Passa ai contenuti principali

Ritorno sul Pilatus

Veramente? Per un solo momento ho pensato che mi sarei accontentato della visita al Pilatus tra le nebbie?

Certo che no. Ed era una mancanza da colmare a breve termine, anzi, alla prima occasione.

A differenza della prima volta decido però di salire un pezzo a piedi, più precisamente dalla stazione intermedia di Ämsigen.

Questo per iniziare.

E si presenta tutto come la prima visita, stesso treno, stessa riservazione, stesso orario.

Alle 10:11 sono già sceso nella stazione intermedia di Ämsigen a 1362 metri di altezza. Alpnach é a circa 450 metri di altezza, mi sono risparmiato quindi i primi 900 metri di salita. Ne rimangono circa 800 per raggiungere i 2100 della vetta.

Stazione di Ämsigen. Sguardo verso il lago di Alpnach. Oggi di nuvole nemmeno l’ombra (battutaccia).

Sulla sinistra si può scorgere la montagna del Bürgenstock che solo 24 ore fa ospitava diplomatici iraniani e il vicepresidente americano.

Dietro il Burgenstock svetta imponente il Pilatus.

Possiamo tranquillamente affermare che quando non é avvolto nelle nebbie il Pilatus é visibile da buona parte della Svizzera centrale e naturalmente viceversa.

Mi concentro sulla salita, dopo un primo breve tratto si inoltra nel bosco a va ad affiancare il tragitto del trenino a cremagliera, il che é tutt’altro che confortante se si considera che é la ferrovia più ripida d’Europa

Si tratta di una specie di rivincita, il ricordo degli escursionisti che annaspano mentre io avevo il culo comodamente sul trenino andava riscattato. Questa parte, come tutte le altre, presenta pendenze impegnative, ma dato che sono all’inizio e nel bosco riesco ancora a cavarmela.

Ci sono pochissimi escursionisti, anzi sono completamente solo, la coppia scesa con me alla stazione intermedia ha preso un altra direzione.

Dopo questo tratto, con pochissimi tornanti per tirare due boccate di fiato o anche solo per ammorbidire la pendenza, si rivela una mazzata. Poco sopra si sbuca in un alpe e si hanno qualche metro di tregua ma poi il sentiero ricomincia ad attaccare forte un pendio a zig zag. Malgrado questo la pendenza risulta importante e alla fatica dello strappo iniziale va aggiunto il caldo cocente (da qui in avanti non c’è più una pianta) Mi fermo spesso e approfitto per lo meno di osservare l’ambiente che mi circonda

Qui é anche il punto dove le strade con il trenino si separano, mentre lui prosegue sulla destra per passare attraverso (!) la montagna che ancora nasconde l’arrivo

L’avevo studiata sulla cartina, mentre salgo mi torna alla mente il passo del Griess anche se questo mottarelo é molto meno affascinante

So che una volta giunto sulla sua sommità vedrò finalmente l’arrivo e mi mancherà il canalone finale in bella vista dalla terrazza

Da sopra la vista é questa, a destra si intravede il sentiero a zig zag che ho intrapreso, a sinistra il canalone che mi rimane. 

Questo ultimo canalone, malgrado zigzaga sfruttando buona parte dello spazio disponibile non é da sottovalutare, anzi.

Nella parte superiore presenta alcuni gradini che mi tagliano ulteriormente le gambe. Non riesco a tenere un ritmo continuo senza fermarmi. L’eccezione sono gli ultimi centinaia di metri dove l’orgoglio si fa avanti. 

Arrivo. Traguardo minimo raggiunto, anche perché l’unica alternativa era tornare alla stazione intermedia. Sia mai, anche a costo di metterci tutto il giorno a raggiungere la vetta.. già la vetta. Il secondo obiettivo o il vero obiettivo principale é il Tomlishorn 

Prima però mi faccio un giretto attorno alla stazione e agli alberghi.

La prima foto che propongo é quella con la cappella: mentre nella prima ascesa era il punto di riferimento perché alle sue spalle uno scenario di nebbia invalicabile non offriva null’altro da vedere, oggi é solo uno degli elementi che catturano l’attenzione.

In primo piano il Klimsenhorn con l'iconica chiesetta alla base. Sullo sfondo sulla destra il lago di Sempach. Dalla vetta si riconoscevano anche facilmente al lago di Baldegg e il lago di Hallwil

Con la visibilità piena la piccola cappella risulta essere un puntino bianco immerso nell’immensità del paesaggio 

Proseguo il giro trovando un assonnato e piuttosto annoiato stambecco che si lascia fotografare a pochi metri dalla massa di turisti

Finendo il giro mi ritrovo la stazione di arrivo della funivia che si amalgama perfettamente con il lago dei quattro cantoni e la cima dell’Esel. Spettacolo.

Sguardo verso est. Alle due estremità del lago Lucerna (sopra) e Horw (sotto). Le due montagne più imponenti all'orizzonte sono il Bürgenstock e dietro parzialmente affievolito dalla foschia il Rigi

Passo poi in rassegna la storia del complesso del Pilatus. Molti fogli, alcune immagini. Mi limito a fotografare quelle più appariscenti, ho ben altro per la testa.

A passo ben sicuro mi avvio verso al sentiero scavato nella roccia che porta al Tomlishorn 

Da qui si ha una visione ottima del percorso affrontato oggi

Oggi il cielo é limpido non c’è più spazio per l’immaginazione.

Poi all'improvviso eccolo li: il Tomlishorn. Sarò sicero; lo riconosco solo per la presenza della recinzione in vetta

Tutto a sinistra il Tomlishorn, che visto da qui fa una certa impressione

Conoscendo già il tracciato che mi divide dalla vetta lo affronto con più sicurezza e rispetto alla prima visita il breve tratto in cresta ha un altro sapore…

Vendetta é fatta, da qualsiasi parte io rivolga lo sguardo resto a bocca spalancata. Vedo finalmente il profilo delle creste, gli enormi manti erbosi sui fianchi delle montagne.

Sembra una grande opera d’arte, i colori della blu del cielo, grigio delle rocce e verde dei prati la fanno da padrona. Dovrebbero far parte del nostro vessillo nazionale.

Ora mentre rientro in battello osservo il Pilatus con altri occhi.

Non fa più scattare la domanda “chissà com’è essere lassù?” ma parallelamente é un altra figurina da appiccicare all’album della vita, una nuova esplorazione guidata dalla curiosità andata a segno.

Commenti

Ripescati dall'archivio