Parto da una battuta non mia per avvicinarmi pian piano alla meta odierna. L’obiettivo di oggi era una sgambata in montagna ma mi sono fidato della meteo che dava brutto tempo. Ore 15 inoltrate e il tempo in Ticino é ancora buono-ottimo. Girano. Però sapendo come ho impiegato la giornata girano meno, molto meno. Anche se va detto anche la prima vista sul monastero di Wettimgen lasciava presagire a una di quelle giornate dove va tutto storto e la cosa migliore é startene a casa il più immobili possibili. Mentre arrivo col treno alla stazione di Wettingen noto sul campanile e buona parte della facciata é installato un ponteggio per i lavori di ristrutturazione. Peccato.
Sperando che l’interno abbia da recuperare il gap inizio ad immortalare un complesso residenziale dal vago sapore comunista. Tutt’alto contesto.

Scendo dal treno i mi incammino verso l’obiettivo odierno. Sono all'inizio dell'ansa, un sentiero costeggia il fiume Limmat.

L’entrata dell’abbazia
La storia della Chiesa è segnata da rotture, dubbi e divisioni. La Riforma rimane ancora oggi la più famosa. Ma anche all’interno delle diverse comunità religiose e dei monasteri, la direzione da seguire e il modo di intendere e vivere la propria fede sono stati, e continuano ancora oggi ad essere, oggetto di dibattito.Un monastero cistercense deve per forza essere fondato da un gruppo di monaci provenienti da un monastero già esistente. Di conseguenza, l’abbazia di Wettingen si inserisce nella tradizione di quella di Cîteaux. Quattro abbazie e appena 130 anni di storia separano la fondazione dell’abbazia di Cîteaux da quella di Wettingen.
Dall’altra parte del portone si intravede Bernardo. Quando entra nell’abbazia di Cîteaux, questa è in pieno splendore e sta fondando nuovi monasteri. Non è solo, perché entra insieme a trenta compagni, tra cui ci sono i suoi fratelli. Fervente sostenitore dell’ordine cistercense, viene nominato abate dell’abbazia di Clairvaux a soli 25 anni.
La Vergine Maria, Madre di Dio, si trova tra i due uomini. Protettrice di tutti i monasteri cistercensi, qui è raffigurata al centro dell’insieme. La ritrovi in numerosi dipinti e sotto forma di statua un po’ ovunque nell’abbazia.
Il nome originario dell’abbazia, Maris Stella, «stella del mare» in latino, fa anch’esso riferimento alla Vergine Maria. Proprio come una stella, guida i fedeli nei momenti di dubbio.
Oggi, quando entri in chiesa, ti accolgono dorature e dipinti. La semplicità e l’austerità originali sono quasi scomparse. Le dorature e i dipinti sono stati aggiunti nel corso dei secoli. Le statue del portale risalgono al XVIII secolo e sono solo delle riproduzioni. Le opere originali si trovano nella chiesa dei monaci.
La chiesa laica
All’abbazia di Wettingen vivevano due tipi di monaci: i monaci del coro e i fratelli laici, chiamati anche conversi. Erano tutti membri a pieno titolo dell’abbazia e avevano pronunciato i voti, ma la loro vita quotidiana era molto diversa.L’obiettivo dei monaci cistercensi era provvedere da soli al proprio sostentamento. Ma si resero presto conto che i loro obblighi religiosi non lasciavano loro abbastanza tempo per gli altri lavori. Così si divisero i compiti. La giornata dei monaci del coro era scandita dagli orari delle preghiere, mentre i fratelli laici dedicavano la maggior parte del loro tempo al lavoro fisico, pregando comunque sul posto di lavoro. Erano loro a gestire la vita quotidiana del monastero. Coltivare i campi di cereali, allevare gli animali, occuparsi della manutenzione degli edifici o vendere i propri prodotti nei mercati locali facevano parte dei loro compiti quotidiani.
Il lavoro era una forma di penitenza per il peccato originale.

All’epoca, la chiesa non assomigliava affatto a quella odierna. Era più austera e meno riccamente decorata. Molti oggetti e dipinti sono stati aggiunti nel corso dei secoli, in occasione di trasformazioni, ampliamenti e ristrutturazioni.
3. La fondazione dell’abbazia
Ottocento anni fa, nessuno avrebbe mai voluto salire a bordo di quella nave!Eppure è proprio quello che fa Henri de Rapperswil per tornare dalla Terra Santa con i suoi uomini, pregando di riuscire a sopravvivere alla tempesta. Chiede alla Vergine Maria di aiutarlo e le promette di fondare un monastero se sopravviverà al viaggio. Interpreta lo scintillio di una stella nel cielo come un segno della Vergine Maria e riesce a tornare sano e salvo in porto nonostante il mare in tempesta.
Una volta tornato a casa, Henri de Rapperswil deve occuparsi dei suoi impegni e la promessa fatta in quella notte movimentata finisce nel dimenticatoio. Finché una sera gli appare un angelo che gli rimprovera la sua mancanza di gratitudine... Quella notte stessa, parte alla ricerca di un posto dove costruire il monastero promesso. Scopre la penisola della Limmat, vicino a Wettingen, dove una stella riappare nel cielo, segno che ha trovato il posto giusto. Almeno così racconta la leggenda, che è stata messa per iscritto solo 280 anni dopo.
È raffigurata nel quadro, proprio come la tempesta e la stella scintillante.


Visto che l’abbazia era vicina al fiume, che era un’arteria di trasporto strategica, bisognava tenere conto degli interessi delle diverse parti e trovare un compromesso.
Dopo lunghe trattative, l’abbazia di Marisstella, «stella del mare», fu finalmente fondata nel 1227 e dodici monaci provenienti dall’abbazia cistercense di Salem, situata vicino al Lago di Costanza, si trasferirono a Wettingen. I residenti e i nuovi arrivati si ambientarono rapidamente e l’abbazia acquisì potere e influenza.


4. I santi delle catacombe
Il culto delle reliquie dei santi era molto diffuso all’epoca della Controriforma. Molte chiese e monasteri si adoperavano per entrare in possesso di tali reliquie. Per il Papa, che doveva garantire l’autenticità di questi oggetti, questo commercio rappresentava inoltre una gradita fonte di reddito. Non di rado a tali reliquie veniva attribuito anche un potere curativo in caso di malattie o di sventure.I resti mortali di Marianus e Getulius, due martiri cristiani dell’epoca tardo-romana, furono trasferiti nel 1652 con una solenne processione da Roma a Wettingen e sepolti nella chiesa dei laici. Da allora in poi la chiesa fu aperta al pubblico e si sviluppò un vero e proprio turismo di pellegrinaggio. Per dare maggiore enfasi alle preghiere dei pellegrini, davanti all’altare fu collocata una cassetta delle offerte.

Alla fine del XVI secolo, alcuni operai che stavano scavando in un vigneto scoprirono l’ingresso murato di una catacomba che conteneva camere funerarie con ossa umane.
Considerate reliquie dei primissimi martiri cristiani, queste ossa diventano oggetto di venerazione. Vengono poi donate o vendute, anche in Svizzera.
Prima di lasciare Roma, ai santi scoperti nelle catacombe vengono dati dei nomi di battesimo cristiani. Le ossa di due di loro, Marianus e Getulius, vengono trasferite a Wettingen, dove nel 1652 vengono accolte solennemente, come si vede nel dipinto in grisaglia.
Dall'altra parte della chiesa, proprio di fronte al primo quadro, un altro dipinto del 1752 raffigura il centenario del trasferimento.

5. Il sarcofago degli Asburgo
Quello che doveva succedere è successo! Che mancanza di eroismo...! Dopo aver combattuto tante battaglie in tutta l'Europa centrale per espandere i territori degli Asburgo, il re Alberto viene assassinato. Non da un esercito potente, ma dal suo giovane nipote, a cui si era rifiutato di lasciare l'eredità.
Il re Alberto d’Asburgo fu assassinato nel 1308 da suo nipote Giovanni Parricida, all’età di 17 anni, nei pressi di Windisch. Il movente di questo regicidio fu una disputa ereditaria. Mentre sul luogo del delitto sorse il monastero di Königsfelden, la salma del re Alberto rimase sepolta per 15 mesi nella chiesa del monastero di Wettingen, in un sarcofago di pietra decorato a colori. Successivamente fu trasferita nella cripta di famiglia degli Asburgo nella cattedrale di Spira (Germania). La regina vedova fece inoltre una generosa donazione al monastero di Wettingen. Gli oppositori degli Asburgo si sentirono provocati da questa sepoltura e devastarono i beni del monastero di Wettingen.
Originari della Svizzera settentrionale, gli Asburgo, al culmine della loro gloria, regnarono su gran parte dell’Europa, in particolare in Spagna, in Austria-Ungheria, nel sud dell’Italia e nei Paesi Bassi.
Ma a quanto pare, nemmeno le dinastie più potenti sono al riparo dalle liti di famiglia!

Ma agli occhi dei suoi nemici, questa è una vera e propria provocazione, dato che l’abbazia sembra schierarsi dalla parte degli Asburgo. Gli assassini decidono quindi di vendicarsi sull’abbazia. Saccheggiano le sue terre e i suoi beni e i monaci riescono a ottenere una tregua offrendo agli assalitori vino, cereali e denaro. In seguito, i cospiratori vengono assicurati alla giustizia dalla vedova del re Alberto, la contessa Elisabetta, e da suo figlio Federico. I castelli e i beni degli assassini e dei loro parenti vengono distrutti, mentre gli assassini vengono imprigionati o giustiziati.
La statuetta che regge uno stendardo raffigura il re Alberto e l’iscrizione sul sarcofago menziona il suo funerale nel 1308. L’uomo raffigurato disteso dall’altra parte del sarcofago è il conte Rodolfo III d’Asburgo-Laufenburg, che vi fu sepolto intorno al 1315.

La conquista dell’Argovia
Nel 1415, in occasione del Concilio di Costanza, si doveva eleggere un nuovo papa. L’imperatore Sigismondo e gli Asburgo sostenevano candidati diversi.L’imperatore incoraggiò quindi i Confederati a marciare nei territori ancestrali degli Asburgo nell’Argovia. Gli Asburgo non poterono opporre alcuna resistenza a questa avanzata, poiché nel frattempo il baricentro del loro dominio si era già spostato in Austria.
Fu così che anche il monastero di Wettingen passò sotto il dominio dei Confederati. L’Argovia orientale era un «dominio comune» ed era amministrata dagli otto antichi cantoni della Confederazione e da un balivo con sede a Baden. Il monastero si tenne saggiamente fuori da questi avvenimenti. Il cambio di potere non comportò grandi cambiamenti per l’abbazia. Nel XV secolo il monastero riuscì addirittura ad ampliare i propri possedimenti e la propria influenza, in particolare nella valle della Limmat.
6. Il muro di cinta monastico
Scopriamo ora la parte dell’abbazia riservata ai monaci del coro. Orari di preghiera fissi, compiti assegnati dall’abate, voti di silenzio, divieto di lasciare l’abbazia senza autorizzazione: la clausura monastica, ovvero l’essere isolati dal mondo esterno, rappresentava un profondo stravolgimento nella vita quotidiana dei monaci. Questa disciplina aveva lo scopo di proteggere la mente dalle distrazioni. Ma alcuni compiti che richiedevano molto tempo potevano essere svolti solo fuori dall’abbazia.
a volte alloggiavano nell’edificio delle suore, dove oggi si trova il ristorante Sternen.
7. La statua dell'angelo
Una melodia deve aver risuonato anche nei corridoi della scuola dell'abbazia... quando il giovane Alberik Zwyssig iniziò a frequentarla ormai due secoli fa. Giovane pianista promettente, suonava anche l'organo e il violino.
Forse per lui era un modo per combattere la nostalgia di casa? A scuola non gli era permesso suonare il fagotto e, su ordine dell’abate, doveva recarsi su una piccola striscia di terra. Era forse il suono dello strumento a dare fastidio all’abate?
Alberik riceve l’ordinazione sacerdotale.
Grazie al suo talento e alla sua passione per la musica, diventa maestro di cappella. Dirige le prove quotidiane del coro e, ogni settimana, anche l’orchestra. Appagato dalla musica e dalla vita monastica, lavora alle sue composizioni personali oltre alle attività in abbazia.
Questo brano ti dice qualcosa? In origine, Alberik Zwyssig compose questo brano per una messa, prima di aggiungervi il testo di Leonhard Widmer, dando così vita al «Cantico svizzero», che nel 1981 è diventato l’inno nazionale svizzero.

Nella scuola del monastero di Wettingen venivano insegnate le materie tipiche del liceo dell’epoca. Già allora la musica godeva di un sostegno particolare.
Uno degli allievi più dotati era Johann Josef Zwyssig. Entrò nel monastero di Wettingen nel 1821 all’età di 13 anni come allievo, in seguito divenne monaco e ricevette il nome di Alberich.
Imparò a suonare il fagotto e in seguito, in qualità di maestro di cappella dell’abbazia, compose numerose opere sacre. Un canto liturgico del 1835, «Diligam te Domine», fu da lui musicato nel 1841 con un testo in tedesco del protestante zurighese Leonhard Widmer.
Dopo un periodo di prova durato diversi anni, il 1° aprile 1981 il Consiglio federale dichiarò questo «Salmo svizzero» inno nazionale ufficiale della Svizzera.
Dieci anni dopo, l’abate Höchle trova in Austria un’abbazia disabitata che l’ex comunità religiosa riesce ad acquistare. Nel 1854, Alberik si trasferisce in Austria con otto confratelli e l’abate per dare una mano agli inizi della nuova abbazia, ma muore lo stesso anno.
Il giardino delle piante medicinali...
D’estate, il giardino delle piante medicinali emana un profumo davvero piacevole. Piante come la salvia, la piantaggine, la verbena, l’assenzio o l’ortica attirano tantissimi insetti. Queste piante erano e sono tuttora considerate dotate di proprietà medicinali.«Se il mal di testa ti fa soffrire, schiaccia dei semi di ortica con dell’aceto e applica questa miscela sulla fronte: ti darà sollievo.» È quello che si legge in un’opera del XIII secolo che in origine raccoglieva le regole di vita della comunità cistercense.
I monaci usavano le pagine bianche per annotare le proprie ricette, mentre altre venivano ricopiate da raccolte più antiche. Nei monasteri, raccogliere e organizzare le conoscenze ricopiando i testi era un’attività comune. Per individuare rapidamente il rimedio giusto, le ricette venivano classificate in base alle parti del corpo a cui erano destinate.
L’infirmarius, cioè il monaco infermiere, si occupava dei malati nell’abbazia. Ma, proprio come nella vita monastica, anche i malati dovevano seguire alcune regole. Bisognava continuare a rispettare gli orari di preghiera a seconda della gravità della malattia.
Però il voto di silenzio veniva allentato per facilitare la cura dei malati.
Gli stemmi
L'abbazia ha tantissimi stemmi. Avevano una vera e propria funzione, perché permettevano di capire l'origine di un nome, di sapere chi aveva fatto costruire l'edificio o a quale ordine religioso appartenesse un monastero. Potevano anche fare riferimento a eventi storici.
Melusina
Inferno

La cronaca di Silberysen
La calligrafia descrive l'evento accaduto nel giorno di San Martino (Martinstag) dell'anno 1563. Racconta di una nave o barca mercantile partita da Zurigo e diretta a Wettingen carica di merci e passeggeri, che si è ribaltata a causa della violenza delle acque. Nel naufragio annegarono 30 persone, i cui nomi e dettagli (tra cui donne e bambini) vengono parzialmente elencati nella cronaca.
La Nota in Calce: In basso a sinistra spicca l'iscrizione decorativa in rosso "Anno Domini 1563".




















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