Un incisione risalente a metà del XVIII secolo aumenta ulteriormente la curiosità. Una processione porta una bara in un cimitero immerso nel verde e delimitato da mura di cinta.
I villaggi ebraici
Ancora alla fine del XVIII secolo, Lengnau ed Endingen, nel Cantone di Argovia, erano gli unici luoghi in Svizzera dove gli ebrei potevano stabilirsi in modo permanente e fondare comunità proprie. Per oltre due secoli, dalla fine del XVII secolo fino al XX secolo, i due villaggi argoviesi hanno rispecchiato la storia movimentata degli ebrei svizzeri, dall'emarginazione all'emancipazione definitiva e quindi alla parità dei diritti.
Nel 1678 la dieta federale impose agli ebrei di lasciare le città della Svizzera di allora.I villaggi di Endingen e Lengnau, all'epoca, appartenevano alla contea di Baden e il conte di Baden autorizzò gli ebrei a stabilirsi in questi due piccoli villaggi.
Gli ebrei hanno quindi dovuto domiciliarsi qui. Non potevano vivere da nessun'altra parte. Agli ebrei non era permesso avere proprietà, case o terreni, ed era loro consentito un unico mestiere: il commercio.


A loro non era permesso acquistare proprietà, potevano sposare una donna ebrea straniera solo se questa portava una dote di 500 fiorini, ed era loro vietato vivere sotto lo stesso tetto dei cristiani. Quest’ultima restrizione veniva ingegnosamente aggirata realizzando due ingressi separati nelle case, una peculiarità architettonica che si può osservare ancora oggi e che Charles Lewinsky descrive nel suo epico romanzo di famiglia Melnitz, la cui storia è ambientata nella valle del Surb:
Endingen
Al mio arrivo la prima cosa che noto é la statua di un uomo intento a seminare, una statua che apprezzo particolarmente perché non riproduce un personaggio specifico ma gli strati anonimi degli operai, dei braccianti, vero motore dell’economia.

La figura del seminatore celebra la secolare tradizione agricola della valle della Surbtal, un tempo incentrata sulla coltivazione manuale dei campi. Prima metà del XX secolo
Da 400 anni gli ebrei vivono a Endingen e a Lengnau.
Per decenni, era loro consentito solo vivere qui. Fu solo nel 1866 che la Confederazione concesse loro la libertà di stabilirsi in tutta la Svizzera. Nei decenni successivi, la maggior parte di loro si trasferì altrove, ad esempio a Baden, Zurigo o all’estero. In nessun altro luogo in Svizzera esiste una tale concentrazione di cultura architettonica ebraica.
Storia di Endingen
Secondo la Cronaca di Stumpf, l’attuale stemma comunale si ispira a questa famiglia cavalleresca.
Le signorie nell’Endingen medievale erano molteplici. I canoni fondiari e le decime dovevano essere versati ai seguenti signori: i signori di Tegerfelden, i signori di Klingen, l’Abbazia di San Blasien (Propstein di Klingnau), il principe-vescovo di Costanza (Castello di Klingnau), Gli Asburgo, la Collegiata di Santa Verena a Zurzach, la Commenda cavalleresca di Leuggern, la Casa cavalleresca dell’Ordine Teutonico di Beuggen, il Convento di Berau, il Monastero wilhelmita di Sion a Klingnau e l’Ospedale di Spannweid a Zurigo.
Il 1° agosto 1945 il nome del paese fu cambiato da Oberendingen a Endingen. Sono state rinvenute tracce di insediamenti risalenti all’Età della Pietra (circa 5000 a.C.) e all’Età del Bronzo (circa 1500 a.C.). L’insediamento vero e proprio ebbe inizio con l’invasione degli Alemanni. I toponimi che terminano in «-ingen» indicano un’origine alemanna: Endingen significa infatti «insediamento alemannico sotto il capo Ando».
Lasciapassare per gli ebrei
Un profondo sconvolgimento nella vita del villaggio fu la decisione della Dieta di Baden del 1678, che consentiva agli ebrei provenienti da tutta la Svizzera di stabilirsi solo a Endingen e a Lengnau, sotto il patrocinio del Landfogto della contea di Baden.La vicinanza della località alla fiera di Zurzach e al mercato di Baden spinse dal XVII secolo vari mercanti ebrei a prendere dimora a Endingen, dove per l'alta e la bassa giustizia erano soggetti al balivo di Baden e dovevano farsi rilasciare a pagamento apposite "lettere di protezione".

Fino all’introduzione della libertà di culto a metà del XIX secolo, l’arrivo di immigrati ebrei raddoppiò così la popolazione di Endingen, che raggiunse allora quasi 2.000 abitanti. Ai quartieri storici del paese, caratterizzati da fattorie talvolta imponenti, furono aggiunti nuovi quartieri destinati alla popolazione ebraica. L’edificio più suggestivo di questo periodo di espansione è la sinagoga, eretta nel 1845 nel centro del paese.
La comunità ebraica, più o meno tollerata dalla popolazione cristiana nonostante qualche episodio di violenza (come "la guerra delle prugne", Zwetschgenkrieg, nel 1802), era gestita in forma autonoma e aveva una propria scuola.
La guerra delle prugne
La mattina del 21 settembre 1802 partirono. Circa 800 contadini, artigiani e alcune famiglie patrizie si diressero dalle valli circostanti verso Endingen e Lengnau, nell’odierno cantone di Argovia. Erano armati di forconi e mazze, mentre le famiglie patrizie cavalcavano.
L’attacco era diretto contro la popolazione ebraica di Endingen e Lengnau. Erano gli unici comuni dell’allora Confederazione Svizzera in cui agli ebrei fosse permesso di vivere. Insieme ai cattolici, costituivano circa il 30-50 per cento della popolazione dei due comuni, che contava circa 1'000 abitanti. Il fatto che non ci siano state vittime durante l’incursione è quasi un miracolo. Oltre ai numerosi feriti, si registrarono danni materiali particolarmente ingenti: gli aggressori saccheggiarono e distrussero tutto ciò su cui riuscirono a mettere le mani.
Una Repubblica odiata
Ma quali furono le ragioni di questa «Guerra delle prugne» – così chiamata, si ritiene, in riferimento alle prugne che venivano raccolte alla fine di settembre? La «Guerra delle prugne» era stata oggetto di scarse ricerche. Viene menzionata principalmente in relazione alla resistenza contro la Repubblica Elvetica.Infatti, la «Guerra delle prugne» ebbe luogo l’ultimo giorno di una settimana di rivolte da parte degli ambienti conservatori contro la Repubblica Elvetica, il cosiddetto «Stecklikrieg». L’interpretazione prevalente nella storiografia riguardo al pogrom di Endingen e Lengnau è quindi la seguente:
la Repubblica Elvetica era odiata e questo odio si sfogò in un attacco spontaneo contro gli ebrei, considerati sostenitori del nuovo ordine liberale.
Una varietà di motivi
Questo quadro è troppo semplicistico. Lo confermano, tra l’altro, i verbali della commissione incaricata di indagare sul pogrom. Nei verbali viene data voce agli aggressori, che tentano di giustificare le proprie azioni. Ciò che colpisce in modo particolare è che si possa riscontrare un’intera gamma di giustificazioni diverse per l’attacco. Alcuni aggressori descrivevano gli ebrei come profittatori dell’Ancien Régime, ovvero dell’ordine politico precedente all’era elvetica. Altri, invece, vedevano negli ebrei gli istigatori o i profittatori proprio di questa stessa Repubblica Elvetica.
In terzo luogo, ragioni economiche alla base del pogrom: alcuni degli aggressori avevano debiti nei confronti degli ebrei di Endingen e Lengnau, che si occupavano principalmente di commercio di cavalli e bestiame. I debitori hanno approfittato della «Guerra delle Prugne» per distruggere i titoli di debito.
La Zwetschgenkrieg non fu un’azione spontanea degli insorti che tornarono nei propri villaggi dopo una settimana di proteste contro la Repubblica Elvetica. Fu un attacco pianificato. Questa visione è avvalorata anche dal fatto che la popolazione ebraica fosse stata informata dell’imminente attacco: ne era venuta a conoscenza tramite un messaggero. Gli uomini portarono quindi le mogli e i figli al sicuro oltre il Reno presso i parenti, ma tornarono essi stessi nei propri villaggi per difendere le loro proprietà.
Lungi dalla parità di diritti
Qual' era realmente la situazione della popolazione ebraica a quel tempo? Parlare degli ebrei come di profittatori dell’Ancien Régime o dell’era elvetica è assurdo. In entrambi i regimi la popolazione ebraica era svantaggiata rispetto al resto della popolazione – ad esempio, a causa di obblighi speciali, tasse o limitazioni nelle scelte professionali.L’era elvetica, tuttavia, era influenzata dagli ideali dell’Illuminismo francese e migliorò lo status giuridico degli ebrei. Ma c’è ancora molta strada da fare prima di poter parlare di pari diritti rispetto ai seguaci di altre religioni
Perché tanto odio?
Inutile girarci intorno, l’antisemitismo ha viaggiato nei secoli arrivando fino a noi. Appena arrivato vorrei andare al bagno ma vista 1.-. “Ebrei” penso tra me e me, quando poi praticamente quasi tutti i bagni richiedono pagamento.

Altri si giustificarono con stereotipi tratti dal repertorio dell’antigiudaismo religioso: gli ebrei come nemici del cristianesimo, come “sinagoga di Satana”. Una parte degli aggressori partecipò a una processione cattolica subito dopo le violenze.
Altri ancora fecero riferimento a dicerie secondo le quali un ebreo avrebbe tagliato la mascella inferiore di un cristiano. Erano andati nella Surbtal per vendicare la presunta vittima.
Infine, ma non meno importante, anche le motivazioni economiche ebbero un ruolo. Nella “Guerra delle prugne” le persone ebree subirono danni economici immensi, con distruzione di cambiali e furti di beni
in un'epoca generalmente antisemita, l'opinione di Casanova rispecchia quella comune del tempo. Quando l'ebreo che viaggia con lui verso Ancona gli domanda perché non gli piacciano gli israeliti, il veneziano risponde: «Perché per obbligo di religione siete nostri nemici. Vi credete in dovere di ingannarci. Non ci considerate vostri fratelli. Spingete l'usura all'eccesso quando, avendo bisogno di denaro, ricorriamo a voi per un prestito. Infine, ci odiate».
Post guerra
Tuttavia, ci volle ancora molto tempo prima che le persone ebree fossero riconosciute come cittadini e cittadine a pieno titolo. Solo con la revisione della Costituzione federale del 1866 fu concesso loro – a livello nazionale – il libero insediamento e l’uguaglianza di fronte alla legge. Con la seconda revisione costituzionale del 1874, fu concessa la libertà di culto. A livello cantonale, Argovia fu l’ultimo a concedere loro il pieno diritto di cittadinanza, nel 1879.
Dal 1850
Nel 1850 la popolazione di Endingen era di 1.941 abitanti, di cui 990 ebrei e 951 cristiani. All’epoca il Baden contava poco più di 2.400 abitanti.
La Costituzione federale del 1848 garantì pari diritti agli ebrei in Svizzera (emancipazione), che nel Cantone di Argovia furono applicati solo nel 1876, dopo accesi movimenti politici che nel 1862 portarono addirittura alla destituzione del Gran Consiglio tramite votazione popolare.
Fino agli inizi del 1900 gli ebrei erano però comunque semplicemente tollerati. Gli ebrei potevano sì vivere a Endingen e Lengnau, ma non potevano comprare casa. Dovevano quindi affittarla a non ebrei.
La sinagoga
A differenza di quella di Lengnau, la sinagoga di Endingen non si trova nel centro del paese, ma in una stradina secondaria, l’“Hinterstieg”. Anche la prima sinagoga, risalente al 1764, sorgeva nello stesso luogo.
Nel 1850 a Endingen vivevano circa 1.000 ebrei: c’era urgente bisogno di più spazio. L’architetto di Baden Caspar Joseph Jeuch progettò una facciata austera in stile neoclassico e decorò le finestre con archi a ferro di cavallo che ricordano lo stile moresco. La sinagoga è l’unico luogo di culto del paese e pertanto non solo è dotata di un orologio, ma suona anche le ore.

Tagli precisi, dipinti meticolosi. I dipinti ornamentali all’interno della sinagoga si integrano perfettamente con gli elementi dell’architettura moresca. Con questa influenza arabo-islamica, l’architetto e il pittore ornamentale Heinrich Wettstein alludono alle radici orientali dell’ebraismo. Elementi dell’architettura moresca erano già stati utilizzati nelle sinagoghe tedesche. Particolarmente elaborata è la delicata griglia della balaustra, che nascondeva le donne sulla galleria a tre lati. Gli uomini, invece, pregavano al piano terra. Gli scialli da preghiera e i tefilin venivano riposti negli appositi supporti.

Mikveh - Bagno rituale di immersione
Le finestre, posizionate con cura in alto, rivelano che al piano terra di questa graziosa casetta avveniva qualcosa di speciale: era qui che si trovava il bagno rituale di immersione della comunità ebraica.

Anche i recipienti acquistati da non ebrei, o che sono diventati ritualmente impuri, devono essere sottoposti alla cerimonia dell’immersione.
Macello ebraico
La shechita ai margini del villaggio in una modesta struttura, antesignana dell’odierno macello comunale, la macellazione rituale veniva effettuata qui da macellai ebrei (in ebraico schochet). Con un unico taglio, la gola dell’animale non stordito viene recisa. L’animale deve essere dissanguato il più completamente possibile, poiché il consumo di sangue è vietato nella cultura ebraica.La macellazione rituale in uso presso gli ebrei e i musulmani, cioè l'uccisione di animali con il taglio della gola senza un precedente stordimento, in Svizzera è vietata dal 20.8.1893, quando il 60% dei votanti approvò l'iniziativa popolare lanciata dalle Soc. svizzeroted. per la protezione degli animali che chiedeva l'introduzione di tale divieto

Casa della Comunità Ebraica
Un edificio polifunzionale dedicato alla vita comunitaria
In questa modesta casa, costruita nel 1806 alle spalle della sinagoga, si riuniva la dirigenza della comunità ebraica. Fino all’inaugurazione del nuovo edificio scolastico nel 1854, fungeva anche da scuola ebraica.
Al primo piano viveva il rabbino e, per un certo periodo, anche il cantore. La casa rimane di proprietà della Comunità Culturale Israelita di Endingen, che la affitta come residenza e vi custodisce il proprio archivio.Il cimitero
Parto per quella che é la hit della giornata: il cimitero ubicato a metà strada tra i due villaggi in un boschetto ai bordi di una tranquilla strada secondaria di campagna
Il più grande ed antico cimitero ebraico della Svizzera si trova in un bosco tra i comuni argoviesi di Endingen e Lengnau. Non è un caso che sia sorto in questo luogo isolato


Secondo la cultura funeraria ebraica, i defunti riposano fino al giorno della resurrezione. Ciò significa che le tombe non vengono mai rimosse. Alcune lapidi sono state ricoperte da alberi e molte di esse testimoniano la loro antichità a causa dell'erosione e del degrado. Di solito i defunti vengono sepolti con i piedi rivolti verso est, ma qui le tombe sono orientate da nord a sud. Il motivo non è noto.

Con l'emancipazione, a partire dalla metà del XIX secolo, sulle lapidi compare anche la lingua tedesca. Anche le forme delle lapidi si allontanano dal vecchio ideale delle stele antiche. Oltre alla pietra arenaria locale o al calcare conchilifero, ora viene utilizzato anche il marmo. I luoghi di morte spesso indicati sulle lapidi mostrano dove si erano trasferiti gli ebrei della valle della Surb prima di farsi seppellire nella loro terra natale.

Il cimitero è sotto la tutela dei monumenti storici cantonali dal 1963.
Anno di costruzione: 1750
La vita ebraica in Endingen e Lengnau inizia nel XVII secolo. Nel 1680 si comincia già a parlare di ebrei in questa valle. All'epoca gli ebrei venivano sepolti sull'isola degli Ebrei sul Reno, in Germania, vicino al confine svizzero. Venivano trasportati con un battello e sepolti. Dopo il XVII secolo quest'isola fu inondata e gli ebrei poterono acquistare per 800 fiorini, circa 800 franchi odierni, questo terreno per costruire un loro cimitero.

Nella parte più antica del cimitero si trovano ancora tutte le tombe dal 1750 al 1764.

Guardando a destra e a sinistra leggiamo nomi come Guggenheim, Bloch, Fiedler, Weill e molti altri. Prendiamo la famiglia Guggenheim. Il prestigioso museo Guggenheim di New York fu fondato da discendenti dei Guggenheim di Lengnau, emigrati negli Stati Uniti. Qui nel 1900 i Guggenheim di Lengnau posarono la prima pietra della casa di riposo ebraica, in funzione tuttora, con una donazione di 20.000 franchi.
Numerose le tombe con il cognome Dreyfus. Ruth Dreyfus, prima persona di origine ebraica eletta in Consiglio federale nel '93, ha radici familiari proprio qui. Un cimitero diventato anche meta di pellegrinaggio.
Qui ci sono due tombe importanti, quella del rabbino Abraham Liess e di suo figlio Raphael. Si racconta di un uomo che pregò di notte sulla loro tomba, chiedendo di illuminare il cielo e dopo qualche ora fu esaudito. O ancora di una ragazza che non trovava marito e dopo aver pregato sulla loro tomba, tre mesi dopo, si sposò. Da quel momento ebrei da tutto il mondo vengono qui a pregare. Il giorno della Pentecoste ebraica arrivano qui oltre 1000 persone.

A metà del XIX secolo, metà della popolazione era ebrea, circa 1500 persone. Alla comunità ebraica fu concessa ampia autonomia. Disponeva di una sinagoga per comune, di una scuola ebraica, di una macelleria e di bagni rituali ebraici.

Lengnau
Un edificio che trasmette sicurezza nel cuore del paeseCon la sua imponente facciata, la sinagoga domina la piazza del paese. Essa simboleggia la sicurezza di sé della comunità ebraica, ormai consolidata, che nell’anno della sua inaugurazione, il 1847, era cresciuta fino a contare 500 persone.


I dipinti murali, realizzati da tre artisti della Germania settentrionale, sono puramente ornamentali, poiché l’ebraismo non consente la raffigurazione di esseri umani. I toni ocra predominanti, che imitano l’ottone, il rame o l’oro, conferiscono alla sala un’atmosfera festosa quando la luce del sole vi penetrai
Doppia porta



Un edificio dai molteplici usi
Nel 1813, questo edificio rispondeva a molte delle esigenze della comunità ebraica: era il luogo in cui si riunivano il consiglio degli anziani e gli uomini aventi diritto. Di giorno vi si teneva la scuola, mentre nel seminterrato si trovava il bagno rituale.Dal punto di vista architettonico, l’ex casa della comunità ebraica, o casa polivalente, si distingueva dagli altri edifici del villaggio solo per l’assenza di un annesso. Fotografie del 2009. Fotografie di Frank Reiser, Rietheim.
Dopo la costruzione di edifici separati per il bagno rituale e la scuola, continuò a essere utilizzato come residenza. Nel 1875, al suo interno fu aperto un forno per la produzione di matzah. La matzah è una focaccia non lievitata. Viene consumata durante la settimana della Pasqua ebraica in ricordo della liberazione dall’Egitto. Infatti, quando partirono, non c’era tempo per far lievitare l’impasto del pane.Mikveh - Bagno rituale di immersione
Il bagno rituale di immersione, chiamato “Mikveh” in ebraico, è una parte fondamentale di ogni comunità ebraica.Svolge un ruolo importante nella vita familiare e coniugale delle donne ebree che osservano rigorosamente i precetti religiosi.
Richiede un bacino di acqua corrente, “viva”, proveniente da sorgenti, fiumi o acqua piovana.
A Lengnau, l’acqua veniva convogliata nel Mikveh da un ruscello vicino.

Oltre a questo uso principale, anche chi si converte all’ebraismo è tenuto a recarsi al mikveh.
Anche gli uomini possono recarsi al mikveh per la purificazione, in particolare prima dello Shabbat o delle festività.

Ma chi me lo fa fare?











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