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Cadlimo parte 1 - Ascesa dalla Canaria

Ci sono obiettivi, quasi sogni che ronzano in testa, e capisci che non smetteranno di farlo finché non li realizzerai, o meglio, finché non ci proverai seriamente almeno una volta.

Parto da una foto scattata una sera di luglio rientrando verso casa dopo una salita a Pontino


Il micro agglomerato si tratta di Orello, ma non é lui il protagonista della foto. In secondo piano si nota una vallata che corre su fino ai piedi delle montagne. Si tratta della val Canaria, più precisamente l’ultimo tratto. Il sentiero poi continua a salire e curva verso destra, dove, tra quelle cime c’è la capanna Cadlimo, l’obiettivo che ronza in testa. Uno dei grossi blocchi é proprio quella strozzatura in fondo alla valle che sulle mappe é indicato come Stabbio delle Pecore. Zommando alla massima potenza riesco a percepire che la strozzatura sembra meno brutta da quello che le mie paure più recondite mi suggeriscono.

Zoom alla massima potenza dal tornante sotto Orello

La tentazione risponde al nome di capanna Cadlimo (2569 mslm) e da qualche tempo onnipresente nel background delle mete in montagna, so che é questione di tempo, una volta che reputo che la forma fisica é raggiunta un tentativo può essere intrapreso, ma c’è molta insicurezza, come sempre non é la fatica a spaventare ma l’impervietà del tracciato. I sentieri bianco rossi non sono sempre sinonimo di serenità, in particolare il sottogruppo dei T3 racchiudono zone esposte, il vero e proprio spauracchio per il sottoscritto.

Decido di inserire l’escursione nella settimana di vacanza ad inizio agosto. Lunedì 3 agosto testo il fisico e mi riscaldo con l’ascensione al Morghirolo. La meteo per il giorno successivo, martedì 4 agosto, non é la perfezione ma permette il tentativo. E 4 agosto sia.

La pioggia come capro espiatorio

Durante la notte tra il 3 e il 4 agosto vengo svegliato da un temporale. Finalmente la pioggia cade intensamente, in quest’estate rovente le precipitazioni sono state praticamente nulle e qualsiasi rovescio é il benvenuto. Mi riaddormento. Qualche ora dopo la scena si ripete, di nuovo poggia scrosciante. Mi riaddormento con la frescura che entra dalla finestra. Ancora non vedo potenziali conseguenze negative.

Mi alzo alle 5, il sole oggi sorge poco dopo le 6 e vorrei mettermi in viaggio per quell’orario. Un occhiata fuori dalla finestra: é coperto ma la meteo da schiarite durante la giornata. Si, é il giorno!

Parto alle 06:16, la tattica, la solita prevista per escursioni simili, é di avere un ritmo molto lento. Il grande sforzo oggi sarà mentale, come detto il passaggio in corrispondenza del Stabbio delle Pecore mi dà da pensare, molto. Non sarò tranquillo finché non sarò sul posto a valutare il passaggio.


Ore 06:20 sbuco dal muraglione dalla porta sopra la chiesa, lo sguardo verso sud regala una velatura colorata: rosso di mattina la pioggia si avvicina…

Già dal primo chilometro noto di sudare molto malgrado la temperatura sia fresca. Sudo tantissimo, e fatico altrettanto. Durante la salita verso monti mi devo fermare, a più riprese. Addito nella forte umidità generata dalle precipitazioni della notte un plausibile capro espiatorio. Mi sembra di essere in uno di quei giorni dove non ne ho. Metto subito in dubbio di tentare l’ascesa.

Ore 07:17 (!) Vista verso Monte subito dopo il tratto più duro. 
Sono sfinito e questo malgrado il tempo di passaggio é altissimo!

Arrivo a Monti in un ora e 15 minuti. Il record é 35:20 e il peggior tempo era 51:10. Sono messo male. La tanto agognata salita alla capanna Cadlimo rischia seriamente di essere annullata in partenza prolungando così quel senso di sfida in sospeso che va affrontata.


Monte ore 07:27. Il fondo della valle Canaria e la vetta che ospita la capanna Cadlimo sono avvolte dalle nubi. Aggiunte al collasso fisico sono un ottima prerogativa per gettare la spugna dopo pochi chilometri

Obiettivo minimo

Mi prefiggo per lo meno di recarmi ai piedi del tanto temuto passaggio allo Stabbio delle Pecore per valutare in maniera più realistica la fattibilità. La fatica nel frattempo prende il sopravvento, devo continuare a fermarmi in continuazione, anche nei tratti quasi pianeggiati, poco dopo Rütan di Sass e il ponte di Föisc mi fermo ed osservo l’acqua che scende impetuosa a valle. Medito seriamente di fermarmi lì e rientrare, sono in viaggio da meno di due ore, é ancora presto, la giornata é appena iniziata,  potrei fare altro. La meteo sembra non migliorare, le gambe dolgono, ho un sacco di input negativi.

Poi, forse per un rimasuglio d’orgoglio, o forse per portare a casa un obiettivo minimo, pur sempre insufficiente ma pur sempre minimo, mi convinco di andare almeno in fondo alla valle ad osservare il famoso passaggio allo Stabbio delle Pecore che tanto mi genera irrequietezza.

Attraverso Pautan e per la prima volta riesco e percorrere qualche metro in più in quanto le gambe hanno sensibilmente migliorato la loro prestazione. Bene, almeno faticherò meno del previsto per l’obiettivo minimo.

Il pastore

Poco dopo il bivio per Orello scorgo un vecchio con un cane davanti a me.


Ore 08:15, sono in viaggio da due ore: Dopo il bivio per Orello e poco prima di avvistare il pastore

Si ferma spesso pure lui. Non sono nemmeno al suo livello stamattina! Malgrado questo noto che la distanza tra noi diminuisce, ad un certo punto decido di raggiungerlo e scopro che si tratta proprio di colui che pensavo: ad inizio luglio avevo trovato in rete dei video di un pastore proprio di quella zona; ho provato a contattarlo per chiedere lumi sul famoso passaggio a Stabbio delle Pecore senza riceve risposta. 

Lo riconosco subito e dopo le presentazioni gli dico appunto di avergli iscritto , gli mostro il messaggio. Come pensavo si tratta di un anziano senza dinistichezza con i social. In breve tempo mi rassicura, mi dice che la strada fino in Quartina é bella, suo figlio l’ha resa percorribile per i quad. 
Questa notizia mi dà grande sollievo. 

Parliamo poi di altro, la vita in valle e le generalità. Sembra quasi essere stato messo lì apposta, come incentivo. Anche il passo nel frattempo va leggermente meglio. Ok, a questo punto é sicuro che mi recherò in fondo alla valle e lì deciderò sul da farsi, l’idea iniziale é sedersi ed osservare a lungo lo Stabbio delle Pecore, non scarto a priori un tentativo, ma poi temo che la pianificata pausa di osservazione inganni la valutazione sulla reale forma fisica. L’estrema fatica provata soprattutto ad inizio mi smorza di molto gli entusiasmi.

La svolta della giornata

Giungo finalmente in fondo alla valle ed ho modo di osservare lo Stabbio delle Pecore da vicino. Si, é su uno strapiombo ma ci sono due elementi nuovi da prendere in considerazione. Il primo é che il tratto é molto in salita, ciò che va ad aggravare leggermente la situazione; il secondo invece risulta decisivo: il sentiero é molto largo, proprio come diceva il pastore, a queste condizioni non c'é strapiombo che regga.


Ore 09:01, sono in fondo alla valle, a sinistra si vede il sentiero che sale, due gli elementi nuovi rispetto alle foto scattate da Orello: 1. Il sentiero é più in pendenza di quello che pensavo 2. Il sentiero é effettivamente largo

Non ci penso a lungo, anzi, non mi fermo nemmeno e con grande slancio imbocco direttamente il ponte per affrontare la salita. É una decisione forte ma anche nel caso giunto sopra in Quartina avessi dei ripensamenti il sentiero é fattibile senza grandi patemi d’animo anche in senso inverso.

Lo spagnolo

Inforco di buona lena il sentiero, le gambe vanno sempre meglio, sarà forse l'adrenalina che é entrata in gioco? Mentre i pensieri volgono finalmente al positivo e intravedo molto in lontananza una possibilità di raggiungere la meta, inaspettatamente, all’improvviso incrocio una seconda persona: sarà anche l’unica che incrocerò nelle ore seguenti.


Ore 09:27 sono in piena salita sulla zona esposta. 
Finalmente sto percorrendo il tratto esposto tanto pensato, ma dietro l'angolo una sorpresa

É un uomo di mezza età che sta scendendo con grande tranquillità; sembra osservare le piante, i fiori, almeno questa é l’impressione. Quando giunge a ridosso rompe il ghiaccio: altro che fiori, sta cercando una borsetta persa il giorno prima, mi chiede se l’ho vista. Parla un italiano comprensibile con forte accento spagnolo.

Gli chiedo se arriva da Cadlimo e a risposta affermativa ne approfitto per fargli un paio di domande sulla tipologia di sentieri che portano in vetta. La sua espressione cambia all’improvviso, da preoccupato per la sua borsetta sfoggia un ghigno godurioso: sembra quasi intuire in me insicurezza (ed infatti é così) e ne approfitta per mettermene ulteriori. "I sassi sono bagnati e si rischia di cadere, inoltre le pendenze sono proibitive." Gli chiedo se il sentiero é esposto, quanto mai! "Certo che lo é ma solo a tratti, bisogna fare attenzione." Mi dice impiegherò due ore, forse tre, continua a sorridere beffardamente. 
Ci auguriamo "buona" giornata e proseguiamo entrambi. 

Penso a questo ultimo incontro che sta incidendo sul mio umore: l’antieroe, il demotivatore, oppure un ulteriore imprevisto da combattere? Non é forse già abbastanza da sola l'impresa odierna? Inoltre ironia della sorte lo incontro mentre sto superando il dilemma che tanto mi ha fatto pensare.

Lo spagnolo é l’esatto contrario del pastore, tutte le rassicurazioni sono andate perse a causa di questo personaggio. Pensavo che oltre lo Stabbio delle Pecore il peggio fosse passato, ingenuamente. Già nella giornata di ieri osservando le curve di livello in località Quartina mi rendo conto che é ripido, già ma quanto? Inoltre dove intendeva che il sentiero fosse esposto lo spagnolo?  Ora sarò in parash fino alla vetta, sempre che ci arrivi. Maledetto me che sono andato a porgli domande, maledetto lui e la sua borsetta. 

Il percorso di ascesa. Si arriva dalla sinistra, sopra lo Stabbio delle Pecore si arriva nell'anfiteatro di Quartina

Ho capito che non sarò tranquillo fino quando avrò raggiunto la capanna, sempre che la raggiungerò… il fisico nel frattempo sembra reggere discretamente, faccio dei brevi tratti e poi mi fermo. Ma questo andamento a singhiozzo é sostenibile e anche se avanzo apparentemente lentamente.

In Quartina

Appena finita la strettoia che si é dimostrata molto in pendenza sbuco in Quartina, in immensa arena popolata da belanti pecore e percorsa dal fiume Canaria. Percepisco subito dove passa il sentiero anche se a primo sguardo la vista di alcune rocce esattamente in fondo mi preoccupa, sarà quello la zona esposta di cui parlava lo spagnolo? Ma lo spagnolo sa cosa significa “esposto”?


Ore 09:42 una foto sfuocata appena giungo in Quartina
Il sentiero si sviluppa sulla sinistra per poi tagliare completamente a destra, tra le nuvole


Questa salita é piuttosto lunga e, malgrado dalle foto non sembra notarsi, piuttosto ripida; a complicare il tutto si trova su una sassaia. Il consumo di energie é notevole, nel frattempo sudo molto meno e non ho sete, mi chiedo se sia l’adrenalina che mi sta attenuando queste sensazioni. Proseguo sempre a singhiozzo ma con passo estremamente sicuro. Mi sento consapevole dei miei mezzi, inoltre gli scarponi dimostrano ottima presa sulle rocce, alla faccia dei sassi bagnati. Queste sensazioni mi moltiplicano le forze e mi permettono di avanzare con rinnovata speranza.


Salendo sulla parte sinistra in Quartina

Giungo in zona delle rocce, il sentiero ci passa sopra con un aggiramento, é la prima volta che devo usare le mani per avanzare. Noto da alcuni metri una tubazione dell’acqua che scorre più o meno seguendo lo stesso percorso del sentiero, questo mi trasmette ulteriore fiducia, faccio fatica io passando nelle migliori condizioni possibili, figurati quei poveracci che oltretutto hanno dovuto piazzare questo pesante tubo, se l'anno fatto loro in queste condizioni perché non dovrei riuscirci io?


Sulla sinistra il passaggio di aggiramento alle rocce, poco di fianco il tubo
Sullo sfondo il tratto che porta al pian Bornengo

Pian Bornengo

Finalmente giungo in quota e il sentiero spiana, anche l’anfiteatro di quartina é superato, do ancora uno sguardo all’indietro. Visto così sembra un passaggio piuttosto irrilevante ma erroneamente. Ogni singolo passo é stato attentamente ponderato, una pietraia non permette il benché minimo passo falso


Quartina vista dall'alto, e anche questa é fatta

Non mi resta che superare il tratto roccioso in cima all’anfiteatro e dirigermi verso il grande pianoro e la montagna finale, ed é proprio in questo momento, al primo sguardo che scorgo la capanna Cadlimo che fa capolino lassù in cima.


Nella parte centrale, lassù in alto, si intravede qualcosa che spunta. La capanna Cadlimo, l'obiettivo odierno. Appena dietro la bocchetta in primo piano il Pian Bornengo

Giungo finalmente sul piano a ridosso dell'ultima salita. La prima cosa a colpirmi é il meraviglioso panorama. Inoltre vedere l’obiettivo mi conferisce forza e ad esso va aggiunto il fatto che la conformazione della montagna mi da tranquillità, non percepisco zone esposte. Anche guardando la cartina il peggio dovrebbe essere passato...


Ore 10:42, dopo 4h30min dalla partenza da casa sono sul pian Bornengo

Assalto alla capanna

Dopo una breve pausa e la banana di rito inizio a salire con l’umore sempre più positivo questa ultima fatica. Come detto la conformazione di questa montagna non mi mette preoccupazione per l’esposizione, certo non sarà una passeggiata ma nulla di insormontabile


Mai dimenticarsi di osservare il paesaggio. Foto scattata dopo pochi metri di ascesa dal Pian Bornengo verso Cadlimo

Mentre mi accingo ad affrontare uno scalino che richiede l’utilizzo delle mani per superarlo ho la lucidità di chiedermi se il percorso é corretto e di fatti non lo é. É fondamentale tenere alta la concentrazione.
Il tracciato (non me la sento di parlare di sentiero) inizialmente gira a destra in direzione della valle Canaria, approfitto dell’occasione per dare uno sguardo sul percorso già intrapreso, da qui se ne vede una buona parte


A sinistra la valle canaria, a destra il catino di Quartina. In lontananza Orello da dove ho scattato la prima foto di questo post. Sembra incredibile ma da qui si sentono nitidamente i belati delle peco diverse centinaia di metri più sotto

Sta filando tutto liscio ma come sempre é troppo bello per essere vero. In montagna non si può mai stare tranquilli.
Il tratto finale mi riserva delle sorprese, proprio come un livello finale di un videogioco il sentiero si fa scomodo, molto scomodo, più volte devo utilizzare le mani per diversi passaggi.


Parte alta della salita, il sentiero si fa più tecnico

Questi passaggi vengono superati con grande sicurezza a scapito di dispendio di energie. Dentro sento scorrere l’adrenalina, inoltre sulla carta si parla di bocchetta, vuoi vedere che c’è lo spauracchio finale? Vedo di nuovo il viso dello spagnolo..,poi dei strani rumori, mi giro, una coppia di pernici (credo) poco distanti segnalano la mia presenza. Mi piace pensare che mi stanno incitando per lo sforzo finale

Zommatissime e camufatissime. Ma ci sono.

Infine un passaggio più impervio degli altri, sopra il cielo, dev’essere il passaggio finale, o così spero, i bastoni sono quasi di impiccio in questi casi, mi aggrappo con le mani e mi tiro su...


I segnali bianco-rosso-bianco sono ben visibili. Da notare quello in alto al centro, lo step finale, lo percepisco così ma non ne ho la certezza

Ed infatti al di là lo scenario cambia. La bocchetta é un semplice passaggio, un autostrada per un arrivo trionfale


Bocchetta di Cadlimo

La capanna é dietro l’angolo, ce l’ho fatta!

Mentre percorro gli ultimi metri penso a tutti dubbi avuti sul Stabbio delle Pecore, penso alla partenza che peggio non si poteva, a quando stavo per tornare ad Airolo per fare altro. Penso anche a Giorgio il pastore e allo spagnolo, probabilmente i riferimenti di quest’ultimo erano inerenti all’ultimissimo tratto.


Ore 11:58 sono in vista dell’agohnsto arrivo, in perfetto timing per il pranzo


Mentre tolgo il sacco sulla terrazza della capanna do un occhiata ai valori 5h:46min, 12.31km
 
Molto di più di quello indicato sui cartelli. Dall’incontro con lo spagnolo ho impiegato 2h30mim (lui diceva dalle 2 alle 3 ore) calcolando che il cartello dopo il bivio di Orello indicava la capanna a 3 ore ho impiegato 45 minuti in più, una decina chiacchierando con il pastore e altri 10 per una pausa sul Pian Bornengo. 
La salita vera e propria é stata leggermente sopra le indicazioni dei cartelli, disastrosa la prima parte in basso dove stimo di aver impiegato il doppio del tempo. Ed é proprio questo dato a conferire ancora più soddisfazione, mi pare ancora incredibile di essere qui dopo che la disfatta é stata veramente ad un passo.

Tutta l'ascesa. Il lungo tratto per percorrere la val Canaria ho preso ca 7.5km dei 11.5 totali. Malgrado fosse il più conosciuto é quello che ha preso più tempo e creato maggiori difficoltà a livello fisico

I dati secondo map.geo.admin

La salita in un altra soggettiva

Entro raggiante in capanna e decido in un pasto sostanzioso prima che una crisi di fame mi colga, mi va bene qualsiasi cosa, sono talmente felice che mangerei persino krauti.

Il paesaggio é meraviglioso, tutto é meraviglioso. La discesa sarà lunga ma trionfale. Ho circa 8 ore di tempo mentre sul cartello medica la capanna Cadlimo a meno di 3 ore…

Rösti con uova, si la capanna é gestita da svizzero tedeschi

Sono convinto che sarà una discesa trionfale ed è proprio in questo caso che le insidie sono lì dietro l’angolo ad aspettarti.

Ma questa é già in altra storia che racconterò nella seconda parte.....

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