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Castello di Thunstetten

Approfitto di una settimana di vacanza per visitare questo castello che ho sempre stupidamente pensato nei pressi di Thun basandomi sul nome. È invece tutt’altro. Sorge infatti nei pressi di Langhenthal, sempre nell’immenso Canton Berna ma in altro tutt'altra regione.

Giungo dopo alcune peripezie alcuni minuti dopo l’apertura, la prima immagine del castello é di sicuro effetto.

Poi una botta di culo, l’ultima abitante del castello fa visite guidate e capendo che mi sono recato apposta dal lontano Ticino si sente inorgoglita e decide di farmi una visita guidata in italiano esclusivamente per me

Castello di Thunstetten

Il castello barocco, noto anche come residenza estiva, fu costruito tra il 1713 e il 1715 da Hieronymus von Erlach (nato il 31 marzo 1667 a Berna; morto il 28 febbraio 1748 a Hindelbank). Si tratta del primo castello in stile francese nel Cantone di Berna.

Il castello fu costruito secondo i progetti del famoso architetto francese Joseph Abeille, «ingegnere di Sua Maestà Cristianissima Luigi XIV», nello stile di Versailles. Si tratta di una tipica «Campagne» bernese, una residenza estiva, «une maison entre cour et jardin», un edificio di rappresentanza, un padiglione di piacere e sede amministrativa della signoria. Come capocantiere fu nominato il giovane maestro muratore bernese Abraham Jenner.

In passato al castello di Thunstetten appartenevano vasti terreni e boschi. I terreni si estendevano fino a Längmatt e in direzione di Bleienbach.

Pianta del castello di Thunstetten risalente al 1720
Johann Adan Riediger (1680 - 1756)
Archivio di Stato di Berna
Foto: Foto Frutig, Berna, 12 febbraio 1943

A causa dei numerosi passaggi di proprietà, gli appezzamenti si sono fusi insieme e i boschi sono stati venduti. Fino al 1970 la superficie dei terreni appartenenti al castello, compreso il castello stesso e due fattorie, con pochi boschi, ammontava a circa 40 ettari. Oggi al castello appartengono solo il terreno circostante e il giardino.

Zoom dell'immagine precedente

L’edificio principale è denominato «Corps de logis» o «maison entre cour et jardin». È a un piano, il secondo piano è integrato nel tetto. Al primo piano si trovano otto stanze, arredate in modo molto semplice con pavimenti in listelli di legno e caminetto; in tre di esse è presente una stufa in maiolica. Gli abbaini sono accessibili tramite tre gradini. Sopra il primo piano si trova un’enorme soffitta.

Hieronymous Von Erlach

Quello che emerge fin da subito é il personaggio fondatore del castello Hieronymous Von Erlach, dalle parole, e ancora di più dalle espressioni  della mia guida intuisco che si trattò di una persona ambigua ma determinante nella storia di Berna e magari anche qualcosa di più. Spionaggio, re Sole e Guerra di Villmergen sono solo alcuni dei suoi tasselli, come lasciarselo sfuggire?

Hieronymus von Erlach
Ritratto, olio su tela realizzato da Johann Rudolf Studer,datato 1738 (Burgerbibliothek Bern).
Sul retro del dipinto è scritto:
«Hieronymus von Erlach, signore di Hindelbank, Urtene, Moos, Seedorff, Bärisweyl, Wyl, Thun e Mattstetten, generale e cavaliere, Schultheiss regnante, all’età di 72 anni. 1739 J.R. Studer Pinx»
Il pittore Johann Rudolf Studer (1700-1769) era originario di Winterthur e dipinse a Basilea, Parigi, Ginevra, Berna (1735-1747), in Inghilterra e in Olanda. Era un noto ritrattista.

Hieronymus von Erlach fu una delle personalità più influenti e, per certi aspetti, più enigmatiche della Berna della prima metà del XVIII secolo. Militare di carriera, diplomatico, uomo politico, grande proprietario terriero e costruttore di sontuose residenze, arrivò ai vertici della Repubblica bernese fino a ricoprire per più volte la carica di Schultheiss, lo scoltetto, ossia il massimo magistrato della città e della Repubblica di Berna. Al tempo stesso, per oltre un decennio condusse una vita segreta come informatore al servizio della Francia, mentre ufficialmente combatteva nell'esercito imperiale austriaco.

La sua esistenza fu segnata dunque da una singolare combinazione di ambizione politica, prestigio militare, ricchezza, intrighi diplomatici e segreti personali, alcuni dei quali sarebbero rimasti nascosti per oltre due secoli.

Dalle origini bernesi al servizio militare

Hieronymus von Erlach nacque a Berna il 31 marzo 1667, appartenente alla potente famiglia patrizia degli Erlach. Ancora giovane intraprese la carriera militare e si mise al servizio della Francia, entrando nella Guardia Svizzera francese e prestando successivamente servizio come ufficiale nel reggimento bernese von Erlach.

La sua permanenza in Francia avrebbe avuto conseguenze decisive sulla sua vita privata e, molti anni più tardi, anche sulla sua carriera politica.

Nel 1691 fu inviato con il suo reggimento nel Roussillon, regione francese ai piedi dei Pirenei. Qui conobbe Françoise Trouette de Montrassier, una giovane nobildonna francese caduta in disgrazia. Tra i due nacque una relazione sentimentale e nel 1693 Françoise diede alla luce una figlia.

La situazione di von Erlach era però complicata dalla diversa appartenenza religiosa. Cresciuto nella fede protestante, egli decise di rinunciare al protestantesimo e di convertirsi al cattolicesimo. Nel 1694, mentre ricopriva il grado di capitano, sposò Françoise secondo il rito cattolico a Carcassonne. Il matrimonio ebbe anche effetto retroattivo, regolarizzando così la situazione familiare e la nascita della figlia.

Quella che sembrava essere una scelta personale e religiosa destinata a rimanere circoscritta alla sua vita privata si sarebbe trasformata invece nel più pericoloso segreto della sua carriera.

L'abbandono della prima famiglia

Nel 1695, appena un anno dopo il matrimonio, Hieronymus von Erlach lasciò la Francia, il reggimento, la moglie e la figlia e fece ritorno a Berna.

Il matrimonio cattolico non poteva essere semplicemente sciolto. Per von Erlach, che all'epoca non disponeva ancora delle immense ricchezze che avrebbe accumulato negli anni successivi, il problema era particolarmente delicato: il suo ritorno a Berna e la sua futura carriera politica sarebbero stati difficilmente conciliabili con l'esistenza di una moglie francese e cattolica.

Riuscì tuttavia a raggiungere un accordo con Françoise. La donna rinunciò ai propri diritti in cambio di una rendita annuale di 1000 livre, che avrebbe dovuto garantire anche il suo silenzio.
Von Erlach tornò quindi a Berna e iniziò una nuova vita.

Qui sposò Anne-Margarete Willading, appartenente a una delle famiglie più ricche e influenti della città. Era figlia di Johann Friedrich Willading, scoltetto di Berna e considerato all'epoca uno degli uomini più facoltosi dello Stato bernese.

Il nuovo matrimonio consolidò enormemente la posizione sociale ed economica di Hieronymus von Erlach. La conversione cattolica, il primo matrimonio e la figlia francese non erano probabilmente del tutto sconosciuti negli ambienti bernesi e circolavano voci sulla sua vita precedente. Per il momento, tuttavia, queste indiscrezioni non ebbero conseguenze concrete.

Il segreto sarebbe tornato a perseguitarlo molti anni più tardi.

La Guerra di successione spagnola e la doppia vita

Lo scoppio della Guerra di successione spagnola nel 1701 aprì una nuova fase della sua carriera.

Von Erlach abbandonò il servizio francese e passò al servizio dell'Austria imperiale. Come colonnello comandò un reggimento di fanteria e prestò servizio nell'esercito imperiale sull'Alto Reno, entrando progressivamente nella cerchia degli ufficiali vicini al principe Eugenio di Savoia, uno dei più importanti comandanti militari dell'epoca.

Fu coinvolto nelle operazioni militari contro i francesi e prese parte, tra l'altro, agli assedi di Haguenau e Landau nel Palatinato. La sua carriera militare procedeva rapidamente: nel 1704 fu nominato generale di guardia e raggiunse il grado di tenente feldmaresciallo.

Mappa che illustra gli attacchi a Landau nel 1702 da sud e da nord-ovest. Il fiume Queich scorre da ovest a est nel mezzo della città.

Ma proprio mentre combatteva contro la Francia, von Erlach conduceva una seconda vita.
Luigi XIV e i suoi rappresentanti diplomatici erano infatti venuti a conoscenza della sua situazione matrimoniale. Nel 1702, secondo una delle ricostruzioni, oppure nel 1703 secondo altre fonti, l'ambasciatore francese a Berna, il marchese des Puysieux, lo mise di fronte a una scelta drammatica.

Von Erlach avrebbe dovuto diventare un informatore della Francia oppure affrontare la rovina sociale nel caso in cui fosse stato reso pubblico il suo primo matrimonio. La rivelazione avrebbe potuto infatti provocare uno scandalo devastante e un procedimento per bigamia, dal momento che egli era ormai sposato anche a Berna.

Il colonnello imperiale accettò.

Il misterioso «barone d'Elcin»

Dal 1702/1703 al 1714, mentre ufficialmente combatteva nelle file dell'esercito imperiale contro la Francia, Hieronymus von Erlach trasmise segretamente informazioni ai francesi sotto lo pseudonimo di «barone d'Elcin».

I suoi rapporti raggiungevano i francesi attraverso i residenti diplomatici francesi in Svizzera. Egli comunicava informazioni sui piani militari, sulle intenzioni dei comandanti imperiali e sulle operazioni dell'esercito austriaco, compresi i progetti del suo stesso superiore, il principe Eugenio di Savoia.

Si trattava quindi di una situazione paradossale: von Erlach era contemporaneamente un ufficiale dell'esercito imperiale, un uomo di fiducia delle autorità bernesi e un informatore segreto della monarchia francese.
Le informazioni da lui trasmesse contribuirono ai successi militari francesi durante la guerra.

La sua doppia vita rimase però nascosta. Nonostante i sospetti che già allora potevano circolare sulla sua attività, von Erlach riuscì non soltanto a conservare la propria posizione, ma continuò a godere della fiducia della corte imperiale.

Nel 1710, l'imperatore Giuseppe I lo nominò ciambellano. Due anni più tardi, nel 1712, l'imperatore Carlo VI gli conferì il titolo ereditario di conte imperiale.

Il paradosso era completo: un uomo che trasmetteva segretamente informazioni al nemico veniva contemporaneamente premiato dalla corte contro la quale, almeno in parte, quelle informazioni erano utilizzate.

Al servizio di Berna

Parallelamente alla carriera militare e diplomatica, von Erlach consolidò la propria posizione nella Repubblica di Berna. Dal 1707 al 1713 ricoprì la carica di balivo di Aarwangen, una delle importanti funzioni amministrative della Repubblica.

Fu inoltre inviato per due volte come rappresentante della sua patria a Vienna, dove seppe conquistarsi il favore degli imperatori. La sua esperienza diplomatica e i suoi rapporti con gli ambienti imperiali gli permisero di svolgere un ruolo importante negli equilibri tra Berna e la monarchia asburgica.

Particolarmente significativo fu il suo intervento nel 1712, durante la Seconda guerra di Villmergen, il conflitto che oppose i cantoni protestanti a quelli cattolici della Confederazione.
In quell'occasione von Erlach riuscì a dissuadere l'imperatore dall'intervenire militarmente nel conflitto. Contribuì così a evitare un intervento imperiale che avrebbe potuto modificare radicalmente l'equilibrio della guerra e rappresentò, agli occhi delle autorità bernesi, un servizio di grandissima importanza alla propria patria.

Il ritorno alla politica

Nel 1713 prestò nuovamente servizio nell'esercito imperiale, ma la sua carriera militare stava ormai volgendo al termine.

Nel 1715 si dimise dal comando di colonnello e fece definitivamente ritorno a Berna. Quello stesso anno entrò nel Piccolo Consiglio, il ristretto organo di governo della Repubblica.

La sua ascesa politica fu rapidissima. Nel 1718 divenne tesoriere di Welsch, una delle più importanti cariche finanziarie della Repubblica bernese.

Nel 1721 raggiunse il vertice della carriera politica quando fu eletto Schultheiss di Berna, ossia scoltetto e capo della città e della Repubblica. Da allora, fino al 1746, ricoprì a più riprese questa carica, diventando una delle figure dominanti della politica bernese.

L'ex ufficiale che aveva combattuto sui campi di battaglia europei, il diplomatico che aveva frequentato la corte imperiale e l'informatore segreto della Francia era ormai diventato uno degli uomini più potenti della propria patria.

Una fortuna trasformata in castelli

La crescente influenza politica fu accompagnata da una straordinaria fortuna economica.
Hieronymus von Erlach divenne infatti uno dei maggiori proprietari terrieri del territorio bernese e investì parte delle proprie ricchezze nella costruzione di residenze signorili che ancora oggi testimoniano il prestigio raggiunto dalla famiglia.

Tra il 1713 e il 1715 fece costruire il castello di Thunstetten, una sontuosa residenza destinata a rappresentare il rango sociale raggiunto dal suo proprietario.

Pochi anni dopo rivolse la propria attenzione a Hindelbank. Il castello venne realizzato intorno al 1720, con lavori che le diverse ricostruzioni cronologiche collocano negli anni immediatamente successivi, fino al 1725. Hindelbank divenne una delle principali residenze della famiglia von Erlach e fu proprio qui che Hieronymus avrebbe trascorso gli ultimi anni della sua vita.

Infine, nel 1745, ormai ottantenne, diede avvio alla costruzione di una grande residenza cittadina a Berna: il cosiddetto Erlacherhof. Il palazzo, destinato a diventare uno degli edifici aristocratici più importanti della città, rappresentava il culmine della sua ascesa sociale e politica.

Erlacherhof a Berna

Un segreto durato più di due secoli

Nonostante le voci che avevano accompagnato il suo ritorno dalla Francia, la vera portata della sua vicenda rimase nascosta per generazioni.

La straordinaria storia del matrimonio cattolico, dell'abbandono della prima moglie e della successiva unione bernese, così come quella della sua collaborazione clandestina con i francesi, non divenne di dominio pubblico che nel 1934, quasi due secoli dopo la sua morte.
Questo ritardo rende la figura di Hieronymus von Erlach ancora più singolare.

L'uomo che nella vita pubblica appariva come un perfetto esponente dell'aristocrazia bernese era stato infatti protagonista di una vicenda privata e politica degna di un romanzo: giovane ufficiale svizzero in Francia, innamorato di una nobildonna cattolica, convertito per amore, padre di una figlia, marito di una prima moglie che avrebbe poi abbandonato; quindi nuovamente sposato a Berna con la figlia di uno degli uomini più ricchi della Repubblica; soldato imperiale e contemporaneamente informatore francese; amico del principe Eugenio di Savoia e insignito della fiducia degli imperatori; diplomatico, consigliere e infine capo della Repubblica di Berna.

Morì il 28 febbraio 1748 a Hindelbank, all'età di ottant'anni.

Alla sua morte lasciava non soltanto una delle fortune più considerevoli dell'élite bernese, ma anche un'impronta architettonica e politica destinata a sopravvivergli a lungo: Thunstetten, Hindelbank e l'Erlacherhof sono ancora oggi i simboli tangibili dell'ascesa di un uomo che seppe trasformarsi da giovane ufficiale in uno dei personaggi più potenti della Berna settecentesca.

La sua biografia rimane così segnata da una curiosa contraddizione: un uomo che costruì la propria immagine pubblica sulla fedeltà alla patria e all'Impero, mentre per più di un decennio mantenne segretamente rapporti con il nemico francese; un aristocratico bernese la cui posizione fu resa possibile anche da un segreto matrimoniale che avrebbe potuto distruggerlo.

Fu proprio questa capacità di vivere contemporaneamente più vite — soldato, diplomatico, politico, aristocratico e informatore a rendere Hieronymus von Erlach una delle figure più affascinanti e controverse della storia bernese del XVIII secolo.

Questo ritratto raffigura Hieronymus von Erlach con tutti i suoi simboli di potere.
Sebbene al pubblico odierno il significato simbolico degli attributi del potere non risulti immediatamente chiaro, questi erano assolutamente familiari ai contemporanei di von Erlach.

2 • Hieronymus von Erlach si fa ritrarre come dignitario con una parrucca allungata e un colletto a pettorina

3-4 • La borsa dei sigilli e lo scettro di scoltetto rimandano alla carica di scoltetto

5 • La beretta fa parte dell’abito ufficiale dei consiglieri comunali

6-7 • La chiave d’oro da ciambellano lo identifica come ciambellano e il bastone da feldmaresciallo simboleggia il suo grado militare di tenente feldmaresciallo

8 • La spada simboleggia il potere e l’abilità nell’uso delle armi

9-10 • Due ordinanze adornano il suo petto, l’Ordine dell’Aquila Rossa e l’Ordine di San Uberto

Hindelbank castello
Donne al lavoro nella corte d'onore del castello, trasformato in penitenziario femminile. Fotografia realizzata nel 1918(Biblioteca nazionale svizzera, Berna, Archivio federale dei monumenti storici). L'ampio complesso, costruito nel 1721-1725 dall'architetto Daniel Stürler su modelli francesi, servì da carcere femminile dal 1896. L'introduzione dell'esecuzione separata delle pene tra detenute condannate per la prima volta e recidive rese necessaria la costruzione di due nuovi edifici, entrati in funzione nel 1961/1962. Da allora il castello restaurato è utilizzato come edificio amministrativo e di rappresentanza.

All’inaugurazione del castello di Thunstetten era stato invitato come ospite d’onore anche il comandante austriaco, il principe Eugenio di Savoia. La sua assenza fu forse un segno di sfiducia? È un dato di fatto che la corrispondenza tra von Erlach e il principe Eugenio, durata quasi 28 anni, subì una lunghissima interruzione, dal febbraio 1715 al settembre 1724.

Barocco é la parola più menzionata da parte della signora Le Grand

L'uomo dei sei cavalli

Hieronymus von Erlach fu fortemente influenzato dallo sfarzo delle corti francesi e austriache. Conduceva una vita quasi principesca, che non si adattava del tutto a Berna.
Un antico disegno lo raffigura mentre si reca da Hindelbank a Berna su una carrozza trainata da sei cavalli. 

A questo proposito è tramandato il seguente aneddoto:
Nella vecchia Berna, la città era diventata angusta e soffocante.
All’interno delle mura, soprattutto sulla penisola dell’Aar, c’erano passaggi stretti in cui il traffico rimaneva bloccato e anche i rifiuti lasciati dai carri diventavano un problema.
Così l’amministrazione comunale emanò un decreto che vietava di recarsi alle sedute del consiglio con carri a quattro cavalli. A quel punto Hieronymus von Erlach fece attaccare sei cavalli per recarsi a Berna: dopotutto, non si era parlato di carri a sei cavalli.

CON LA CARROZZA A QUATTRO CAVALLI SI RECAVA POI SOLO DAL CASTELLO DI HINDELBANK AL PAVILION, SITUATO A CIRCA 400 METRI A SUD DEL CASTELLO, PER LA COLAZIONE...

Di mano in mano

Dopo la vendita del castello da parte del suo costruttore, Hieronymus von Erlach, nel 1746, la proprietà cambiò mano in rapida successione. Questi passaggi di proprietà non furono sempre vantaggiosi per la tenuta. Solo la famiglia Le Grand, che acquistò il castello nel 1865 e lo gestì per oltre cento anni, portò tranquillità e stabilità a Thunstetten.

Tra i proprietari figurano nomi quali Ludwig von Muralt, Sigmund Emanuel Hartmann (padre dello scrittore solettese Alfred Hartmann, nato a Thunstetten nel 1814), il conte Ludwig Auguste von Pourtalès di Neuchâtel, Joh. Friedrich Gugelmann (colonnello, consigliere nazionale e gestore della locanda «Bärenwirt» a Langenthal, che in seguito fondò la fabbrica tessile Gugelmann a Roggwil e Langenthal). Nel 1865 Emile Le Grand, agronomo di Basilea, acquistò il castello con i terreni e due fattorie. Fino alla morte di Emile Le Grand nel 1913, il castello fu abitato tutto l’anno. Successivamente passò ai cinque eredi, tre dei quali si occuparono del castello e delle fattorie. Il castello era abitato solo d’estate.
Il castello con le due aziende agricole rimase fino al 1970 di proprietà della famiglia Le Grand.
Nel 1970 fu fondata la Fondazione Castello di Thunstetten (senza le due fattorie).

Nel 1951 il castello di Thunstetten fu posto sotto tutela dei monumenti del Cantone di Berna, nel 1965 sotto tutela dei monumenti svizzeri.

L’elenco dei proprietari

1713-1746 
Hieronymus von Erlach, costruttore del castello di Thunstetten

1746-1756 
Peter Thierry, consigliere comunale di Mühlhausen

1756-1769 
La signora Favre-Cramer di Ginevra

1769-1780
Ludwig von Muralt e, tramite il matrimonio con la figlia Sarah, il tenente colonnello
Johann Friedrich von Wattenwyl

1780-1827 
Sigmund Emanuel Hartmann

1827-1857 
Il conte Ludwig Auguste von Pourtalès di Neuchâtel

1857-1858 
Johann Friedrich Gugelmann, proprietario della locanda «Bärenwirt» a Langenthal

1858-1865 
Jakob Fischer di Retterswyl, mugnaio a Hallwyl

1865-1970 
Emile Le Grand, agronomo di Basilea, dal 1913 gli eredi di Emile Le Grand

1970 
Fondazione del Castello di Thunstetten

Un ego smisurato

Durante il servizio militare, Hieronymus von Erlach ebbe modo di conoscere e apprezzare lo sfarzo principesco delle corti straniere. L’imponente struttura e gli arredi interni del castello di Thunstetten dovevano rispecchiare la sicurezza di sé, il senso artistico e lo stile del patrizio.

Per la decorazione degli interni dell’ala principale del castello, Hieronymus riuscì ad assicurarsi la collaborazione del famoso pittore di Zugo Johannes Brandenberg (1661-1729). Seguendo i desideri del committente, Brandenberg realizzò un’opera d’arte totale che esaltava i successi militari e i suoi gloriosi progetti per il futuro.

Gli affreschi sui soffitti e sulle pareti di Thunstetten sono un messaggio rivolto ai contemporanei di von Erlach: hanno lo scopo di impressionare i visitatori e di testimoniare l’elevata posizione sociale del padrone di casa.

Così, il pantheon degli dei dell’antichità, i quattro elementi e le quattro virtù cardinali si sono riuniti per onorare le gesta gloriose di von Erlach.

Sala delle feste e salotti laterali

Il fiore all’occhiello della dimora è la grande sala delle feste, di forma rettangolare trasversale: boiserie, caminetti e pavimento a croce / pavimento bernese ne caratterizzano l’arredamento in stile Luigi XIV.


Particolarmente degni di ammirazione sono i dipinti sulle pareti e sul soffitto, che esaltano allegoricamente il signore del castello in mezzo a un mondo di divinità antiche. Sono opera dell’importante pittore barocco di Zugo Johannes Brandenberg (1661 - 1729).

Nel dipinto sul soffitto, la dea della vittoria Atena si avvicina a Flora e Diana e a due putti, che le mostrano la pianta del castello di Thunstetten. È il simbolo del passaggio dell’ex condottiero von Erlach alla pacifica vita di campagna.

Sui due dipinti murali a olio su tela si vede quanto segue: attraverso due prospetti scenografici analoghi con pilastri ionici e un sipario rosso arricciato da putti, lo sguardo si posa su paesaggi collinari dove si svolgono le battaglie della Guerra di Successione Spagnola. A sinistra è raffigurata la conquista della città di Landau nel Palatinato, affiancata dalle virtù cardinali Constantia (costanza) e Temperantia (moderazione).


In primo piano sul campo di battaglia, gli ufficiali tengono un consiglio di guerra; tra loro potrebbe esserci Hieronymus von Erlach; sono raggruppati attorno a un aiutante a piedi che mostra un piano di battaglia. In basso a sinistra, su un piedistallo della Constantia, figura la firma «Jo (Johannes) Brandenberg Pinxit [ha dipinto] (Anno) 1715».  


Nella parte destra del dipinto, affiancato da Justitia (Giustizia) e Prudentia (Prudenza), infuria una battaglia campale non identificata. Anche qui, in alto al centro del drappo, in un cartiglio azzurro chiaro, domina lo stemma dei von Erlach.

Dipinto sul soffitto della sala delle feste

In esso, la dea greca della guerra Atena (Atena potrebbe anche simboleggiare Hieronymus von Erlach, che passa dalla guerra alla pace, dall’oscurità alla luce) viaggia sul carro solare trainato da due cavalli, andando incontro alla dea romana dei fiori, Flora, e alla dea della caccia, Diana. Le due dee rappresentano simbolicamente il futuro destino del castello di Thunstetten, luogo in cui si dedicherà all’arte della caccia e del giardinaggio. 


Due putti reggono il progetto architettonico del castello di Thunstetten. 


Nella corona di nuvole più alta troneggia Zeus, padre degli dei. In basso fluttuano un genio con le insegne del reggimento di von Erlach e un giovane in armatura con una bandiera rossa; l’aquila come cimiero potrebbe rappresentare, in forma cifrata, Hieronymus nei panni di un generale imperiale.

Gabinetti angolari

In un'armonia iconografica, il programma pittorico integra gli affreschi del soffitto nei saloni laterali. Essi raffigurano i quattro elementi, rappresentati da divinità o semidei.

Nel salone rosso sono gli elementi terra e fuoco ad essere personificati da Cerere e Vulcano. Cerere tiene tra le ginocchia il globo terrestre e porta tra le braccia un cesto colmo di frutti.

Un giovane con elmo e lancia va a prendere lo scudo appena forgiato di Hieronymus. Tra le nuvole è seduta Venere, la moglie di Vulcano.
Il programma iconografico è completato dagli affreschi sui soffitti dei gabinetti angolari.

Nel primo gabinetto si vedono gli elementi fuoco e terra, personificati da Cerere e Vulcano, che ha appena forgiato l’armatura di von Erlach.

Nel salone verde sono raffigurati gli elementi aria e acqua.

Giunone è seduta su un imponente arcobaleno, che dovrebbe incarnare la seconda moglie di Hieronymus. A sinistra dell’immagine è seduto Nettuno con una brocca da cui sgorga acqua. Nel cielo, la dea della fortuna, Fortuna, si lascia trasportare dal vento su una vela gonfia recante lo stemma degli Erlach. L’immagine doveva probabilmente illustrare, agli occhi del committente, le sue aspettative per il futuro: ovunque la vela degli Erlach venga spinta dal vento, la fortuna (Fortuna) vi si è aggrappata e lo seguirà sempre.
Le pareti di questi due saloni presentano boiserie rettangolari in stile Luigi XIV, riportate al loro colore originale. In questi due saloni si trovano inoltre stufe in maiolica trasferite qui dal “Blumenhof” di Kehrsatz.

Nel secondo gabinetto si vedono aria e acqua, incarnate da Giunone e Nettuno. Nel cielo sventola una grande vela con lo stemma dei von Erlach, a cui si è aggrappata Fortuna.

Altri locali del castello

Il «Corps de logis» è interamente dotato di cantine a volta e oggi viene utilizzato come sala per eventi.

In origine il pavimento era in terra battuta e si prestava perfettamente alla conservazione di frutta, patate, ortaggi e vino. Prima del 1970, ovvero prima dell’installazione del riscaldamento a pavimento, la temperatura della cantina era di circa 12° sia d’estate che d’inverno. Durante la guerra vi venivano conservate le patate da semina degli agricoltori e le carote.

Inoltre, in caso di emergenza, la cantina avrebbe dovuto fungere da posto di comando. Nel 1943, nel castello si svolse un’esercitazione sotto la guida del generale Guisan.

Primo piano / Sottotetto

Il sottotetto comprende otto camere da letto rivestite in legno, disposte simmetricamente, ciascuna con un abbaino e, in parte, con camini a torretta. Per godersi la vista sul giardino, tuttavia, è necessario salire tre gradini.

Sopra il primo piano è stato ricavato un secondo piano. Da qui si può ammirare la travatura che sostiene l’imponente tetto a padiglione.

Il tetto in tegole è adornato da vasi da tetto, che misurano 192 cm e sono copie di quelli originali. Queste nuove copie sono state realizzate nel laboratorio degli apprendisti di Berna dopo il 1970. Uno dei vasi da tetto originali è esposto nella mostra permanente nell’ala laterale.

Giardino

Otto finestre strette e una porta a vetri della facciata sul giardino, a nove assi, affacciata su una terrazza, offrono una splendida vista sul parco e sull’ampio paesaggio che si estende fino al Giura.

Le aiuole fiorite e gli alberi rari nel giardino terrazzato e leggermente in pendenza, così come una vasca circolare con fontana e un padiglione con peristilio nella parte inferiore, sottolineano lo spirito barocco. Un secondo padiglione sorgeva nella parte nord-occidentale del parco, in posizione simmetrica rispetto all’altro. Questo fu demolito nel 1865 a causa del degrado.

Oggi, in estate, nel padiglione si celebrano matrimoni.



Quando la famiglia Le Grand rilevò il castello nel 1865, il giardino era ridotto a una vera e propria giungla. Era pieno di alberi e cespugli e dal laghetto il castello non era visibile.

Inizialmente parte della vegetazione fu sradicata. Emile Le Grand piantò poi alcuni alberi esotici, come una Wellingtonia e due Ginkgo biloba, che rivestono un ruolo importante in medicina. I due alberi di Ginkgo sono ancora presenti. Oggi il complesso del giardino viene, per quanto possibile, riportato in gran parte al suo stato originale.

La signora Le Grand mi confida che quando era bambina in estate facevano il bagno nella fontana in fondo al giardino. 

Antica cucina del castello

È stata restaurata secondo i vecchi progetti. L’accesso all’edificio principale conduceva all’epoca direttamente a uno degli attuali saloni, ma nel frattempo è stato murato. Il blocco di pietra e il grande camino sono originali. L’antica cucina del castello è oggi una sala per eventi molto apprezzata.

Stanza del balivo

Il nome è di epoca recente. In realtà si tratta di una semplice stanza di servizio nell’ala laterale, che in epoche diverse è stata adibita a vari usi. È ancora conservato nella sua forma originale il soffitto con le travi a vista. Una piccola finestra sul retro offre una vista sul cosiddetto orto (ricordo del suo utilizzo durante la “battaglia delle coltivazioni” nella Seconda Guerra Mondiale), i cui quadrati sono circondati da siepi di bosso. Nel 2023 il giardino è stato ridisegnato con alberi a spalliera.

La sala del balivo, con il suo imponente armadio barocco e il meraviglioso orologio da camino, funge oggi, tra le altre cose, da sala matrimoniale.

Giungo così alla fine della visita, la signora Le Grand, ultima discendente degli ultimi proprietari del castello si preoccupa persino di verificare i collegamenti possibili per il mio rientro in Ticino. Ho percepito a quanto tenesse illustrare il meglio possibile il castello e soprattutto in italiano che non è la sua lingua madre.

Realizzo che il protagonista vero della giornata é stato Hieronymus Von Erlach, é stato menzionato più volte dalla signora Le Grand come vera e propria persona di spicco. Ed è significativo che siano proprio il primo e l’ultimo abitante del castello ad avermi accompagnato in questo ennesimo magnifico viaggio nel tempo.

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