Domenica 12 luglio 2026. Visto che mi trovo nei dintorni di Berna non resisto: é in corso una mostra temporanea al museo d'arte che ho annotato nelle cosa da visitare assolutamente. Non me la sento di procrastinare.
Per la precisione una mostra su opere del 1500, il secolo per eccellenza. Si tratta una mezza dozzina di sale colme di opere che mi incantano, farei chilometri anche solo per una di queste.

Mi avvicino con calma, tanto per non mettere in allarme i guardiani perennemente presenti. Me lo voglio godere a tappe; inizialmente una prima occhiata, poi mi allontano, guardo altro, nel frattempo cerco di assimilarlo. Poi mi riavvicino ed inizio a osservarlo con attenzione. Mi soffermo su ogni soggetto rappresentato
La simbologia dei mostri nelle Tentazioni di sant'Antonio riflette la mentalità del Rinascimento nordico, un periodo in cui l'immaginario medievale sul peccato e sulla deformità si unisce a una forte espressività psicologica. Nello specifico quadro di Niklaus Manuel Deutsch, così come nella tradizione figurativa dell'epoca (influenzata da maestri come Hieronymus Bosch e Matthias Grünewald), i mostri incarnano concetti precisi
Questo mostro compie l'atto più intimo e violento dell'intera composizione: con una zampa dagli artigli affilati afferra e strattona con forza la lunga barba bianca del Santo.
Sputare sul Santo (esattamente come i soldati fecero con Cristo durante la Passione) era il culmine dell'umiliazione verbale e fisica. La vicinanza della bocca spalancata del demone al volto e al corpo di Antonio evoca quella stessa dinamica di dissacrazione.
La segale cornuta è una segale infestata da un fungo parassita, il claviceps purpurea, detto più comunemente ergot. Se siete appassionati di droghe o delle loro storie, allora saprete che nell’ergot è presente un alcaloide dal forte potere psichedelico: l’acido lisergico. L’ingrediente base dell’LSD sintetizzato dallo svizzero Albert Hofmann, per dirla in parole semplici.
L'Ottocento e il Decadentismo: Con artisti come Félicien Rops, la tentazione diventa apertamente erotica e provocatoria. La donna si sostituisce addirittura a Cristo sulla croce, trasformandosi nella quintessenza della femme fatale che tormenta la mente del fustigatore.
Il Surrealismo (es. Salvador Dalí): Nella sua celeberrima Tentazione di sant'Antonio, Dalí rappresenta la tentazione della lussuria come una donna nuda che svetta sopra un immenso cavallo dalle zampe di ragno. Qui la seduzione non è un attacco fisico, ma un'imponente proiezione dell'inconscio e del desiderio represso.
Per la precisione una mostra su opere del 1500, il secolo per eccellenza. Si tratta una mezza dozzina di sale colme di opere che mi incantano, farei chilometri anche solo per una di queste.
Poi quando entro nella sala tre la vedo immediatamente, e tutto quello che ruota attorno scompare all'improvvisso

La tentazione di sant'Antonio (o Il tormento di sant'Antonio), un'opera del pittore svizzero Niklaus Manuel Deutsch realizzata attorno al 1520

L'ibridazione come corruzione del Creato
I demoni non hanno mai forme armoniche; sono ibridi composti da parti di animali diversi (rettili, volatili, mammiferi) fusi insieme a tratti umani. Nel Medioevo e nel Rinascimento, l'ordine della natura era considerato espressione della perfezione divina. Rompere questo ordine mescolando specie diverse significava creare una natura pervertita e diabolica, che rappresentava visivamente il caos indotto dal peccato.Gli istinti bestiali e i vizi capitali
L'aspetto animalesco dei mostri simboleggia l'uomo che rinuncia alla ragione per farsi dominare dagli istinti più bassi. La bestia con la testa di gallo/uccello é spesso associata alla lussuria, alla superbia o alla ferocia cieca. Nel dipinto, il demone-gallo con un becco acuminato e una cresta vistosa sovrasta la scena, agendo come una personificazione della violenza distruttiva.
Le creature con zanne, becchi e artigli: Rappresentano l'ira e la voracità. L'atto di strappare la barba al Santo esprime la volontà del demonio di umiliare la dignità dell'uomo di fede, aggredendolo nei suoi simboli di saggezza e ascesi.
I mostri come proiezione psicologica e malattie
Nel nord Europa, le visioni di sant'Antonio venivano lette anche in chiave terapeutica. L'ordine degli Antoniti curava il cosiddetto "fuoco di sant'Antonio" (ergotismo), una malattia che causava allucinazioni terribili, bruciori e cancrena. I mostri deformi e i tormenti fisici sulla tela riflettevano le sofferenze reali, i deliri dei malati e la lotta interiore dell'anima contro la disperazione e la paura della morte.
L'ammassarsi caotico e grottesco dei corpi mostruosi serve a far risaltare, per contrasto, la figura immobile, composta e geometrica del Santo. Sant'Antonio resiste alla tentazione non fuggendo, ma rimanendo saldo nella sua fede interiore, lasciando che il caos del mondo gli si scateni contro senza scalfirne la determinazione.
Il demone-rettile antropomorfo
Se analizziamo i mostri in primo piano che stringono d'assedio sant'Antonio nel quadro di Niklaus Manuel Deutsch, il dettaglio più disturbante e significativo si trova nel demone-rettile antropomorfo accovacciato in basso a sinistra.Questo mostro compie l'atto più intimo e violento dell'intera composizione: con una zampa dagli artigli affilati afferra e strattona con forza la lunga barba bianca del Santo.
Nell'iconografia cristiana e nella cultura rinascimentale, la barba lunga e curata era il simbolo per eccellenza della saggezza, della dignità senile e dell'ascesi spirituale. Calpestarla, tirarla o strapparla era il massimo gesto di umiliazione pubblica e profanazione della sacralità della persona.
Osservando il corpo di questa creatura, l'artista fonde elementi realistici con deformità mostruose; il muso grifagno e la lingua, ha un profilo che ricorda un rapace o un canide distorto, con file di denti aguzzi e una lingua sporgente che accentua la sua natura ferina e beffarda. Sulla testa indossa una sorta di elmo organico fatto di aculei o corna appuntite. Questo elemento richiama parodisticamente una corona di spine, ribaltando i simboli della Passione di Cristo in chiave diabolica e di tortura. La parte inferiore del corpo unisce la pelliccia ispida di una bestia alle squame o alla pelle rugosa di un rettile. Questa instabilità anatomica comunica visivamente l'idea di una creatura "composta dal peccato", che non trova pace in nessuna forma naturale definita.
Mentre il demone-gallo dall'alto cala un bastone e il demone-lupo morde il mantello del Santo, questo mostro in basso stabilisce un contatto visivo e fisico diretto. L'espressione della creatura è una smorfia di sadismo e derisione, volta a fiaccare la resistenza psicologica di Antonio, il quale, nonostante la dolorosa trazione sulla barba, mantiene gli occhi socchiusi in una preghiera silenziosa.
Osservando il corpo di questa creatura, l'artista fonde elementi realistici con deformità mostruose; il muso grifagno e la lingua, ha un profilo che ricorda un rapace o un canide distorto, con file di denti aguzzi e una lingua sporgente che accentua la sua natura ferina e beffarda. Sulla testa indossa una sorta di elmo organico fatto di aculei o corna appuntite. Questo elemento richiama parodisticamente una corona di spine, ribaltando i simboli della Passione di Cristo in chiave diabolica e di tortura. La parte inferiore del corpo unisce la pelliccia ispida di una bestia alle squame o alla pelle rugosa di un rettile. Questa instabilità anatomica comunica visivamente l'idea di una creatura "composta dal peccato", che non trova pace in nessuna forma naturale definita.
Mentre il demone-gallo dall'alto cala un bastone e il demone-lupo morde il mantello del Santo, questo mostro in basso stabilisce un contatto visivo e fisico diretto. L'espressione della creatura è una smorfia di sadismo e derisione, volta a fiaccare la resistenza psicologica di Antonio, il quale, nonostante la dolorosa trazione sulla barba, mantiene gli occhi socchiusi in una preghiera silenziosa.
Il demone con la testa di lupo
Il demone con la testa di lupo si trova al centro della composizione incarnando dinamismo e violenza psicologica.
Il fulcro dell'azione il demone al centro sta sputando un fiotto di liquido lattiginoso e bava direttamente sulla testa e sulla tonaca di sant'Antonio.Guardando questo scatto ravvicinato, emergono dettagli straordinari che confermano la complessa anatomia ibrida tipica di Niklaus Manuel Deutsch, il getto di bava.
Dalla bocca spalancata del demone grigio-azzurro si sprigiona un liquido denso e filante che cola lungo la schiena dell'abito nero del Santo. Questo elemento visivo amplifica la sensazione di disgusto, allucinazione e profanazione fisica.
I canidi e i lupi demoniaci venivano quasi sempre dipinti con le fauci spalancate, bava visibile o fumi che uscivano dalla bocca per rappresentare la rabbia e il "veleno" spirituale. Questo atteggiamento evoca immediatamente nello spettatore l'atto dello sputare o del trasmettere una malattia.
Sputare sul Santo (esattamente come i soldati fecero con Cristo durante la Passione) era il culmine dell'umiliazione verbale e fisica. La vicinanza della bocca spalancata del demone al volto e al corpo di Antonio evoca quella stessa dinamica di dissacrazione.
La critica d'arte sottolinea spesso come lo stile di questo autore sia "liquido" e viscerale. Il modo in cui dipinge i dettagli delle bocche mostruose accentua le secrezioni e la sgradevolezza, rendendo l'atto di "sputare veleno" o insulti una componente fondamentale della violenza psicologica della scena
Notiamo che il mostro non ha una semplice testa di lupo: l'artista ha fuso le orecchie appuntite e gli occhi iniettati di sangue di un canide con un muso allungato e anellato che ricorda una proboscide o il grugno di un cinghiale distorto. Sotto la mascella spalancata del mostro pende una lunga peluria grigia che fa da macabro specchio alla barba bianca e venerabile del Santo in basso a sinistra.
La figura completamente rossa
La figura completamente rossa sulla sinistra funge da vero e proprio "pilastro" visivo e concettuale sul lato sinistro del dipinto, incorniciando l'aggressione ai danni del Santo.
Nel contesto dell'iconografia diabolica rinascimentale, il rosso non è un elemento puramente decorativo, ma porta con sé significati teologici immediati. Il colore rimanda direttamente alle fiamme della Geenna e dell'Inferno, il luogo di provenienza della creatura.
Il rosso acceso incarna la passione distruttiva, la rabbia cieca e la sete di sangue. Questa tonalità violenta accentua la ferocia del demone, distinguendolo dalle tonalità più cupe o terrose degli altri mostri.
Nonostante la silhouette slanciata quasi umana, il corpo del demone rivela dettagli mostruosi a un esame più attento. Sul lato sinistro spicca una lunga coda arancione e gialla che si sviluppa verso l'alto. La sua forma seghettata ricorda la coda di un rettile, di un drago o di una salamandra (animale mitologicamente legato al fuoco). Le gambe e i piedi, sebbene parzialmente coperti, terminano con giunture innaturali e artigliati, privando la figura di qualsiasi parvenza di umanità e sottolineando la sua natura bestiale.
A differenza dei mostri in basso che sono già a contatto con sant'Antonio, questo demone rosso è colto nel momento di massima tensione dinamica; con entrambe le braccia protese oltre la testa, impugna un pesante bastone di legno nodoso, pronto a scagliarlo con violenza sul Santo.
La sua posa arcuata all'indietro serve a caricare il colpo, aumentando il senso di minaccia imminente e creando una forte linea di forza che spinge l'occhio dello spettatore direttamente verso il basso, sulla testa vulnerabile di sant'Antonio.
Il rosso acceso incarna la passione distruttiva, la rabbia cieca e la sete di sangue. Questa tonalità violenta accentua la ferocia del demone, distinguendolo dalle tonalità più cupe o terrose degli altri mostri.
Nonostante la silhouette slanciata quasi umana, il corpo del demone rivela dettagli mostruosi a un esame più attento. Sul lato sinistro spicca una lunga coda arancione e gialla che si sviluppa verso l'alto. La sua forma seghettata ricorda la coda di un rettile, di un drago o di una salamandra (animale mitologicamente legato al fuoco). Le gambe e i piedi, sebbene parzialmente coperti, terminano con giunture innaturali e artigliati, privando la figura di qualsiasi parvenza di umanità e sottolineando la sua natura bestiale.
A differenza dei mostri in basso che sono già a contatto con sant'Antonio, questo demone rosso è colto nel momento di massima tensione dinamica; con entrambe le braccia protese oltre la testa, impugna un pesante bastone di legno nodoso, pronto a scagliarlo con violenza sul Santo.
La sua posa arcuata all'indietro serve a caricare il colpo, aumentando il senso di minaccia imminente e creando una forte linea di forza che spinge l'occhio dello spettatore direttamente verso il basso, sulla testa vulnerabile di sant'Antonio.
Il demone gallo
Il demone-gallo non attacca direttamente il corpo di sant'Antonio con le zampe o con il becco, ma funge da regista visivo del tormento
La sua mole e il collo proteso in avanti creano un arco che "schiaccia" la figura dell'eremita verso il basso. La sua forte colorazione fa da contrappunto cromatico al demone rosso sulla sinistra, incanalando l'attenzione dello spettatore verso il fulcro drammatico della scena.
La testa riproduce i tratti tipici di un gallo, ma deformati in chiave mostruosa
Il colore rosso acceso della cresta e dei bargigli accentua la natura viscerale e sanguigna della creatura. Nel folklore dell'epoca, le protuberanze carnose ed esagerate erano associate a una natura lasciva o incontrollata.
Il becco è affilato come quello di un rapace, aperto in una sorta di grido silenzioso o di beffa. L'occhio, tondo e privo di qualsiasi scintilla di umanità, fissa il vuoto, comunicando l'assoluta mancanza di pietà o di empatia tipica delle forze demoniache.
Mentre nella tradizione sacra il gallo simboleggia il risveglio, la vigilanza e il pentimento (legato al tradimento di san Pietro), nel contesto delle tentazioni assume il suo significato opposto e diabolico
Il gallo, per il suo comportamento in natura, era frequentemente associato all'iracondia, alla superbia e soprattutto alla lussuria sfrenata. Inserito tra i tormentatori, rappresenta la degradazione morale e i peccati della carne che cercano di vincere l'ascesi del Santo.
Il corpo del demone non è quello di un volatile, ma assume forme antropomorfe e rettiliane. Questo tipo di combinazione rimanda alla figura mitologica del basilisco (nato, secondo le leggende medievali, da un uovo di gallo covato da un serpente), simbolo del veleno spirituale e del peccato mortale che uccide con lo sguardo.
La creatura antropomorfa
La creatura antropomorfa sulla destra completa il cerchio d'assedio attorno a sant'Antonio, bilanciando la composizione con un movimento speculare a quello del demone rosso.
Il corpo di questa creatura è uno dei più complessi dal punto di vista materico. La superficie del suo corpo ha una texture bruna e rugosa, che ricorda la corteccia d'albero secca, la pelle indurita di un insetto o una fitta pelliccia ispida. Questa resa conferisce al mostro un aspetto pesante, terreno e brutale.
Attorno al collo presenta un vistoso collare giallastro e spugnoso che sembra quasi una formazione fungina, un lichene o una piaga organica. Nel Rinascimento nordico, le escrescenze di questo tipo simboleggiavano la corruzione morale e la putrefazione dello spirito.
L'ibridazione tocca qui il mondo dei volatili predatori: le gambe della creatura terminano con potenti zampe dotate di lunghi artigli ricurvi. Una di queste zampe è sollevata in aria e preme contro il fianco del Santo, in un gesto di pura dominazione fisica
Sulla schiena si intravedono delle ali scure e lacere, simili a quelle di un pipistrello. A differenza delle ali piumate degli angeli, le ali di pipistrello erano il segno distintivo dei cherubini caduti, condannati all'oscurità e privati della grazia del volo divino.
L'azione e il volto del demone ne accentuano la ferocia. Esattamente come il demone rosso, questa figura solleva un pesante flagello o bastone snodato per colpire il Santo dall'alto. Il movimento delle due braccia crea una diagonale che scarica tutta la violenza visiva verso il centro della scena.
Il profilo è schiacciato, con un naso appuntito o un piccolo corno sul setto nasale, grandi occhi sgranati in una smorfia d'ira e zanne sporgenti. Guarda direttamente verso la vittima, privo di qualsiasi pietà.
Il santo
A differenza dei santi guerrieri (come san Giorgio o san Michele), Antonio non combatte i demoni con le armi o con la forza fisica. Il corpo del Santo è piegato, quasi schiacciato al suolo sotto il peso dei suoi assalitori, eppure non cede. Le sue mani e le sue braccia sono bloccate dagli artigli dei mostri, configurando una situazione di totale impotenza fisica.
Questa posizione esprime il concetto teologico della resistenza passiva: la vera forza del Santo non risiede nei muscoli, ma nell'incrollabile fermezza della sua anima e della sua fede.
Se si osserva attentamente il viso di Antonio, si nota una sorprendente sensazione di calma e distacco: gli occhi sono socchiusi o rivolti verso il basso, completamente isolati visivamente dall'orrore circostante. Il Santo si rifiuta di guardare i mostri, negando loro qualsiasi potere sulla sua mente.
La bocca è serrata in una smorfia di concentrazione e preghiera silenziosa. Mentre il demone gli sputa addosso e gli altri gli strappano la barba, Antonio sopporta il martirio con una rassegnazione che ricalca i testi sacri della Passione di Cristo.
Dal punto di vista visivo, l'abito monastico di Antonio gioca un ruolo fondamentale:
La grande macchia di colore della sua tonaca scura funge da ancora visiva al centro del dipinto.
Mentre i corpi dei demoni sono caratterizzati da tonalità accese (il rosso, l'arancione, il bruno) e da movimenti spezzati, la massa scura della veste del Santo trasmette un senso di peso, gravità e stabilità. Rappresenta la roccia della fede che rimane immobile malgrado la tempesta che la circonda.
Il legame tra le allucinazioni visive e la pittura del Rinascimento nordico
Il legame tra le allucinazioni visive e la pittura del Rinascimento nordico (tra il 1480 e il 1520) è profondo e unisce la spiritualità dell'epoca a una vera e propria piaga medica: l'ergotismo, comunemente noto come "fuoco di sant'Antonio".
Gli storici dell'arte concordano sul fatto che le visioni di mostri di pittori come Niklaus Manuel Deutsch, Hieronymus Bosch e Matthias Grünewald non fossero solo fantasie teologiche, ma rispecchiassero esperienze reali vissute dalla popolazione.
Nel Nord Europa, la base dell'alimentazione dei ceti più poveri era il pane di segale. Spesso la segale veniva infestata da un fungo parassita, la Claviceps purpurea (o segale cornuta).Questo fungo contiene potenti alcaloidi da cui, secoli dopo, è stato sintetizzato l'LSD.
La tentazione di Sant'Antonio di Hieronymous Bosch, circa 1501, che ritrae le allucinazioni dell'ergotismo, insieme a un uomo che contempla il piedi che ha perso a causa della malattia
L'ingestione continuativa di pane contaminato provocava un'intossicazione acuta. Tra i sintomi principali c'erano dolorose cancrene agli arti (da cui la sensazione di "fuoco") e devastanti allucinazioni visive e uditive di tipo psicotico.
Gli unici a curare questa malattia erano i monaci dell'Ordine degli Antoniti. I loro monasteri-ospedali erano sparsi in tutta Europa ed è proprio per questi luoghi che venivano commissionati i quadri con le Tentazioni di sant'Antonio. Funzione terapeutica:
I malati venivano posti davanti a questi dipinti densi di mostri. Vedere che lo stesso sant'Antonio aveva subito quelle identiche visioni terrificanti e deformi, ma era riuscito a sconfiggerle con la fede, offriva ai pazienti un enorme conforto psicologico. Capivano di non essere posseduti dal demonio, ma di condividere il martirio del Santo.
L'esperienza dei deliri da ergotismo ha influenzato direttamente il linguaggio visivo degli artisti rinascimentali
Nelle allucinazioni tossiche, gli oggetti cambiano forma e i volti si alterano. I pittori traducono questo fenomeno creando mostri che non hanno una struttura anatomica logica, ma che mutano continuamente (un becco che diventa una zanna, un braccio che diventa un ramo).
Proprio come in un incubo febrile, i quadri di questo periodo (incluso quello di Niklaus Manuel) tendono ad annullare lo spazio prospettico ordinato. I mostri si accatastano uno sull'altro comprimendo il Santo, ricreando la sensazione di soffocamento tipica di un attacco di panico o di un delirio allucinatorio.
In dipinti coevi (come nella celebre Pala di Isenheim di Grünewald), alcuni demoni mostrano sulla pelle le stesse pustole, rigonfiamenti e piaghe violacee che i malati di ergotismo o di peste vedevano comparire sui propri corpi.
Pala di Isenheim di Grünewald - dettaglio
Le tentazioni
Si chiamano tentazioni perché, nella tradizione teologica e spirituale, l'obiettivo dei demoni non era semplicemente infliggere un dolore fisico, ma mettere alla prova la fede di sant'Antonio per spingerlo al peccato e alla disperazione.Il termine deriva dal latino temptatio (prova, saggio). Nel contesto della vita del Santo, l'assalto dei mostri rappresenta una serie di tentazioni specifiche che agiscono su più livelli: La tentazione del dubbio e della disperazione: Aggredendo il Santo con violenza e visioni terrificanti, i demoni cercavano di fargli credere che Dio lo avesse abbandonato, spingendolo a cedere alla paura e a rinunciare alla sua vita di preghiera nel deserto.
La tentazione della carne e dei vizi: Come abbiamo visto nell'analisi dei singoli mostri, le sembianze animali incarnano i vizi capitali (come la lussuria del gallo o l'ira del lupo). I demoni cercavano di risvegliare in Antonio quegli stessi istinti bassi per fargli rompere i suoi voti di purezza e ascesi.
La parodia della Passione: Questo assalto è una "prova" speculare a quella subita da Cristo nel deserto e durante la Crocifissione. Il Santo viene "tentato" a ribellarsi o a cedere alla rabbia, ma la sua santità risiede proprio nella capacità di rimanere immobile e saldo nella fede, superando la prova.
Il Tormento di sant'Antonio è un dipinto a tempera e olio su tavola (47×35 cm) proveniente dalla bottega di Domenico Ghirlandaio, e attribuito a un giovane Michelangelo Buonarroti. Il dipinto è databile tra il 1487 e il 1489, ed è oggi conservato nel Kimbell Art Museum di Fort Worth, in Texas.
Di uno spirito diverso sono testimonianza le tavole d’altare di Niklaus Manuel, realizzate alcuni anni più tardi. Il pittore, disegnatore, poeta e statista bernese fu una personalità di spicco dell’inizio dell’età moderna. La sua produzione artistica affonda le radici nella tradizione dell’arte tardo-medievale, ma si contraddistingue per l’originalità, gli spazi pittorici prospettici e i paesaggi dall’aspetto realistico.
Le tentazioni femminili
L'inserimento di figure femminili seducenti rappresenta la seconda grande colonna iconografica delle Tentazioni di sant'Antonio nella storia dell'arte, incarnando la lussuria e la tentazione carnale in opposizione alla violenza fisica dei mostri.Mentre il dipinto di Niklaus Manuel Deutsch si concentra sulla violenza e sul tormento mostruoso, moltissimi artisti – dai contemporanei di Manuel fino ai surrealisti – hanno scelto di focalizzarsi su questo specifico aspetto psicologico ed erotico.
Nelle storie sacre, il diavolo comprende che Antonio resiste alla violenza fisica, e decide quindi di mutare strategia, inviando dei succubi. Si tratta di demoni maligni che assumono le sembianze di donne bellissime, regali o fanciulle indifese per risvegliare i desideri sessuali del Santo e corrompere la sua purezza spirituale.
Per i pittori del Rinascimento (come Hieronymus Bosch o Lucas Cranach), dipingere una donna nuda o attraente non bastava: l'arte doveva svelare l'inganno diabolico. Molto spesso queste figure femminili apparentemente perfette nascondono un dettaglio mostruoso visibile solo allo spettatore attento
Sotto la lunga veste lussuosa spuntano zampe di gallo, di capra o di rettile. Una coda di serpente o di scorpione si intravede dietro la schiena. Dietro una chioma bionda fluente, la nuca o la schiena della donna rivelano talvolta pelle putrefatta, squame o piccoli rospi, a simboleggiare che la bellezza carnale è solo un guscio effimero che nasconde il peccato e la morte.
Il tema della seduzione di sant'Antonio ha attraversato i secoli trasformandosi profondamente: Fiamminghi e Barocchi (es. David Teniers il Giovane)
Il tema della seduzione di sant'Antonio ha attraversato i secoli trasformandosi profondamente: Fiamminghi e Barocchi (es. David Teniers il Giovane)
Le donne seducenti vengono inserite in contesti di taverna o feste grottesche, offrendo al Santo calici di vino, a rappresentare i piaceri mondani a cui ha rinunciato.
Nei suoi dipinti si notano sempre gli stessi elementi tipici del suo stile baroccoAl centro o sulla sinistra appare una giovane donna, bionda e vestita con sontuosi abiti di raso chiaro. Spesso reca in mano un calice di vino, offrendolo al Santo inginocchiato in preghiera per distrarlo e indurlo al vizio. Dietro la fanciulla si nasconde quasi sempre una figura anziana e grottesca (spesso dotata di piccole corna). Rappresenta il diavolo custode o la mezzana, colei che orchestra l'inganno carnale.
Sullo sfondo e attorno al Santo si accalcano creature ibride, scheletri di animali e folletti. Alcuni fumano la pipa, altri bevono dai boccali, trasformando l'eremo in una chiassosa taverna seicentesca.
Il Surrealismo (es. Salvador Dalí): Nella sua celeberrima Tentazione di sant'Antonio, Dalí rappresenta la tentazione della lussuria come una donna nuda che svetta sopra un immenso cavallo dalle zampe di ragno. Qui la seduzione non è un attacco fisico, ma un'imponente proiezione dell'inconscio e del desiderio represso.




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