Il biglietto verde
Arrivo alla stazione con largo anticipo ma scopro subito che tutti i viaggi verso la vetta sono riservati. Incredibile, mi sono preoccupato tanto di non trovare posto per la Jungfrau e poi non lo trovo per il più modesto Brienz Rothorn.
Mi viene consegnato un foglietto verde con il numero 6. Se qualcuno che ha riservato non dovesse presentarsi sarei il sesto subentrante. Ma quello con il numero 1 quanto in anticipo é arrivato?
Circa 15 minuti prima della partenza di presenta famigliola con due bimbi piccoli. Da subito si crea un certo scenario di panico quando anch’essi, come tutti gli altri, si accorgono che non ave di riservato non hanno diritto ad un posto. Apriti cielo. Padre che corre chissà dove a cercare chissà cosa. Madre che fruga nervosamente nei sacchi. Da quel che ho capito hanno prenotato 3 diverse attrazioni, ma senza però riservare. L’uomo torna poi da chissà dove ma senza nulla. A questo punto la madre si mette a piangere (sì la madre, non i figli!). L’uomo allo sportello é assai infastidito e richiama il padre. Andata, possono salire.
E pensare che inizialmente ho anche pensato di cedere il mio biglietto numero sei, ma dopo questa scena la sensazione é solo di dare un bel calcio in culo alla madre, si l’ho detto!
08:34 ci sono ancora posti liberi, vengono chiamati ad alta voce ma la conta termina col 4. Mi consolo pensando alla ragazza Indiana col biglietto numero 5 di fronte a me, ma poi nel podio degli “sfigati” al secondo posto ci sono io. L’uomo alla cassa mi guarda e nota il mio dispiacere, mi dice di poter tentare di nuovo la sorte con il prossimo treno perché sono tutti riservati fino al pomeriggio. Non mi va di sfidare la sorte, so che avrei molte più possibilità perché ora il biglietto verde sarebbe un numero più basso, ma se una giornata inizia così meglio non infierire.

Che fare?
Lautenbrunnen. Me la prenderò con comodo e visiterò quel affascinantissimo paese che ho sempre e solo visto sui dipinti. Nessun trenino, nessuna riservazione, un semplice giro nel paese e magari ai piedi della cascataSe poi ci aggiungiamo che di qui é passato anche Goethe l’interesse aumenta

La famigerata cascata dello Staubbach
Tipologie di turisti
Giungo a Lauterbrunnen avvolto in un nugolo di turisti. La un piccola stazione sembra scoppiare.

É il terzo giorno che vivo immerso in questa realtà dell’Oberland bernese. Ho la base a Brienz, leggermene fuori dall’epicentro di Interlaken. In alcuni punti nevralgici si sviluppano ad intermittenza situazioni estremamente caotiche
Da tre giorni ho iniziato ad inquadrarli e cercare di carpire le loro peculiarità.
Stilo una lista, non esaustiva, prendendo come spunto le bandiere saccentemente
Tipologia 1 - L’indiano
Mai vestiti a dovere per la montagna ma sempre piuttosto eleganti, un livello che io raramente ho raggiunto. Sono ovunque e fotografano quasi qualsiasi cosa
Tipologia 2 - Coreani o asiatici in generale
Si vestono sempre proteggendosi dal sole a costo di sudare anche dagli occhi. indossano mascherine, copri braccia, cappelli e ombrelli. Fotografano l’impossibile. Sono ovunque. Ho sognato di ritrovarmeli anche nei bagni della mia stanza d’albergo
Tipologia 3 - L’americano
Vestiti sportivi, non hanno apparenti manie o eccessi. Portano anche magliette di nicchia. Sono euro-compatibili e piuttosto normali se paragonati alle prime due tipologie

Tipologia 4 - Lo svizzero
Si perché in questo tripudio c’è ancora qualche svizzero. Lo si nota facilmente: ha un età media rispetto agli altri turisti. É vestito da montagna per andare in montagna e va in montagna. E cammina pure. Piuttosto silenzioso, fotografa poco ma osserva molto gli altri turisti con aria a tratti perplessa
Lautenbrunnen
Cercherò di visitare il paese captando qualche chicca. Ma non ci riesco, la massa di turisti mi distrae.Decido di recarmi nei pressi della cascata e dare un occhiata nella celeberrima chiesetta.
Cerco anche di trovare la classica inquadratura chiesa + cascata ma non ci riesco

Cascata Staubbach
E ora passo alla cascata.Noto un percorso per recarsi fino sotto la cascata, mi reco nei suoi pressi. Un paio di vitelli mi regalano gli scatti migliori di oggi

Il sentiero sale e poi scavato nella roccia ci si avvicina pian piano alla piazzetta giusto di fianco alla cascata
C’è colonna, alla fine giungo per un paio di scatti. Ne valeva la pena?

Resoconti dei viaggi di Goethe e di altri personaggi famosi
Scendendo trovo un paio di pannelli interessanti e delle informazioni sulla cascata e sui suoi visitatori più celeberrimi, é il momento apicecdal lato storico della mia visita
Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832) visitò la valle di Lauterbrunnen nel 1779 insieme al duca Karl August von Weimar. Nelle sue cronache di viaggio, lo scrittore raccontò di come la vista della cascata dello Staubbach lo avesse incantato, osservando che: «È una cosa davvero meravigliosa». Durante la sua visita a Lauterbrunnen, Goethe scrisse la poesia «Canto degli spiriti sulle acque» in ricordo dello Staubbach.


Nel 1732, il medico e scrittore svizzero Albrecht von Haller (1708-1777) scrisse dello Staubbach, che aveva visitato personalmente in precedenza, nell’opera filosofica «Le Alpi».
La prima guida turistica sulla valle di Lauterbrunnen, pubblicata nel 1768 dall’editore bernese Abraham Wager, fu illustrata dal pittore svizzero Caspar Wolf (1735-1798).
Anche Conrad Escher von der Linth (1767-1823), ingegnere e naturalista svizzero, così come molti altri pittori, rimase affascinato dalla cascata dello Staubbach e, di conseguenza, si sentì spinto a visitare la Valle di Lauterbrunnen.
L’imponente cascata alta 300 metri, che con il suo aspetto ricorda «gocce di polvere» come indica il nome stesso, scandisce con la sua verticalità numerosi panorami pittoreschi, tra cui le «Viste notevoli delle montagne svizzere» tratte dai dipinti di Caspar Wolf.


Mentre mi avvio verso la stazione ancora un paio di scatti

Il troppo storpia
Una possibile risposta sul rapporto indigeni e turisti su un cartello ad un hotel

Colpiscono un paio di cartelli inerenti il comportamento da adottare da parte dei turisti.


Goethe ha contribuito molto allo sviluppo della regione e del turismo, chissà se oggi agirebbe ugualmente salendo a che punto siamo arrivati

Cerco poi in rete un paio di cifre:
“L'affluenza quotidiana a Lauterbrunnen ha raggiunto livelli di sovraffollamento turistico paragonabili a Venezia. Con una popolazione di soli 2.700 abitanti, la valle accoglie ormai masse record di visitatori, stimati in oltre 1 milione all'anno, causando pesanti ripercussioni sulla qualità della vita locale.”
In tal proposito ho in mente alcune scene
Scorgo alcune anziane sicuramente del posto alla Coop, invasa per l’occasione anche da orde di turisti. É complicato destreggiarsi tra le file dei prodotti e in generale é tutto caotico. Io solo dopo tre giorni questa situazione mi andrebbe stretta, mi piacerebbe sapere come la pensano.
Non ho modo di parlare con loro ma trovo un interessante testo di Patricia Highsmith, scrittrice americana che si è trasferita in valle Maggia, alle porte di Locarno che analogamente a Lautenbrunnen é una meta ambita dai turisti durante la bella stagione


Gli abitanti dell’Oberland, volenti o nolenti, si sono trovati in un luogo idilliaco. Con l’avventi dei primi viaggiatori si é posto il quesito se sfruttare questo regalo della natura. La costruzione delle linee ferroviarie di montagna sono state una scelta chiara, un passo deciso, che come tutte le cose porta a degli sviluppi e delle conseguenze. Con il senno di poi, vedendo Lautenbrunnen come l’ho vista io oggi sarebbe una scelta che farebbero ancora? Il quesito é aperto e grazie alla visita del museo del turismo fatta ieri approfondirò l’argomento.


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