Sul bus salgono diversi muontain biker versione batteria, sono strafelice di sapere di non trovarmeli tra i piedi almeno nella prima parte della giornata. La salita alla Gana Negra é pedestre.
09:30 circa scendo finalmente dal bus. Dopo un breve tratto di salita leggera il sentiero impenna decisamente.

Il ritmo é buono ma in breve tempo inizio a sudare. Supero un altro escursionista . Mi giro spesso per guardare il panorama. In particolare la catena che separa valle di Blenio e Leventina

Il sentiero non é mai esposto, non dico e non penso nemmeno ad una parolaccia quindi possiamo classificarlo come un l T2.
Giunto in prossimità del passo trovo un capanello di escursionisti fermo, esattamente quello che non si spera mai di trovare, soprattutto in vetta o luoghi paesaggisticamente apprezzabili. Scatto alcune foto. In particolare il Focus va verso il passo delle Colombe esattamente di fronte a me, mi chiedo quali dei due é il più alto.
Svelo l’arcano: Passo delle Colombe 2381, passo di Gana Negra 2433.
Dai miei ricordi mi rammento molta più fatica quando feci il passo delle Colombe, ma va detto che avevo alle spalle tutta la salita al Passo dell’Uomo e la discesa passando per il Lucomagno

Anche un primo sguardo verso sud la valle di Blenio ha un non so che di magnetico. In primo piano si notano i primi scuri massi che danno il nome a questo passo

Per sbucare sulla val di Campo rimangono un centinaio di metri, il vero e proprio passo é li in fondo, dietro si intravedono già altre montagne…

Sono forse questi i momenti più belli, quando si sta per giungere dinnanzi un nuovo scenario, un nuovo dipinto di Madre Natura che potrebbe essere completamente diverso da quello del versante che ci apprestiamo a lasciare, e questa volta lo scenario é veramente per sognatori.
Ancora prima di andare a buttare lo sguardo sulla valle di Campi c’è da gustarsi il laghetto senza nome, siamo a 2433 metri di altezza. Temperatura e meteo sono semplicemente perfetti.
Dopo alcuni minuti mi decido an andare a buttare un occhiata sulla valle di Campo che dovrò percorrere

La catena delle montagne sullo sfondo mi faranno compagnia fino all’arrivo a Ghirone. In particolare tutto a destra, con una lingua di neve l'Adula, la montagna più alta del Ticino. In basso a sinistra si intravedono i prati dell’Alpe Bovarina. Quello che cambia é lo scenario in primo piano, la gana é costituita da massi molto grandi e scuri.
La discesa si presenta comoda, la prima parte caratterizzata da questi blocchi scuri provenienti dal pizzo del Corvo che mi sovrasta e domina incontrastata sul passo
La salita da questo versante é più lunga ma decisamente più morbida. In poco tempo mi trovo in vista dell’Alpe, un annoiato pastore sta appiccicato al telefono, certo che la tecnologia ha un potere capillare ed arriva fin quassù. Alcune pozze nei pressi dell’Alpe aumentano la bucolicità
La presenza di veicoli a 4 ruote segna la ricomparsa di amabili mountainbiker. Nulla contro fino a qualche anno fa, ma con la comparsa delle biciclette elettriche c’è stata una invasione di bikers più o meno abili sui sentieri. Essere investito da un pensionato a bordo di queste armi su due ruote é un ipotesi che non mi sento di scartare completamente.
Per fortuna ne incontro pochi, anche perché c’è ancora un tratto sotto la capanna bovarina che non é percorribile sulle due ruote. Ma prima ancora della capanna c’é modo di godersi un bel quadretto piante-fiume-prato-catena montuosa. Qui sarebbe il punto ideale per fermarsi un attimo a osservare e fare pensieri profondi o semplicemente a sentire l'acqua che scorre. Una nonna con il suo nipotino sono seduti in riva alla rongia. Sorrido.
Appena sotto la capanna bovarina. Ho un certo languorino e credo di essermi proprio meritato qualcosa da mettere sotto i denti.
Dopo essermi rifocillato mi reco a pagare, solo allora noto la graziosa costruzione alle sue spalle

Il sentiero entra poi in un bosco e dopo una ventina di minuti si sbuca sui vasti prati, si susseguono piccoli agglomerati di cascine, c'é vita ovunque, bambini in bici, mamme col passeggino, padri sempre intenti a sistemare qualcosa.


Ho però ancora tempo di dare un occhiatina all'iconica chiesa di Campo Blenio, giusto per soddisfare la parte culturale che ogni giorno chiede di essere nutrita

Mentre la chiesa precedente, più piccola ed orientata ad oriente, risaliva all'I" secolo, quella attuale, rivolta a meridione, fu edificata verso la fine del XVI° secolo, mentre l'impressionante campanile tardo romanico risale probabilmente al XIV° secolo. La chiesa, molto importante per la comunità di Campo Blenio, deve ormai essere urgentemente restaurata.
L'attuale chiesa di Campo, che risale alla fine del XVI secolo, dispone di interni di sorprendente ricchezza. Sulla parete sinistra, per esempio, ci sono affreschi votivi del 1621 con raffigurazioni del martirio di Sant'Erasmo e di San Carlo Borromeo, che visitò anche Campo Blenio.

Sulla volta del coro di sinistra sono raffigurati gli Evangelisti e nel coro di destra Sant'Antonio e degli angeli che suonano strumenti musicali. Sulla parete anteriore del coro di sinistra, dove oggi si trova l'altare, è affrescata la crocifissione di Gesù con Maria SS e San Giovanni.
Nella chiesa parrocchiale di Blenio, si combinano la semplicità architettonica di un edificio sacro di montagna e la ricchezza impressionante del suo arredo interno, che non ci si aspetterebbe in un villaggio che, un tempo, era considerato come disperso e, addirittura, irraggiungibile.
Dopo San Carlo, gli arcivescovi di Milano visitarono con regolarità anche le Tre Valli che facevano parte dell'Arcidiocesi lombarda. A Campo Blenio, nel 1673 e nel 1712 furono fondate la Confraternita del Santissimo Sacramento e quella del Rosario con lo scopo di rendere i fedeli più partecipi alla liturgia e incoraggiarli a ricevere i sacramenti, contribuendo alla pratica di fede e alla vita morale dei parrocchiani con la guida autorevole del parrocoMi sono trattenuto troppo a lungo, devo correre verso Ghirone per non perdere il bus

Ho maniera di rivolgere lo sguardo verso pian Geirett ai piedi della Greina. Non posso soffermarmi ulteriormente, devo addirittura correre per non perdere il bus. La promessa però é quella di sempre: ritornerò














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