Una grande conca ospita rigogliosi prati dove fortunatissime mucche sono intente a pascolare, la domanda é quella di sempre “ma si rendi conto della fortuna che hanno?”
Sopra una catena di montagne e un pizzo che a guardarlo bene fa venire voglia di salirci. Trattasi del pizzo Rossetto (2097, non visibile sulla foto sopra) di cui mi aveva accennato il collega. Avrei deciso sul momento in base a forma e tempo se salirci. Non é per oggi ma lo farò sicuramente in futuro. Infine a sinistra l’insediamento di Anvéuda
Percorro tutta la conca chiamata piano di Léigra, non c’è dubbio, questo posto é un vero angolo di paradiso.
Poi mi giro dalla parte da cui sono giunto e mi si parano dinnanzi le stesse montagne che facevano da sfondo dalla mia discesa nella valle di Campo
Ho come la sensazione che si tratti dello scatto della giornata
In alternativa alla salita al passo Cantonill con annesso pizzo Rossetto opto per un lungo giro che mi porterà fino a Croce Portera invece che prendere la direttissima per Dötra
Fino a Croce Portera
Da Anvéuda attraverserò tutta la valle fino a Croce Portera.
All’ingresso di questa nuova sezione mi accoglie un cartello
LA FAUNA SELVATICA HA BISOGNO DI TRANQUILLITÀ
Le zone di tranquillità hanno lo scopo di proteggere la fauna selvatica dal disturbo eccessivo causato da una presenza umana troppo invadente.
È dovere di ognuno assumere un comportamento che eviti ogni forma di disturbo non necessario.
SPECIE DA TUTELARE
Tetraonidi, leporidi, ungulati, avifauna nidificante al suolo
REGOLE DA OSSERVARE
obbligo di rimanere sui sentieri/itinerari indicati e di tenere i cani al guinzaglio
Il sentiero sale dolcemente intercalando tra boschi e radure perfettamente sfalciate. È un ambiente delicato, lo percorro in punta di piedi fermandomi spesso ad ammirare il paesaggio
Torbiere e paludi
Sul sentiero alcuno cartelli didattici che colgo l’occasione di leggere per imparare qualcosa diverso dal solito
Torbiere e paludi rivestono un valore straordinario già da tempo. Nel loro suolo sono infatti custodite le tracce di una storia millenaria dell’evoluzione naturale e delle vicissitudini sociali ed economiche; limitano inoltre il rischio di inondazioni poiché riducono, agendo da serbatoi idrici, i deflussi massimi delle piene. Nell’ultimo secolo e mezzo tuttavia nessun altro ambiente naturale è stato decimato e maltrattato così tanto come le torbiere e le paludi; per fortuna questi ambienti beneficiano oggi di una protezione molto rigorosa.
Passerella sul sentiero verso Croce Portera
Paludi e torbiere sono zone umide con terreni permanentemente saturi d’acqua.
Le paludi si formano quando uno specchio d’acqua viene progressivamente colmato dai resti di piante acquatiche. Sono alimentate da acque sotterranee o di scoscendimento, ricche di minerali, e per questo ospitano una vegetazione relativamente abbondante.
In determinate condizioni climatiche e topografiche, la vegetazione accumulata può elevarsi sopra il livello dell’acqua freatica. La palude si trasforma così in una torbiera, alimentata principalmente dall’acqua piovana. Qui il terreno è povero di ossigeno e acido, rallentando la decomposizione dei resti vegetali, che si accumulano formando la torba, con una crescita di circa 1 mm all’anno.
Le torbiere ospitano quindi piante adattate a condizioni povere di nutrienti, come gli sfagni e le piante carnivore.
Estrazione a mano della torba a Le Crêt nel distretto friburghese della Veveyse. Fotografia di Simon Glasson, 1936 (Musée gruérien, Bulle).
In Svizzera la torba iniziò a essere utilizzata come combustibile all’inizio del XVIII secolo, soprattutto come alternativa al legname durante i periodi di scarsità. Veniva estratta manualmente dalle paludi, tagliata in zolle e lasciata essiccare. Il suo impiego aumentò soprattutto nel XIX secolo, quando la crescita della popolazione e dell’industria fece aumentare il fabbisogno energetico. La torba veniva utilizzata sia per il riscaldamento domestico sia in numerose attività industriali, come fornaci, vetrerie, distillerie e fucine. L’estrazione divenne importante in molte regioni dell’Altopiano e del Giura.
Verso la fine dell’Ottocento, però, la torba fu progressivamente sostituita dal carbone importato, più economico. Le due guerre mondiali provocarono un'ultima intensa fase di estrazione a causa della scarsità di carbone.
Dopo il 1945 lo sfruttamento diminuì fortemente e la torba venne utilizzata soprattutto nell’orticoltura. Dal 1987, con l’iniziativa Rothenthurm, la sua estrazione in Svizzera è vietata per motivi di protezione delle paludi. Successivamente è stato anche chiesto di ridurre o vietare l’importazione della torba, considerata dannosa per gli ambienti naturali.
Prati magri
I prati e pascoli secchi, detti anche prati e pascoli magri, sono ambienti preziosi in cui la componente umana svolge un ruolo molto importante. Infatti, si tratta di ecosistemi seminaturali originati in gran parte grazie alle attività agricole tradizionali e caratterizzati da suoli con scarsità di sostanze nutritive e sottoposti a siccità periodica. Oggi come oggi, quindi, il valore naturalistico e scientifico di questi ambienti e di Dötra ha molto a che fare con la presenza di grandi varietà di specie adattate a queste particolari condizioni.
Tra le specie più appariscenti che popolano questi ambienti troviamo numerose specie di orchidee, farfalle, cavallette e grilli. Il rendimento agricolo di questi prati è relativamente scarso, ed il loro mantenimento è solito seguire un modello di sfruttamento estensivo, privo di concimazione e prodotti fitosanitari che minaccerebbero altrimenti la presenza di queste specie.
Contributi federali specifici versati a beneficio degli agricoltori per la gestione di queste superfici ecologiche incentivano il mantenimento di pratiche attente.
Croce Portera
Giungo infine a Croce Portera. La curiosità di guardar giù per la valle si é fatta sempre più forte con l'avvicinarsi alla croce. Appena qualche metro più in la una panchina che si affaccia sulla valle. È presente una madre con due figli adolescenti, in realtà più dediti a guardare il telefonino che il paesaggio. La madre , saggiamente, decide che il loro turno é finito e ordina ai due distratti figlioli che é ora di partire.
Rimango solo davanti a questo quadretto

Quella che attira maggiormente la mia attenzione é la rupe appuntita un po' in basso sulla destra.; certo si tratta della stessa ammirata dal passa della gana nera poche settimane fa. Alle sue pendici sulla destra il passo Colombe e a sinistra il passo Sole. Il passo del Lucomagno rimane tutto sulla destra mentre in basso si possono ammirare gli insediamenti di Pian Segno. Rimango qualche minuto ad ammirare il paesaggio. Sono al giuro di boa della giornata, ora non mi resta che dirigermi finalmente verso l'obiettivo principale della giornata: Dötra
Dötra
La presenza di prati magri, unita agli ambienti umidi, è una delle caratteristiche principali che rendono Dötra un luogo così interessante e ricco. Oltre a questi, vi sono molti altri ambienti: boschi di abete e di pino cembro, megaforbe, siepi, ontani, brughiere a ginepro e rododendro, stagni. Si tratta di un mosaico ecologico di grande importanza, che ospita una fauna altrettanto ricca e riconosciuta a livello nazionale.

In passato, tuttavia, Dötra è stata al centro di un progetto legato alla costruzione di alberghi e impianti di risalita, con circa 15 km complessivi di piste e una capacità ricettiva di 5.000 persone. Dopo una lunga trattativa che si è protratta tra gli anni ’60 e gli anni ’90 del Novecento, il progetto fu poi abbandonato, consentendo a Dötra di presentarsi ancora oggi come una perla dal punto di vista naturalistico.
Il progetto con gli impianti di risalita
Il sentiero scorre attraverso i campi magri, finché giungo all'improvviso in vista di Dötra. È un classico insediamento di montagna con cascine e cascinale trasformati in case di vacanza. C'é persino una piccola chiesa. Finalmente sono le posto tanto menzionato. Ci sono diverse macchine che tolgono indubbiamente il fascino e stonano con l'ambiente circostante. Il paese é vivo e c'é gente che lo abita tutto l'anno.
Dötra
Decido di fare uno spuntino, la capanna é chiusa mentre il grotto é aperto. Ancora prima di entrare leggo "riservazione" ovunque. Evidentemente non ero al corrente e non ho riservato. Non faccio quasi tempo a salutare che subito mi chiedono se ho riservato. No ma dico subito di essere solo e di desiderare un piatto che non richiede grandi spadellamenti la classica tagliata. Mi fanno accomodare un un tavolino esterno
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