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Lago Morghirolo

Spesso la metà finale di un giro in montagna é un laghetto. Questo genere di logica dei percorsi non é nel mio stile, l’obiettivo é finire il percorso ammirando tutto quello che la natura mi propone, non é mai basato su un elemento determinato come un laghetto, pur bello che esso sia. Per il lago del Morghirolo faccio un eccezione, l’obiettivo finale é proprio lui, non perché particolarmente più bello degli altri (é comunque bello) ma perché centro di una controversia su come raggiungerlo. Mi ero incaponito di raggiungerlo dal Leit, passando su dei sentieri erbosi a tratti esposti, per poi scendere dalla cappa a Campo Tencia e rientrare a Dalpe.

Queste parole le sto scrivendo mente sono proprio sulle sponde di questo laghetto, fino a poco fa il tempo era nuvoloso e il laghetto inquieto, l’ondeggiare creava quel caratteristico suono di acqua rilassante. L’idillio é stato interrotto da una comitiva tedesca che ha sperimentato l’eco nella vallata qui di fianco.

Nel frattempo si é aperto uno squarcio di cielo tra le nuvole e il laghetto di é calmato. É il primo vero e proprio azzurro della giornata, la salita ha avuto un cupo grigio da sfondo.


Lago Morghirolo


Ma andiamo con ordine.

La partenza é dal ridente villaggio di Dalpe, proprio come per il passo Vanit.

Ancora una volta “sbaglio” la fermata, scendo a Dalpe paese invece che Dalpe Cornone. Dal Cornone di fatto si ha una bella vista su Dalpe e quello che sta alle sue spalle, la valle Piumogna che é il fil rouge della giornata odierna.


Dalpe in una foto d’epoca

Una cappella sgargiante 

Risulta impossibile non notare una cappella dai colori molto sgargianti poco prima della fermata del bus.
La curiosità di gettare un occhiata al suo interno ha preso il sopravvento, appena sceso dalla posta torno quindi indietro per dargli un occhiata più da vicino



Non rimango deluso, oltre ai personaggi ai lati, che con un filtro leggermente dark trasmettono un atmosfera passata molto coinvolgente. 


 


A sinistra: Troviamo la figura intera di un santo identificato dall'iscrizione sovrastante come S. TOMASO (San Tommaso). È raffigurato in posizione stante con un mantello rosso-arancio sopra una veste verde chiara, mentre tiene le mani giunte sul petto in atteggiamento di preghiera o contemplazione.

A destra: È presente una figura femminile parzialmente danneggiata dall'esfoliazione dell'intonaco. L'iscrizione sopra l'arco reca la dicitura finale ...NA, che suggerisce la raffigurazione di Sant'Anna (S. ANNA). La santa indossa una veste dai toni caldi e un velo sul capo circondato da un'aureola, anch'essa con le mani raccolte sul petto

A colpire maggiormente é il dipinto centrale, osservando con attenzione si noterà che la madonna e Gesù tengono tra le mani due cinture, cercare il motivo é la naturale conseguenza 



La Madonna della Cintola è una particolare raffigurazione della Vergine Maria legata alla tradizione dell’Assunzione. Secondo una leggenda medievale, Maria, salendo al cielo, lasciò la propria cintura (o cingolo) all’apostolo Tommaso come prova della sua Assunzione. Questa reliquia sarebbe oggi conservata nel duomo di Prato.

Il simbolo della cintura rappresenta:

* il legame tra il cielo e la terra;
* la protezione materna di Maria;
* la fede nell’Assunzione della Vergine;
* l’appartenenza spirituale e la devozione mariana.

Partenza dal cimitero

Mentre mi avvio verso il paese l’occhio mi capita sulla figura affrescata all’interno del vicino cimitero


Il mosaico rappresenta il Cristo risorto, secondo un’iconografia tradizionale cristiana.

Si possono osservare diversi elementi simbolici:
L’aureola attorno al capo, simbolo della santità e della natura divina di Cristo.
Il vessillo della resurrezione, bianco con la croce azzurra, che richiama la vittoria sulla morte.

Ed é proprio nel cimitero di Dalpe che faccio partire il cronometro

Il sentiero inizia a rampare quasi subito. Questo primo tratto a gamba fredda si presenta subito come impegnativo e non é da sottovalutare. Tutto nel bosco sbocca poi su una carrabile che immette in una ampia vallata, stiamo seguendo a ritroso il fiume omonimo, e come se non bastasse in breve tempo ci troviamo nell’omonimo villaggio

In Piumogna 


Piumogna, il maggengo più grande di tutta la Valle Leventina, che fu in gran parte distrutto da diverse frane cadute dal Pizzo del Lambro tra il 1894 e il 1897. Si racconta che prima della frana i prati erano tanto puliti da non trovare nemmeno una pietra da lanciare alle capre.... Un tempo c'erano, oltre alla chiesetta dedicata a San Giovanni, numerose piccole cantine (i Kèunitt, in dialetto locale) per la conservazione del formaggio. Ora resta solamente qualche cascina

Era probabilmente abitato durante lunghi periodi (dalla primavera fino al tardo autunno) prova ne è l'ampio oratorio ora demolito. L'abitato fu quasi interamente distrutto dalle frequenti frane scese dal sovrastante Pizzo del Lambro. Le più importanti si verificarono negli anni 1894 (la più devastante) ed il 1897. In seguito ne succedettero altre meno importanti.

Prima della frana

Dopo la frana nel 1967

Poco dopo Piümogna un sentiero devia verso destro verso il bosco. Se invece proseguiamo un poco sulla carrabile arriviamo “in Piümogna”. Un totem e alcune piante secche fanno capolino.

Torna alla mente la visita l’inverno scorso
Colpiscono due piante priove di fogliame, ed é in questo momento che mi trona alla mente il motivo
Con due canne dell'acqua sono state trasformate in attrazione turistica, invogliando le persone a recarsi in racchette da Dalpe. 
Lo spettacolo é di sicuro impatto, a quanto pare anche per le povere piante sacrificate per il piacere degli occhi di noi umani

Verso Sgnòi

Il sentiero entra quasi subito in un bosco che funge anche da pascolo. La sorpresa sono le mucche che hanno le corna. E na mi sbircia da dietro un albero, la presenza di una seconda mucca con l’angolazione della foto da in apparenza che si tratti di una mucca bislunga.

Mucca bislunga?

La pendenza é ancora dolce, ora le preoccupazione va sui 5 cani che intravedo vicino al pastore, uno mi viene incontro. Mi mordicchia la mano, non sembra per minaccia ma per giocare. Tutti gli altri sono rimasti di fianco al pastore che ne tiene uno solo per il collare. Lo osservi mentre gli passo davanti: ha gli occhi di colore diversi



Lasciate dietro mucche cani e pastori il sentiero torna a salire, a tratti anche in maniera importante. Il sentiero é molto largo e mi permette di zigzagare diminuendo così la pendenza. Sono concentrato, so che il punto piu duro deve ancora arrivare. Aspetto solo il bivio a Sgnòi nei pressi di un ponte, da lì arriva la salita più tosta tutta nel bosco


La salita la affronto al top; ritmo lento ma estremamente costante, respirazione controllata, non vado mai in affanno.
Dopo 2/3 della salita c’è un piccolo pianoro nel bosco, mi inerpico con leggerezza per l'ultimo tratto pregustandomi già il pezzo finale, quello senza alberi, spoglio, gli orizzonti che apprezzo particolarmente

Alpe Crozlina

Il bello di queste salite é che portano da un posto con caratteristiche X ad un altro con caratteristiche Y. Dietro l’angolo ci sono panorami e sfondi completamente diversi, si ha sempre l’aspettativa di giungere in un luogo aperto, pianeggiante che lasci traspirare i pensieri e infonda tranquillità. Nell’escursione odierna l’alpe di Crozlina é da effetto wow. 


In alto vedo anche la capanna, ma proprio qui ho incredibilmente un piccolo crollo, mi ero convinto che una volta spuntati sull'alpe dal bosco e vedendo la capanna il grosso fosse fatto. Quest'ultima risulta però ancora piuttosto distante, le forze sono state concentrate nel tratto precedente e questo ulteriore step mi coglie impreparato. La salita sarà tutt'altro che una passeggiata

La parte bassa dell'alpe, a sinistra in alto la capanna Campo Tencia
Clicca per ingrandire

L’Alpe Crozlina, appartenente al Patriziato di Gribbio, nel Comune di Chironico, è storicamente gestita in combinazione con la vicina Alpe Piota.

Ogni estate l’alpeggio viene caricato secondo il tradizionale sistema della «boggia» e accoglie circa 65 mucche da latte e 10 maiali. Durante la stagione alpestre vengono prodotti complessivamente circa 4'500 kg di formaggio d’alpe DOP, certificato con il rinomato Marchio Ticino.

L’alpe si sviluppa tra i 1'630 e i 1'984 metri di altitudine, articolandosi su diversi pianori pastorali.

Sguardo verso la bassa alpe da poco sotto la capanna Campo Tencia

I sistemi di sfruttamento dell'alpe

Lungo il sentiero alcuni pannelli didattici illustrano bene lo svolgersi della vita dell’Alpe


Lo sfruttamento degli alpi avveniva mediante due sistemi: quello delle casatelle e quello della boggia.

In Valle Verzasca si seguiva quello delle casatelle. Ogni famiglia patrizia che ne aveva diritto sfruttava il territorio dell'alpeggio come meglio credeva. Costruiva le proprie cascine e iniziava la propria transumanza nel momento ritenuto più opportuno.

Tutti tendevano a sfruttare al massimo le risorse del territorio e, data la carenza di regolamenti, non veniva apportata nessuna miglioria: i pascoli si impoverivano, il bosco occupava zone sempre più vaste, le vie d'accesso si rovinavano e la produzione diminuiva.

Più razionale era il sistema della boggia, in vigore in Leventina (e in Val Bedretto). I boggesi, di norma patrizi del comune, affidavano il proprio bestiame al pastore e al al casaro, che sceglievano i propri aiutanti per la gestione dell'alpe. I lavoratori erano stipendiati dai proprietari, parte in denaro e parte in prodotti caseari. Il resto della produzione casearia veniva poi ripartito tra i proprietari. La migliore conoscenza degli alpigiani specializzati aumentava la produzione e contribuiva al miglioramento dei pascoli. Spesso in questi alpi si trovano pure grandi stalle per il bestiame, contrariamente a quelli a gestione famigliare dove gli animali trascorrevano le notti all'aperto.

Lo sfruttamento degli alpi avveniva mediante due sistemi: quello delle casatelle e quello della boggia.

In Valle Verzasca si seguiva quello delle casatelle. Ogni famiglia patrizia che ne aveva diritto sfruttava il territorio dell'alpeggio come meglio credeva. Costruiva le proprie cascine e iniziava la propria transumanza nel momento ritenuto più opportuno.

Tutti tendevano a sfruttare al massimo le risorse del territorio e, data la carenza di regolamenti, non veniva apportata nessuna miglioria: i pascoli si impoverivano, il bosco occupava zone sempre più vaste, le vie d'accesso si rovinavano e la produzione diminuiva.

Più razionale era il sistema della boggia, in vigore in Leventina (e in Val Bedretto). I boggesi, di norma patrizi del comune, affidavano il proprio bestiame al pastore e al al casaro, che sceglievano i propri aiutanti per la gestione dell'alpe. I lavoratori erano stipendiati dai proprietari, parte in denaro e parte in prodotti caseari. Il resto della produzione casearia veniva poi ripartito tra i proprietari. La migliore conoscenza degli alpigiani specializzati aumentava la produzione e contribuiva al miglioramento dei pascoli. Spesso in questi alpi si trovano pure grandi stalle per il bestiame, contrariamente a quelli a gestione famigliare dove gli animali trascorrevano le notti all'aperto.

Capanna Campo Tencia CAS (2140 m)

La capanna Campo Tencia é la più vecchia del Cantone, costruita nel 1912 per agevolare la salita del Pizzo Campo Tencia, la vetta più alta situata interamente su terreno ticinese.


Hanno inaugurato oggi Domenica undici Agosto 1912 questo Rifugio alpino nel territorio del Comune di Chironico e nella località precisamente detta “Giübin”, ad utilità dei Soci del Club Alpino Svizzero e delle altre Società alpine nazionali estere nonché di tutti gli amatori delle montagne, da usarsi colle norme prescritte dalla Costituzione [Sezione?] Ticinese del Club Alpino Svizzero con sede in Lugano ed affisso nel Rifugio.

Dopo un simposio offerto ai presenti dalla Sezione suddetta venne dato il lancio a due piccioni viaggiatori onde portassero alla regina del Ceresio il saluto degli alpinisti e dell’alpe luminosa.

Il Presidente sig.° Renzo Pateschi pronunciava poscia il discorso inaugurale terminando coll’invitare la di lui gentile Signora a compiere il battesimo secondo il costume, infrangendo sulla porta della Capanna la rituale bottiglia, ciò che avvenne fra i più fragorosi applausi.

1933

Sembra incredibile ma nel giro di due giorni scopro due capanne a pochi chilometri da casa. La prima é il 3 agosto ed é la capanna Campo Tencia. La seconda la scoprirò il giorno seguente ed é la capanna Cadlimo.


A lungo ho osservato la cartina topografica cercando di immaginarmi l’ambiente in cui si trova. Inutilmente perché é come leggere un libro, per quanto ci si sforzi non sarà mai come la realtà. Il gusto di lasciarsi piacevolmente sorprendere nel scoprire come é nella realtà un posto a lungo immaginato.
Dall’altra parte é un luogo in meno da scoprire, un luogo in meno su cui fantasticare perché svelato.

La capanna Campo Tencia é una classica che sembra vicina ma non si arriva tanto in fretta, un po' come quella del Cristallina

Lago Morghirolo  

C'é ancora uno strappo di circa mezz'ora tra la capanna e il lago. 

Il lago di Morghirolo, per metà appartenente al comune di Dalpe, per metà a quello di Chironico.
E a tratti ancora visibile il confine, marcato da un muretto a secco che impediva alle mucche di un comune di consumare l'erba dell'altro, questioni queste che un tempo avevano grande importanza.


Questo lago, così anonimo ad una prima vista si rivela una vera e propria perla vista da vicino.
Sono solo, ne approfitto per fare un giretto sulla sua sponda e catturare qualche scatto 

Clicca per ingrandire

Trovo un grande masso e mi ci sdraio sopra. Le onde del lago fanno da colonna sonora, mi lascio cullare e dolcemente mi addormento, o almeno credo di essermi addormentato


Dei tedeschi che giungono dal Leit, la famosa traversata che non ho osato intraprendere, urlano in continuazione per godere dell'effetto eco giù nella valle. In realtà rompono le balle.


Scatto un ultima foto in direzione dell'affluente del lago. Ho una certa fame, e penso proprio di essermi9 guadagnato uno spuntino in capanna.

Il giusto primo per non essere rimasto a casa a poltrire

La discesa passa via liscia, non incrocio nemmeno più i cani: le vacche nel bosco si sono spostate più in alto e i cani al loro seguito non si accorgono del mio passaggio

Riporto i dati della salita, sul Morghirolo, punto più alto ho stoppato il cronometro. Dmani mi aspetta un tentativo a Cadlimo e la testa sta già andando li....





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