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Casanova - Metodi per far breccia

Dopo aver visitato una mostra temporanea su Casanova a Ginevra decido di approfondire la conoscenza del personaggio.

E se ti smontassi un mito? Uno di quelli belli ancorati nei modi di dire da secoli? Certo non avere certezze é destabilizzante ma é giusto mettere e mettersi in discussione. Al sodo: Casanova é conosciuto per le sue innumerevoli conquiste. A queste si aggiunge nel nostro immaginario l’idea di un uomo estremamente affascinante che evidentemente doveva saperci fare anche con la lingua, parlata si intende.

Il 4 marzo 1960, il quotidiano «La Stampa» titola: Saranno pubblicate in Germania le autentiche Memorie di Casanova; l'uscita è prevista in tempi brevi, ad aprile. Divertente il finale del sommario: «Pare che il celebre veneziano non fosse quel leggendario dongiovanni che si dice». Qualcuno si era già messo a fare i conti:

 «Una curiosa statistica ha stabilito che dai vent'anni in poi Casanova ebbe in media non più di due amanti all'anno».

Metodi per penetrare il cuore di una donna

In effetti un'analogia tra Giacomo Casanova e Gabriele D’Annunzio c'è: difficilmente le donne resistevano alla loro seduzione. Entrambi erano logorroici e sommergevano le potenziali conquiste con un fiume di parole, entrambi le mettevano al centro di una girandola di attenzioni che le portava quasi sempre a cedere.

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Casanova in più di un caso rifà il guardaroba della partner di turno: la porta a comprare tessuti, nastri e merletti e poi dalla sarta per confezionare splendidi abiti nuovi; «la parsimonia non è stata mai cosa per me

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Data l’età non poteva mancare il seduttore non più sicuro di sé, e Francesca gli suggerisce una via d'uscita: «Dite che non piacete più alle donne; e sì che ancora potete piaser, basta che abbiate del denaro, che ne trovate quante ne volete».

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I canali sono affollati di gondole e la piazza San Marco è gremita di gente; anche le rive dei canali sono popolate e ovunque echeggiano suoni armoniosi. [...] Qui non si sente mai cantare una melodia che non sia accompagnata da una seconda parte. Anche per le vie la maggior parte delle canzoni è cantata in duo. Stanotte c'era una chiatta sul Canal Grande che portava un'eccellente orchestra composta di violini, flauti, corni, contrabbassi, un timpano e una voce tenorile abbastanza buona» - era una serenata offerta da un innamorato alla sua bella.

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I primi innocenti bacetti diventano ardenti. Casanova e le ragazze discutono su chi debba dormire nel letto, chi nel divano, e se debbano restare vestiti oppure spogliarsi. «Nanette, lei mi crede un uomo onesto?». «Sì, certo». «Benissimo, deve darmene la prova.

«Dovete coricarvi tutte e due al mio fianco svestite e contare sulla mia parola d'onore che non vi toccherò».


Furbetto, il giovane Giacomo, no? Eppure funziona. Certo, tutti e tre sanno come andrà a finire, ma in un secolo in cui anche gli adulti giocano a nascondino e a mosca cieca, la fase ludica è parte fondamentale della seduzione. Il patto è che le ragazze aspettino che lui si sia addormentato e poi entrino nel talamo. Lui si spoglia a va a letto e, come da copione, finge di dormire.
Dopo un po' arrivano anche Nanette e Marton...

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Giacomo Casanova coltivava una passione per Giustiniana, che però gli si era sempre sottratta. Riesce nell'intento di sedurla a Parigi, organizzando un inganno a sfondo sessuale in cui, da un lato, dà sfogo alla sua fervida fantasia e, dall'altro, dimostra come la credulità in pratiche pseudomagiche fosse diffusa anche tra donne colte e di elevata condizione sociale.

Giustiniana, in quel medesimo 1759, e sempre a Parigi, si rivolge proprio a lui quando ha bisogno di abortire. Casanova non batte ciglio di fronte alla richiesta della concittadina: apprende da vecchi testi di medicina l'utilizzo di un intruglio abortivo - chiamato aroph - a base di zafferano, miele e mirra.

Pensa bene, però, di aggiungerci un ulteriore ingrediente: sperma appena eiaculato. Il suo, ovviamente. Scrive Casanova che Giustiniana «era molto intelligente, ma ingenua, e il suo candore non le lasciava sospettare che si potesse trattare di un imbroglio».

I due si ritrovano di notte sulla terrazza dell'Hôtel de Hollande.
Racconta che la donna «si coricò sul dorso, allargò le cosce sollevando le ginocchia, inarcò la schiena e contemporaneamente, alla luce della candela che io reggevo con la sinistra, applicò un cappuccetto di aroph sulla testa del personaggio che lo avrebbe portato nell'orifizio dove si sarebbe prodotto l'amalgama. La cosa stupefacente è che non ridevamo e non avevamo neppure voglia di ridere, tanto era l'impegno che mettevamo nella parte. Finalmente il personaggio in questione fu completamente introdotto dove doveva essere introdotto e la timida fanciulla spense la candela». L'operazione viene ripetuta più volte, come prescritto dai sacri testi, e quando l'aroph finisce non c'è problema: Giacomo si cosparge il pene di quel che trova, anche semplice miele. L'operazione, ovviamente, non ha alcun successo, e gli eventi successivi, con la visita a una levatrice che avrebbe dovuto far abortire la donna, si concluderanno con l'arresto del veneziano che viene rinchiuso in un carcere parigino.

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Casanova utilizza anche le competenze scientifiche per sedurre: ad Amsterdam si preoccupa che Mademoiselle d'Odivenga «dotta in fisica», mentre a Ginevra impartisce «dolci ripetizioni di fisica» a una «bella teologhessa».

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Mentre si trova a Gorizia compone una commedia assieme a un poeta veneziano, Zaneto Altoviti, espulso dalla Dominante per gioco d'azzardo. S'intitola La forza della vera amicizia e viene rappresentata per la prima volta, nella città allora austriaca, il 18 luglio 1773. L'attività di commediografo lo aiuta ad avvicinare il gentil sesso, in particolare quando, per mettere in scena una commedia francese, utilizza come attrici dilettanti un gruppo di signore locali

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Il cercatore di tesori si sente rassicurato da Giacomo, tanto da stipulare con lui un contratto: gli anticipa una somma di tutto rispetto e lo manda a Cesena in compagnia del figlio per avviare le ricerche nella fattoria di un ricco contadino. I cercatori si accordano per dividere il tesoro in quattro parti: una per Capitani, una per il contadino e due per il mago. Nella fattoria Casanova adocchia l'avvenente figlia maggiore del padrone di casa, la quattordicenne Genoveffa. Al fine di individuare il tesoro, il veneziano sostiene di aver bisogno dell'assistenza di una ragazza vergine tra i quattordici e i diciotto anni, fidatissima e capace di serbare il segreto per evitare guai col tribunale del Sant 'Uffizio (Cesena è territorio pontificio). Ma guarda un po' che combinazione: c'è giusto là Genoveffa che risponde in pieno ai requisiti. Inutile dire che il tesoro non si trova, ma Casanova rimane ugualmente soddisfatto dell'esito della vicenda: la giovane «venne tra le mie braccia tutta contenta. [...] Ebbi modo di ammirare la ricchezza di temperamento della ragazza in tutte le mirabili sottigliezze che inventò».

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In effetti dall'Histoire emerge una particolare erotizzazione delle mani, della quale oggi abbiamo perso la memoria; Casanova in ripetuti passaggi descrive come l'inizio dell'approccio sessuale consistesse proprio nel baciare le mani, gesto che a noi appare di sapore ecclesiastico o di stampo mafioso.


Metodi per far breccia nel cuore di un uomo

Goudar è tuttavia costretto a lasciare Napoli in gran velocità in quanto fallisce il suo progetto di scalata sociale. Aveva pensato di mettere la sua bella moglie Sara tra le braccia di Ferdinando IV, facendone l'amante del re. Purtroppo per loro, una lettera di Sara al re in cui scriveva che l'avrebbe aspettato l'indomani, 

«con l'impazienza medesima che ha una vacca che desidera l'avvicinamento del toro»,

cade nelle mani della regina Maria Carolina d'Austria. L'espulsione, a tal punto, è inevitabile.

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«Chi non crede che una donna sia in grado di rendere un uomo felice per tutte le ventiquattro ore di un giorno non ha mai conosciuto Henriette»
Casanova l'accompagna fino a Ginevra, all'Hôtel de la Balances, dove avviene la separazione. Lì, prima di lasciarlo, la donna incide con un diamante su un vetro: «Tu oublieras aussi Henriette» (Dimenticherai anche Henriette). «No, non l'ho mai dimenticata e mi scende un balsamo nel cuore ogni volta che la ricordo», annota Casanova quarant'anni dopo.

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Giacomo ha ventotto anni, Caterina la metà, i due si divertono rincorrendosi; decidono di gareggiare e lui la lascia vincere per poter fare la penitenza che, come lei gli spiega, consiste nel ritrovare un anello che si è celato addosso. Giacomo la perquisisce accuratamente e ritrova l'anello nascosto nel petto: «Dovette lasciare che le slacciassi il corsetto e le toccassi il bel seno. Molto opportunamente l'anello cadde più giù, sicché dovetti andarlo a pescare vicino alla cintura della gonna». Casanova, questa volta, sembra avere intenzioni serie e chiede alla madre la mano di Caterina.

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Via via che si procede nel secolo il tasso di pulizia aumenta, almeno nelle classi sociali più elevate. Casanova mostra di continuare a gradire le sensazioni forti: «Non credo che mi si debba compiangere perché non ho mai trovato che le mie amanti avessero un cattivo odore», annota nel 1791. Non è l'unico ad apprezzare: 

«Sarò di ritorno a Parigi domani sera. Non lavarti»

scrive Napoleone Bonaparte alla moglie Giuseppina.


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Svizzera, a Soletta nel 1760 si mette a servire in tavola, pur di arrivare al bersaglio: 
«Presi un piatto e mi misi davanti alla donna che mi aveva colpito, senza guardarla, vedendola però perfettamente, anzi vedendo solo lei. Era stupefatta, mentre le altre non mi notavano nemmeno. Mi precipitai a cambiarle il piatto, feci rapidamente lo stesso servizio alle altre che si servirono da sole il bollito, mentre io tagliavo da maestro sotto i loro occhi un cappone ripieno». 
Questa cosa di porzionare le vivande alla propria bella aveva una tradizione antica, risaliva a quando

l'arte del trinciare era espressione cavalleresca nonché mezzo di seduzione, e un nobiluomo non esitava a farsi consegnare forchettone e coltello per dimostrare la sua destrezza nell'affettare il cibo.

Tavola di volatili con indicazioni anatomiche

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Giacomo beve spesso e molto, d'altra parte è un veneziano e non potrebbe essere altrimenti. L'alcol aiuta a sciogliere le inibizioni e spesso si rivela suo complice nel facilitare le conquiste femminili.

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Giacomo non si ferma a far calcoli: «Le misi la conchiglia sulla bocca, le dissi di sorbire l'acqua trattenendo l'ostrica tra le labbra. Esegui fedelmente la lezione [...] e io raccolsi l'ostrica incollando le mie labbra alle sue. [...] Per caso una bella ostrica che offrivo a Emilia, avvicinandole la conchiglia alle labbra, le cascò fra le mammelle; lei voleva riprenderla, ma la reclamai di diritto e dovette cedere, lasciarsi slacciare e permettermi di raccoglierla con le labbra dal fondo in cui era caduta. Dovette perciò tollerare che la scoprissi interamente. [...] Dopo aver mangiato quattro o cinque ostriche, ne diedi una ad Armellina, che tenevo seduta sulla coscia, e abilmente gliela rovesciai sul seno. [...] Le slaccio tutto il corpetto poiché l'ostrica è caduta quanto più in basso è possibile, mi lagno di doverla andare a cercare con la mano. [...] io toccavo quelle incantevoli poppe, dure come il marmo, non altro che per cercare l'ostrica. Dopo averla presa e ingoiata, presi una delle sue poppe reclamando l'acqua dell'ostrica che l'aveva inondata, mi impadronii dei boccioli di rosa con avide labbra».

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In Svizzera, Giacomo si ferma a Baden, nel canton Argovia, a venticinque chilometri da Zurigo. Casanova arriva nel 1760 nella località termale elvetica, conosciuta fin dal tempo dei romani. Un secolo e mezzo prima, l'aveva visitata il viaggiatore inglese Thomas Coryat che ne parla nel suo Crudities (1611): «Mi sono non poco meravigliato. Uomini e donne che si bagnano insieme nudi dal mezzobusto in su nella piscina: laddove alcune delle donne erano mogli (come mi è stato detto), e gli uomini in parte scapoli e in parte sposati, ma non erano mariti di quelle stesse donne». I mariti, da parte loro, se ne stavano spesso «vestiti e impassibili accanto alla vasca a osservare le mogli che non solo chiacchieravano e discorrevano familiarmente con altri uomini, ma sfoggiavano anche modi molto piacevoli e allegri». 

 Metodi per allontanare / andare in bianco

I maccheroni, invece, svolgono svariati ruoli. Talvolta appaiono piuttosto antiseduttivi, come a Bologna, con Maria Corticelli: «Rimpinzati di maccheroni com'eravamo e pieni di chianti e di montepulciano com'eravamo, non ci venne il desiderio di fare all'amore e quando ci svegliammo furono ben poca cosa le nostre follie».

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Abbiamo già visto che Casanova apprezza le sensazioni intense: «più la traspirazione era forte, più mi sembrava soave». La scarsezza di igiene del XVIII secolo lo aiuta senz'altro, ma pure lui dimostra qualche limite per quanto riguarda l'odorato.

Uscito dalla detenzione nel forte, cerca l'avvenente contessina che lo aveva burlato; lei gli vuol far vedere i suoi disegni e lui è ben contento di andare a casa della giovane, pregustando quel che sarebbe potuto accadere dopo averne ammirato i lavori. Ma un imprevisto mette fine a ogni velleità casanoviana. «Entrai in una camera dove vidi un tavolo, una sedia, un piccolo specchio e un letto disfatto. [...] Ma ciò che mi rivoltò completamente fu una certa esalazione la cui causa era recente; rimasi annichilito».

L'olfatto è offeso: Giacomo batte in ritirata. Curioso, comunque, che una ragazza nobile, seppur impoverita, non si faccia eccessivi problemi a ricevere un ospite in camera sua appena pochi istanti dopo aver riempito il vaso da notte.

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