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L’ Orrido del Sosto

Ancora una volta la posta é piena, ancora una volta abbasso l’età media dei passeggeri.

Sono praticamente sicuro di essere l’unico ad affrontare un percorso di secondo se non terzo piano. So che tutti si ammasseranno sulla Greina, nessuno ha mai solo pensato ad un tragitto oltretutto accompagnato dall’aggettivo orrido, l’orrido del Sosto.

Il Sosto é la montagna piramidale sacra per gli abitanti di Olivone e dintorni, essa incombe imponente sul villaggio e gli dona l’ inconfondibile profilo distinguibile anche da molto più in basso lungo la valle di Blenio.

Veduta di Olivone da sud. Disegno a penna acquerellato realizzato da Hans Conrad Escher von der Linth, 1812 (ETH-Bibliothek Zürich, Graphische Sammlung).
Olivone è situato ai piedi del Sosto, la cui stratificazione obliqua è accentuata dal disegno. 

Ai suoi piedi si intravede una stretta gola, da li passa l'itinerario odierno, la strada collega Olivone ai villaggi di Campo Blenio e Ghirone

La partenza é prevista proprio da Ghirone, proprio dove ho terminato in tutta fretta il giro della Gana Negra. Passerò poi di nuovo a Campo Blenio per immettermi finalmente nell’orrido verso Olivone

Ghirone

Ci sono passato a velocità supersonica il giorno del passo di Gana Negra. I dipinti sulla facciata della chiesa sono un invito a visitarla, ho scorto anche un pannello informativo ma non ho avuto il tempo di consultarlo

Chiesa di Santi Giorgio e Martino a Ghirone

Il paese di Ghirone, che apparteneva alla vicinanza di Aquila, divenne indipendente solo nell'anno 1853
La Chiesa di Ghirone apparteneva pure alla parrocchia di Aquila, ed è diventata autonoma nel 1758. Da tempi più remoti a Ghirone era presente il Parroco rettore della parrocchiale a cui erano soggette le frazioni di, Aquilesco, Baselga e Cozzera con il paesello di Buttino.

Già nel 1215 è attestata l'esistenza della Chiesa, anticamente dedicata a S. Ilario. Dello stesso anno sono i documenti che danno il doppio nome Santi Giorgio e Martino.

La Chiesa di stile barocco come lo vediamo oggi è stata eretta attorno al 1700, sulle antiche fondamenta dell'edificio precedente. Il campanile, solida costruzione alto medioevale con sopraelevazione di epoca barocca. In facciata sono dipinti affreschi della prima metà del secolo XVIII raffiguranti i Santi Giorgio e Martino e sopra il portale la Madonna.


San Giorgio e San Martino sugli affreschi della facciata della chiesa


All'interno, sopra l'arco trionfale centrale, un crocifisso quattrocentesco con capelli naturali e braccia e testa movibili.

Purtroppo la chiesa é chiusa e mi devo accontentare delle foto sul pannello. Capelli naturali combinati a braccia e testa amovibili sono una novità assoluta per il sottoscritto

Nella cappella a destra si trova la statua della Madonna, con San Domenico di Guzmàn e Santa Caterina da Siena. Si tratta di una scultura barocca, in legno scolpito, dorato e policromato del '700, 166 cm di altezza con corona in metallo.

Di ottima fattura, con policroma dei panneggi delicato e finemente "sgraffiato" dando lucentezza dell'oro, posato a foglia di 23/24 carati, rendendo al meglio l'effetto di stoffe damascate.


Foto dell'interno sbirciando da una delle finestre


La statua viene portata per le vie del paese ogni quattro anni a turni alternati (Cozzera - Aquilesco) accompagnata dalla Confraternita del Santo Rosario.


Mario Giamboni. Foto circa 1950 con la processione della Madonna nel giorno dell'Assunta (15 agosto). Ghirone, frazione di Cozzera.

C'é ancora una piccola chicca inerente la chiesa di Ghirone.
Durante il giorno nulla si muove ma all'imbrunire decine di piccoli esseri si svegliano e, una volta calata la notte, lasciano silenziosamente l'accogliente nascondiglio dove hanno trascorso la giornata. Sono pipistrelli! La chiesa di San Martino è quindi iscritta nell'inventario cantonale dei rifugi di chirotteri.
Poiché sono presenti ben 4 specie diverse è classificato come rifugio di importanza nazionale. Le specie presenti sono il Vespertilio criptico (Myotis crypticus), il Vespertilio mustacchino (Myotis mystacinus) e l'Orecchione comune (Plecotus auritus). In passato è stato osservato anche il Serotino comune (Cnephaeus serotinus). 

Il criptico

Sono presenti solo durante l'estate mentre per il letargo scelgono rifugi maggiormente riparati dal gelo come grotte e fessure rocciose. Nel solaio della chiesa troviamo le femmine, ognuna con il suo piccolo, mentre il campanile ospita singoli maschi.
Essendo animali notturni, i pipistrelli sono particolarmente sensibili all'inquinamento luminoso. Vari studi scientifici hanno mostrato che le colonie di pipistrelli che vivono in edifici che vengono illuminati lasciano il loro rifugio più tardi la sera rispetto a colonie che vivono in edifici non rischiarati. Hanno dunque meno tempo a disposizione per alimentarsi.
Per rispetto dei pipistrelli i fari che illuminano la Chiesa di San Martino vengono quindi
spenti durante l'estate.

Lascio la chiesa di Ghirone senza esserci potuto entrare ma sono comunque soddisfatto di aver potuto apprendere la storia e delle curiosità ad essa legata. Ora non resta che affrontare l'Orrido. 

Verso l’ Orrido del Sosto

Lascio Ghirone e compio il tragitto inverso a quello di ieri e mi dirigo verso Campo Blenio

Sguardo sulla val Camadra in direzione del pian Geirett e la Greina

Questo tratto é estremamente piacevole, incontro infatti moltissime famiglie con tanto di passeggini e mormocchi urlanti e saltellanti al seguito. 

Scenari idilliaci tra Campo Blenio e Ghirone

Faccio una sosta in una della gradi aziende agricole che offrono prodotti modalità self service. Non resisto: un bel büscion di mucca e un sorbetto al limone prima di proseguire é d'obbligo. Oltre che essere felice mi sento anche sazio.

Attraverso poi l'abitato di Campo Blenio, passo di nuovo davanti alla chiesa e mi immetto nel sentiero che inizia a scendere per la valle.


La prima tappa é alla vecchia Osteria Genziana situata all'ingresso di Campo Blenio, da qui il sentiero segue per alcune centinaia di metri la strada carrabile per poi affiancare la semigalleria. 

L’Orrido del Sosto

Infine si giunge al vero e proprio tratto clou della giornata: la via dell'orrido che inizia in corrispondenza all'imbocco della galleria della Töira

In azzurro la galleria della Töira ultimata nel 1958 e in rosso la strada vecchia del Sosto. Ancora prima della strada vecchia il sentiero per la transumanza passava sulla destra, d’all’altea dponda del Brenno della Greina. 

A metà strada, la gola si fa più stretta e ancora più attraente, passando negli incavi cavati dagli avi della regione senza l’ausilio di alcun mezzo meccanico/tecnologico.


Il percorso che da Biasca si addentrava nella Valle di Blenio, giunto ad Olivone si biforcava: in direzione ovest proseguiva per il Passo del Lucomagno, in direzione nord si addentrava nella strettissima gola del Sosto, solcata dal fiume Brenno, ne seguiva il versante orientale per raggiungere la Val Camadra e il Passo della Greina. Questo collegamento garantiva i rapporti con gli abitanti di Campo Blenio e di Ghirone e nel Medioevo ebbe una certa importanza, se non commerciale almeno militare, come sembrerebbero testimoniare i resti di una torre circolare, d'età presumibilmente longobarda, situati nei pressi di Campo Blenio e di un castello, detto di Brescia, che si trova all'imbocco della gola.

Se poco sappiamo, comunque, dei trascorsi strategici di questa via, più note sono le vicende che riguardano il suo uso locale. Sappiamo, infatti, che i contadini di Semione, villaggio situato all'imbocco della Valle di Blenio, avevano acquistato l'alpe di Diesrut, in territorio grigionese, oltre il Passo della Greina. Durante i loro stagionali spostamenti, i semionesi dovevano affrontare un viaggio che durava più di due giorni per raggiungere con il bestiame il loro alpeggio: una transumanza rituale la cui pratica si protrasse per circa 600 anni. Dai documenti sappiamo che il comune di Olivone concedeva ai pastori di pernottare sul proprio territorio esattamente all'ingresso della gola, che era più prudente affrontare alla luce del giorno. Il transito, infatti, era molto complicato e rischioso. Data la natura della gola, interamente esposta a frane e cadute di sassi, gli incidenti, anche tragici, erano frequenti.



Quasi ogni anno, specialmente in inverno, la mulattiera situata sulla sponda sinistra del fiume mieteva vittime e la necessità di un collegamento più sicuro era sentita. La decisione di costruire la strada carreggiabile tardò per le difficoltà poste dal terreno e per gli screzi tra i Comuni e i pacriziati tenuti a finanziarla.

I valligiani si rivolsero regolarmente alle autorità cantonali invocando una strada migliore, ma le difficoltà tecniche da affrontare erano rilevanti. Solo verso la fine dell'Ottocento si trovò la soluzione al problema. Data l'impossibilità di realizzare una strada sicura lungo il vecchio tracciato, si decise di spostarlo in sponda opposta, fendendo la viva roccia del massiccio della Töira che qui ha delle parteti perfettamente verticali.

 Il sussidio cantonale del 50% venne accordato quindi nel 1880, per un'opera collocata in sponda destra valutata a 30'000 franchi. 

La strada del Sosto in inverno, 1950-51 
(da Mario Vicari, Valle di Blenio, prima parte, Bellinzona 1992: 81).

Ma ancora nel 1887 il Gran Consiglio fu chiamato a dirimere le divergenze per il riparto dei contributi, confermando l'obbligo per i comuni di Olivone, Aquila, Campo e Ghirone e diversi patriziati della valle di anticipare il denaro. Nel frattempo, il progetto era stato rivisto e il preventivo della strada, messa in cantiere nel 1889, era salito a 64'000 franchi.
La costruzione, ultimata nel 1891, riservò sorprese.


La realizzazione del progetto, elaborato nel 1888 dall'ingegnere Ferdinando Gianella, si mostrò immediatamente difficoltosa. La natura del luogo, pressoché inaccessibile, rese impossibile uno studio preliminare più dettagliato e di conseguenza si dovette procedere a consistenti modifiche del tracciato originario nel corso stesso dei lavori: venne aumentato il numero delle curve per modificare le pendenze, le rientranze furono maggiorate per creare gallerie più riparate in quanto la roccia si dimostrò più friabile del previsto. Le modifiche apportate comportarono, logicamente, ritardi nel completamento dell'opera e un notevole aumento dei costi che alla fine furono di 134'575 franchi, una somma consistente per l'epoca.

Terminata nel 1891 e realizzata a suon di mine, la strada segnò il definitivo abbandono della vecchia mulattiera della quale, per il prolungato abbandono e per i danni provocati dalla natura, non resta praticamente traccia.

Per addolcire la pillola l'ingegner Pedroli, incaricato del collaudo, rilasciò un lirico encomio 

«a chi ha, con un coraggio che parrebbe confinar coll'audacia, ardito far risuonar dell'eco delle zampe ferrate e del cigolio delle ruote le inospite balze del Sosto, progettando una strada che aspetta certamente la sua eguale nel Ticino e forse nella Svizzera»

Con le nuove esigenze dettate dall'aumento del traffico automobilistico, nel 1907 furono apportate delle migliorie: il raggio delle curve venne ampliato, il fondo allargato e selciato. Ma il nuovo manufatto non risolse i problemi viari: scavata in parteti di roccia praticamente verticali era soggetta a cadute di massi dall'alto e, durante i mesi invernali, veniva completamente sommersa da nevi e ghiacci tanto che i collegamenti con Campo Blenio potevano essere ripristinati solamente scavando delle vere e proprie gallerie nella compatta massa nevosa. 

Oggi questo stupendo e impressionante oggetto è stato integrato nella rete escursionistica, ma nel percorrerlo si sente ancora un profondo senso di inquietudine.

Nel febbraio 1915 una valanga rovesciò nel fume la travata metallica del ponte di Semina, che venne ricostruito in legno. In quello stesso anno, il Comune di Campo dichiarò fallimento in seguito ai debiti contratti per finanziare la strada. Per i sassi che vi cadevano dall'alto e le grosse quantità di neve e ghiaccio che si accumulavano d'inverno il tracciato non fu mai veramente sicuro e di facile percorrenza; venne tuttavia abbandonato soltanto nel 1958, dopo il traforo della galleria della Töira tra Olivone e Campo, realizzato dalle Officine idroelettriche di Blenio al momento della costruzione della diga del Luzzone


Sono arrivato nel frattempo nel tratto più spettacolare della strada. Mi avvicino con cautela al parapetto e butto uno sguardo di sotto, wow, la testa gira. Mi metto nei panni di chi ha costruito il parapetto e si é dovuto sporgere, uomini sprezzanti del pericolo, “qualità” che non é nelle mie corde

Foto archivio Donetta

Il punto più emozionante é sicuramente l'attraversamento del tratto franato con l’ausilio di un impalcatura. Procedo con estrema calma e mi fermo di nuovo a dare uno sguardo verso l'orrido. È dai tempi in cui andavo sulle giostre che non provo sensazioni simili.


Immagino di scivolare e cadere giù, mi si accapona la pelle, non c'é speranza.
Morire per una caduta era sicuramente più comune un tempo rispetto ad oggi. Mi chiedo se le persone avessero meno vertigini che oggi, così abituate come erano ad avventurarsi su ripidi pendii fin dall'infanzia. 

Da qui in avanti la strada rimane molto gradevole e la vista su Olivone ne fa un bel quadretto.


Dietro una curva mi giro per ammirare un ennesima volta il Sosto in un immagine simbolo in cui ritrae la strada e l'iconica montagna.


Il sentiero poi si immette in un bosco appena sopra l'abitato di Olivone, la classica calma dopo la tempesta. La gita é piuttosto corta, meno di 10km e in leggera discesa. Roba da fare una domenica pomeriggio, risparmiando energia a scapito delle emozioni ed evitare di arrivare il lunedi mattina più sfiancati del venerdì sera


Arrivo a Olivone, osservo di nuovo l'enorme piramide...che sarebbe Olivone senza questa massiccia presenza? 


Condivido l'immagine con tre bleniesi doc...sacrilegio

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