in Ticino.
Si tratta infatti di una delle tracce più significative della sua attività tra Ticino e Italia. La chiesa ha purtroppo subito restauri ottocenteschi che ne hanno in parte alterato l’aspetto originario. Interventi successivi non hanno potuto ripristinarlo completamente, ma hanno comunque permesso di recuperare alcune informazioni che i restauri dell’Ottocento avevano cancellato.
Questo rappresenta un aspetto piuttosto particolare per le chiese medievali absidate, anche nell’area di Valdidentro. Nella maggior parte dei casi, infatti, si trova una struttura a navata unica con una sola abside, alla quale viene aggiunta una seconda abside in una fase costruttiva successiva. In questo caso, invece, l’edificio fu concepito fin dall’inizio con due absidi.
Sulla base di quanto è ancora visibile e riconoscibile oggi, sono state avanzate alcune ipotesi che permettono di immaginare cosa fosse raffigurato su questo elemento architettonico, oggi scomparso.
Se pensiamo a San Devoto, troviamo un’altra rappresentazione del Giudizio Universale, di stile completamente diverso poiché collocabile in una fase cronologica precedente, cioè nei primi decenni del Trecento. Tuttavia, la tematica escatologica, così come i simboli legati al Giudizio Universale, rimangono ricorrenti.
La sezione dedicata ai beati, cioè al Paradiso, è rappresentata con un angelo che accompagna le anime. Questo spazio è immaginato come una città medievale fortificata, entro le cui mura si intravedono anime già salvate, affacciate alle finestre delle abitazioni.
La fascia superiore mostra il momento della Resurrezione con i due angeli che intervengono, richiamano le anime alla risurrezione,


Si tratta di una Madonna della Misericordia: la testa non è visibile, ma si riconosce chiaramente l’iconografia del mantello. In un’altra raffigurazione è invece rappresentata mentre incorona San Benedetto, di cui abbiamo parlato in precedenza, sempre con il grande manto sotto il quale accoglie e protegge i fedeli.
Non è raro, infatti, che tra le schiere di devoti siano raffigurati anche personaggi reali. In altri casi compaiono i ritratti dei committenti o di persone legate alla comunità locale.
In questo caso non possiamo identificarli con certezza, ma è possibile che tra quei volti, contemporanei alle immagini, vi siano persone conosciute dall’epoca o membri della comunità ecclesiastica e rituale del luogo.
Essi rappresentano, in sette fasi, la vita dell’uomo secondo la concezione medievale delle cosiddette “età dell’uomo”: dall’infanzia, all’adolescenza, alla giovinezza, raffigurata nel terzo medaglione, poi la maturità, la vecchiaia, la decrepitezza, fino ad arrivare alla morte, collocata nell’ultimo angolo.
L’opera è attribuita a un maestro comasco, Pierpaolo del castello di Meraggio, al quale fu affidata l’intera decorazione ad affresco della chiesa. Di lui, tuttavia, non si conservano molte altre testimonianze in Ticino.
Si tratta infatti di una delle tracce più significative della sua attività tra Ticino e Italia. La chiesa ha purtroppo subito restauri ottocenteschi che ne hanno in parte alterato l’aspetto originario. Interventi successivi non hanno potuto ripristinarlo completamente, ma hanno comunque permesso di recuperare alcune informazioni che i restauri dell’Ottocento avevano cancellato.
Combo di absidi
Per esempio, sappiamo che l’ingresso originale non si trovava esattamente al centro, come quello che utilizziamo oggi, ma era leggermente spostato e collocato in corrispondenza di un pilastro. Di questo elemento sono ancora visibili le tracce sul pavimento: esso sosteneva un traverso che divideva la chiesa in due ambienti distinti, in relazione anche alle due absidi, pur essendo state costruite contemporaneamente.Questo rappresenta un aspetto piuttosto particolare per le chiese medievali absidate, anche nell’area di Valdidentro. Nella maggior parte dei casi, infatti, si trova una struttura a navata unica con una sola abside, alla quale viene aggiunta una seconda abside in una fase costruttiva successiva. In questo caso, invece, l’edificio fu concepito fin dall’inizio con due absidi.

Sulla base di quanto è ancora visibile e riconoscibile oggi, sono state avanzate alcune ipotesi che permettono di immaginare cosa fosse raffigurato su questo elemento architettonico, oggi scomparso.
Se pensiamo a San Devoto, troviamo un’altra rappresentazione del Giudizio Universale, di stile completamente diverso poiché collocabile in una fase cronologica precedente, cioè nei primi decenni del Trecento. Tuttavia, la tematica escatologica, così come i simboli legati al Giudizio Universale, rimangono ricorrenti.
Il giudizio universale
La principale novità è la rappresentazione della Morte come figura personificata: appare al centro, in cima a una scalinata, con la falce e accompagnata da un’iscrizione in cui afferma di non accettare doni da nessuno. Ai suoi piedi sono raffigurati due personaggi simbolici: da un lato un re o sovrano, emblema del potere civile, dall’altro una figura che rappresenta il potere ecclesiastico.
La sezione dedicata ai beati, cioè al Paradiso, è rappresentata con un angelo che accompagna le anime. Questo spazio è immaginato come una città medievale fortificata, entro le cui mura si intravedono anime già salvate, affacciate alle finestre delle abitazioni.

Nella bocca del Leviatano
La fascia superiore mostra il momento della Resurrezione con i due angeli che intervengono, richiamano le anime alla risurrezione,

Madonna della Misericordia

Si tratta di una Madonna della Misericordia: la testa non è visibile, ma si riconosce chiaramente l’iconografia del mantello. In un’altra raffigurazione è invece rappresentata mentre incorona San Benedetto, di cui abbiamo parlato in precedenza, sempre con il grande manto sotto il quale accoglie e protegge i fedeli.
Non è raro, infatti, che tra le schiere di devoti siano raffigurati anche personaggi reali. In altri casi compaiono i ritratti dei committenti o di persone legate alla comunità locale.
In questo caso non possiamo identificarli con certezza, ma è possibile che tra quei volti, contemporanei alle immagini, vi siano persone conosciute dall’epoca o membri della comunità ecclesiastica e rituale del luogo.
Le età dell’uomo
Ciò che risulta ancora più curioso nella chiesa di Sant’Ambrogio è la presenza dei medaglioni che si possono osservare. Si tratta infatti di una raffigurazione eccezionale.Essi rappresentano, in sette fasi, la vita dell’uomo secondo la concezione medievale delle cosiddette “età dell’uomo”: dall’infanzia, all’adolescenza, alla giovinezza, raffigurata nel terzo medaglione, poi la maturità, la vecchiaia, la decrepitezza, fino ad arrivare alla morte, collocata nell’ultimo angolo.
Il concetto di ciclo di vita o di età della vita è presente in tutte le società. Per Dante, che riprese da Ippocrate e Avicenna la suddivisione della vita in quattro età analoghe alle stagioni, l'adolescenza andava dalla nascita al venticinquesimo anno di età (Infanzia, Gioventù), la maturità dai 25 ai 45 anni, la Vecchiaia fino ai 70, mentre in seguito iniziava la decrepitezza. Altri autori, come S. Agostino, Isidoro di Siviglia (VII sec.) o Vincenzo di Beauvais (XII xec.), suddividevano la vita in sei o sette periodi corrispondenti ai pianeti.
Queste sono raffigurazioni che solitamente si trovano in manoscritti miniati, soprattutto sul supporto pergameneo o successivamente cartaceo. Quindi sono delle raffigurazioni legate soprattutto al testo scritto, che accompagnavano dei contenuti di carattere morale o filosofico. Il caso eccezionale di Chironico è che le vediamo invece in forma di affresco, anche se a livello stilistico sono molto semplici, perché sono monocromatici, ci sono pochissimi tratti di colore, però è un unicum abbastanza importante perché effettivamente non capita spesso di vedere questo tipo di raffigurazione all'interno di un ambiente sacro in questa forma.
Ad uno dei personaggi maschili, che sono quelli raffigurati sulla sinistra, che trascorre le varie fasi della sua vita, si trova di riflesso una figura femminile che è una figura allegorica, quindi non è una donna reale, ma è qualcosa che ammonisce o perlomeno rende attento il personaggio maschile a quali potrebbero essere le debolezze tipiche dell'età della vita in cui si trova. Questo proprio come significato di istruzione o come sfondo legato alla trasmissione di un messaggio legato alla moralità.

La fanciullezza (7-14 anni)
Il fanciullo viene raffigurato con il simbolo della purezza che è la colomba, siamo in un'età in cui non c'è una predisposizione particolare al peccato,

L'adolescenza (14-28 anni)
Un giovane che suona uno strumento, si fa bello o sospira per l'amata.

La giovinezza (28-40 anni)
Il vigore e la forza fisica, spesso raffigurata con un giovane a cavallo o impegnato in attività fisiche.

La maturità (40-56 anni)
La fase della piena maturità, spesso raffigurata con un uomo nel pieno dei suoi poteri, dedito al lavoro o alla gestione della cosa pubblica.

La vecchiaia (56-78 anni)
L'inizio del declino fisico, spesso rappresentato con un uomo che si appoggia a un bastone.
La decrepitezza (da 78 anni in poi)

La morte
L’ultimo medaglione raffigura una figura maschile: l’anima viene rappresentata nel momento della sua elevazione al cielo. Al di sopra si sviluppa poi il tema del Giudizio Universale e della morte, intesa come elemento che determina il destino eterno dell’uomo.Altri elementi
In parallelo a questi medaglioni, che condividono la stessa impostazione stilistica, si nota una struttura coerente degli ambienti. Le pareti sono organizzate in modo simile: una fascia inferiore monocromatica, separata da una striscia decorativa, e sopra due registri principali con le storie dei santi legate al contesto rappresentato.Accanto a questa fascia inferiore, che in origine illustrava il ciclo delle età della vita, si intravede sull’altro lato anche un ciclo dei mesi. Si tratta di raffigurazioni tipicamente medievali, in cui venivano rappresentate le attività agricole e rurali svolte nei diversi periodi dell’anno. In questo caso si riconoscono momenti legati alla semina e alla mietitura. Siamo probabilmente tra la fine dell’autunno e l’inizio dell’inverno. È plausibile che lungo tutta la fascia inferiore della parete, e forse anche sulla controfacciata, fossero presenti le altre scene del ciclo mensile, come avviene frequentemente in contesti sacri analoghi.
Per quanto riguarda i due assi iconografici principali, realizzati contemporaneamente, da un lato troviamo la Maiestas Domini accompagnata dai quattro evangelisti. È interessante notare come i loro corpi umani siano combinati con le teste degli animali simbolici associati a ciascun evangelista, secondo un’iconografia piuttosto particolare.
Dall’altro lato è raffigurata l’Incoronazione di Maria, mentre nella fascia inferiore si sviluppano scene legate alle vite degli altri santi.
Non è necessario entrare in ulteriori dettagli. È però importante ricordare la presenza di un’iscrizione che documenta con precisione l’autore dell’opera, consentendo di datare l’intero ciclo pittorico a un momento molto preciso: l’inizio del Quattrocento.







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