É su questa montagna iconica che progetto l’ultima grande impresa per questa meravigliosa estate 2026 che mi ha portato un po’ ovunque.
A oggi sono rimasti due classici incompiuti: il passo Sassello e la strada dei Banchi, ma soprattutto la seconda può ancora essere realizzata in autunno. Opto invece come dessert ufficiale 2026 per qualcosa di nuovoil Rigi, piuttosto vicino a casa e con i suoi 1300 metri di salita (come il Cristallina) rappresenta una degna chiusura TEORICA di stagione. Sono salito solo una volta col trenino e poi in discesa a piedi per la via più diretta fino a Weggis anni fa.



La prima parte del sentiero sono strade di campagna che portano alle numerose stalle sopra Goldau. Le pendenze non sono eccessive, insomma un ottimo tratto per riscaldarsi. Improvvisamente mi supera una donna, quello che mi colpisce é che non ha nulla, ma proprio nulla oltre i vestiti con sé. "Abiterà qui sopra" penso tra me e me, e invece più la strada avanza e più lei si ostina a prendere sempre le direzione per il Rigi. Non é possibile, io ho già bevuto mezzo litro di acqua ancora prima che il sentiero inizia a rampare. Ma come farà? Verrà forse a chiedermi dell’acqua? Accetterei? E se invece ha in programma di bere la sua urina? Mentre mi pongo queste domande, alle quali risponderò più avanti, il sentiero inizia veramente a salire. Ben venga.

Mi rendo conto di essere molto infantile ma mi sto divertendo, soprattutto ora che li sto riprendendo tutti
Comunque per ricapitolare.
Donna dell’urina: risuperata e mai più vista
Donna coi jeans: risuperata e mai più vista
Vecchio col cane: staccato e mai più visto
Tié, tié, tié!
Mi rendo conto che questa cosa della competizione sta prendendo una brutta piega…
Vecchio con le cuffie: mi ha staccato e non l’ho più visto (magari é caduto da qualche precipizio)
Sono finalmente sbucato dal bosco e dopo una breve salita il sentiero si immette su una strada asfaltata. Il tratto é pianeggiante e mi permette di sciogliere i muscoli. Guardo l’applicazione; mi sono immesso nella Pfederental, sono quasi a 8 km, ne dava 9 per la cima, dovrebbe mancare poco.
All’inizio della transumanza, i padri cappuccini benedicevano i pascoli e il bestiame; durante la stagione alpina celebravano la Messa con l’omelia e amministravano i sacramenti. In autunno, i cappuccini tornavano a valle insieme ai pastori e alle mandrie.
Anni dopo, la piccola cappella di San Michele non riusciva più a far fronte all’afflusso di alpeggiatori e pellegrini. Tra i malgari sorsero litigi per il posto nella cappella. I lucernesi, sul cui territorio sorgeva la cappella, rivendicarono il loro privilegio e negarono l’accesso agli svizzeri di Schwytz contro la loro volontà.
Subito dopo, gli alpini del versante di Svitto si riunirono sul Rigi-First per discutere.
Tra i presenti c’era anche Johann Sebastian Zay, ricco consigliere comunale di Arth, sposato ma senza figli, nonché amministratore della chiesa e tesoriere degli alpini. Con grande generosità, nel bel mezzo della riunione, si offrì di costruire con il suo patrimonio, giù nella conca a forma di imbuto della valle chiamata «im Sand», una cappella tutta loro in onore della Madonna, come consolazione per la comunità degli alpeggiatori. A spingerlo a farlo fu evidentemente la leggenda di un patrizio romano altrettanto ricco, sposato ma anch’egli senza figli.
Nel 1688, con l’aiuto di tutti gli alpini, i braccianti e le serve che vivevano sul Rigi, si iniziò la costruzione con il lavoro di corvée. Già nel 1689 la cappella fu completata.
L’anno successivo, la bellissima e solenne immagine miracolosa di Maria, dipinta a Roma con grande cura dal pittore di Arth Johann Balthasar Steiner e da considerarsi una copia magistrale del famoso originale «Maria della Neve» conservato nella chiesa di Santa Maria Maggiore, poté essere collocata sull’altare.
Questa volta lo scontro é inevitabile, i pelandroni guardano sopra la mia testa per immortalare la vallata alle mie spalle snobbando bellamente la mia presenza.
Inizio a scendere cercando l’angolazione perfetta per le fotografie, ma sono quel genere di foto che non riusciranno mai a trasmettere le stesse sensazioni che come essere sul posto.
Qui finisce la prima parte. Per la discesa scelgo un percorso piuttosto lungo che mi porterà a Gersau.
Il sentiero si dimostra spettacolare fin dai primi metri, percorro in altezza il versante destro della Pfederental, la vallata che ho percorso per raggiungere “l’anfiteatro del Rigi"
Certo il panorama é meno ampio che in vetta ma forse proprio qui sta il punto di forza, lo sguardo non si perde sull’orizzonte ma va a concentrarsi in un area più ristretta dove i dettagli emergono nitidi. Si tratta per lo più di alpeggi.
In seguito mi abbasso verso una traversa in un bordo superiore dell’alpe. Qui mi limito ad osservare il
versante ovest, sono nell’altissima valle che sovrasta Gersau per intenderci sulla Gersaueralp.
Arrivo in un punto nella zona denominata Höcheli dove la visuale sul versante sud é magnifico e a differenza del Rigi qui c'é una sola persona. Io.
Scendo poi fino al Gätterlipass. Da qui il sentiero scende in maniera decisa verso Gersau. Il mio consiglio é quello di finire qui la gita e di rientrare con i mezzi pubblici. Quello che ci aspetta rispetto a quello passato non merita un ulteriore incremento delle fatiche
A oggi sono rimasti due classici incompiuti: il passo Sassello e la strada dei Banchi, ma soprattutto la seconda può ancora essere realizzata in autunno. Opto invece come dessert ufficiale 2026 per qualcosa di nuovoil Rigi, piuttosto vicino a casa e con i suoi 1300 metri di salita (come il Cristallina) rappresenta una degna chiusura TEORICA di stagione. Sono salito solo una volta col trenino e poi in discesa a piedi per la via più diretta fino a Weggis anni fa.
I presupposti
La partenza da Arth é prevista alle 8, voglio salire con calma, divertendomi, senza prestare attenzione al tempo ma concentrandomi esclusivamente alla risposta del mio corpo. Dopo i 60km penso di avere le gambe pronte; credo di essere sulla cresta dell’onda e cerco di cavalcarla per un po' prima che passi.
Il Rigi non é una montagna come tutte le altre, un po come la chiesetta di Wassen si vede da un sacco di posti. E se noi vediamo lei, lei vede noi.
Storia del Rigi
Grazie soprattutto al Rigi, ma anche a Lucerna e ai luoghi legati ai miti di fondazione, dalla fine del XVIII secolo la Svizzera centrale divenne, tanto per i Confederati quanto per i viaggiatori stranieri, un'importante meta turistica. Le autorità svittesi si occupavano dei pellegrinaggi e nel contempo cercavano di soddisfare le esigenze dei turisti. Nel 1815 venne pubblicato il Panorama vom Rigi Berg, disegnato da Heinrich Keller, che rafforzò il desiderio di numerosi viaggiatori di ammirare in prima persona questo paesaggio.
Rigi-Kulm. Disegno a matita acquerellato di David Alois Schmid, 1830 ca. (Staatsarchiv Schwyz, Graph. Slg. 3227).
Accanto allo sfruttamento dell'alpeggio (al centro), l'immagine raffigura gli effetti del turismo sul Rigi con l'affluenza di visitatori (tra cui una donna in portantina). Il belvedere in legno sulla cima e l'albergo, costruito nel 1816 dietro la stalla da Martin Bürgi e ampliato nel 1822, testimoniano il successo di questo importante punto di attrazione del turismo svizzero.
Nell’estate del 1868, sulle montagne svizzere accadde qualcosa che, ancora oggi, sembra uscito dalle pagine di un romanzo. Una delle donne più celebri e potenti d’Europa decise di salire sul Rigi cercando, per quanto possibile, di non farsi riconoscere.
Era la regina Vittoria d’Inghilterra, vedova da pochi anni del principe Alberto. Per viaggiare con maggiore discrezione aveva scelto un nome di fantasia: «Contessa di Kent». Un espediente piuttosto ingenuo, se si considera che non era certo facile far passare inosservata la sovrana dell’Impero britannico, accompagnata dal suo seguito.
L’incognito durò infatti ben poco. La notizia della sua presenza si diffuse rapidamente e, quando la comitiva raggiunse il Rigi, la montagna si trasformò per qualche ora in una sorta di palcoscenico reale. A Rigi-Kaltbad si radunarono centinaia di persone per rendere omaggio all’illustre visitatrice. Quando la regina apparve, dalla folla si levò «God Save the Queen», mentre persino alcuni colpi di cannone contribuirono a rendere l’accoglienza degna di una sovrana.
Era la regina Vittoria d’Inghilterra, vedova da pochi anni del principe Alberto. Per viaggiare con maggiore discrezione aveva scelto un nome di fantasia: «Contessa di Kent». Un espediente piuttosto ingenuo, se si considera che non era certo facile far passare inosservata la sovrana dell’Impero britannico, accompagnata dal suo seguito.
L’incognito durò infatti ben poco. La notizia della sua presenza si diffuse rapidamente e, quando la comitiva raggiunse il Rigi, la montagna si trasformò per qualche ora in una sorta di palcoscenico reale. A Rigi-Kaltbad si radunarono centinaia di persone per rendere omaggio all’illustre visitatrice. Quando la regina apparve, dalla folla si levò «God Save the Queen», mentre persino alcuni colpi di cannone contribuirono a rendere l’accoglienza degna di una sovrana.
Da Lucerna è arrivata in nave a Weggis. Lì si è fatta portare al Rigi Kulm sui pony che si era portata con sé dall’Inghilterra. Da lì ha fatto un’escursione fino al Rigi Staffel e poi è scesa a Seebodenalp in sella a un pony. Purtroppo non c’è stato tempo per un tè pomeridiano. Invece, ha dipinto uno schizzo ad acquerello della Seebodenalp.

La regina Vittoria, regina del Regno Unito (1819-1901)
[Rigi] dalla Pensione Wallis - Lucerna. Datato settembre 1868
Matita, acquerello | 23,1 x 29,1 cm (foglio di carta) | RCIN 980042.cf
Il Rigi, del resto, non era più da tempo una montagna selvaggia e sconosciuta. Già allora era una delle grandi attrazioni turistiche della Svizzera. Alberghi, sentieri, cavalli e portatori erano ormai parte del paesaggio e permettevano ai visitatori facoltosi di raggiungere i punti panoramici senza dover affrontare necessariamente la fatica della salita. Per chi preferiva essere trasportato comodamente esistevano persino le caratteristiche sedie portantine, trasportate a spalla dai portatori di montagna.
La visita della regina ebbe però un effetto straordinario sulla fama del luogo. La notizia attraversò rapidamente l’Europa e il Rigi acquistò un ulteriore prestigio: salire sulla montagna dove aveva passeggiato la regina Vittoria divenne quasi un rito mondano. La Svizzera alpina non era più soltanto terra di pastori, ghiacciai e valichi; cominciava a diventare una destinazione internazionale per aristocratici, viaggiatori e, sempre più, per il nascente turismo borghese.
La visita della regina ebbe però un effetto straordinario sulla fama del luogo. La notizia attraversò rapidamente l’Europa e il Rigi acquistò un ulteriore prestigio: salire sulla montagna dove aveva passeggiato la regina Vittoria divenne quasi un rito mondano. La Svizzera alpina non era più soltanto terra di pastori, ghiacciai e valichi; cominciava a diventare una destinazione internazionale per aristocratici, viaggiatori e, sempre più, per il nascente turismo borghese.
Se la regina Vittoria fosse arrivata solo tre anni dopo, avrebbe potuto prendere il treno a cremagliera. Perché il 21 maggio 1871, la ferrovia Vitznau-Rigi nel Cantone di Lucerna divenne la prima ferrovia di montagna d’Europa. Quattro anni dopo, il 4 giugno 1875, il primo treno della ferrovia Arth-Rigi partì dal Cantone di Svitto e arrivò fino in cima. Per 117 anni, le due compagnie ferroviarie sono state acerrime rivali. Si sono fuse il 1° luglio 1992. Finalmente. Ora regna l’armonia.
Da secoli il Rigi accoglie ospiti da tutto il mondo. Me ne viene in mente uno in particolare: Barthli Joser. Nel 1540, quell’uomo malato di Weggis fece un bagno nell’acqua fredda di una sorgente e – oh miracolo! – guarì. Già nel 1600, oltre 100 turisti venivano a fare il bagno a Rigi Kaltbad. Nel 2012 è stato inaugurato il Mineralbad & Spa Rigi Kaltbad, un vero e proprio simbolo architettonico. La sorgente curativa sgorga ancora dalla Fontana delle Tre Sorelle. L’unica differenza è che ora l’acqua del bagno è riscaldata. Per chi preferisce una doccia calda.
Nel XVIII secolo, quando nacquero le cure a base di siero di latte, uva e aria al Rigi Scheidegg, gli ospiti dell’hotel ricevevano il latte per colazione e cena in sala da pranzo, munto direttamente dalla capra nel bicchiere. Razione giornaliera consigliata: 3 litri. Questo mette in moto l’intestino di chiunque.
I pellegrinaggi sono sempre stati importanti. Ad esempio, verso il Rigi Klösterli, dove la cappella «Maria zum Schnee» sorge dal 1688. Con i suoi cinque altari e gli interni barocchi, è considerata una delle più belle cappelle di montagna del mondo. Si dice che nel 1730 oltre 20'000 persone abbiano compiuto il pellegrinaggio al Rigi Klösterli. 1730! 20'000!
Mi viene in mente una curiosa storia gastronomica: il confine tra i cantoni di Lucerna e Svitto un tempo passava proprio nel bel mezzo dell’ex Hotel Rigi First. Poiché vigevano orari di chiusura diversi, a mezzanotte gli ospiti spostavano i festeggiamenti dal lato di Lucerna a quello di Svitto, dove potevano brindare fino alle 3 del mattino.
Le strutture disponibili oggi sono molto più confortevoli di quelle del 1816, quando sul Rigi Kulm aprì la prima locanda di montagna della Svizzera. Ma proprio quella semplice capanna alpina con sei letti segnò l’inizio del turismo moderno. Nella Belle Époque del XIX secolo, il Rigi era una destinazione turistica europea di prim’ordine, con ben 5 imponenti grand hotel sul Rigi Kulm, a Staffel, Kaltbad, First e Scheidegg.
Anche se nessuno di essi è sopravvissuto al XX secolo con i suoi tumulti bellici: il Rigi è stato un vero e proprio precursore.
Hotel Felchlin é in vendita
Attrito nell’aria
Ore 08:18; sono in stazione a Arth, sto facendo colazione su una panchina mentre diversi escursionisti vestiti di tutto punto mi passano davanti a spasso spedito mentre si dirigono al trenino per salire sulla montagna.
Però in questa prima mattinata mi sento particolarmente sul "piede di guerra". Incrocio un trenino che porta al Rigi poco fuori la stazione di partenza, cerco un eye contact di sfida con i passeggeri (ma in cosa mi sto trasformando?) ma il treno é desolatamente vuoto. Fa niente, sarà per la prossima. Giurin giurello.

La prima parte del sentiero sono strade di campagna che portano alle numerose stalle sopra Goldau. Le pendenze non sono eccessive, insomma un ottimo tratto per riscaldarsi. Improvvisamente mi supera una donna, quello che mi colpisce é che non ha nulla, ma proprio nulla oltre i vestiti con sé. "Abiterà qui sopra" penso tra me e me, e invece più la strada avanza e più lei si ostina a prendere sempre le direzione per il Rigi. Non é possibile, io ho già bevuto mezzo litro di acqua ancora prima che il sentiero inizia a rampare. Ma come farà? Verrà forse a chiedermi dell’acqua? Accetterei? E se invece ha in programma di bere la sua urina? Mentre mi pongo queste domande, alle quali risponderò più avanti, il sentiero inizia veramente a salire. Ben venga.
Finalmente salita vera!
Sono in località Blätzen e ci siamo alzati di 250 metri dalla partenza.
Non vedo persone davanti (la donna che beve la propria urina mi é scomparsa dalla vista) e dietr…manco a dirlo spunta un vecchietto. Ha le cuffione per la musica stile i 2'000, pantaloncini corti e scarpette da ginnastica, ha dei polpaccetti esili ma sodi e dulcis in fundo appena dopo avermi superato corricchia. Sì insomma non corre ma simula il passo di corricchiare. Mi sembra un cane che mi ha appena pisciato davanti e ora mi tira tutta la terra addosso mentre cerca di coprirla.
Gli scatto una foto

É già la seconda persona che mi supera, eppure mi sembra di avere un buon ritmo, anzi nella parte impegnativa mi sento molto a mio agio, complice anche che si trova all’ombra e l’assenza di scalini. Ma incredibilmente non ho tempo di convincermi che non sono un paracarro che un altra signora, sicuramente over 60 mi supera! E non sembra neanche una sportiva, indossa jeans e scarpe poco più che da ginnastica. Ecchecazzo! Mi vien voglio di fermarla e chiederla "ok quando ha partecipato alle olimpiadi in gioventù?". Non mi sembra possibile. Mi sto facendo superare in tutte le maniere da gente che immaginavo al lago a dare pane ai cigni ! Cerco di non farmi sconcentrare e continuare al mio ritmo che é comunque molto buono.
Non posso fare a meno di riflettere mentre salgo: é come se tutte le persone in quel trenino vuoto hanno accettato il mio guanto di sfida e si sono messi a percorrere a piedi la salita. E ora che lo fanno mi mettono via alla grande, e io che mi sentivo forte dopo la 60 devo calare due dita.
Poco dopo raggiungo il Berggasthaus Rigi Dächli (948m.s.m.) un ristorantino che apre solo al weekend e ritrovo la donna che probabilmente beve la propria urina ferma su una panchina. Mi fermo per un paio di foto, un girello in stato di degrado rende il quadretto piuttosto dark e decadente.
Non posso fare a meno di riflettere mentre salgo: é come se tutte le persone in quel trenino vuoto hanno accettato il mio guanto di sfida e si sono messi a percorrere a piedi la salita. E ora che lo fanno mi mettono via alla grande, e io che mi sentivo forte dopo la 60 devo calare due dita.
Poco dopo raggiungo il Berggasthaus Rigi Dächli (948m.s.m.) un ristorantino che apre solo al weekend e ritrovo la donna che probabilmente beve la propria urina ferma su una panchina. Mi fermo per un paio di foto, un girello in stato di degrado rende il quadretto piuttosto dark e decadente.
Sta di fatto che la signora dell'urina che faceva tanto la splendida più in basso sembra piuttosto inerme e meno pimpante sulla panchetta. Volevo ben dirlo! Li di fianco una fontana spenta e senza rubinetto, vuoi vedere che contava di rifornirsi lì? Eh troppo facile. A proposito: si può bere la propria urina? Avevo letto da qualche parte che i cinesi lo fanno ed é terapeutico, però al massimo una volta, poi diventa troppo tossica e nociva. Vediamo che dice internet
L’urina è composta principalmente da acqua, ma contiene anche urea, sali minerali, creatinina e altre sostanze di scarto che i reni hanno filtrato proprio perché l’organismo deve eliminarle. Berla significa quindi reintrodurre nel corpo una parte di ciò che esso aveva già cercato di espellere.
Una piccola quantità bevuta occasionalmente, da una persona sana, generalmente non provoca conseguenze gravi. Il problema nasce soprattutto quando la pratica viene ripetuta o quando si cerca di utilizzarla come fonte di idratazione.
In particolare, bere urina in condizioni di disidratazione non è una soluzione efficace per reintegrare i liquidi. Più una persona è disidratata, infatti, più l’urina tende a diventare concentrata di sali e prodotti di scarto. Reintrodurla può quindi aumentare ulteriormente il carico che i reni devono eliminare e, in determinate circostanze, contribuire a peggiorare la disidratazione.
Nonostante le antiche credenze e la cosiddetta “urinoterapia”, dunque, l’urina non è una medicina né una bevanda con proprietà terapeutiche dimostrate: è soprattutto il prodotto finale del lavoro di filtrazione ed eliminazione svolto dai reni.
Si può bere la propria urina?
Sì, bere la propria urina è fisicamente possibile, ma ciò non significa che sia una pratica salutare o consigliabile. Non esistono infatti prove scientifiche convincenti che attribuiscano all’urina particolari benefici per la salute.L’urina è composta principalmente da acqua, ma contiene anche urea, sali minerali, creatinina e altre sostanze di scarto che i reni hanno filtrato proprio perché l’organismo deve eliminarle. Berla significa quindi reintrodurre nel corpo una parte di ciò che esso aveva già cercato di espellere.
Una piccola quantità bevuta occasionalmente, da una persona sana, generalmente non provoca conseguenze gravi. Il problema nasce soprattutto quando la pratica viene ripetuta o quando si cerca di utilizzarla come fonte di idratazione.
In particolare, bere urina in condizioni di disidratazione non è una soluzione efficace per reintegrare i liquidi. Più una persona è disidratata, infatti, più l’urina tende a diventare concentrata di sali e prodotti di scarto. Reintrodurla può quindi aumentare ulteriormente il carico che i reni devono eliminare e, in determinate circostanze, contribuire a peggiorare la disidratazione.
Nonostante le antiche credenze e la cosiddetta “urinoterapia”, dunque, l’urina non è una medicina né una bevanda con proprietà terapeutiche dimostrate: è soprattutto il prodotto finale del lavoro di filtrazione ed eliminazione svolto dai reni.
Rimettendo la campana al centro del villaggio
Poco male, madame urina é sistemata e non la vedrò più. Mi rendo perfettamente conto che sto creando una competizione di cui gli altri partecipanti sono del tutto ignari, oppure anche loro fanno queste piccole gare interne?
Riparto. Dopo alcuni metri noto che un altro pensionato col cane mi sta raggiungendo. Era seduto anche lui con la donna dell’urina e un altra donna al ristorante chiuso. Mi incazzo! Accelero e il nonno col cane scompare alle vista è più lo vedrò. Grazie all’accelerata ricompare in lontananza la signora coi jeans, mi sembra stia soffrendo un po’, troppa smania di sorpassarmi… il sentiero pende sempre bene e io mi sento in forma. Appena poco sopra c’è un capannello di uomini attorno ad un cartello e sorpresa, poco più in là la signora coi jeans. Ferma. Immobile. La supero e se anche lei mi sorride col piffero che contraccambio, voleva fare la ganasa? Ciaone.
Riparto. Dopo alcuni metri noto che un altro pensionato col cane mi sta raggiungendo. Era seduto anche lui con la donna dell’urina e un altra donna al ristorante chiuso. Mi incazzo! Accelero e il nonno col cane scompare alle vista è più lo vedrò. Grazie all’accelerata ricompare in lontananza la signora coi jeans, mi sembra stia soffrendo un po’, troppa smania di sorpassarmi… il sentiero pende sempre bene e io mi sento in forma. Appena poco sopra c’è un capannello di uomini attorno ad un cartello e sorpresa, poco più in là la signora coi jeans. Ferma. Immobile. La supero e se anche lei mi sorride col piffero che contraccambio, voleva fare la ganasa? Ciaone.
Mi rendo conto di essere molto infantile ma mi sto divertendo, soprattutto ora che li sto riprendendo tutti
Comunque per ricapitolare.
Donna dell’urina: risuperata e mai più vista
Donna coi jeans: risuperata e mai più vista
Vecchio col cane: staccato e mai più visto
Tié, tié, tié!
Mi rendo conto che questa cosa della competizione sta prendendo una brutta piega…
Vecchio con le cuffie: mi ha staccato e non l’ho più visto (magari é caduto da qualche precipizio)
L’ambito di Im Sand
Non sono uno che fa grandi pause, temo sempre di faticare troppo a riprendere il ritmo, un po come quando ci si addormenta sul divano, ci si sveglia e bisogna trascinarsi a letto, un sforzo sovraumano, mai addormentarsi sul divano!Sono finalmente sbucato dal bosco e dopo una breve salita il sentiero si immette su una strada asfaltata. Il tratto é pianeggiante e mi permette di sciogliere i muscoli. Guardo l’applicazione; mi sono immesso nella Pfederental, sono quasi a 8 km, ne dava 9 per la cima, dovrebbe mancare poco.
Poi il sentiero si separa dalla strada e dopo una salita su un pendio all’improvviso si apre lo spettacolo: il Rigi é lì da prendere! Sono in località "im Sand"
Rimango quasi “deluso” mi aspettavo di dover faticare molto di più, certo la vetta é ancora lontana (oltre i 9 km totali) ma comunque equiparate a salite dallo stesso dislivello mi sembra decisamente più magnanima. O forse la forma raggiunta mi cambia la percezione delle salite. Sta di fatto che per mezzogiorno dovrei arrivare in vetta.
Ma guai a cantare vittoria troppo presto, una salita corta ma marcata porta ad una chiesetta che a giudicare dagli ex voto riscuote un certo successo.
Vista sull'imbuto "im Sand" visto dal Rigi Staffel. Il sentiero giunge dall'imboccatura in basso.
Al centro un gruppo di costruzioni tra cui la fermata del trenino proveniente da Arth e la cappella Maria zum Schnee
Rimango quasi “deluso” mi aspettavo di dover faticare molto di più, certo la vetta é ancora lontana (oltre i 9 km totali) ma comunque equiparate a salite dallo stesso dislivello mi sembra decisamente più magnanima. O forse la forma raggiunta mi cambia la percezione delle salite. Sta di fatto che per mezzogiorno dovrei arrivare in vetta.
Ma guai a cantare vittoria troppo presto, una salita corta ma marcata porta ad una chiesetta che a giudicare dagli ex voto riscuote un certo successo.
La Cappella "Maria zum Schnee"
Nel 1585, a Kaltbad, in seguito a eventi miracolosi, fu consacrata una piccola cappella in onore di San Michele. Folle di devoti pellegrini raggiungevano il luogo. Per rendere il pellegrinaggio accessibile anche dai territori di Svitto e Zugo, un sentiero di pellegrinaggio collegava Goldau a Rigi-Kaltbad.All’inizio della transumanza, i padri cappuccini benedicevano i pascoli e il bestiame; durante la stagione alpina celebravano la Messa con l’omelia e amministravano i sacramenti. In autunno, i cappuccini tornavano a valle insieme ai pastori e alle mandrie.
Anni dopo, la piccola cappella di San Michele non riusciva più a far fronte all’afflusso di alpeggiatori e pellegrini. Tra i malgari sorsero litigi per il posto nella cappella. I lucernesi, sul cui territorio sorgeva la cappella, rivendicarono il loro privilegio e negarono l’accesso agli svizzeri di Schwytz contro la loro volontà.
Subito dopo, gli alpini del versante di Svitto si riunirono sul Rigi-First per discutere.
Tra i presenti c’era anche Johann Sebastian Zay, ricco consigliere comunale di Arth, sposato ma senza figli, nonché amministratore della chiesa e tesoriere degli alpini. Con grande generosità, nel bel mezzo della riunione, si offrì di costruire con il suo patrimonio, giù nella conca a forma di imbuto della valle chiamata «im Sand», una cappella tutta loro in onore della Madonna, come consolazione per la comunità degli alpeggiatori. A spingerlo a farlo fu evidentemente la leggenda di un patrizio romano altrettanto ricco, sposato ma anch’egli senza figli.
Nel 1688, con l’aiuto di tutti gli alpini, i braccianti e le serve che vivevano sul Rigi, si iniziò la costruzione con il lavoro di corvée. Già nel 1689 la cappella fu completata.
L’anno successivo, la bellissima e solenne immagine miracolosa di Maria, dipinta a Roma con grande cura dal pittore di Arth Johann Balthasar Steiner e da considerarsi una copia magistrale del famoso originale «Maria della Neve» conservato nella chiesa di Santa Maria Maggiore, poté essere collocata sull’altare.
Fondata nel 1688 per permettere ai pastori locali di assistere alla messa domenicale, divenne ben presto un frequentatissimo santuario capace di attirare oltre 20.000 pellegrini all'anno nel Settecento. Gestita per secoli dai frati cappuccini (da cui il nome "Klösterli", piccolo convento), la Cappella Maria zum Schnee è considerata una delle più belle cappelle alpine del mondo grazie ai suoi ricchi decori barocchi e ai suoi cinque altari.
Als unersehens der Baum gefallen, Gott und Maria hats gefallen, Ihn zu erretten aus der Noth..." (Quando l'albero è caduto improvvisamente, a Dio e a Maria è piaciuto salvarlo dal pericolo...). Nella parte inferiore è leggibile un'iscrizione parzialmente sbiadita che indica i nomi e il luogo, verosimilmente "Clemens Anton Langenegger...".
Risalendo l'imbuto
Ecco forse dove andavano tutti quegli anziani che ho incrociato oggi. Lasciata la chiesa il sentiero inizia di nuovo a salire, mi devo alzare comunque di ulteriori 300 metri per portarmi alle stazioni intermedie e ai primi ristoranti, ulteriori 200 per portarmi in vetta. Sono comunque 500 metri, un buon 40%. Con tutta probabilità il fattore che riesco a vedere la vetta del Rigi e il sentiero che devo percorrere mi sprona ulteriormente e regala input positivi
Poco prima della stazione ho di nuovo l'opportunità di cercare eyes contact con un trenino che sta arrivando in quota
L'asiatico col cappellino blu e l'uomo tutto a destra sembrano degnarmi di uno sguardo, intuisco nelle loro espressioni ammirazione misto a senso di colpa
Alle stazioni dei trenini poi si ha un aumento esponenziale di “escursionisti” li incontro tutti che scendono dalla vetta (raggiunta in treno), pochissimi quelli che salgono. Mi vien da sorridere vedendoli equipaggiati di tutto punto per un km in leggero declivio su un sentiero per quad.
Arrivo finalmente alla famosa antenna in vetta. In sostanza la salita al Rigi dal versante di Arth Goldau consiste in un arrivo e partenza con lunghi tratti con pendenze potabili e nel mezzo una salita molto più ripida, vero e proprio punto nevralgico dell'ascensione. Anche da non sottovalutare la risalita dell'imbuto dall'uscita del monastero fino a Rigi Staffel
In vetta
Ora capisco perché gli svizzeri sostenevano che il Rigi era il centro di tutto, da qualsiasi lato si volti lo sguardo va a finire molto lontano, verso un orizzonte quasi infinito. A oggi é il luogo che offre la maggior quantità di panorami che io abbia visitato, é quasi normale considerarlo il centro di tutto.
Albrecht von Bonstetten, ecclesiastico e umanista originario di Einsiedeln, disegna la prima carta della Svizzera nel 1479. In mezzo alla Confederazione, collocata a sua volta al centro dell'Europa, troviamo il Rigi, la «regina delle montagne».
Gironzolo per una mezzoretta in vetta cercando di immortalare i panorami in tutte le direzioni
Lago di Zugo
Inizio a scendere cercando l’angolazione perfetta per le fotografie, ma sono quel genere di foto che non riusciranno mai a trasmettere le stesse sensazioni che come essere sul posto.
La fermata di Rigi Staffel, alle sue spalle il Pilatus, in basso il lago dei Quattro Cantoni e sull'estrema destra la città di Lucerna
Vista sul lago di Lauerz. In fondo allo stesso sulla sinistra il Chly Mythen e il Gross Mythen, le due montagne iconiche che sovrastano la cittadina di Svitto
La cosa che mi suscita più stupore è vedere il grande altopiano, in particolare vedere i laghi Sempach e Hallwyl, in pratica tutto il tratto della 60km di qualche giorno orsono da un idea della portata dell’impresa.
Qui finisce la prima parte. Per la discesa scelgo un percorso piuttosto lungo che mi porterà a Gersau.
Scheideggstrasse
Dirò di più: in origine la salita era prevista in trenino e solo la discesa a piedi. Ma non ce l’ho fatta, meteo da urlo, gambe in grado di sopportare lo sforzo.
Il sentiero si dimostra spettacolare fin dai primi metri, percorro in altezza il versante destro della Pfederental, la vallata che ho percorso per raggiungere “l’anfiteatro del Rigi"
Vista sulla cima del Rigi
Certo il panorama é meno ampio che in vetta ma forse proprio qui sta il punto di forza, lo sguardo non si perde sull’orizzonte ma va a concentrarsi in un area più ristretta dove i dettagli emergono nitidi. Si tratta per lo più di alpeggi.
Sentiero verso First
La strada si snoda con curve e ad ampio raggio ognuna delle quali regala una splendida visuale sulla valle. Il Rigi troneggia sempre sullo sfondo, e quando non si vede si percepisce la sua presenza.
Siamo in cresta, sulla sinistra il Pilatus e il Lago dei Quattro Cantoni. Sulla Destra la vetta del Rigi
Giungo poi nell’anfiteatro madre dell’Obetmatt. Un enorme stallone al centro funge da ombelico del mondo.
Obermatt
È questo uno dei luoghi che più ho apprezzato della giornata, l'assenza di treni e trenini e lo sfoltimento radicale della massa di turisti contribuisce alla mia sensazione di benessere
Obermatt
Sopra sul sentiero di tutto e di più: un vagone trasformato in residenza, un bel chioschetto con prodotti,
una carrozza con calesse dove l’unica passeggera, una donna dai tratti indiani, non osserva nemmeno il panorama ma è intenta nella lettura di un libro. É tutto meraviglioso.
Non posso fermarmi, il mio é un continuo procedere, un moto perpetuo con brevi break mai più lunghi di 10 minuti. La metà risulta ancora assai lontana ed ho comunque alle spalle una salita di oltre 1000 metri e una 60km di due giorni fa.
A sinistra il lago di Zugo con le località di Arh in riva al lago e Goldau sulla destra da dove sono partito
Rigi Scheidegg
Poi un imprevisto mi regala ulteriori sorprese. Ad un crocevia la completa assenza di rete mi fa optare per un sentiero che si discosta dalla direttissima. In compenso raggiungo un ennesimo posto dal panorama idilliaco.Vista sul lago di Lauerz
versante ovest, sono nell’altissima valle che sovrasta Gersau per intenderci sulla Gersaueralp.
Arrivo in un punto nella zona denominata Höcheli dove la visuale sul versante sud é magnifico e a differenza del Rigi qui c'é una sola persona. Io.
Sguardo verso Lucerna
Poco sopra il Gätterlipass
L'orrido del Teuffibach
Quando meno te l'aspetti, é li che ti colpisce. Ancora una volta é a pochi km dall'arrivo che giuge la parte più faticosa, brutta ed esposta dell'intero tracciato.
Il tutto a causa di un fiumiciattolo, una rongia che scorre in una gola che si fa via via più profonda fino a sentire lo scorrere del fiume ma non scorgerne il letto.
Gli ultimi km si trasformano ancora una volta in una sofferenza, inizialmente é l’esposizione del sentiero sull’orrido, in seguito quando ci si addentra nel bosco sono i grandi scalini che mettono a dura prova ginocchia e polpacci. Sono in momenti come questi che penso che la discesa può essere altrettanto dura, se non anche di più, che la salita.
Giungo sul fondo dell’orrido supero il fiume, che scorre comunque ancora molto più in basso. Poi dopo una curva finalmente le prime abitazioni di Gersau. Gli ultimi 10 muniti sono una retta in costante discesa che mi porta sul lungolago. Ho giusto il tempo di assalire un negozietto (piccola crisi di fame) di risciacquarmi alla meglio nei cessi del porticciolo ed imbarcarmi sull’ultimo battello della giornata che mi porta a Brunnen.
Adoro finire le giornate sul retro di un battello mentre il sole si abbassa e i suoli raggi si riflettono sulla superficie dell’acqua. Da un senso di gratitudine verso la bellezza dei luoghi e un profondo riconoscimento verso chi permette di poterne godere a pieno, in questo caso la mia intraprendenza e la fortuna di essere in salute. Estremamente grato e super innamorato della vita giungo a Brunnen e saluto questa splendida giornata

















.jpeg)














Commenti
Posta un commento