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I due villaggi ebraici di Svizzera

Camminare nelle campagne dell’immenso altopiano svizzero, tra villaggi sparpagliati qua e là, nella quiete più assoluta. E dove dovrebbe esserci più quiete che in un cimitero? Magari un cimitero nel bosco?

Un incisione risalente a metà del XVIII secolo aumenta ulteriormente la curiosità. Una processione porta una bara in un cimitero immerso nel verde e delimitato da mura di cinta. 

Incisione del cimitero ebraico di Lengnau, realizzata da Johann Rudolf Holzhab a metà del XVIII secolo.
Museo nazionale svizzero

I villaggi sono poco distanti da Baden, non mi resta che trovare una giornata di sole. Mentre sono in viaggio mi informo ulteriormente sull’argomento odierno: la gestione nei secoli gli ebrei in Svizzera

I villaggi ebraici

Le prime sinagoghe della Svizzera furono costruite nei «villaggi ebraici» di Lengnau e Endingen, nella valle argoviese del Surbtal. Ancora oggi testimoniano il passato movimentato della comunità ebraica in Svizzera.

Verso la fine del XVI secolo, la contea di Baden registrò l'insediamento delle prime famiglie ebree. Queste furono censite con precisione nel comune di Lengnau e nel vicino villaggio di Endingen a partire dal 1622 e dal 1678, anche se si può supporre che fossero arrivate prima, in fuga dai disordini della guerra dei Trent'anni. Altri ebrei erano immigrati dall'Alsazia e dalla valle del Reno, nella regione del Vorarlberg (Austria occidentale), e si erano stabiliti in questi due borghi, che ben presto tutto il paese soprannominò «villaggi ebraici».

Ancora alla fine del XVIII secolo, Lengnau ed Endingen, nel Cantone di Argovia, erano gli unici luoghi in Svizzera dove gli ebrei potevano stabilirsi in modo permanente e fondare comunità proprie. Per oltre due secoli, dalla fine del XVII secolo fino al XX secolo, i due villaggi argoviesi hanno rispecchiato la storia movimentata degli ebrei svizzeri, dall'emarginazione all'emancipazione definitiva e quindi alla parità dei diritti.

Nel 1678 la dieta federale impose agli ebrei di lasciare le città della Svizzera di allora.
I villaggi di Endingen e Lengnau, all'epoca, appartenevano alla contea di Baden e il conte di Baden autorizzò gli ebrei a stabilirsi in questi due piccoli villaggi. 

Gli ebrei hanno quindi dovuto domiciliarsi qui. Non potevano vivere da nessun'altra parte. Agli ebrei non era permesso avere proprietà, case o terreni, ed era loro consentito un unico mestiere: il commercio.

Il commercio di bestiame, che era l'attività principale, e il commercio di denaro.

Ecco perché oggi si dice che gli ebrei sono ricchi. Gli ebrei partivano all'alba da Endingen e Lengnau per recarsi per commercio in altri villaggi, ma entro sera dovevano tornare a casa. Per oltre due secoli la valle della Suhr fu il centro della vita ebraica. Fino alla fine del XVIII secolo questi due villaggi erano gli unici in Svizzera a consentire l'insediamento permanente degli ebrei. A lungo però non fu permesso loro di avere cimiteri propri.

Il personaggio viene disumanizzato attraverso una classica iconografia antisemita: l’ebreo viene raffigurato come un ibrido bestiale (un cane o un lupo antropomorfo) mentre accumula avidamente e difende sacchi pieni di denaro.

Nel 1696, il balivo della contea di Baden, in rappresentanza degli otto cantoni antichi, rilasciò la prima lettera di protezione agli ebrei. Questa doveva essere rinnovata ogni sedici anni (un sistema abolito nel 1792) e definiva, oltre a una moltitudine di tasse, le disposizioni delle autorità a cui gli ebrei dovevano attenersi.

Incisione di Johann Rudolf Holzhalb: gli ebrei di Lengnau ed Endingen rendono omaggio a una figura allegorica. Nell’antica Confederazione, ogni sedici anni gli ebrei dovevano acquistare una lettera di protezione dal balivo. Sullo sfondo si intravede la sinagoga di Lengnau.
Museo nazionale svizzero

A loro non era permesso acquistare proprietà, potevano sposare una donna ebrea straniera solo se questa portava una dote di 500 fiorini, ed era loro vietato vivere sotto lo stesso tetto dei cristiani. Quest’ultima restrizione veniva ingegnosamente aggirata realizzando due ingressi separati nelle case, una peculiarità architettonica che si può osservare ancora oggi e che Charles Lewinsky descrive nel suo epico romanzo di famiglia Melnitz, la cui storia è ambientata nella valle del Surb:

«Nell’altra metà della casa, che aveva un ingresso e una scala propri per ottemperare alla legge che vietava a cristiani ed ebrei di vivere nello stesso edificio, viveva il loro padrone di casa, il sarto Oggenfuss, con la moglie e i tre figli. Gente pacifica, se sapevi come trattarla. Le due famiglie vivevano da buoni vicini, il che significava che si ignoravano benevolmente a vicenda.
Gli Oggenfuss avevano fatto finta di non sapere della morte dello zio Melnitz, di non notare le numerose visite di condoglianze che si erano susseguite per sette giorni, dimostrando così la cecità volontaria di chi vive più vicino agli altri di quanto vorrebbe.”

Endingen

Al mio arrivo la prima cosa che noto é la statua di un uomo intento a seminare, una statua che apprezzo particolarmente perché non riproduce un personaggio specifico ma gli strati anonimi degli operai, dei braccianti, vero motore dell’economia.

La figura del seminatore celebra la secolare tradizione agricola della valle della Surbtal, un tempo incentrata sulla coltivazione manuale dei campi. Prima metà del XX secolo

Da 400 anni gli ebrei vivono a Endingen e a Lengnau.

Per decenni, era loro consentito solo vivere qui. Fu solo nel 1866 che la Confederazione concesse loro la libertà di stabilirsi in tutta la Svizzera. Nei decenni successivi, la maggior parte di loro si trasferì altrove, ad esempio a Baden, Zurigo o all’estero. In nessun altro luogo in Svizzera esiste una tale concentrazione di cultura architettonica ebraica. 

Storia di Endingen

Il periodo storico ha inizio con un atto di donazione del 798, in cui vengono menzionati per la prima volta per iscritto i possedimenti di inferiore Lengewanc (Lengnau) e Entingas (Endingen). Nel 1084 compare una famiglia cavalleresca, i Signori di Endingen con il loro castello di Weiherburg; essi erano ministeriali al servizio dei signori feudali di Regensberg e, in seguito, del Principe-Vescovo di Costanza.

Secondo la Cronaca di Stumpf, l’attuale stemma comunale si ispira a questa famiglia cavalleresca.

Le signorie nell’Endingen medievale erano molteplici. I canoni fondiari e le decime dovevano essere versati ai seguenti signori: i signori di Tegerfelden, i signori di Klingen, l’Abbazia di San Blasien (Propstein di Klingnau), il principe-vescovo di Costanza (Castello di Klingnau), Gli Asburgo, la Collegiata di Santa Verena a Zurzach, la Commenda cavalleresca di Leuggern, la Casa cavalleresca dell’Ordine Teutonico di Beuggen, il Convento di Berau, il Monastero wilhelmita di Sion a Klingnau e l’Ospedale di Spannweid a Zurigo. 

Con la conquista della contea di Baden, la sovranità politica e la giurisdizione di alta corte passarono ai Confederati svizzeri (Land Vogt a Baden). Il tribunale di primo grado era di competenza dell’Abbazia di San Blasien. Dal punto di vista ecclesiastico, le parrocchie cattolica e riformata sono assegnate alle comunità ecclesiali di Unterendingen e Tegerfelden.

Il 1° agosto 1945 il nome del paese fu cambiato da Oberendingen a Endingen. Sono state rinvenute tracce di insediamenti risalenti all’Età della Pietra (circa 5000 a.C.) e all’Età del Bronzo (circa 1500 a.C.). L’insediamento vero e proprio ebbe inizio con l’invasione degli Alemanni. I toponimi che terminano in «-ingen» indicano un’origine alemanna: Endingen significa infatti «insediamento alemannico sotto il capo Ando».

Endingen con la sinagoga al centro 

Lasciapassare per gli ebrei

Un profondo sconvolgimento nella vita del villaggio fu la decisione della Dieta di Baden del 1678, che consentiva agli ebrei provenienti da tutta la Svizzera di stabilirsi solo a Endingen e a Lengnau, sotto il patrocinio del Landfogto della contea di Baden.

La vicinanza della località alla fiera di Zurzach e al mercato di Baden spinse dal XVII secolo vari mercanti ebrei a prendere dimora a Endingen, dove per l'alta e la bassa giustizia erano soggetti al balivo di Baden e dovevano farsi rilasciare a pagamento apposite "lettere di protezione".

Xilografia colorata tratta dalla Cronaca di Stumpf, stampata da Christoph Froschauer, Zurigo 1549: la Fiera di Zurzach; sono raffigurati il mercato dei cavalli e la danza delle prostitute
Per questo evento giungevano fino a 200 prostitute provenienti dalla regione. La «regina delle prostitute», da loro eletta, veniva incoronata con una corona di fiori. La regina delle prostitute apriva con la sua danza preliminare la successiva Huorendanz. Dalle mani del balivo di Baden riceveva un gulden d’oro offerto dal monastero di Königsfelden, oltre a cibo e bevande.

Fino all’introduzione della libertà di culto a metà del XIX secolo, l’arrivo di immigrati ebrei raddoppiò così la popolazione di Endingen, che raggiunse allora quasi 2.000 abitanti. Ai quartieri storici del paese, caratterizzati da fattorie talvolta imponenti, furono aggiunti nuovi quartieri destinati alla popolazione ebraica. L’edificio più suggestivo di questo periodo di espansione è la sinagoga, eretta nel 1845 nel centro del paese.

La comunità ebraica, più o meno tollerata dalla popolazione cristiana nonostante qualche episodio di violenza (come "la guerra delle prugne", Zwetschgenkrieg, nel 1802), era gestita in forma autonoma e aveva una propria scuola. 

Dopo il riconoscimento nella Costituzione federale della libertà di domicilio (1866) e della libertà di culto (1874) anche per i non cristiani, gli ebrei cominciarono a trasferirsi altrove e nel 1920 la maggior parte di loro aveva lasciato il comune

La guerra delle prugne

La mattina del 21 settembre 1802 partirono. Circa 800 contadini, artigiani e alcune famiglie patrizie si diressero dalle valli circostanti verso Endingen e Lengnau, nell’odierno cantone di Argovia. Erano armati di forconi e mazze, mentre le famiglie patrizie cavalcavano.

L’attacco era diretto contro la popolazione ebraica di Endingen e Lengnau. Erano gli unici comuni dell’allora Confederazione Svizzera in cui agli ebrei fosse permesso di vivere. Insieme ai cattolici, costituivano circa il 30-50 per cento della popolazione dei due comuni, che contava circa 1'000 abitanti. Il fatto che non ci siano state vittime durante l’incursione è quasi un miracolo. Oltre ai numerosi feriti, si registrarono danni materiali particolarmente ingenti: gli aggressori saccheggiarono e distrussero tutto ciò su cui riuscirono a mettere le mani.

Una Repubblica odiata

Ma quali furono le ragioni di questa «Guerra delle prugne» – così chiamata, si ritiene, in riferimento alle prugne che venivano raccolte alla fine di settembre? La «Guerra delle prugne» era stata oggetto di scarse ricerche. Viene menzionata principalmente in relazione alla resistenza contro la Repubblica Elvetica.

Nel settembre del 1802, l’opposizione lanciò una rivolta nazionale, la Guerra dei bastoni, e riuscì a rovesciare temporaneamente il Governo della giovane repubblica. Il già fragile monopolio statale sull’uso della forza fu eliminato. Gli attacchi a Endigen e Lengnau avvennero in questo periodo di vuoto di potere: nella storia, le rivolte antiebraiche e i pogrom si sono spesso verificati quando il monopolio sull’uso della forza era assente.

Infatti, la «Guerra delle prugne» ebbe luogo l’ultimo giorno di una settimana di rivolte da parte degli ambienti conservatori contro la Repubblica Elvetica, il cosiddetto «Stecklikrieg». L’interpretazione prevalente nella storiografia riguardo al pogrom di Endingen e Lengnau è quindi la seguente: 

la Repubblica Elvetica era odiata e questo odio si sfogò in un attacco spontaneo contro gli ebrei, considerati sostenitori del nuovo ordine liberale.

Una varietà di motivi

Questo quadro è troppo semplicistico. Lo confermano, tra l’altro, i verbali della commissione incaricata di indagare sul pogrom. Nei verbali viene data voce agli aggressori, che tentano di giustificare le proprie azioni. Ciò che colpisce in modo particolare è che si possa riscontrare un’intera gamma di giustificazioni diverse per l’attacco. Alcuni aggressori descrivevano gli ebrei come profittatori dell’Ancien Régime, ovvero dell’ordine politico precedente all’era elvetica. Altri, invece, vedevano negli ebrei gli istigatori o i profittatori proprio di questa stessa Repubblica Elvetica.

In terzo luogo, ragioni economiche alla base del pogrom: alcuni degli aggressori avevano debiti nei confronti degli ebrei di Endingen e Lengnau, che si occupavano principalmente di commercio di cavalli e bestiame. I debitori hanno approfittato della «Guerra delle Prugne» per distruggere i titoli di debito.

La Zwetschgenkrieg non fu un’azione spontanea degli insorti che tornarono nei propri villaggi dopo una settimana di proteste contro la Repubblica Elvetica. Fu un attacco pianificato. Questa visione è avvalorata anche dal fatto che la popolazione ebraica fosse stata informata dell’imminente attacco: ne era venuta a conoscenza tramite un messaggero. Gli uomini portarono quindi le mogli e i figli al sicuro oltre il Reno presso i parenti, ma tornarono essi stessi nei propri villaggi per difendere le loro proprietà.

Lungi dalla parità di diritti

Qual' era realmente la situazione della popolazione ebraica a quel tempo? Parlare degli ebrei come di profittatori dell’Ancien Régime o dell’era elvetica è assurdo. In entrambi i regimi la popolazione ebraica era svantaggiata rispetto al resto della popolazione – ad esempio, a causa di obblighi speciali, tasse o limitazioni nelle scelte professionali.

L’era elvetica, tuttavia, era influenzata dagli ideali dell’Illuminismo francese e migliorò lo status giuridico degli ebrei. Ma c’è ancora molta strada da fare prima di poter parlare di pari diritti rispetto ai seguaci di altre religioni

Dopo le turbolenze, nel Cantone di Baden fu nominato un nuovo Governo. Anch’esso aveva un atteggiamento ambivalente nei confronti delle persone ebree. Tuttavia, si adoperò per chiarire le violenze del 21 settembre 1802. Fu istituita una commissione di inchiesta che convocò parti lese, testimoni e persone responsabile delle aggressioni. Queste non erano per forza contrarie alla Repubblica elvetica. I verbali delle testimonianze sono tutt’oggi un documento eccezionale sulle motivazioni dell’odio nei confronti di ebree ed ebrei radicate nell’immaginario della popolazione.

Non sorprende quindi che gli aggressori della «guerra delle prugne» non siano stati puniti. Gli ebrei non osavano quasi testimoniare davanti alla commissione. Erano troppo incerti sul fatto di potersi sentire al sicuro e su chi avrebbe detenuto il potere politico in futuro. Avevano ragione: la situazione era estremamente instabile. Un anno dopo, l’era elvetica giunse al termine e la parità di trattamento degli ebrei fu rinviata a tempo indeterminato.

Perché tanto odio?

Inutile girarci intorno, l’antisemitismo ha viaggiato nei secoli arrivando fino a noi. Appena arrivato vorrei andare al bagno ma vista 1.-. “Ebrei” penso tra me e me, quando poi praticamente quasi tutti i bagni richiedono pagamento.

L'immaginario legato all'odio nei confronti della comunità ebraica non conosce praticamente limiti: copertina del pamphlet antisemita "Der Juden Ehrbarkeit" ("La rispettabilità degli ebrei") del 1571. archive.org


I sostenitori del vecchio ordinamento diffamarono le persone di fede ebraica dicendo che erano agenti della rivoluzione e che la Repubblica elvetica li privilegiava. Così facendo, attingevano a piene mani dalle fantasie cospirative sul complotto ebraico che si erano diffuse a livello internazionale grazie alla critica conservatrice alla Rivoluzione francese: gli ebrei erano le “menti segrete” dietro la rivoluzione, volevano “rovesciare l’ordine cristiano” e “dominare il mondo”.


La figura antisemita dell’ebreo assetato di sangue viene qui utilizzata per criticare le moderne forme di commercio. Leon Barritt: The Commercial Vampire (1898). wikicommons

I contadini e i rivoluzionari che presero parte alla Guerra delle prugne sostennero invece il contrario: gli ebrei erano profittatori dell’Ancien Régime e la loro attività commerciale era dannosa tanto quanto i vecchi tributi feudali.

Altri si giustificarono con stereotipi tratti dal repertorio dell’antigiudaismo religioso: gli ebrei come nemici del cristianesimo, come “sinagoga di Satana”. Una parte degli aggressori partecipò a una processione cattolica subito dopo le violenze.

Altri ancora fecero riferimento a dicerie secondo le quali un ebreo avrebbe tagliato la mascella inferiore di un cristiano. Erano andati nella Surbtal per vendicare la presunta vittima.

Infine, ma non meno importante, anche le motivazioni economiche ebbero un ruolo. Nella “Guerra delle prugne” le persone ebree subirono danni economici immensi, con distruzione di cambiali e furti di beni

Anche Casanova negli stessi anni riporta:

in un'epoca generalmente antisemita, l'opinione di Casanova rispecchia quella comune del tempo. Quando l'ebreo che viaggia con lui verso Ancona gli domanda perché non gli piacciano gli israeliti, il veneziano risponde: «Perché per obbligo di religione siete nostri nemici. Vi credete in dovere di ingannarci. Non ci considerate vostri fratelli. Spingete l'usura all'eccesso quando, avendo bisogno di denaro, ricorriamo a voi per un prestito. Infine, ci odiate».

Post guerra

Dopo il crollo della Repubblica elvetica nel maggio del 1803, i diritti precedentemente concessi furono parzialmente revocati. Vari cantoni emisero ordinanze sul mercato e sul commercio ambulante rivolte specificamente contro ebrei ed ebree. Nel Canton Argovia, la legge ebraica del 1809 conteneva disposizioni simili a quelle delle vecchie lettere di protezione. Solo con la legge organica del 1824 e la legge sulla scuola del 1835 (leggi cantonali) la posizione delle comunità ebraiche di Lengnau ed Endingen fu modernizzata.

Tuttavia, ci volle ancora molto tempo prima che le persone ebree fossero riconosciute come cittadini e cittadine a pieno titolo. Solo con la revisione della Costituzione federale del 1866 fu concesso loro – a livello nazionale – il libero insediamento e l’uguaglianza di fronte alla legge. Con la seconda revisione costituzionale del 1874, fu concessa la libertà di culto. A livello cantonale, Argovia fu l’ultimo a concedere loro il pieno diritto di cittadinanza, nel 1879.

Dal 1850

Nel 1850 la popolazione di Endingen era di 1.941 abitanti, di cui 990 ebrei e 951 cristiani. All’epoca il Baden contava poco più di 2.400 abitanti. 

La Costituzione federale del 1848 garantì pari diritti agli ebrei in Svizzera (emancipazione), che nel Cantone di Argovia furono applicati solo nel 1876, dopo accesi movimenti politici che nel 1862 portarono addirittura alla destituzione del Gran Consiglio tramite votazione popolare.

Fino agli inizi del 1900 gli ebrei erano però comunque semplicemente tollerati. Gli ebrei potevano sì vivere a Endingen e Lengnau, ma non potevano comprare casa. Dovevano quindi affittarla a non ebrei.

La sinagoga

A differenza di quella di Lengnau, la sinagoga di Endingen non si trova nel centro del paese, ma in una stradina secondaria, l’“Hinterstieg”. Anche la prima sinagoga, risalente al 1764, sorgeva nello stesso luogo.

La prima sinagoga di Endingen sorgeva nel luogo in cui oggi si trova l'attuale sinagoga. Incisione di Holzhalb in: Johann Caspar Ulrich, Sammlung jüdischer Geschichten, 1764

Nel 1850 a Endingen vivevano circa 1.000 ebrei: c’era urgente bisogno di più spazio. L’architetto di Baden Caspar Joseph Jeuch progettò una facciata austera in stile neoclassico e decorò le finestre con archi a ferro di cavallo che ricordano lo stile moresco. La sinagoga è l’unico luogo di culto del paese e pertanto non solo è dotata di un orologio, ma suona anche le ore.

Arco a ferro di cavallo in stile orientale

La trovo purtroppo chiusa . Mi affido alla foto sul pannello illustrativo

Tagli precisi, dipinti meticolosi. I dipinti ornamentali all’interno della sinagoga si integrano perfettamente con gli elementi dell’architettura moresca. Con questa influenza arabo-islamica, l’architetto e il pittore ornamentale Heinrich Wettstein alludono alle radici orientali dell’ebraismo. Elementi dell’architettura moresca erano già stati utilizzati nelle sinagoghe tedesche. Particolarmente elaborata è la delicata griglia della balaustra, che nascondeva le donne sulla galleria a tre lati. Gli uomini, invece, pregavano al piano terra. Gli scialli da preghiera e i tefilin venivano riposti negli appositi supporti.

La delicata grata in legno nasconde alla galleria circostante le donne che assistono alla funzione.
Foto: Frank Reiser, Rietheim

In ebraico la casa di Dio si chiama Beth Knesset, che significa la casa dell'incontro. Non è solo un luogo di preghiera. Qui si possono seguire lezioni, studiare con il rabbino o con gli amici. 

Mikveh - Bagno rituale di immersione

Le finestre, posizionate con cura in alto, rivelano che al piano terra di questa graziosa casetta avveniva qualcosa di speciale: era qui che si trovava il bagno rituale di immersione della comunità ebraica.

Il bagno era composto da uno spogliatoio e da una vasca stretta e profonda, a cui si accedeva tramite una scalinata. La vasca è giunta fino ai giorni nostri e consente l’immersione completa richiesta dal rituale. Il progetto è opera di Caspar Joseph Jeuch, l’«architetto di fiducia» di Baden per la comunità ebraica di Endingen.

Per un bagno rituale è necessaria l’acqua corrente più pura. Il mikveh di Endingen disponeva di una propria sorgente. Molte persone devote effettuano un’immersione rituale prima delle festività e dei giorni di digiuno. Coloro che si convertono all’ebraismo sono tenuti a immergersi nel mikveh, così come le donne dopo il ciclo mestruale e il parto.

La piscina al piano terra è stata ristrutturata nel 2006.
roto Frank Rolsor. Rietheim

Anche i recipienti acquistati da non ebrei, o che sono diventati ritualmente impuri, devono essere sottoposti alla cerimonia dell’immersione.

Macello ebraico

La shechita ai margini del villaggio in una modesta struttura, antesignana dell’odierno macello comunale, la macellazione rituale veniva effettuata qui da macellai ebrei (in ebraico schochet). Con un unico taglio, la gola dell’animale non stordito viene recisa. L’animale deve essere dissanguato il più completamente possibile, poiché il consumo di sangue è vietato nella cultura ebraica.


La macellazione rituale in uso presso gli ebrei e i musulmani, cioè l'uccisione di animali con il taglio della gola senza un precedente stordimento, in Svizzera è vietata dal 20.8.1893, quando il 60% dei votanti approvò l'iniziativa popolare lanciata dalle Soc. svizzeroted. per la protezione degli animali che chiedeva l'introduzione di tale divieto 


Da allora, la carne kosher, ovvero la carne pura, deve essere importata dall’estero.

Interno del macello oggi

Casa della Comunità Ebraica

Un edificio polifunzionale dedicato alla vita comunitaria

In questa modesta casa, costruita nel 1806 alle spalle della sinagoga, si riuniva la dirigenza della comunità ebraica. Fino all’inaugurazione del nuovo edificio scolastico nel 1854, fungeva anche da scuola ebraica.

Al primo piano viveva il rabbino e, per un certo periodo, anche il cantore. La casa rimane di proprietà della Comunità Culturale Israelita di Endingen, che la affitta come residenza e vi custodisce il proprio archivio.

Il cimitero

Parto per quella che é la hit della giornata: il cimitero ubicato a metà strada tra i due villaggi in un boschetto ai bordi di una tranquilla strada secondaria di campagna

Mi avvicino al primo cancello che trovo chiuso. A fianco un cartello che avvisa sulle sanzioni se qualcuno cerchi di intrufolarsi al suo interno. Filo spinato.
Stai a vedere che non riesco ad entrare.
Un famigliare rumore, o suono, di zecky boy attira la mia attenzione. Due uomini stanno procedendo alla manutenzione del cimitero, approfitto per entrare. Non mi faccio troppe domande ma la sensazione é che se non ci fossero stati loro sarei rimasto chiudo fuori. Botta di culo, la fortuna aiuta i curiosi.

È il più grande ed antico cimitero ebraico del Paese. E le curiosità non finiscono qui.
Il più grande ed antico cimitero ebraico della Svizzera si trova in un bosco tra i comuni argoviesi di Endingen e Lengnau. Non è un caso che sia sorto in questo luogo isolato

Nel 1750 gli ebrei della valle della Surb ottennero il permesso di acquistare un terreno lungo la strada provinciale tra Endingen e Lengnau per costruirvi un cimitero. Ciò significava che potevano contare su un insediamento permanente. In precedenza dovevano seppellire i loro morti su un'isola del Reno vicino a Coblenza, nella terra di nessuno tra la Confederazione Svizzera e l'Austria Anteriore.

Il cimitero si trova a metà strada tra i due villaggi abitati dagli ebrei e ha un ingresso a Endingen e uno a Lengnau. In Svizzera non esiste un cimitero ebraico più antico. Conta circa 2700 tombe e ancora oggi vi vengono sepolti i defunti.

Secondo la cultura funeraria ebraica, i defunti riposano fino al giorno della resurrezione. Ciò significa che le tombe non vengono mai rimosse. Alcune lapidi sono state ricoperte da alberi e molte di esse testimoniano la loro antichità a causa dell'erosione e del degrado. Di solito i defunti vengono sepolti con i piedi rivolti verso est, ma qui le tombe sono orientate da nord a sud. Il motivo non è noto.

Con l'emancipazione, a partire dalla metà del XIX secolo, sulle lapidi compare anche la lingua tedesca. Anche le forme delle lapidi si allontanano dal vecchio ideale delle stele antiche. Oltre alla pietra arenaria locale o al calcare conchilifero, ora viene utilizzato anche il marmo. I luoghi di morte spesso indicati sulle lapidi mostrano dove si erano trasferiti gli ebrei della valle della Surb prima di farsi seppellire nella loro terra natale.

Il cimitero è sotto la tutela dei monumenti storici cantonali dal 1963.
Anno di costruzione: 1750

La vita ebraica in Endingen e Lengnau inizia nel XVII secolo. Nel 1680 si comincia già a parlare di ebrei in questa valle. All'epoca gli ebrei venivano sepolti sull'isola degli Ebrei sul Reno, in Germania, vicino al confine svizzero. Venivano trasportati con un battello e sepolti. Dopo il XVII secolo quest'isola fu inondata e gli ebrei poterono acquistare per 800 fiorini, circa 800 franchi odierni, questo terreno per costruire un loro cimitero.

L'isola degli Ebrei inagibile, nel 1750 la dieta federale autorizzò la creazione del cimitero ebraico, ancora oggi in uso, a metà strada fra le due comunità. Ampliato più volte, oggi conta circa 2500 tombe e dal 1963 è stato classificato bene culturale di importanza nazionale.

Nella parte più antica del cimitero si trovano ancora tutte le tombe dal 1750 al 1764.

La tomba più vecchia che ho trovato

Per gli ebrei il riposo dei morti è eterno; questo luogo viene chiamato anche il posto giusto. Questo nome deriva dall'espressione bet olam, che significa casa dell'eternità. Nei cimiteri ebraici non c'é la risurrezione dopo 25 anni, come nel cristianesimo. La tomba è un riposo eterno. Molte delle famiglie ebraiche che vivono oggi in Svizzera hanno un'origine in questa valle. Ritroviamo nomi illustri, testimoni dell'importanza internazionale di questo luogo.

Guardando a destra e a sinistra leggiamo nomi come Guggenheim, Bloch, Fiedler, Weill e molti altri. Prendiamo la famiglia Guggenheim. Il prestigioso museo Guggenheim di New York fu fondato da discendenti dei Guggenheim di Lengnau, emigrati negli Stati Uniti. Qui nel 1900 i Guggenheim di Lengnau posarono la prima pietra della casa di riposo ebraica, in funzione tuttora, con una donazione di 20.000 franchi.

Numerose le tombe con il cognome Dreyfus. Ruth Dreyfus, prima persona di origine ebraica eletta in Consiglio federale nel '93, ha radici familiari proprio qui. Un cimitero diventato anche meta di pellegrinaggio.

Qui ci sono due tombe importanti, quella del rabbino Abraham Liess e di suo figlio Raphael. Si racconta di un uomo che pregò di notte sulla loro tomba, chiedendo di illuminare il cielo e dopo qualche ora fu esaudito. O ancora di una ragazza che non trovava marito e dopo aver pregato sulla loro tomba, tre mesi dopo, si sposò. Da quel momento ebrei da tutto il mondo vengono qui a pregare. Il giorno della Pentecoste ebraica arrivano qui oltre 1000 persone.

In questo cimitero tradizionale non ci sono fiori sulle tombe. Chi viene posa delle pietre. Ai tempi solo i ricchi potevano permettersi i fiori. Era discriminante.Chiunque invece può prendere una pietra e posarla. Qui le tombe degli uomini e delle donne sono separate. Piccole lapidi per i bambini e grandi per gli adulti. I corpi sono sepolti rivolti verso Gerusalemme.

A metà del XIX secolo, metà della popolazione era ebrea, circa 1500 persone. Alla comunità ebraica fu concessa ampia autonomia. Disponeva di una sinagoga per comune, di una scuola ebraica, di una macelleria e di bagni rituali ebraici.

La presenza della comunità ebraica a Endingen si è protratta per diverse generazioni. Il cimitero conserva le tombe di persone che esercitavano il commercio di bestiame, una professione tradizionalmente diffusa tra gli ebrei della regione. Considerando che oggi a Endingen sono rimasti soltanto due o tre membri della comunità ebraica, emerge l'importanza di preservare questa storia e questi luoghi affinché possano essere tramandati alle future generazioni.

Questo posto esercita su di me un fascino particolare, sono rimasto al suo interno a passeggire tra le tombe per diverso tempo. Si percepisce che é un luogo carico di significati, sarà per il muro di cointa con tanto di filo spinato, sarà l'ombra degli alberi, le tombe lasciate invecchiare e invase dal muscio se va bene, o piegate dalle piante in altri casi. So che é il momento apice della giornata, faccio fatica ad andarmene, Con l'ossario di Leuk é senz'altro un luogo di cui porterò il ricordo a lungo

Lengnau

Un edificio che trasmette sicurezza nel cuore del paese

Con la sua imponente facciata, la sinagoga domina la piazza del paese. Essa simboleggia la sicurezza di sé della comunità ebraica, ormai consolidata, che nell’anno della sua inaugurazione, il 1847, era cresciuta fino a contare 500 persone.

 I progetti furono realizzati dal giovane architetto zurighese Ferdinand Stadler, che in seguito si affermò come architetto di chiese. Egli trasse ispirazione dall’architettura romanica per lo stile caratterizzato da archi a tutto sesto. Un arco slanciato collega l’ingresso principale alla finestra centrale, sottolineando la sezione centrale sporgente e rialzata. Quest’ultima è dotata di un orologio, cosa insolita per una sinagoga.

Incisione del 1768 che raffigura la sinagoga di Lengnau
L'opera fu realizzata da Johann Rudolf Holzhalb basandosi su un disegno di Johann Balthasar Bullinger.
È stata pubblicata nell'opera "Sammlung jüdischer Geschichten" di Johann Caspar Ulrich

Sottili pilastri di legno sostengono la galleria delle donne che circonda la navata e dividono l’interno in tre navate.

I dipinti murali, realizzati da tre artisti della Germania settentrionale, sono puramente ornamentali, poiché l’ebraismo non consente la raffigurazione di esseri umani.  I toni ocra predominanti, che imitano l’ottone, il rame o l’oro, conferiscono alla sala un’atmosfera festosa quando la luce del sole vi penetrai

L’Almemor (pulpito) e l’arca della Torah alle sue spalle costituiscono il centro liturgico della sinagoga. Foto del 1930 circa.
Museo del villaggio di Lengnau

Doppia porta

Il balivo dell'epoca aveva stabilito che un ebreo e un cristiano non potevano entrare e uscire dalla stessa porta. Si dovettero così creare due porte, una per gli ebrei e l'altra per i non ebrei. Una volta entrati in casa, ci si trovava poi al stesso posto. Sarà solo nel 1866 che la Confederazione concederà agli ebrei la libertà di stabilirsi in tutta la Svizzera.


Le abitazioni abitate da ebrei con due ingressi si presentano in due tipologie: in una, caratterizzata da una suddivisione orizzontale degli alloggi, le porte d’ingresso sono situate sulle pareti dei frontoni. A partire dal 1770 circa, gli alloggi vennero sempre più spesso suddivisi verticalmente.

Abitazione ebraica a Lengnau

Questa casa presenta l’incavo, talvolta presente, per la mezuzah sullo stipite destro. La mezuzah è una teca di metallo o di legno contenente una striscia di pergamena con versetti in ebraico tratti dalla Torah (la Bibbia ebraica), destinata a benedire la casa.

Porte a doppia anta con incavo per la mezuzah

L'abitazione nel 1925

Il simbolo della doppia porta è stato ripreso dall'Associazione Doppel-Tür per promuovere la salvaguardia di questa storia di convivenza ebraico-cristiana unica in Svizzera.

Un edificio dai molteplici usi

Nel 1813, questo edificio rispondeva a molte delle esigenze della comunità ebraica: era il luogo in cui si riunivano il consiglio degli anziani e gli uomini aventi diritto. Di giorno vi si teneva la scuola, mentre nel seminterrato si trovava il bagno rituale.

Dal punto di vista architettonico, l’ex casa della comunità ebraica, o casa polivalente, si distingueva dagli altri edifici del villaggio solo per l’assenza di un annesso. Fotografie del 2009. Fotografie di Frank Reiser, Rietheim.

Dopo la costruzione di edifici separati per il bagno rituale e la scuola, continuò a essere utilizzato come residenza. Nel 1875, al suo interno fu aperto un forno per la produzione di matzah. La matzah è una focaccia non lievitata. Viene consumata durante la settimana della Pasqua ebraica in ricordo della liberazione dall’Egitto. Infatti, quando partirono, non c’era tempo per far lievitare l’impasto del pane.

Mikveh - Bagno rituale di immersione

Il bagno rituale di immersione, chiamato “Mikveh” in ebraico, è una parte fondamentale di ogni comunità ebraica.
Svolge un ruolo importante nella vita familiare e coniugale delle donne ebree che osservano rigorosamente i precetti religiosi.
Richiede un bacino di acqua corrente, “viva”, proveniente da sorgenti, fiumi o acqua piovana.
A Lengnau, l’acqua veniva convogliata nel Mikveh da un ruscello vicino.

Il mikveh è un luogo di purificazione fisica e rituale ed è utilizzato dalle donne per la prima volta prima del giorno del matrimonio, dopo il parto e, una volta sposate, dopo le mestruazioni. Prima di immergersi nella vasca, il corpo viene sottoposto a una pulizia accurata. Successivamente, mentre ci si immerge nell’acqua, simbolo di vita, viene recitata una benedizione, per riemergere purificati sia nel corpo che nello spirito.

Oltre a questo uso principale, anche chi si converte all’ebraismo è tenuto a recarsi al mikveh.

Anche gli uomini possono recarsi al mikveh per la purificazione, in particolare prima dello Shabbat o delle festività.

Curiosità: Il cristianesimo ha adottato questa usanza sotto forma di battesimo.

Ma chi me lo fa fare?

Riconosco che non é da tutti sacrificare un giorno di vacanza per visitare due paeselli quasi anonimi persi nella campagna argoviese. Ma quello che potrebbe sembrare una noiosa gita non lo é per chi vede le cose con gli occhi curiosi, pronti a lasciarsi sorprendere dalle piccole o grandi peculiarità che contraddistinguono ogni posto. I due villaggi odierni sono unici in tutta Svizzera e solo per questo meritano un approfondimento. Le tradizioni molto diverse dal resto della Svizzera li rendono unici, non dico belli ma unici. In fondo io ero venuto qui per il cimitero che risulta la vera chicca della giornata, ma ho avuto modo di approfondire altri aspetti inerenti queste sue comunità. 

Chiesa e museo (chiuso) di Lengnau

Non credo tornerò presto da queste parti ma sono comunque felice di esserci stato

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