Per lavoro devo recarmi saltuariamente nei pressi di Vezia, periferia dí Lugano. Il traffico é intenso e riuscire finalmente a divincolarsi dalla strada principale immettendosi in una secondaria poco trafficata dà un senso di liberazione. E poi via, allontanarsi più in fretta possibile , finalmente “schiacciare il chiodo”, il tutto a discapito di una zona architettonicamente piacevole che sorge proprio tra la congiunzione della strada principale da quella secondaria. Si tratta di una villa e un parco divise dalla strada secondaria
Costruita a cavallo tra Seicento e Settecento da Carlo Morosini di Lugano (il nome originario della villa è, infatti, Villa Morosini), Villa Negroni conosce una serie di trasformazioni importanti e diviene un polo mondano. Infatti, diversi personaggi di spicco della cultura italiana del XIX secolo, come politici, intellettuali, musicisti ed artisti sono ospiti nella casa di campagna di Morosini: oltre agli illustri profughi dell'Ottocento, si ricordano Giuseppe Verdi, Boito, i poeti Maffei, Carcano e Fogazzaro, il pittore Hayez e, non ultimo, Giuseppe Garibaldi, l'eroe dei due mondi. Nel 1860 la villa viene ampliata e nel 1910 la proprietà passa al Conte C. A. Negroni di Milano, il cui figlio, Giovanni Antonio, architetto, si dedica alla ristrutturazione totale degli edifici esistenti, rispettando scrupolosamente il carattere dell'architettura originaria.

Il corpo principale, ampliato nel 1860, è impostato su una pianta rettangolare, ed è caratterizzato dalla facciata meridionale a sedici assi di finestre con cornici in stucco e con una meridiana in cui è raffigurata la Morte con la falce fienaia.
La figura dello scheletro nella parte superiore che impugna la falce fienaia non è solo un elemento artistico, ma funge da monito filosofico (memento mori). Lo scheletro sembra "tagliare" il tempo con la sua falce proprio in corrispondenza del punto di origine dello stilo, a simboleggiare che ogni ora che passa avvicina l'essere umano alla fine della vita.

Da quanto emerso dalle fonti d'archivio il Parco non ha subito trasformazioni sostanziali nel corso del tempo.Tuttavia dalle immagini aereofotogrammetriche storiche é possibile osservare alcuni cambiamenti nella zona nord del Parco, in particolare nell'area del Mausoleo.
In un'immagine del 1939 si osserva come la parte nord del Parco fosse mantenuta a vigna e come a ovest del Mausoleo vi fosse una sorta di "giardino all'italiana" che sembrerebbe proseguire fino all'attuale ingresso ovest.
Il comparto di Parco Morosini, tutelato a livello Cantonale, custodisce al suo interno una chiesa, un tempo cappella della villa Negroni, l'Oratorio di S S. Maria e Giuseppe e un Mausoleo, cappella funeraria della famiglia Morosini.
L'interno é definito da una pianta ottagonale inscritta in un quadrilatero con una cappella ad ogni angolo. Sopra la porta di ogni cappella é presente una targa in marmo con iscritto il nome di coloro che erano sepolti nel Mausoleo.
L'edificio fungeva originariamente da "Kaffeehaus" della Villa Morosini; venne trasformato in Cappella funeraria nel 1849 da Giambattista Morosini alla morte del figlio Emilio. Quest'ultimo, fervente patriota, era caduto nello stesso anno con gli amici Enrico Dandolo, e Luciano Manara (sepolti con lui nel Mausoleo) combattendo contro i francesi per difendere la Repubblica Romana.

Proclamato e acclamato come eroe nazionale in Polonia, Stati Uniti d'America, Bielorussia e Lituania, lo storico polacco Stanisław Herbst affermò nel Dizionario biografico polacco del 1967 sulla sua figura che si poteva trattare del polacco più popolare del mondo.
Fatto prigioniero dal nemico, nel 1796 iniziò l'esilio di Kosciuszko, durante il quale fu spesso a Soletta e qui conobbe Emilia von Zeltner; non a caso nel 1816 è attestato un soggiorno di venti giorni a Villa Morosini a Vezia, dove la von Zeltner abitava.
Il suo corpo imbalsamato fu deposto in una cripta della chiesa di Soletta, andando poi, l'11 aprile 1818, trasferito a Cracovia e posizionato nella chiesa di San Floriano. Il 22 giugno 1818 o il 23 giugno 1819 (la data è incerta), al rintocco della campana Sigismondo e allo sparo dei cannoni, la salma venne collocata in una cripta della Cattedrale del Wawel, un pantheon dei re polacchi e degli eroi nazionali.
Gli organi interni di Kościuszko, rimossi durante l'imbalsamazione, furono sepolti separatamente in un cimitero a Zuchwil, vicino a Soletta, dove giacciono ancora oggi. Una grande lapide commemorativa fu eretta nel 1820, accanto a una cappella commemorativa polacca.
Tuttavia, il suo cuore non fu sepolto con gli altri organi, fu inizialmente custodito in un monumento nel giardino della villa Morosini per diversi decenni, prima di essere ceduto definitivamente nel 1895 al Museo Nazionale Polacco nel Castello di Rapperswil.
Il cuore, insieme al resto dei beni del Museo, viaggiò in seguito fino a Varsavia nel 1927, dove ancora adesso riposa in una cappella appositamente allestita presso il Castello Reale.
Per capire perché arrivò a Vezia bisogna seguire la storia della sua sepoltura e della famiglia che ne custodì le spoglie.
Il generale polacco morì a Soletta il 15 ottobre 1817. Negli ultimi anni di vita era ospite di Franz Xaver Zeltner, funzionario solettese, nella cui famiglia aveva trovato accoglienza.
Kościuszko lasciò per testamento il proprio cuore alla giovane Emilia Zeltner, figlia di Franz Xaver. Il corpo imbalsamato fu invece trasferito a Cracovia e sepolto nella cattedrale del Wawel.
Nel 1819 Emilia Zeltner sposò il conte Giovanni Battista Morosini e si trasferì nella residenza della famiglia Morosini a Vezia, presso Lugano.
Fu così che il cuore di Kościuszko arrivò in Ticino: Emilia portò con sé la reliquia ricevuta dal generale e la fece custodire nella cappella-mausoleo della famiglia, nel parco di Villa Negroni, allora Villa Morosini.
Non fu dunque una scelta casuale né il risultato di un trasferimento politico del cuore in Ticino. La reliquia era stata affidata personalmente a Emilia Zeltner da Kościuszko, e rimase nella sua famiglia dopo il matrimonio.
La cappella di Vezia divenne anche un luogo simbolico del legame tra il patriottismo polacco e quello italiano: la famiglia Morosini era vicina agli ambienti del Risorgimento e il figlio Emilio Morosini combatté per la Repubblica Romana nel 1849.
Il sepolcro di Vezia non custodiva semplicemente una reliquia straniera: era il risultato di una storia di amicizia, affetto e legami familiari che univa la Svizzera, la Polonia e il Ticino.
Pochi metri dopo essersi immessi sulla secondaria, sulla sinistra. Si intuisce che non é un edificio qualunque
Villa Negroni
Il Parco Morosini é un parco "all'inglese" originariamente appartenente alla vicina villa Morosini, una delle più prestigiose residenze storiche del Ticino eretta intorno alla metà del Settecento. La villa a seguito di vari passaggi ereditari divenne poi Villa Negroni, mentre il parco conservò il nome della famiglia Morosini alla quale si deve l'importanza storica dell'intero comparto.
Villa Negroni oggi - fu Villa Morosini

La costruzione, oltre che restaurata, viene ampliata: si edificano le stalle poste sotto il giardino, la nuova ala nord con il ponte di collegamento ornato da statue, la cappella, l'ossario ed il giardino formale di stile italiano, situato nei piani creati appositamente nelle adiacenze della villa. Il giardino è impreziosito da statue e da fioriere in pietra artificiale.

Il parco
Il Parco copre una superficie di circa 13'000 mq; vi si accede tramite due ingressi principali, due portali decorati da gruppi scultorei in pietra artificiale, uno posto a sud e uno a ovest vicino alla chiesa. Alcune delle sculture in stile tardobarocco potrebbero essere provenienti dalle ville che i Morosini possedevano in Brianza. I portali sono chiusi da raffinate cancellate in ferro battuto.Da quanto emerso dalle fonti d'archivio il Parco non ha subito trasformazioni sostanziali nel corso del tempo.Tuttavia dalle immagini aereofotogrammetriche storiche é possibile osservare alcuni cambiamenti nella zona nord del Parco, in particolare nell'area del Mausoleo.
In un'immagine del 1939 si osserva come la parte nord del Parco fosse mantenuta a vigna e come a ovest del Mausoleo vi fosse una sorta di "giardino all'italiana" che sembrerebbe proseguire fino all'attuale ingresso ovest.
Il comparto di Parco Morosini, tutelato a livello Cantonale, custodisce al suo interno una chiesa, un tempo cappella della villa Negroni, l'Oratorio di S S. Maria e Giuseppe e un Mausoleo, cappella funeraria della famiglia Morosini.
La cappella funeraria
La Cappella funeraria della famiglia Morosini é situata a nord est del Parco, in asse con lingresso principale a sud, sopra una lieve altura.Si tratta di un edificio a pianta centrale con tamburo ottagonale e copertura a falde e rivestimento in rame; le pareti perimetrali sono in tufo e sono caratterizzate da tre arcate con tamponamento in muratura intonacata.
Si accede all"ingresso principale attraverso una scalinata in ciottoli di fiume inserita tra due file di obelischi in tufo.L'interno é definito da una pianta ottagonale inscritta in un quadrilatero con una cappella ad ogni angolo. Sopra la porta di ogni cappella é presente una targa in marmo con iscritto il nome di coloro che erano sepolti nel Mausoleo.
L'edificio fungeva originariamente da "Kaffeehaus" della Villa Morosini; venne trasformato in Cappella funeraria nel 1849 da Giambattista Morosini alla morte del figlio Emilio. Quest'ultimo, fervente patriota, era caduto nello stesso anno con gli amici Enrico Dandolo, e Luciano Manara (sepolti con lui nel Mausoleo) combattendo contro i francesi per difendere la Repubblica Romana.

Al centro del Mausoleo una lapide in pietra reca lo stemma della famiglia Morosini e l'iscrizione: "Sepolcro monumentale Morosini, MDCCCXLIX, D.O.M." e un'altra lapide con i nomi dei Morosini seppelliti nel Mausoleo
Fino al 1895 il Mausoleo custodi anche un'urna con il cuore imbalsamato del Generale polacco Tadeus Kosciuszko, deceduto nel 1817 a Soletta; il suo cuore era stato donato a Emilia Morosini Zeltner secondo le sue volontà testamentarie. Il Generale, molto legato alla famiglia Zeltner, presso la quale era stato ospitato, nutriva per Emilia un sentimento paterno e le aveva trasmesso l'ardente spirito patriottico.
Dagli archivi storici sappiamo che i Morosini erano proprietari fin dal '500 di alcuni poderi nel comune di Vezia e che nel corso dei secoli successivi avevano notevolmente ampliato il loro patrimonio fondiario sia a Vezia che nei territori vicini di Cadempino, Cureglia e Manno.
Nel 1712 i Morosini acquistarono dalla famiglia Carli di Lugano un'estesa tenuta agricola (comprendente campi, vigne, prati e boschi) e le strutture attorno a cui essa si sviluppava: la casa padronale, l'abitazione del massaro e alcuni edifici rustici.
Successivamente, ía casa padronale appartenuta ai Carli e le strutture connesse, vennero trasformate in residenza estiva di famiglia per volontà di Carlo Morosini.
Nel corso del Settecento la famiglia Morosini esegui diversi interventi di miglioria della villa e del parco; dovrebbe risalire alla metà dello stesso secolo l'edificazione della Cappella di famiglia dei S.S. Maria e Giuseppe.
Giambattista aveva ricoperto diverse cariche politiche ed era stato membro del Gran Consiglio. Sposò nel 1819 Emilia Zeltner originaria del Canton Soletta. Amica del Generale polacco Tadeus Kosciuszko (che si era rifugiato in Svizzera dopo un tentativo di rivolta fallito contro la Russia), Emilia aveva trasmesso alle figlie e all'unico figlio, Emilio, un forte sentimento patriottico.
1 Morosini infatti, e in particolare Emilia e la figlia Giuseppina Morosini Negroni, sostennero la causa patriottica e la villa divenne un luogo molto importante in ambito politico culturale nel periodo Risorgimentale.
La famiglia Morosini strinse amicizia con persone di spicco dell'epoca come Giuseppe Verdi e Francesco Hayez.
Famiglia Morosini - VEZIA tra possedimenti e patriottismo
La famiglia Morosini, una casata di origine Milanese, giunse a Lugano nel '400 e fino alla prima metà del XIX secolo risiedette nella residenza principale di famiglia in contrada Pessina a Lugano.Dagli archivi storici sappiamo che i Morosini erano proprietari fin dal '500 di alcuni poderi nel comune di Vezia e che nel corso dei secoli successivi avevano notevolmente ampliato il loro patrimonio fondiario sia a Vezia che nei territori vicini di Cadempino, Cureglia e Manno.
Nel 1712 i Morosini acquistarono dalla famiglia Carli di Lugano un'estesa tenuta agricola (comprendente campi, vigne, prati e boschi) e le strutture attorno a cui essa si sviluppava: la casa padronale, l'abitazione del massaro e alcuni edifici rustici.
Successivamente, ía casa padronale appartenuta ai Carli e le strutture connesse, vennero trasformate in residenza estiva di famiglia per volontà di Carlo Morosini.
Nel corso del Settecento la famiglia Morosini esegui diversi interventi di miglioria della villa e del parco; dovrebbe risalire alla metà dello stesso secolo l'edificazione della Cappella di famiglia dei S.S. Maria e Giuseppe.
Giambattista aveva ricoperto diverse cariche politiche ed era stato membro del Gran Consiglio. Sposò nel 1819 Emilia Zeltner originaria del Canton Soletta. Amica del Generale polacco Tadeus Kosciuszko (che si era rifugiato in Svizzera dopo un tentativo di rivolta fallito contro la Russia), Emilia aveva trasmesso alle figlie e all'unico figlio, Emilio, un forte sentimento patriottico.
1 Morosini infatti, e in particolare Emilia e la figlia Giuseppina Morosini Negroni, sostennero la causa patriottica e la villa divenne un luogo molto importante in ambito politico culturale nel periodo Risorgimentale.
La famiglia Morosini strinse amicizia con persone di spicco dell'epoca come Giuseppe Verdi e Francesco Hayez.
Stemma gentilizio della famiglia Morosini, dipinto di Antonio Bonacina nel 1771 ed eseguito sulla base di un quadro risalente al 1513 (A.GILI, P.MONTORFANI, Nel Gabinetto di Donna Marianna, la Biblioteca Morosini Negroni a Lugano, tra Europa delle riforme e unità d'Italia, Archivio Storico di Lugano, Lugano 2011, p.115)
Generale polacco Tadeus Kosciuszko
Il sepolcro monumentale della famiglia Morosini custodiva l'urna con il cuore del gen. Tadeusz Kościuszko (Mereczowszczyzna 4.02. 1746 - Soletta 15.10.1817) eroe nazionale polacco combattente per la liberazione della patria dalla oppressione russa, prussiana e austriaca e per l'indipendenza degli Stati Uniti d'America. Nell'anno 1895 l'urna fu traslata al Museo Polacco nel castello di Rapperswil e, nel 1927, in Polonia. Attualmente si trova nel Castello Reale di Varsavia.Kościuszko in un ritratto di Karl Gottlieb Schweikart. Ben visibile con l'aquila della Società dei Cincinnati, conferitagli dal generale George Washington
Proclamato e acclamato come eroe nazionale in Polonia, Stati Uniti d'America, Bielorussia e Lituania, lo storico polacco Stanisław Herbst affermò nel Dizionario biografico polacco del 1967 sulla sua figura che si poteva trattare del polacco più popolare del mondo.
Francobollo polacco (1938) Kościuszko con sciabola (sinistra), Thomas Paine e George Washington.
Kościuszko e una folla di contadini che lo acclama nell'ambito della battaglia di Racławice, opera di Jan Matejko
Rifiutò l'incarico offerto di comandare le Legioni polacche in formazione per il servizio con la Francia, riuscendo ciononostante, il 17 ottobre e il 6 novembre 1799, a incontrare Napoleone Bonaparte, il quale lo bollò alla stregua di un "pazzo" che "sopravvalutava la sua influenza" in Polonia. Dal canto suo, Kościuszko non gradiva il còrso per le sue aspirazioni dittatoriali e lo chiamava "impresario della Repubblica [francese]
Il cuore del generale
Di salute cagionevole e ancora dolorante per vecchie ferite, il 15 ottobre 1817, Kościuszko morì a Soletta all'età di 71 anni dopo essere caduto da cavallo, aver avuto la febbre e subito un ictus pochi giorni più tardi.Il suo corpo imbalsamato fu deposto in una cripta della chiesa di Soletta, andando poi, l'11 aprile 1818, trasferito a Cracovia e posizionato nella chiesa di San Floriano. Il 22 giugno 1818 o il 23 giugno 1819 (la data è incerta), al rintocco della campana Sigismondo e allo sparo dei cannoni, la salma venne collocata in una cripta della Cattedrale del Wawel, un pantheon dei re polacchi e degli eroi nazionali.
Gli organi interni di Kościuszko, rimossi durante l'imbalsamazione, furono sepolti separatamente in un cimitero a Zuchwil, vicino a Soletta, dove giacciono ancora oggi. Una grande lapide commemorativa fu eretta nel 1820, accanto a una cappella commemorativa polacca.
Tuttavia, il suo cuore non fu sepolto con gli altri organi, fu inizialmente custodito in un monumento nel giardino della villa Morosini per diversi decenni, prima di essere ceduto definitivamente nel 1895 al Museo Nazionale Polacco nel Castello di Rapperswil.
L'urna contenente il cuore di Kościuszko custodita presso il Castello Reale di Varsavia
Per capire perché arrivò a Vezia bisogna seguire la storia della sua sepoltura e della famiglia che ne custodì le spoglie.
Il generale polacco morì a Soletta il 15 ottobre 1817. Negli ultimi anni di vita era ospite di Franz Xaver Zeltner, funzionario solettese, nella cui famiglia aveva trovato accoglienza.
Kościuszko lasciò per testamento il proprio cuore alla giovane Emilia Zeltner, figlia di Franz Xaver. Il corpo imbalsamato fu invece trasferito a Cracovia e sepolto nella cattedrale del Wawel.
Nel 1819 Emilia Zeltner sposò il conte Giovanni Battista Morosini e si trasferì nella residenza della famiglia Morosini a Vezia, presso Lugano.
Fu così che il cuore di Kościuszko arrivò in Ticino: Emilia portò con sé la reliquia ricevuta dal generale e la fece custodire nella cappella-mausoleo della famiglia, nel parco di Villa Negroni, allora Villa Morosini.
Non fu dunque una scelta casuale né il risultato di un trasferimento politico del cuore in Ticino. La reliquia era stata affidata personalmente a Emilia Zeltner da Kościuszko, e rimase nella sua famiglia dopo il matrimonio.
La cappella di Vezia divenne anche un luogo simbolico del legame tra il patriottismo polacco e quello italiano: la famiglia Morosini era vicina agli ambienti del Risorgimento e il figlio Emilio Morosini combatté per la Repubblica Romana nel 1849.
Il sepolcro di Vezia non custodiva semplicemente una reliquia straniera: era il risultato di una storia di amicizia, affetto e legami familiari che univa la Svizzera, la Polonia e il Ticino.








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