Camminando per la valle Verzasca, ma potrebbe benissimo essere qualsiasi altra valle, ho maniera di osservare diverse abitazioni riattate o in fase di riattazione. Sono belle perfette, ma non superano mai il massimo splendore previsto originariamente. Mi spiego, la ristrutturazione non si tratta di un "pimp my country house" dove vengono aggiunti elementi extra non previsti / non a disposizione, durante la costruzione dell'originale. Il rustico vienre lucidato e rimesso al massimo splendore rispettando la sua struttura originale.
Torno a chiedermi perché l'uomo sente il bisogno di avere un abitazione perfetta, degna di ogni comfort. SI tratta di un autocelebrazione, di un senso di realizzazione? E quanto l'ostentare questo traguardo ha un suo influsso? Ma più concretamente é vermante necessario?
Mentre mi faccio tutte quest domande so già chi mi portarà le risposte: Petrarca! E infatti, come sempre, non delude
Petrarca - 1.34 - La bella casa
Gioia: Ho una casa meravigliosa.Ragione: Come potrei esprimermi diversamente se non con le parole di Cicerone: «La dignità di un uomo non può essere sostanzialmente accresciuta dalla casa in cui abita. È il proprietario che dovrebbe onorare la propria casa, e non la casa a onorare il proprietario».
Gioia: Ho una casa ammirevole.
Ragione: Perché te ne rallegri? Se mai, questo elogio spetta all’architetto, e non a te.
Gioia: Vivo in una casa magnifica.
Ragione: Vivi dove i ladri sono in agguato, i servitori si abbandonano ai piaceri, la gente fa la curiosa e i menestrelli vivono di elemosina – insomma, in un luogo che nasconde molteplici motivi di fastidio.
Gioia: Vivo in una grande casa.
Ragione: È una legge che vale sia per le città che per le case: luoghi grandiosi non significano necessariamente una vita grandiosa. Una vita felice non dipende da quanto è grandioso ciò che ti circonda, ma da quanto sei felice dentro di te.
Anche nei palazzi dei re spesso regnano fatica e sofferenza, mentre nella capanna del povero possono regnare pace e gioia. Se le dimensioni di una casa potessero garantire pace e gioia, l'architettura sarebbe la più nobile tra tutte le arti.
Gioia: Vivo in una casa regale.
Ragione: Come se il luogo in cui vivi potesse allontanare preoccupazioni e malattie. Come se la morte avesse bisogno di una scala per scalare le mura della tua torre. Tullus Hostilius non viveva forse in una casa regale quando fu colpito da un fulmine? Tarquinio Prisco non era forse nel suo palazzo quando l'ascia lo abbatté? E anche Superbo (l'ultimo re di Roma), quando fu cacciato dal suo trono? Nessuna casa è al riparo dai pericoli, e nessuna porta è chiusa alla morte.
Gioia: La mia casa è solida.
Ragione: Eppure ci vivi solo per pochissimo tempo. Il giorno della tua partenza si avvicina inesorabilmente. Forse pensi di sentirti a casa qui, ma sei solo uno straniero che vive in un appartamento in affitto. Presto arriverà qualcuno che ti caccerà nudo dalla tua casa.
Gioia: La mia casa è luminosa e spaziosa.Ragione: Quando dovrai andartene, la tua casa sarà buia e angusta. E se guardi la tua casa (corporea), è già ora buia, angusta e fatiscente, e ogni giorno peggiora, anche se viene curata con attenzione. Annuncia ogni giorno il proprio degrado e non è certo lontana dal crollo. Presto ti stupirai che la dimora effimera dispiaccia al nobile abitante, perché si ritrova in una terribile prigione da cui vuole fuggire il più presto possibile. Ora vai e goditi le case che altri hanno costruito, oppure riconosci la tua stessa prigione.
In questa immagine si vedono sullo sfondo, a destra e a sinistra, i romani citati nel testo: uno viene trascinato via dal suo trono nel lusso e assassinato, l’altro viene colpito da un fulmine nella sua ricca dimora. In mezzo si vede la casa simbolica del corpo, che viene costantemente costruita eppure è sempre effimera, e che in ogni angolo si sgretola e si crepa. Da un punto di vista spirituale, si possono riconoscere tre forze come muratori: uno prepara la malta, il secondo la trasporta e il terzo la usa per murare. Probabilmente anche qui si intendono le tre forze abituali dell’anima, ovvero Voluntas, Intellectus e Memoria, nel senso di volontà , intelletto e memoria. Davanti si vedono i materiali da costruzione e il committente con il metro. Il committente ricorda l’intelligenza, le pietre le accumulazioni spirituali e fisiche, la malta lo spirito, il materiale da costruzione gli elementi della natura e i muratori le forze, che con la coscienza dell’io costruiscono la casa del corpo personale.
In contrasto con questa costruzione “artificiale”, a sinistra si vede una pianta viva che cresce e fiorisce, nella quale operano principi naturalmente simili. Perché in natura il nascere e il morire vanno sempre di pari passo. Non si può cogliere solo un aspetto, o come diceva Goethe:Finché non hai questo,
Questo morire e questo nascere,
Sei solo un ospite triste
Su una terra oscura.



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