Un battibecco nato in rete, una di quelle discussioni a chi la sa più lunga. Si dovrebbe lasciar perdere, e poi non si riesce ci si impunta. La questione? Bellinzona ha voltato le spalle all'Italia in favore degli svizzeri di sua spontanea volontà o perché costretti con la forza?
Do fondo alle mie numerose fonti cartacee per dare una risposta a questa domanda. Ne trovo ben 9, la probabilità di trovare una risposta soddisfacente é alta
Do fondo alle mie numerose fonti cartacee per dare una risposta a questa domanda. Ne trovo ben 9, la probabilità di trovare una risposta soddisfacente é alta
Parto dalle testimonianze più stringate per immergermi poi in testi più lunghi e dettagliati che porteranno alla ricostruzione degli eventi
La Luzerner Chronik restituisce quel clima con un'immagine brutale: davanti alle mura del borgo, un uomo viene squartato vivo.
Per evitare i peggio, il 14 aprile 1500 la città scelse di consegnarsi spontaneamente ai confederati.
L'atto di dedizione, oggi conservato all'Archivio di Stato del Cantone Ticino, sigla la fine di un'epoca: la fortezza nata per respingere gli svizzeri finisce per sempre nelle loro mani.
Ludovico Maria Sforza venne in seguito sconfitto dai francesi a Novara:Verso la fine di marzo del 1500, un'armata francese guidata dal re Luigi XII di Francia mosse sul Ducato di Milano, difeso da Ludovico il Moro: le due armate si fronteggiarono davanti Novara a partire dall'8 aprile, ma i mercenari svizzeri di Ludovico si rifiutarono di affrontare i loro compatrioti che militavano nelle file francesi e alle truppe milanesi non restò altro che trincerarsi nella città, finendo tagliate fuori e assediate dall'armata di Luigi.
La Dieta svizzera negoziò un compromesso in modo da evitare una battaglia tra svizzeri, "fratelli contro fratelli e padri contro figli". Luigi accettò di garantire un libero passaggio ai mercenari svizzeri a condizione della resa dello Sforza.
Il 10 gli svizzeri assoldati da Ludovico cercarono di farlo uscire dalla città travestendolo da mercenario, ma al suo passaggio attraverso il controllo francese, Hans (o Rudi) Turman del Canton Uri, indicò lo Sforza che venne arrestato e rinchiuso nel Castello di Novara e in seguito trasferito prigioniero in Francia
Quei di Bellinzona non assistettero passivamente agli eventi: guidati dal loro attaccamento verso la casa Sforza, il 23 gennaio 1500 in uno slancio di patriottismo si levarono in armi contro il comune nemico, ed aiutati da un manipolo di Ghibellini Luganesi, (dei quali il cronista Nicolò Lago ci ha conservati i nomi) riprendono la maggior parte della murata, ed i due più forti castelli, massacrando in parte la guarnigione francese, e scacciando il rimanente: Bellinzona si dichiara per il Moro, ma in realtà essa si regge in piena indipendenza.
Entusiasmato dal successo dei ribelli bellinzonesi il capitano ducale Galeazzo Visconti scrive da Coira il 25 gennaio 1500 al card. Ascanio Sforza, fratello di Lodovico: «Quelli veri et fideli valentomini de la terra (di Bellinzona) et de Lugano... hano fati miraculi».
Ma il Consiglio subodora la catastrofe del Moro, e mancando la credenziale di Pietro Martire Stampa dei contrassegni convenuti, decide l'invio d'urgenza a Novara d'una deputazione, dando prova di somma accortezza. Gli inviati furono Franceschino Ghiringhello e Giov. Antonio di Codeborgo.
L'ambasciata bellinzonese dev'essere giunta a Novara la vigilia della catastrofe di Lodovico. Egli erasi colà rifugiato con gli Svizzeri ed i Lanzi di fresco reclutati, e fronteggiava i Francesi, con i quali militavano altri Svizzeri.
Per evitare una lotta fratricida la Dieta aveva ordinato a tutti di sospendere le ostilità, e di tentare un accomodamento. Ma il generale francese Bessey intercettò gli ordini ai suoi Svizzeri, per cui soltanto quelli ducali abbassarono le armi. E mentre alcuni capitani svizzeri stavano per far fuggire il Moro travestito come uno dei loro militi, per condurlo poi a Bellinzona, un soldato d'Uri (o di Zugo) lo additò ai Francesi, che lo fecero prigioniero; ciò avveniva al 10 d'aprile 1500.°
Il milite traditore fu certo Thurman, che chiese come compenso 200 Lire: i Francesi gli dissero poi che gliene avrebber date anche 2000. Per due anni ei non osò tornare in patria, ma qui giunto, fu processato e decapitato, per l'onta che il suo atto aveva fatto cadere sull onore dei soldati svizzeri.
Intanto i Bellinzonesi vivevano trepidi istanti: un ritorno dei Francesi contro il Borgo ribelle era da attendersi ad ogni istante, con l'inevitabile castigo. Non vi era quindi altro scampo se non di darsi in braccio al più temibile dei due avversari perché il più vicino: agli Svizzeri; ed essi 'appigliarono a quel disperato partito.
Perciò il Consiglio del Borgo decideva, il 14 aprile, la resa ad Uri, Svitto e Sottoselva: e quei Reggenti, consapevoli dell'importanza dell'atto compiuto, vollero che esso avvenisse con un regolare Istromento notarile.
Di questo si hanno due edizioni, notevolmente diverse: una è del notaio Pietro Varrone, da Pallanza, residente nel Borgo, che l'ha redatta per incarico dei Bellinzonesi; l'altra è del notaio Pedruzzi da Quinto, il legale dei Confederati.
L'edizione del notaio Varrone, elevata nella forma e retoricamente ornata, insiste sui motivi che giustificano la decisione dei Bellinzonesi «Essendo stato da tempo il nostro principe Lodovico Sforza «vicecomes» privato del suo principato di Milano, e Bellinzona, essendo con ciò rimasta vedovata del suo sovrano, ... ha deciso come per ispirazione celeste, di sottomettersi alle leghe di Urania, di Svitz e di Untervaldo, non per timore, né violenza».
L'altro documento, di redazione meno studiata, ma più furbesca, incomincia con l'affermare un precedente diritto dei Confederati su Bellinzona, (da sfoderare più tardi in sede diplomatica), poiché dice: «Considerando come L. Sforza, ed il suo esercito, siano stati espulsi (dallo Stato), dopo aver tenuto per qualche tempo con la forza la Città ed i Castelli, gli uomini di Bellinzona, visto come il tutto sia tornato in nostro potere..., senza violenza, cun bono animo, non per forza d'armi, nè d'uccisioni, od effusione di sangue... si sono dati ad Uri, Svitto ed Unterwalden».
Si allude certo all'epoca in cui Uri ed Untervaldo avevano avuto Bellinzona dai baroni Sacco a cosi buon mercato, ed alla riconquista violenta di essa da parte di F.M. Visconti con la vittoria di Arbedo.
La resa avviene con i Comuni soggetti di Medeglia ed Isone, con riserva di tutti i suoi Statuti, privilegi, immunità e redditi, con la completa competenza giudiziaria, salvo quella capitale, e le investiture ecclesiastiche riservate a sacerdoti bellinzonesi.
Poco dopo (16 aprile) il Consiglio decide d'urgenza di preparare viveri ed alloggi per le truppe che devono venire nei castelli, come pure nomina per ciascuno di essi «duy homini de li nostri... pratici di sparare et tirare artelaria», ed altri per custodire la murata e le porte del borgo; tali misure non poteva prendere se non chi era assoluto padrone del Borgo e del Contado.
Donde venne il primo presidio svizzero di Bellinzona? Dopo la movimentata cattura di Lodovico il Moro, il Ducato di Milano era in preda all'anarchia.
Da ogni parte scendevano in Leventina verso la Lombardia uomini d'arme e di governo dei Cantoni gottardisti e specialmente d'Uri: essi guatavano l'occasione di occupare Bellinzona, chiave del Milanese; è quindi probabilissimo che i Bellinzonesi per sfuggire ai pericoli che li minacciavano, abbiano sollecitato uno di quei corpi armati a prenderli sotto la loro protezione e signoria: il Kohler esplicitamente afferma siasi trattato di un corpo di 800 Urani diretti a Novara per il Re di Francia.
Ticino delle meraviglie - Jonas Marti
La Murata era stata costruita per fermare gli svizzeri. Non servi mai a questo scopo. Nel 1499 il ducato di Milano cadde in mano francese, e Bellinzona si ritrovò esposta e spaventata.La Luzerner Chronik restituisce quel clima con un'immagine brutale: davanti alle mura del borgo, un uomo viene squartato vivo.
«Davanti a Bellinzona viene giustiziato mediante squartamento un servo accusato di voler consegnare la città ai Francesi (1500).»
Nelle esecuzioni per alto tradimento dell'epoca, la pena prevedeva lo squartamento e l'eviscerazione del colpevole ancora in vita.
L'atto di dedizione, oggi conservato all'Archivio di Stato del Cantone Ticino, sigla la fine di un'epoca: la fortezza nata per respingere gli svizzeri finisce per sempre nelle loro mani.
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“L'atto di dedizione”di Bellinzona del 14 aprile 1500 è il documento con il quale il borgo di Bellinzona si affidò volontariamente alla protezione e alla signoria dei tre cantoni confederati di Uri, Svitto e Untervaldo.
Non si trattò semplicemente di una resa militare: fu un atto politico e giuridico con il quale le autorità cittadine sancirono il passaggio di Bellinzona sotto il dominio confederato.
Dizionario svizzero
La grave crisi del ducato, innescata dalla discesa in Lombardia del re di Francia Carlo VIII (1494), si concluse con la fuga da Milano di Ludovico il Moro nel 1499; tale abbandono aprì la via alle milizie straniere. L'occupazione francese di Bellinzona durò sino ai primi mesi del 1500, quando un'insurrezione armata dei Bellinzonesi portò alla loro cacciata. La cattura del Moro (10.4.1500) indusse la popolazione a seguire l'esempio dato dalla Leventina, da Blenio e dalla Riviera, sottomettendosi alla Lega svizzera il 14.4.1500.La Cattura di Ludovico il Moro a Novara, di Cesare Morbio, 1871, Municipio di Novara.
Wikipedia
Nel 1499, in seguito alle complesse vicende politico-militari del Ducato di Milano, Bellinzona cade dapprima preda dei francesi e da lì a poco in mano agli svizzeri. Infatti in quel settembre di fine secolo, il re di Francia Luigi XII conquistò la Lombardia e le terre ticinesi perché si considerava l'erede del ducato. I francesi inviarono soldati e occuparono anche i castelli di Bellinzona; un anno dopo, nel 1500, Ludovico il Moro riconquistò temporaneamente Milano, i bellinzonesi fedelissimi di Ludovico, approfittando del momento propizio e con i francesi verosimilmente concentrati a ricacciare i ducali da Milano, si ribellarono allontanando gli occupanti e asserragliandosi all'interno degli inespugnabili castelli.Ludovico Maria Sforza venne in seguito sconfitto dai francesi a Novara:
La Dieta svizzera negoziò un compromesso in modo da evitare una battaglia tra svizzeri, "fratelli contro fratelli e padri contro figli". Luigi accettò di garantire un libero passaggio ai mercenari svizzeri a condizione della resa dello Sforza.
Il 10 gli svizzeri assoldati da Ludovico cercarono di farlo uscire dalla città travestendolo da mercenario, ma al suo passaggio attraverso il controllo francese, Hans (o Rudi) Turman del Canton Uri, indicò lo Sforza che venne arrestato e rinchiuso nel Castello di Novara e in seguito trasferito prigioniero in Francia
Le autorità locali bellinzonesi decisero quindi di chiedere aiuto e protezione agli Svizzeri. Uri, Svitto e Untervaldo, che guardavano a Bellinzona da tempo, furono ben lieti di assoggettare il borgo e impossessarsi delle fortezze militari.
La temporanea riscossa del Moro aveva incoraggiato i bellinzonesi a cacciare la guarnigione francese per consegnare poi la città liberata agli svizzeri (1500): non si fidavano piú di Ludovico Sforza, e preferivano gli irruenti vicini oltremontani a quell'odiata occupazione militare. Speravano inoltre in una qualche forma di alleanza o protettorato, e finirono invece in una condizione di diretta sudditanza.
Luigi xi pretendeva la restituzione dell'importante piazzaforte e porta delle Alpi.
Alcuni cantoni avevano poco interesse per la politica italiana, miravano a espandersi verso il Lemano e temevano di farsi coinvolgere in pericolose avventure. Il delegato di Soletta aveva dichiarato apertamente: «Noi non abbiamo né formaggi, né ricotta, né burro da vendere a Milano». I cantoni piú legati ai traffici transalpini rifiutarono di cedere la preda, e Uri, che guidava quel drappello, dichiarò che non intendeva «restituire Bellinzona e neppure discutere della legittimità del suo possesso», aggiungendo che avrebbe difeso il nuovo acquisto con le armi come i propri beni piú preziosi. La dichiarazione fu rafforzata da un paio di cruente spedizioni nella regione che convinsero la Francia a firmare la pace di Arona, nel 1503, e a cedere Blenio e Bellinzona, con l'aggiunta dei due comuni di Isone e Medeglia ai cantoni di Uri, Svitto e Sottoselva, nonché a confermare i soliti privilegi commerciali con Milano.
Quelle campagne, come già ci venne falto di rimarcare, avevano abituato il soldato svizzero alla corruzione, ed all'amore del saccheggio, e persino in tempo di pace l'onor militare non era meglio conservato, perocchè vediamo quei mercenari darsi al brigandaggio, e spogliare nel mese di novembre del 1499 dei mercanti di Nuremberga transitanti sul S. Gottardo.
Le cronache svizzere coprirono il nome di Turmann d'Uri d' un'ombra caliginosa.
Ma poco tempo dopo Lodovico il Moro, essendo riuscito ad assoldare circa 8000 Confederati e Tedeschi, poteva rientrare in Milano, ed i Francesi erano obbligati a concentrarsi a Novara tra il dicembre 1499 ed il gennaio 1500: in tutto il Ducato viva era la reazione contro i Francesi, per le loro trasmodanze, ruberie ed esazioni.
Concessione di privilegi, Capitula 14 aprile 1500, Bellinzona:
I rappresentanti della lega di Uri, Svitto e Unterwalden, dopo aver accettato la dedizione dei bellinzonesi, affermano di voler confermare gli statuti e i privilegi concessi a suo tempo dai duchi di Milano e dal re di Francia e concedono a loro volta altri capitoli.
Più tardi, per la precisione nel 1503,[ il re di Francia tramite il trattato di pace di Arona, riconobbe ai tre cantoni primitivi il possesso di Bellinzona, della Riviera e di Blenio. Il passaggio dalla dominazione milanese a quella confederata avvenne quindi alla fine del medioevo, quando il ducato milanese era sulla via del tramonto. Bellinzona divenne così la testa di ponte militare dei confederati e del loro tentativo di espansione in Lombardia, che dopo qualche anno, nel 1515, sfocerà nella famosa battaglia di Marignano, che sancì la fine delle mire espansionistiche verso sud degli svizzeri
Storia del Cantone Ticino a fumetti
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Storia della svizzera italiana - Dal 500 al 700
Nel 1499 i francesi occupano senza tanti riguardi Bellinzona e scorrazzano per le campagne locarnesi e luganesi. Ma Ludovico il Moro, fuggito in Germania, ottiene il sostegno dell'imperatore, arruola molti mercenari svizzeri, riconquista Milano.È però costretto ad affrontare gli invasori a Novara e i mercenari svizzeri sono presenti a migliaia nei due eserciti nemici: per evitare di scannarsi a vicenda, quelli al servizio del duca rientrano a casa, cercando di trafugare il Moro travestito da fante tra le loro truppe, ma il duca fuggitivo è comunque intercettato e trasferito prigioniero in Francia, dove finisce i suoi giorni.
La temporanea riscossa del Moro aveva incoraggiato i bellinzonesi a cacciare la guarnigione francese per consegnare poi la città liberata agli svizzeri (1500): non si fidavano piú di Ludovico Sforza, e preferivano gli irruenti vicini oltremontani a quell'odiata occupazione militare. Speravano inoltre in una qualche forma di alleanza o protettorato, e finirono invece in una condizione di diretta sudditanza.
Luigi xi pretendeva la restituzione dell'importante piazzaforte e porta delle Alpi.
Ludovico il Moro
I leponti - Padre Angelico Cattaneo - Tomo 1
In sullo spirare del 1499 gli avvenimenti attiravano specialmente l'attenzione verso l'Italia. I mercenari svizzeri sedotti, ora dall'oro del Re Luigi XII di Francia; ora da quello di Lodovico il Moro Duca di Milano, o da quello della Repubblica di Venezia, o dal sommo Pontefice, e sempre da grandi promesse, dovevano bene spesso trovarsi di fronte, siccome a Novara, e segnalare con poco onorevole defezione una campagna, che poco aggiunse alla bravura, ed alla fedeltà delle armi elvetiche, e che potentemente contribui alla caduta d'un principe, e d'un ducato che, forse pel minor male d'Italia, e della Svizzera, sarebbe allora stato vantaggioso il conservare.Quelle campagne, come già ci venne falto di rimarcare, avevano abituato il soldato svizzero alla corruzione, ed all'amore del saccheggio, e persino in tempo di pace l'onor militare non era meglio conservato, perocchè vediamo quei mercenari darsi al brigandaggio, e spogliare nel mese di novembre del 1499 dei mercanti di Nuremberga transitanti sul S. Gottardo.
Le cronache svizzere coprirono il nome di Turmann d'Uri d' un'ombra caliginosa.
Urs Graf - il diavolo e il mercenario - 1516
Caduto il ducato di Milano in potere dei Francesi, che tradusser prigioniero nel Castello di Loches il subdolo, ma poco preveggente Lodovico, che troppo ciecamente s'era affidato alla fede dei soldati mercenari, anche la signoria di Bellinzona venne occupata da una guarnigione francese. Ma i Cantoni primitivi, e soprattutto Uri, a cui sempre premeva questa pıazza, che essi chiamavan la chiave d'Italia, facendo valere i loro antichi diritti, le pensioni di Francia arretrate, le promesse dell'Imperatore, e richiesti anche dagli abitanti, che avevan cacciato la guarnigione francese di ritorno dall'ignobil campo di Novara, s' impossessarono nel 1500 di Bellinzona, risoluti ad ogni costo di tenerla, e da soli s'incaricavano di difenderla.
Lugano francese 1499 - 1512
Guelfi di Sonvico, Carona, Gandria, Morcote, Lugano, uomini e donne d'ogni età, si danno quindi a predare nell'abitato e nella regione luganesi beni e case dei filosforzeschi. Ora esuli nel Sopraceneri, costoro contribuiscono in modo decisivo a spingere le magistrature del borgo di Bellinzona - timorose per il ritorno dei francesi e le voci sulle rivalse - alla famosa «dedizione spontanea» ai III Cantoni confederati Sottoselva, Svitto, Uri il 14 aprile I500;«mense aprilis homines de Bellizona dederunt Bellizonam et omnes fortalicias Bellizone in manibus teutonicorum lige de Ollonia»
«Nel mese di aprile, gli abitanti di Bellinzona consegnarono Bellinzona e tutte le fortezze del territorio bellinzonese nelle mani dei Tedeschi, alleati della Lega di Olonia.»
come precisa il Laghi.
Storia del Ticino Elegio Pometta
Il Re Luigi XII rilasciò allora ai Bellinzonesi un lusinghiero diploma, datato da Vigevano il 12 novembre 1499, di conferma dei privilegi e delle esenzioni doganali avuti dal Moro (quell'artistica pergamena si conserva ancora nel Municipio di Bellinzona).Ma poco tempo dopo Lodovico il Moro, essendo riuscito ad assoldare circa 8000 Confederati e Tedeschi, poteva rientrare in Milano, ed i Francesi erano obbligati a concentrarsi a Novara tra il dicembre 1499 ed il gennaio 1500: in tutto il Ducato viva era la reazione contro i Francesi, per le loro trasmodanze, ruberie ed esazioni.
Quei di Bellinzona non assistettero passivamente agli eventi: guidati dal loro attaccamento verso la casa Sforza, il 23 gennaio 1500 in uno slancio di patriottismo si levarono in armi contro il comune nemico, ed aiutati da un manipolo di Ghibellini Luganesi, (dei quali il cronista Nicolò Lago ci ha conservati i nomi) riprendono la maggior parte della murata, ed i due più forti castelli, massacrando in parte la guarnigione francese, e scacciando il rimanente: Bellinzona si dichiara per il Moro, ma in realtà essa si regge in piena indipendenza.
Entusiasmato dal successo dei ribelli bellinzonesi il capitano ducale Galeazzo Visconti scrive da Coira il 25 gennaio 1500 al card. Ascanio Sforza, fratello di Lodovico: «Quelli veri et fideli valentomini de la terra (di Bellinzona) et de Lugano... hano fati miraculi».
Allora il comandante francese reagi con violenza.
Applicò un blocco rigoroso, ponendo perfino delle chiuse di fascine sul Ticino, perché la popolazione non potesse alimentarsi con la pesca; ed ordinò l'uccisione sommaria di ogni Bellinzonese che fosse stato colto fuori delle mura. Ed allora «Bellinzone cria famine» scrisse un cronista francese.
Applicò un blocco rigoroso, ponendo perfino delle chiuse di fascine sul Ticino, perché la popolazione non potesse alimentarsi con la pesca; ed ordinò l'uccisione sommaria di ogni Bellinzonese che fosse stato colto fuori delle mura. Ed allora «Bellinzone cria famine» scrisse un cronista francese.
Il Consiglio del Borgo intanto funzionava in modo affatto autonomo, ed il 3 febbraio si occupa dell'approvvigionamento della città e del contado.
Il 22 marzo allo stesso Consiglio presentavasi un messo ducale, Pietro Martire Stampa, il quale, esibendo una lettera del duca, chiedeva la consegna di tutti i «castra et fortilitia!».
Il 22 marzo allo stesso Consiglio presentavasi un messo ducale, Pietro Martire Stampa, il quale, esibendo una lettera del duca, chiedeva la consegna di tutti i «castra et fortilitia!».
Ma il Consiglio subodora la catastrofe del Moro, e mancando la credenziale di Pietro Martire Stampa dei contrassegni convenuti, decide l'invio d'urgenza a Novara d'una deputazione, dando prova di somma accortezza. Gli inviati furono Franceschino Ghiringhello e Giov. Antonio di Codeborgo.
L'ambasciata bellinzonese dev'essere giunta a Novara la vigilia della catastrofe di Lodovico. Egli erasi colà rifugiato con gli Svizzeri ed i Lanzi di fresco reclutati, e fronteggiava i Francesi, con i quali militavano altri Svizzeri.
Per evitare una lotta fratricida la Dieta aveva ordinato a tutti di sospendere le ostilità, e di tentare un accomodamento. Ma il generale francese Bessey intercettò gli ordini ai suoi Svizzeri, per cui soltanto quelli ducali abbassarono le armi. E mentre alcuni capitani svizzeri stavano per far fuggire il Moro travestito come uno dei loro militi, per condurlo poi a Bellinzona, un soldato d'Uri (o di Zugo) lo additò ai Francesi, che lo fecero prigioniero; ciò avveniva al 10 d'aprile 1500.°
Il milite traditore fu certo Thurman, che chiese come compenso 200 Lire: i Francesi gli dissero poi che gliene avrebber date anche 2000. Per due anni ei non osò tornare in patria, ma qui giunto, fu processato e decapitato, per l'onta che il suo atto aveva fatto cadere sull onore dei soldati svizzeri.
Ludovico il Moro viene consegnato dai suoi mercenari svizzeri (a sinistra) alle truppe francesi (a destra, Luigi, duca d'Orléans, futuro re Luigi XII (1462-1515))
Luigi XII fè chiudere il Moro nel castello di Loches, dove il disgraziato principe mori nel 1509: misera fine d'un sovrano che, fra tante colpe, aveva dimostrato doti non comuni di governante, ed arricchito lo stato di opere civili e militari oggi ancora ammirate, e protetti artisti e letterati insigni: Il Filarete, Bramante e Leonardo per non citare che i sommi.
Intanto i Bellinzonesi vivevano trepidi istanti: un ritorno dei Francesi contro il Borgo ribelle era da attendersi ad ogni istante, con l'inevitabile castigo. Non vi era quindi altro scampo se non di darsi in braccio al più temibile dei due avversari perché il più vicino: agli Svizzeri; ed essi 'appigliarono a quel disperato partito.
Perciò il Consiglio del Borgo decideva, il 14 aprile, la resa ad Uri, Svitto e Sottoselva: e quei Reggenti, consapevoli dell'importanza dell'atto compiuto, vollero che esso avvenisse con un regolare Istromento notarile.
Di questo si hanno due edizioni, notevolmente diverse: una è del notaio Pietro Varrone, da Pallanza, residente nel Borgo, che l'ha redatta per incarico dei Bellinzonesi; l'altra è del notaio Pedruzzi da Quinto, il legale dei Confederati.
L'edizione del notaio Varrone, elevata nella forma e retoricamente ornata, insiste sui motivi che giustificano la decisione dei Bellinzonesi «Essendo stato da tempo il nostro principe Lodovico Sforza «vicecomes» privato del suo principato di Milano, e Bellinzona, essendo con ciò rimasta vedovata del suo sovrano, ... ha deciso come per ispirazione celeste, di sottomettersi alle leghe di Urania, di Svitz e di Untervaldo, non per timore, né violenza».
L'altro documento, di redazione meno studiata, ma più furbesca, incomincia con l'affermare un precedente diritto dei Confederati su Bellinzona, (da sfoderare più tardi in sede diplomatica), poiché dice: «Considerando come L. Sforza, ed il suo esercito, siano stati espulsi (dallo Stato), dopo aver tenuto per qualche tempo con la forza la Città ed i Castelli, gli uomini di Bellinzona, visto come il tutto sia tornato in nostro potere..., senza violenza, cun bono animo, non per forza d'armi, nè d'uccisioni, od effusione di sangue... si sono dati ad Uri, Svitto ed Unterwalden».
Si allude certo all'epoca in cui Uri ed Untervaldo avevano avuto Bellinzona dai baroni Sacco a cosi buon mercato, ed alla riconquista violenta di essa da parte di F.M. Visconti con la vittoria di Arbedo.
La resa avviene con i Comuni soggetti di Medeglia ed Isone, con riserva di tutti i suoi Statuti, privilegi, immunità e redditi, con la completa competenza giudiziaria, salvo quella capitale, e le investiture ecclesiastiche riservate a sacerdoti bellinzonesi.
Poco dopo (16 aprile) il Consiglio decide d'urgenza di preparare viveri ed alloggi per le truppe che devono venire nei castelli, come pure nomina per ciascuno di essi «duy homini de li nostri... pratici di sparare et tirare artelaria», ed altri per custodire la murata e le porte del borgo; tali misure non poteva prendere se non chi era assoluto padrone del Borgo e del Contado.
Donde venne il primo presidio svizzero di Bellinzona? Dopo la movimentata cattura di Lodovico il Moro, il Ducato di Milano era in preda all'anarchia.
Da ogni parte scendevano in Leventina verso la Lombardia uomini d'arme e di governo dei Cantoni gottardisti e specialmente d'Uri: essi guatavano l'occasione di occupare Bellinzona, chiave del Milanese; è quindi probabilissimo che i Bellinzonesi per sfuggire ai pericoli che li minacciavano, abbiano sollecitato uno di quei corpi armati a prenderli sotto la loro protezione e signoria: il Kohler esplicitamente afferma siasi trattato di un corpo di 800 Urani diretti a Novara per il Re di Francia.
Per tutto il 1500 i Bellinzonesi si ressero in uno stato di effettiva indipendenza, pur tra continue incertezze e timori. Il Consiglio del Borgo funziona quasi sempre in assenza dei dominatori.Solo nella riunione del Consiglio di Bellinzona del 4 marzo 1501 venne solennemente insediato il primo Landfogto, Walter Im Hof, urano.
Il documento storico
La fonte più interessante è un'antologia documentaria pubblicata nella rivista Scuola ticinese (1983), che riporta espressamente:«1500 aprile 14, Bellinzona. Dedizione di Bellinzona agli Svizzeri».
La trascrizione e la traduzione dei documenti sono curate dagli studiosi Ezio Barbieri e Giuseppe Chiesi.L'originale appartiene alla documentazione storica del Comune di Bellinzona conservata presso l'Archivio di Stato del Cantone Ticino. Il catalogo archivistico segnala la serie Comune di Bellinzona – 1500, consultabile liberamente.
Nel frattempo il Moro torna con mercenari per riprendersi Milano e Bellinzona approfitta della situazione per scacciare i francesi da Bellinzona. Poi l’esito della battaglia di Novara tra francesi e il Moro ha un esito molto curioso per non dire imprevedibile. Essendoci mercenari svizzeri in entrambi gli schieramenti, quelli al servizio del Moro si rifiutano di combattere. Dovrebbero fare la stessa cosa i mercenari al servizio dei francesi ma il messaggero svizzero é stato catturato da un generale francese e il messaggio non arriva e destinazione.
Moro é costretto alla fuga. Viene concesso agli svizzeri al suo servizio di lasciare la città e ritirarsi. Il Moro cerca la fuga camuffandosi tra di loro. Poi il tradimento di un mercenario svizzero, ma il dado era comunque già tratto per Bellinzona; la paura di vedere tornare i francesi (scacciati poco prima) smaniosi di rifarsi li induce ad allearsi, per non dire sottomettersi, agli svizzeri. Il nome dato al documento “Dedizione agli svizzeri”o "atto di dedizione"parla chiaro.
Possiamo quindi affermare che gli svizzeri per forza di cose scelsero volontariamente di sottomettersi agli svizzeri per proteggersi dai francesi. L’Italia non é nemmeno un’opzione.
Ecco, caro amico virtuale, la risposta corretta alla tua affermazione, non furono costretti con la forza dagli svizzeri ma fu una loro scelta. Abbiamo avuto poi secoli di tempo per eventualmente passare sotto il dominio italico, questo non é mai avvenuto e non se ne rimarca mai nella storia una volontà da una parte significativa della popolazione ticinese.
Punto.
Conclusione
Su 9 testi tutti sono concordi. Bellinzona si trova in balia di potenze soverchianti. É palesemente fedele di Milano dello Sforza che l'ha occupata da decenni. La calata dei francesi fa sì che cambino le carte in tavola e il Moro scappa a ricercare rinforzi. I francesi ne approfittano e si insidiano nel villaggio, non dimostrandosi però altrettanto conviviali che il Moro, malgrado abbiano garantito ai bellinzionesi gli stessi privilegi.Nel frattempo il Moro torna con mercenari per riprendersi Milano e Bellinzona approfitta della situazione per scacciare i francesi da Bellinzona. Poi l’esito della battaglia di Novara tra francesi e il Moro ha un esito molto curioso per non dire imprevedibile. Essendoci mercenari svizzeri in entrambi gli schieramenti, quelli al servizio del Moro si rifiutano di combattere. Dovrebbero fare la stessa cosa i mercenari al servizio dei francesi ma il messaggero svizzero é stato catturato da un generale francese e il messaggio non arriva e destinazione.
Moro é costretto alla fuga. Viene concesso agli svizzeri al suo servizio di lasciare la città e ritirarsi. Il Moro cerca la fuga camuffandosi tra di loro. Poi il tradimento di un mercenario svizzero, ma il dado era comunque già tratto per Bellinzona; la paura di vedere tornare i francesi (scacciati poco prima) smaniosi di rifarsi li induce ad allearsi, per non dire sottomettersi, agli svizzeri. Il nome dato al documento “Dedizione agli svizzeri”o "atto di dedizione"parla chiaro.
Possiamo quindi affermare che gli svizzeri per forza di cose scelsero volontariamente di sottomettersi agli svizzeri per proteggersi dai francesi. L’Italia non é nemmeno un’opzione.
Ecco, caro amico virtuale, la risposta corretta alla tua affermazione, non furono costretti con la forza dagli svizzeri ma fu una loro scelta. Abbiamo avuto poi secoli di tempo per eventualmente passare sotto il dominio italico, questo non é mai avvenuto e non se ne rimarca mai nella storia una volontà da una parte significativa della popolazione ticinese.
Punto.







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