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Strada maestra per i laghi d’Orsirora

Si parla sempre di scorciatoie, quanta fretta, per fare cosa poi? Per tornare a casa prima a riempirci il cervello sullo smartphone che non innalzerà comunque il nostro tenore di vita?

Così come si parla spesso di scorciatoia trovo giusto almeno per una volta non solo menzionare il suo contrario, "l’allungatoia" ma anche metterla in pratica.

Scopro poi che evidentemnte allungatoia non esiste, ma il contrario di scorciatoia é strada maestra

Si perché il giro dei laghetti d’Orsirora se fatto in maniera scriteriata può essere portato a termine già per mezzogiorno / primo pomeriggio. Decido quindi di includere il passo del Lucendro per giungere sull’omonimo lago dalla via meno diretta. Il tutto per riempire al meglio una giornata all’insegna della natura, vera e propria protagonista di questa torrida estate.

Posti che porto nel cuore

Sia il Lucendro che i laghetti d’Orsirora fanno parte dei miei classici; quelli contenuti nel DNA. È anche la prima volta che inserisco queste due mete nella stessa giornata, due piccioni con una fava, il tutto dovrebbe essere fattibile stimando i circa 1000 m il dislivello positivo complessivo.

Per sfruttare bene la giornata come sempre uscire di casa il più rasenti possibile all’alba.

Primo mattino sopra il portale della galleria dei banchi

Nel mio caso mi faccio scarrozzare fino all’ingresso della galleria dei banchi, ho pensato se partire da casa ma la meteo come sempre incerta (ma poi non ci azzeccano mai) e soprattutto il turno di lavoro notturno che mi aspetta mi fa optare per la scelta "light". Che poi proprio light non é: occorrre inerpicarsi fino ai laghi scuri tanto per cominciare, dopo i primi tratti in piano sulla carrabile (dove incrocio un cane fuori da una roulotte ma per fortuna si limita a osservarmi) il sentiero inizia a salire decisamente per un dislivello di 400m

Bocchetta laghi scuri

Immancabile il primo sguardo sulla finestra tra le rocce che dà sulla Tremola. Lo strapiombo sotto mi impedisce di avvicinarmi ulteriormente, ma tanto si sa già benissimo come é fatta, vero?

Il sentiero sale a pendenza regolare e alcuni sassi allineati testimoniano che era una via piuttosto praticata.

La salita non é da sottovalutare, siamo a 2000m e anche solo 400m possono mettere in difficoltà se non affrontati con il giusto piglio: ritmo basso ma continuo e passi piccoli.

É la seconda volta che tento il passo Lucendro quest’anno. La prima volta settimane fa ero sfinito già dalla finestra sulla Tremola. Nei tornanti prima dei laghi scuri mi fermavo di continuo, il fisico non seguiva la mente. Avevo cattive sensazioni.

Oggi invece sembra andare decisamente meglio. Decido di mettermi le cuffiette.

Parte finale della salita prima dei laghi scuri

Lo scenario aiuta, nessuna nuvola e nessuna presenza umana all'orizzonte.
Si possono notare alcune baracche militari presenti nei punti più isolati possibili. Lo scenario é idilliaco

Si, é normale fare un pensierino, ma poi la nostra dipendenza alle comodità prenderebbe presto il sopravvento. L’immagine della baracca sul fianco della montagna con le vette dietro é una di quelle immagine che mi porterò dietro.

I laghi scuri si limitano a due laghetti contigui nei pressi della baracca militare e alla bocchetta.

Siamo esattamente sotto la Fibbia, una delle due vette che caratterizzano il profilo di Airolo guardando verso nord. Con tutte le volte che l’ho osservata dalla finestra fa un certo effetto essere ai suoi piedi.

A differenza delle altre volte che sono passato di qui mi fermo solo per un breve momento sull’enorme masso di fianco al laghetto. Rispetto all’ultima volta la gamba é calda e in generale il fisico risponde bene. Decido di non interrompere per troppo a lungo la salita e mi riprometto comunque di fare una pausa alla bocchetta poco sopra.

C’è un muretto in sassi lungo la bocchetta, esso serviva a limitare i pascoli. Il colpo d’occhio verso la catena della valle Bedretto é uno dei più belli che si possano avere, il Poncionetto la fa da padrona con alle sue spalle a destra il Lucendro. A sinistra tutta la catena che sovrasta la valle Bedretto

Dall'altro lato il panorama é meno epico: la baracca militare con il lago scuro appena passati e dietro le montagne che sovrastano Airolo.


Passo Lucendro

Dopo una pausa con una delle due banane che solitamente mi porto dietro, inizio a scendere dalla bocchetta per immettermi nel sentiero che lentamente sale verso il passo Lucendro. Proprio in questa zona c’è il passaggio più esposto della giornata. Quando l’ho passato settimane fa mi é sembrato molto pericoloso, probabilmente la percezione é stato amplificato dalle cattive sensazioni che stavo passando, non vedevo l’ora di scendere, di rientrare, appena giunto sulla bocchetta mi ero messo a dormire…
Oggi addirittura, sprezzante del pericolo, mi metto a pisciare proprio nel tratto più esposto, come un gesto per sdemonizzare passaggio e fobia.

Oggi invece tutto funziona a dovere, é questioni di minuti e sarò sul passo, la salita é molto regolare ed é piacevolissima da fare. C’è un piccolo strappo in prossimità del passo e poi…e poi mi fermo e rimango ad ammirare le rocce. 

Il grigio é il colore predominante, la montagna nuda e cruda, semplice, svelata, quella che preferisco

Vista sulle scaglie dal passo di Lucendro

In cuor mio so che sarà lo scorcio più bello della giornata.
C’è un po’ di gente sul passo, aspetto che se ne vanno: voglio rimanere un attimo solo con la montagna

Sono passate due ore dalla partenza, anche se é ancora molto presto non voglio sfidare la meteo, il secondo obiettivo é ancora piuttosto lontano. Inizio a scendere dall’altro versante del passo e in pochi minuti mi ritrovo in quello che simbolicamente é riconosciuta come la sorgente della Reuss nel sentiero delle 4 sorgenti. Dal grigio del passo ora si é passati a diversi colori. La montagna riflessa snel laghetto e le candide nuvole fanno il resto

Sorgente simbolica della Reuss

Scendo verso il sentiero che costeggia il lago Lucendro. Anche qui la vista del lago estremamente basso intristisce

Dopo un tratto sulla carrabile un sentiero si inerpica sulla sinistra, sono alla seconda salita della giornata: devo di nuovo salire in quota per raggiungere il vero obiettivo della giornata: i laghetti di Orsirora. Sono solo 300 m di dislivello ma dopo le salite ai laghi scuri, la successiva al passo Lucendro e la conseguente discesa risultano impegnativi. La gamba risponde bene. Spero di giungere in quota in poco più di un ora.

Laghetti d’Orsirora

Capisco che si sta arrivando quando una piccola rana mi taglia la strada, poco sopra si incappa nella prima bolla, non si tratta ancora di un laghetto ma é l’aperitivo a quello che mi aspetta in un pugno di chilometri. Mi chiedo anche dove cazzo stava andando la rana giù in basso....

Da qui il sentiero sale dolce, alcune pecore osservano il mio passaggio, piccoli paesaggi nelle rocce mi portano al primo lago

Il laghetto non ha un nome tutto suo, con un secondo laghetto appena sopra, ma che ora non vedo ancora, sono chiamati laghi della Valletta

In alto a sinistra si vede il passo che porta a Realp, il passo di Orsirora…non mi lascio tentare ma voglio comunque andare su e dare un occhiata dall’altra parte. Sacrifico quindi mezz'oretta per soddisfare la mia curiosità


La strada che si vede sullo sfondo é quella che porta dal passo Furka a Realp. Realp rimane nascosto in fondo a destra ma non mi va di avventurami ulteriormente in questo lato di montagna sconosciuto, non sono pronto mentalmente e inoltre oggi non era programmato. Il tempo é piuttosto tirato e quindi mi rimetto sui miei passi. Scendendo dal passo si possono apprezzare meglio i due laghetti della valletta.

Il sentiero ora inizia a scendere e incrocio il primo dei due laghi d’Orsirora 

Sulle sue rive riesco finalmente ad immortalare un uccello che spesso trovo in montagna: sono solito spuntare all’improvviso dalle piccole piante che crescono in quota quando avvertono il sopraggiungere di qualcuno

In contesti di alta quota in Svizzera, specie come lo spioncello (Anthus spinoletta) o la pispola (Anthus pratensis) frequentano volentieri i prati alpini, le pendici erbose e le zone rocciose. 

Ci si immette poi in un stretto canalino disseminato da pietre, bisogna fare attenzione dove mettere i piedi, sulla destra un ennesimo lago, é il secondo lago d’Orsirora

Scendendo ancora si giunge al più grande dei laghi chiamati lago d’Orsino. Per tanti questo si tratta del primo lago incontrato durante l'escursione.

In questa zona del San Gottardo il mondo si divide in due gruppi ben definiti: quelli che fanno il giro dei laghi d'Orsirora in senso orario e quelli che no.

Io sono un o di quelli rigorosamente che no, affronto in senso orario scegliendo di sciropparmi la salita più tosta ad inizio giornata e trovarmi quindi il bombolone del lago d'Orsino come dessert

Lago d'Orsino

Una piccola nota: malgrado ci sia un invitantissimo sentiero che affianca il lago esso non fa parte del sentiero ufficiale, esso infatti sbocca poi su una pietraia poco comoda da percorrere

Per chi segue il sentiero c’è ancora una lunga discesa per arrivare alla diga e infine al passo del San Gottardo

Esemplare di Epilobium angustifolium (comunemente noto come epilobio a foglie strette o garofanino maggiore), una vivace pianta erbacea perenne della famiglia delle Onagraceae.
 Cresce frequentemente in luoghi montani, radure boschive, pendii sassosi e zone alterate o recentemente percorse da incendi, diffondendosi ampiamente nell'arco alpino durante il periodo estivo (da giugno ad agosto)

Sento le gambe affaticarsi mentre scendo verso la diga. Decido di non andare oltre all'ospizio del San Gottardo, avevo anche ipotizzato di rientrare a casa ad Airolo a piedi.
Giungo però piuttosto stanco e soprattutto affamato sul passo. È un duro shock riabituarsi alla vista di così tanta rumorosa gente.

Sono fermamente convinto che uno dei grandi vantaggi di camminare a lungo in montagna é di incontrare sempre meno gente man mano che si avanza, i turisti invadenti non si allontanano mai troppo dal posteggio

È con questo pensieri che mi sprona ulteriormente a camminare nei luoghi possibilmente meno attrattivi che si conclude la mia escursione odierna. Faccio ancora un giro alla mensa del museo del San Gottardo dove ricordo ci sono affissi dei quadri che mai ho immortalalto

Passo del San Gottardo con il suo storico ospizio, riprodotto in un'incisione del XVIII o XIX

Qui sotto il giro completo





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