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Jungfraujoch

​Mercoledì 24.06.2026 ore 04:24. Oggi andrò sulla più ambita vetta servita dai mezzi di trasporto: la Jungfraujoch

Queste le aspettative direttamente prese dal sito 

In realtà mille piccole paranoie restano da risolvere: tutte le coincidenze vadano in porto (cambierò 5 treni per arrivare in vetta), posti disponibili, ecc ecc

La data di oggi non é casuale, proprio come l’assalto ad una vetta si pianifica il giorno il base alle condizioni meteo. Ho tre giorni a disposizione; quello odierno, il primo, é quello più appetibile, nel dettaglio é l’unico dei tre giorni a disposizioni in cui c’è una finestra con assenza di nuvole, questo fino alle 12 circa. Evitare l’ammassamento di turisti é il secondo motivo della levataccia, l'esperienza insegna che di primo mattino la grande mandria dei turisti non si é ancora messa in moto, faccio conto di incrociarli mentre scendo.

Questo comporta a modifiche logistiche una delle quali la levataccia per arrivare in un orario decente (o meglio prima che la massa di turisti) all’imbarco. Per le 08:58 dovrei essere a Interlaken Est e da lì si vedrà, guardando sul sito ci sono diverse possibilità di salita, il sito mi ritorna questo percorso.

Punto ad essere in vetta alle 11:11, quando il tempo dovrebbe ancora essere buono
Do un occhiata alla webcam in vetta. Bisognerebbe essere lì ora.


Inoltre andare il primo dei tre giorni mi permette di poter tentare una eventuale seconda ascesa nei due giorni rimanenti

Giungo a nord delle Alpi e il cielo é terso, mi sembra di vivere una corsa contro il tempo che non so ancora se riuscirò a vincere, questione di ore, minuti. L’esperienza delle nubi in cima al Pilatus mi ha insegnato che quando si forma una cappa in vetta non si scrolla più. Ripianificare un uscita sulla Jungfrau non é così semplice come per il Pilatus

Alla stazione di Interlaken riesco a riservare il posto per salire e scendere. Salirò da Lauterbrunnen in trenino e scenderò su Grindelwald in funivia. Non faccio assolutamente opposizione. Chiedo però che mi si faccia la riservazione e così mi viene consegnato un biglietto.


Nelle stazioni intermedie salgono molte persone. Ho la riservazione non dovrei avere problemi infatti a Lautenbrunnen scendo da un treno per risalire lesto sul secondo, sono meravigliato che solo una parte dei turisti prende questo trenino, probabilmente ci sono altre mete nei paraggi, come Mürren

Riconosco Lautenbrunnen mentre il trenino si sta per inerpicare verso la Kleine Scheidegg.

Lautenbrunnen

Mi sembra incredibile, tutti questi nomi sentiti così tanto, su libri, documentari, nomi mitici, ed ero lì sto vedendo con i miei occhi. Mentre salgo mi rendo conto di aver azzeccato la parte del finestrino (a destra nella direzione di marcia) E come sempre vedo le mie amate vacche più felici del mondo

Wengeneralp

Le montagne dietro sono sempre presenti, uno sfondo permanente, maestose, ben oltre i 2’500 che vedo da casa, qui ci si trova faccia a faccia con i 4’000

Sono attonito, mi ricordo giusto di tenere la bocca chiusa per non sembrare un bambino allo spettacolo di magia, anche se é un po’ così. Ci sono altre tre persone nelle vicinanze, tutte e tre osservano il telefonino, sono evidentemente persone del posto a cui questo spettacolo della natura non sortisce più l’effetto WOW che sto passando io ora.
Arriviamo alla Kleine Scheidegger, qui avverrà l’ultimo cambio.
Sono lestissimo a scendere, pisciare e malgrado questo entrare dai tornelli molto velocemente, tanto da essere il secondo davanti alla catena tirata pronto a salire sul trenino.

Sono in visibilio.

E alla fine spunta un trenino, di un bel rosso bordeaux.

Gli ingranaggi della cremagliera sono stati ingrassati a dovere, brillano sotto il sole e il caratteristico odore di grasso mi invade le narici, fotografo pure quelle, senza di loro oggi non sarebbe possibile realizzare questo viaggio superlativo

Poi il trenino fa manovra e si ferma davanti a noi, un addetto apre la catena, ho l’imbarazzo della scelta: destra o sinistra? Con la speranza di intravedere la finestra in mezzo alla parete dell’Eiger scelgo la destra.

Il trenino si avvia lentamente, così come da tradizione per un treno a cremagliera, ma poi di colpo accelera. In men che non si dica arriviamo all’imbocco della galleria, perché si, roba da matti ma hanno deciso di scavare una galleria all’interno dell’Eiger e del Mönch

A sinistra parte della stazione glacier, punto di arrivo delle funivie, di fianco si scorge l’imbocco della galleria

Uno scenario surrealistico, da non capacitarsi, oltretutto all’interno di queste tre mitiche montagne, come a dire “hey voi tre, abbassate la cresta perché noi oltre ad arrampicarci su di voi vi scaviamo un tunnel al vostro interno come una verme nella mela.”

Al centro il Mönch (monaco) e a destra la Jungfrau (la vergine). A sinistra l'Eiger, non traducibile, viene interpretato come un bernese che fuma nervosamente la pipa

Mentre penso a tutto questo ammiro le poderose montagne, un sentiero gli passa davanti, mi riprometto che sulla via del ritorno mi fermerò ad ammirarle e regalargli il tempo dovuto

Ma chi l’artefice di tutto questo?

Un busto all’entrata della stazione d’arrivo risponde al quesito, ma tutto questo solo dopo l’unica vera e propria steccata della giornata (ma una volta che vada tutto bene?). Il treno si ferma a circa a metà salita, sento una voce attraverso gli altoparlanti del vagone ma in maniera impercettibile, noto che molti passeggeri degli altri vagoni scendono (ma non il nostro) per poi risalire pochi minuti dopo. Poi capisco, lo speaker annunciava la possibilità di affacciarsi sul mare della tranquillità, e non sullo strapiombo della parte nord dell’Eiger come io sognavo. Troppo tardi comunque, me lo sono perso. Chiedo al controllore che nel frattempo é passato a verificare la validità dei biglietti, se durante la discesa ci sarà ancora questa possibilità “no, solo salendo”. Vado in Internet a vedere cosa mi sono perso, dovrebbe trattarsi della vista de ghiacciaio che ci aspetta in altro con la famosa stazione, la foto più famigerata della Jungfraujoch che ho anche proposto come primissima foto.

Osservando la cartina mi accorgo che sto commettendo un sacco di sbagli

In verde a sinistra l'imbocco della galleria. 
A destra la stazione intermedia con la vista sul mare di ghiaccio

Ecco da una cartolina dell'epoca trovata in vetta a cosa doveva somigliare

Sulle spalle dei giganti

Il treno riparte e non voglio farmi condizionare da questa défaillance, ma non c’è tempo per disperarsi anche perché in pochi minuti siamo arrivati. Il tempo di scendere e salutare il busto dell’artefice di tutto questo che ci accoglie alla stazione terminale, ci siamo...

Non c’è tempo ora di soffermarsi a leggere la sua e soprattutto la storia di chi su queste montagne ha sudato le proverbiali 7 camicie magari rimettendoci pure la pelle. Il busto é visibilissimo ma malgrado questo in pochissimi lo immortalano…dettaglio questo che mi tornerà alla mente poco dopo

Giungo all’interno di questa moderna struttura che contiene, oltre ai classici ristoranti e negozio di souvenir, sul quale mi avventerò, il classico merchandising della Svizzera: orologi e cioccolato. Noto anche diversi orologi a cucù, questi alimentano la diceria in cui sono stati gli svizzeri ad inventare l'oggetto e non che le sue origini siano nella foresta nera in Germania. Poco male.

La struttura ha enormi vetrate che permettono di osservare il panorama ma non ho il tempo per fermarmi, devo uscire e averle davanti a me senza alcun vetro che si contrapponga

Ed eccomi giunto alla Platte, la prima postazione di questo piccolo tour nel tour. Sono a diretto contatto con le cime più imponenti e iconiche di Svizzera. Ci sono alcune vette lì vicino, una é la Jungfrau e l’altra il Mönch, é tutto incredibile. E poi c’è l’immagine più classica, quello del ghiacciaio, che si tratta in realtà di un “affluente” che va a finire nel Aletsch
Ma per vedere questo ghiacciaio ancora meglio mi sposterò sulla Sphinx.
Quello che mi colpisce é una lunga coda di turisti, soprattutto asiatici. Mi chiedo quale sia l’attrattiva da meritare una così lunga attesa:

Semplice: scattarsi una foto brandendo il drappo elevetico. Ah se solo parte dei miei connazionali avesse lo stesso impeto il primo di agosto. Trovo comunque folle perdere del tempo in colonna per una foto simile.

Rientro nella stazione e affronto il palazzo di ghiaccio dove una serie di sculture più o meno azzeccate ma nessuna veramente degna di nota. Anche qui un imbottigliamento, una serie di turisti ammassati. Ma che diamine sarà a cogliere tanta attenzione?

Futuro deputato giapponese al dicastero carte e cartoni 

É a questo punto che penso allo snobbatissimo busto dell’autore della ferrovia della Jungfraujoch visto all'entrata della stazione. Se solo avesse saputo che uno scoiattolo virtuale lo avrebbe sbaragliato si sarebbe rivoltato nella montagna.

Spinx

Ma sulle abitudini fotografiche non é il momento di soffermarsi. Dalla struttura esterna, la già nominata Sphinx, raggiunta dopo una salita di 100m da brivido con un lift apparentemente supersonico, si riesce a godere a 360 gradi del panorama. Ed ecco il ghiacciaio in tutta la sua vasità.

Si, é la stessa inquadratura della telecamera che ho scrutato stamattina. Un corvaccio nero, osservati anche sul Pilatus, si fa immortlarae in questo scatto eterno

Anche la vista sull’altro versante, giusto di fianco al Mönch non delude le attese.

A destra il Mönch (4110) e al centro il Guggigletscher. In basso si intravede la kleine Scheidegg

La Jungfrau è ancora più apprezzabile da qui

A sinistra la Jungfrau al centro il Mathildespitze

Stessa angolazione per questa cartolina d'epoca

Passeggiata nella neve

Ma poi l’occhio mi scappa giù verso sud, una bellissima pista nella neve da verso l’orizzonte. Alcune persone la stanno percorrendo. Non resisto...

Verso l’ignoto a due passi da Mönch

Ora passo in cuffia “Set the control to f the heart of the Sun” dei Pink Floyd di Live at Pompeii MCMLXXII. Sono in perfetto trasporto.

Dietro l’angolo una capanna battente bandiera vallesana. Lì la strada si ferma

Finalmente la mia curiosità viene premiata e posso buttare un occhio sul Vallese. In realtà già la stazione si trova in Vallese, le creste fanno da confine.

Il panorama visto dalla capanna.

Questa passeggiata di quasi 2km con 200m in positivo mi ha preso ben 47 minuti, un tempo che a casa impiego per il doppio di salita. Sarà l’altitudune, sarà il fondo di neve soffice dove i scarponi sprofondano ma la fatica si fa sentire anche qui

La Mönchsjochhütte a 3624 m di altezza rimane quindi il punto più alto che abbia mai raggiunto. Giusto il tempo per bere una radler al limone e portarne via un altra vallesana (Jungfrau) come ricordo per poi scendere a velocità supersonica per prendere il treno riservato alle 14:15

Mentre rientro ho ancora il modo di godermi lo spettacolo, questa breve gita di 2 km mi ha permesso di staccarmi dal 99% dei turisti e trovarmi in un rapporto più intimo con la montagna.

Cliccare sull'immagine per ingrandire

Certo che con l’avvento del trenino si é portato fin quassù la massa rumorosa e superficialmente innamorata di questi posti, percepisco una specie di violenza a questa oasi di pace. Certo, senza trenino nemmeno io sarei arrivato in questo luogo incantato.

In rosso il percorso intrapreso sulla mappa da Sphinx Observatorium alla Mönchsjochhütte. Di fianco nomi leggendari come Jungfrau e Mönch. Manca giusto l’Eiger per chiudere il cerchio ma quello merita un capitolo a parte.

Adolf Guyer-Zeller

Mentre rientro alla stazione passo davanti a diversi tappeti mobili 

La scritta "La conoscenza é potere" affianca la statua di un dinamico Adolf Guyer-Zeller

Uomo d'affari attivo su scala transatlantica, politico e imprenditore ferroviario.
Durante la crisi ferroviaria degli anni 1870 (ferrovie), acquisì quote di diverse compagnie ferroviarie, che gli permisero di esercitare un'influenza notevole, in particolare sulla Ferrovia del Nord-Est, di cui divenne l'azionista principale. Nel 1894 fece cadere sia la direzione sia il consiglio di amministrazione di quest'ultima, assumendone la presidenza. La sua intransigenza riguardo alla questione salariale provocò uno sciopero dei ferrovieri nel 1897; il Consiglio federale intervenne quale mediatore. Promotore della  della ferrovia della Jungfrau (inaugurata nel 1912), nel 1894 fondò la Banca Guyer-Zeller. Fu inoltre console generale di Grecia a Zurigo (1888-1899).

Adolf Guyer-Zeller e il cambiamento alla direzione della Ferrovia del Nord-Est. Caricatura realizzata da Johann Friedrich Boscovits, pubblicata sul Nebelspalter, 1894, n. 31 (Biblioteca nazionale svizzera, Berna; e-periodica).Quale nuovo presidente del consiglio di amministrazione, Adolf Guyer-Zeller precede a cavallo una locomotiva della compagnia, mettendo in fuga gli amministratori precedenti e la vecchia direzione

Guyer-Zeller si espresse con molta sicurezza di sé anche su questioni geopolitiche, suggerendo alle potenze coloniali europee delle aree d'influenza e abbozzando tracciati ferroviari strategici per collegare l'Europa, l'Africa e l'India. Fu un deciso fautore degli interessi coloniali e di libero scambio tedeschi, in particolare nel Congo (colonialismo), come evidenziano il suo discorso durante la celebrazione del 70esimo compleanno di Otto von Bismarck nel 1885 a Berlino

D'ingegno versatile e abile nella gestione degli affari, Adolf Guyer-Zeller si distinse anche per il suo spirito visionario. Quale imprenditore fu autoritario e ambiva al potere; considerava le gerarchie sociali – tra padroni e operai, tra proprietari di piantagioni e persone ridotte in schiavitù – naturali e immutabili. Tuttavia, seppe dimostrarsi caritatevole. Nel 1889 fece tracciare nei pressi del suo villaggio natale una rete di sentieri pedestri destinata alle famiglie operaie, ancora esistente nel XXI secolo.

La ferrovia

Manifesto turistico realizzato dal pittore austriaco Anton Reckziegel, pubblicato nel 1898 dall'atelier di arti grafiche Hubacher & Biedermann, Berna (Mémoires d'Ici, Saint-Imier, Fonds Albert et Marguerite Gobat).
Uscito in occasione dell'inaugurazione del tracciato che porta dalla Scheidegg al ghiacciaio, il prospetto anticipava il seguito del percorso che sarebbe tuttavia stato modificato nel 1911. Difficoltà di ordine tecnico e finanziario indussero a rinunciare alla stazione del Mönch e all'ascensore che avrebbe condotto direttamente alla vetta della Jungfrau. Conclusa nel 1912, la linea raggiunge la stazione dello Jungfraujoch a 3454 metri.

A 3471 m, tra la Jungfrau e il Mönch, è situato lo Jungfraujoch, poco significativo come luogo di transito. Tra il 1896 e il 1912 l'industriale zurighese Adolf Guyer-Zeller vi costruì la progettata ferrovia della Jungfrau, che prolunga la ferrovia della Wengernalp attraverso la Piccola Scheidegg. Costruito come ferrovia a cremagliera elettrica fin dalla partenza (ferrovie di montagna), il tracciato è lungo 9,3 km e per 7,1 km passa all'interno dell'Eiger e del Mönch.


Cartolina con fotografie della costruzione della ferrovia della Jungfrau
Jungfraubahn – Die Tunnelbohrmaschine. Die Bahn zur Jungfrau (4166 m) – Station Eismeer, eröffnet Juli 1905, 3161 m hoch, zur Zeit die höchste Station Europas («Ferrovia della Jungfrau – La talpa. La ferrovia sulla cima della Jungfrau (4166 m) – stazione Eismeer, aperta nel luglio 1905, 3161 m di altitudine, attualmente la più elevata stazione ferroviaria del mondo»). Cartolina incollata in un album intitolato Eisenbahnen, consacrato alla costruzione e all'esercizio di numerose ferrovie private e di montagna attorno al 1900 (SBB Historic, F_VARIA_00002_060).

Sulla Sphinx dal 1937 sorge l'osservatorio della stazione di ricerca alpina Jungfraujoch, attiva dal 1931. Se in origine la ricerca si occupava principalmente di astronomia, astrofisica e radiazioni cosmiche, dall'inizio del XXI secolo si concentra sugli studi ambientali e sul clima.

L'incendio

In una tempestosa notte d’autunno, il rifugio e la struttura ricettiva sul Jungfraujoch furono completamente distrutti da un incendio. Il turismo subì così una battuta d’arresto. Ma solo per un breve periodo.
Era la notte del 21 ottobre 1972. Una tempesta di neve imperversava sul Jungfraujoch, con raffiche di vento che raggiungevano i 65 chilometri all’ora. All’interno del rifugio si trovavano 15 persone: il personale dell’albergo e alcuni ospiti. Un dipendente spagnolo, che era solito dormire con la porta aperta, alle 2.30 avvertì odore di bruciato e diede l’allarme. In pochi minuti tutti si misero in salvo nell’atrio della stazione all’interno della galleria – in parte a piedi nudi e senza vestiti, ma illesi. Alle 2.50 la segnalazione giunse ai vigili del fuoco interni delle Ferrovie della Jungfrau, che partirono immediatamente con le attrezzature antincendio e un’autocisterna. Tuttavia, non c’era più molto da salvare. Il rifugio e la foresteria turistica ardevano in preda alle fiamme a causa del vento.

I vigili del fuoco sono tuttavia riusciti a salvare dall’incendio l’ufficio ferroviario, le banchine e la stazione di ricerca alpina. Per questo motivo, già nove giorni dopo la Jungfraubahnen ha potuto accogliere nuovamente i turisti sullo Jungfraujoch e, dopo tre mesi, è stato possibile rifocillarsi nuovamente in un ristorante provvisorio.

Faccia a faccia con il colosso

Come mi sono ripromesso mi fermo all’uscita del tunnel per ammirare l’imponente muro di montagna che mi si para davanti. Ci si sente veramente piccoli ed insignificanti dinanzi a questi imponenti mostri di roccia.


Passo diversi minuti ad osservarne i dettagli, le sfaccettature, i suoni.
Cerco di immortalare il tutto in foto che non renderanno mai giustizia ma con la consapevolezza di farmi rivivere le stesse emozioni che sto provando ora mentre le riguarderò. 

Questa immagine è una riproduzione o una versione generata dall'IA del celebre dipinto romantico "Il viandante sul mare di nebbia" del pittore tedesco Caspar David Friedrich, realizzato nel 1818. A far da sfondo la catena delle alpi bernesi

L'immagine é sicuramente azzeccata: rappresenta l'esperienza del "sublime", ovvero quel sentimento di stupore e, al contempo, sgomento che l'uomo prova di fronte all'immensità e alla potenza indomabile della natura. La tecnica di raffigurare il protagonista di spalle è fondamentale; serve a non mostrare il volto del viandante affinché l'osservatore possa immedesimarsi e prendere il suo posto nella contemplazione dell'infinito

Rientro verso Grindenwald

Ma non é finita qui. Mi resta il rientro verso Grindenwald. La giornata é guadagnata da tempo e non mi aspetto più nulla di sconvolgente, ma anche l'ultima discesa ha in serbo diverse spalancate di bocca


La stazione per le funivie é nei pressi dell'uscita del tunnel dell'Eiger. Il colpo d'occhio verso nord est con l'Eiger e Grindelwald che si intravede sul fondovalle é (di nuovo) stupefacente. 
Si intravedono le cabine nere che fanno da ininterrottamente da spola con il fondovalle senza mai fermarsi.

Salgo su una cabina occupata da una coppia, avrei potuto scegliere una cabina tutta per me e per un attiamo me ne pento. Le cabine sono silenziosissime, anche all'interno non vola una mosca mentre fuori scorrono paesaggi mozzafiato. 

In particolare passiamo davanti alla parete nord dell'Eiger come un topolino che passa davanti all'enorme cane da guardia. 


Scendendo poi incontriamo di nuovo il verde degli alberi, boschi a perdersi all'orizzonte, roba che un canadese potrebbe dire di sentirsi a casa.


Ancora più sotto uno sguardo verso Grindenwald a la Grosse Scheidegg. I sentieri che si vedono sinuosi tra alberi e cascine sembrano li pronti da calpestare e invogliano molto alle escursioni

Sguardo su Grindenwald e la Grosse Scheidegg

Arrivo alla stazione a valle, il giro é finito. Vago per la struttura, ripenso a tutto, un po' come quando si esce dal cinema e si tende a pensare ancora per un momento a quanto visto. 

Dopo circa un ora decido di scendere a Interlaken, dal finestrino non posso fare a meno di ammirare le montagne "conquistate", al sogno realizzato. L'immagine finale é ancvora dedicata alla parete nord dell'Eiger, ma questo merita un post a parte


Sono conscio che dopo aver realizzato un sogno potrebbe sopraggiungere un senso di vuotezza che richiede la ricerca di uno nuovo. Ma la Jungfraujoch é diversa la scia un senso di godimento ancora a giorni di distanza (quando sto scrivendo sono passati 7 giorni), proprio come l'orgasmo del maiale che dura 30 minuti. Tornerò, questa é l'unica certezza che mi sento di affermare

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