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Cavalcando la Svizzera Centrale

Mi ritrovo nella notte del 02.09.2026 a scrivere queste righe, ancora impregnato dalle emozioni di poche ore fa.
Voglio proprio approfittare di questo momento per mettere nero su bianco quanto mi sta frullando in testa nell’attesa che mi renda conto di cosa significherà per me in futuro questa giornata.

Titolo dal vago retrogusto epico? Si, e ne ho ben donde. Sono fermamente convinto che quando succede qualcosa di potenzialmente irripetibile va festeggiato in maniera degna, proprio perché la ripetizione di tale evento é tutt'altro che scontata. Sono quelle date destinate a rimanere ancorate ai ricordi, ad essere rievocate, rivissute attraverso emozioni che con questo post aiuto a fissare in maniera indelebile, semmai la memoria dimenticasse qualche dettaglio. 

La scelta

Sono solito proporre per il momento che io ritengo apice della stagione estiva un escursione impegnativa. Quest’estate '26 una prova potenzialmente apice é già stata portata a termine, corrisponde al giro di Cadlimo che ha proposto un giro di 40km con oltre 2’000 m di salita e altrettanti di discesa. Impresa che secondo i miei criteri occupa il 4° posto nella classifica di sforzo fisico da quando registro i dati (08.04.2017)

Voglio però migliorare un record registrato quasi 10 anni fa  inerente la lunghezza massima di un tragitto.
In data 06.09.2017 superai volontariamente i 50km ma su un percorso tutt’altro che comodo fatto di sentieri di montagna con parecchi saliscendi. All'origine di questa volontà lo stesso motivo odierno: dimostrare a se stessi che malgrado lo scorrere degli anni certe prestazioni rimangono ripetibili se non addirittura migliorabili.

Certo, sono conscio che prima a poi ci sarà il declino, ma attualmente contrappongo ad un già inizio di calo fisico una crescita mentale importante che riequilibria il potenziale a disposizione. Il fattore mentale in imprese simili ritaglia buona parte del successo finale, e il mentale rimane l'arma più potente.

Forte di questo e del fatto che qualche tempo fa di rientro da Cadlimo sono arrivato con passo sostenuto sforando i 40km mi sono azzardato a mettere giù sulla carta qualcosa che superasse i fatidici 51.78 km del 2017. Questa volta però opto per su un percorso più pianeggiante possibile con sentieri comodi e ben delimitati.

La proposta della zona mi viene data dalla IA su precisa domanda. Data la zona traccio il tragitto. In sostanza buona parte del percorso, circa 30km, costeggia le rive di due laghi. Più piano di così si muore. Il resto é un tratto di collegamento tra gli stessi e i 5-6km finali servono ad infrangere il record e portarmi in un luogo in cui poter prendere il treno per il rientro.

Opto quindi per un giro del lago di Sempach per poi spostarmi sulle rive del lago di Hallwyl passando per Beromünster. Al castello di Hallwyl, in cima all’omonimo lago sono 50km esatti, aggiungo poi qualche km, circa 6, per superare il record precedente. L’arrivo é quindi previsto nella cittadina argoviese di Lenzburg.

L'impressionnante vista dal Pilatus: in alto al centro il lago di Sempach, più sulla destra il lago di Baldegg sotto e Hallwyl sopra, buona parte del percorso odierno (se non tutto) é visibile da qui.
Clicca sulla rotella dello scroll per ingrandire ancora di più

Va detto che alcuni tratti sono già conosciuti, in particolare tra Sempach e Beromünster, circa 10km, altri 30 costeggiano il lago e solo i restanti 16 sono un po più misteriosi. Mi chiedo anche se partire da Lenzburg o da Sempach ma opto per la seconda, il giro del lago di Sempach come finale potrebbe generare l'effetto esasperante di un traguardo che non si avvicina mai.

I preparativi

Decido quindi di spostarmi più vicino possibile a Sempach già la sera precedente. Alloggio a Hildisrieden, a soli 2.5km da Sempach. La data iniziale del 31.08 viene posticipata di un giorno a causa delle condizioni meteorologiche incerte.

Come attrezzatura scelgo le scarpe da alta montagna, un vero e proprio sovradimensionato per questa escursione su comodi sentieri dell’altopiano, ma sono anche le scarpe che mi danno più sicurezza sulle grandi distanze in prevenzione di eventuali fiacche che risulterebbero "mortali". Rinuncio ai bastoni, con questi dislivelli sarebbero solo di impiccio.

Parte prima - Il catino del lago di Sempach

La partenza é fissata per le 7, sarei potuto partire un ora prima ma preferisco attendere che faccia completamente giorno. Mi sveglio prima delle 4 e non riesco più a dormire. So che mi aspetta una prova massacrante ma non voglio pensarci troppo.

La colazione é molto rapida e consiste in un raid nella sala a pian terreno dell’hotel a tagliare una fetta di pane ancora caldo e fare un sandwich con salame e formaggio. Porto il malloppo con me ed esco dall'albergo sperando di non perdere il bus che mi porterà a Sempach.

Decido di partire dalla piazza davanti alla chiesa di Sempach. Le condizioni meteorologiche sono ideali.

Km 0 - Sempach la partenza. La foto, come altre nella giornata odierna, non risulta particolarmente accurata. Ci sono un fottio di km da percorrere e se per ogni foto (ne scatterò circa 270) perdo troppo tempo l'impresa arrischia pericolosamente di allungarsi

Appena fuori le mura della cittadina scendo subito in riva al lago che percorrerò in senso orario.

Il sentiero che lo costeggia si rivela subito piuttosto monotono, malgrado sia in riva al lago una folta vegetazione ne impedisce la visuale, e forse è meglio così perché Sursee, sull’altro lato apparirebbe lontanissimo.

Il morale piuttosto alto alla partenza ha un improvviso calo, pian piano mi sto rendendo conto di quello che mi aspetta e questi primi km sembrano non passare mai. Una serie di domande mi attanagliano: il piede sinistro si muove leggermente nella scarpa, avrò fiacche? Sono conscio che un qualsiasi problema potrebbe sopraggiungere durante la marcia e condannarmi ad abbandonare l'impresa? Avrò le forze fisiche e mentali sufficienti? 
 
Km 4 - Uno dei primi scatti della giornata

Come detto i pochi scorci che regala il lago non danno un idea della sua vastità (più di 7 km di lunghezza). Al contrario capto piccole curiosità che esulano dal percorso odierno.

Basta ad esempio un piccolo pollaio che si mette in allarme al mio passaggio con tanto di gallo che canta con tutte le forze ed avverte le galline che di riflesso tornano al coperto. Riesco ad immortalare questa divertente scenetta

Km 5 - All'arme all'arme

Torno alla realtà. Sono al km5, ne mancano più di 50…

Passo anche davanti al centro svizzero per paraplegici di Nottwil, un pensiero va a queste persone e al fatto di dare per scontato di poter anche solo camminare. Poter tentare un escursione simile alla soglia dei 50 anni, volontà e allenamenti a parte, é comunque una gran fortuna poter contare sulle proprie gambe.

Un cartello che segnala più di due ore (2h 15min) per Sursee mi fa cadere le braccia per un attimo, non é possibile. Ho calcolato che per fare 1km in media impiego 10 minuti, ne conviene che faccio 6km all’ora, in due ore ne faccio 12 e Sursee dista assai meno di 12 km...

La foto é stata scattata alle 07:27, dovrei arrivare alle 09:45 circa a Sursee, con queste tempistiche impossibile puntare al giro odierno. Infatti quando arrivo a Sursee do un occhiata all’ora, sono le 9, ben 45 minuti prima di quanto previsto dal cartello, 1h30m invece che 2h15m esattamente un terzo in meno. Ora so come interpretare i cartelli per il resto del giro senza farmi condizionare eccessivamente.

Prima di arrivare a Sursee incappo in diverse piantagioni di mele, i filari sono stracarichi ed il colore é super invitante, non resisto, ne stacco una e le do un morso: succosissima!

Km 9 - Non era il frutto del peccato? Difficile resistere

Subito però mi accorgo di aver commesso una stupidaggine, ci sono molte persone sul sentiero, vedermi con una mela in mano in corrispondenza di sterminate piantagioni di mele é vagamente sospetto. Così metto la mela in tasca e cammino diversi km con una mano in tasca per assicurarmi che non esca. Mi sento piuttosto stupido oltre che goffo...
Molto più tardi la storia delle mele avrà un altro capitolo in serbo.

Nel frattempo sono arrivato a Sursee e posso finalmente iniziare a scendere dall’altro versante del lago. Non vedo l’ora di lasciarmelo alle spalle ed iniziare ad addentrarmi nei campi dell’altopiano.

Km 12 - La testa del lago

Il sentiero dopo pochi km si stacca dalla riva ed inizia dolcemente a salire lungo la via dei romani. Dopo il villaggio di Eich (da qui Eichhoff?) si giunge in quella perla di Kirchbühl già visitata per bene tempo addietro. 

Kirchbühl é alle porte di Sempach, questo significa che ho ultimato il giro del lago. 

Km 20 - Kirchbühl, l'antica chiesa di Sempach, post in arrivo

Sempre a Kirchbühl trovo la prima fontana utilizzabile, quelle incontrate in precedenza o erano chiuse oppure l’acqua non era potabile. Riempio subito le due borracce. Il liquidò oggi non sarà così scontato per una gita che mi farà perdere ben 6.9 litri (!)

Parte seconda - Beromünster giro di boa

Dopo Kirchbühl il sentiero é già conosciuto fino a Beromünster, in primis devo salire alla cappella della battaglia di Sempach, questo é forse uno dei tratti più brutti e sono contento di affrontarlo ad inizio gita: una salita sulla cantonale completamente su asfalto e completamente al sole e, dulcis in fondo, attorniato da un traffico intenso.

Come sempre, malgrado abbia tantissime foto, non resisto a scattarne delle altre.

Km 21 - La cappella dedicata alla battaglia di Sempach
 
In seguito mi devo alzare in quota per quello che sarà il "gran premio" della montagna più arduo di oggi che mi porterà al golf club.

In questo breve tratto ho modo di immortalare due edifici entrambi affascinanti ma esattamente agli antipodi. Al fienile / ripostiglio dalle forme sinuose di contrappone il golf club poco più in alto 

Km 21 - Il ripostiglio

In entrambi i casi qualcosa li accomuna: pensionati. Pensionati su bici elettriche che fotografano il ripostiglio, pensionati che giocano a golf, pensionati che superano a destra, a sinistra. Insomma pensionati ovunque! (*) Questo é di buon auspicio quando sarò io pensionato, rimango comunque con delle riserve su quello che riguarda la bici elettriche, delle vere armi nelle loro non più reattive mani

Km 22 - La casa del golf Club

C’è un abisso tra le due costruzioni ma non si può dire che siano un pugno nell’occho, entrambi, in maniera diversa, si amalgamano nell’ambiente che li circonda

Dal golf club devo di nuovo imboccare un sentiero che attraverso i campi taglia in direzione di  Sursee ma più alto in collina. Sono diverse ore che il lago di Sempach fa da sfondo ed é forse giunta l’ora di lasciarselo alle spalle, questo avviene alle 11:15, dopo 4h15 min dalla partenza. Il lago é veramente immenso e lasciarlo alle spalle vuol dire finalmente voltare pagina. Sono sollevato.

Km 26 - Ore 11:15, ultimo sguardo sul lago di Sempach

Inizia una parte boschiva, ma non é il bosco che siamo abituati da noi. In vari tratti ci sono piante giovani, stile allevamento per gli alberi di natale. Poi ci sono anche quelle normali, la strada é sterrata e carrabile, ed é tutto estremamente piatto e ordinato. Non dovrebbe nemmeno far paura a percorrerlo di notte.

Questo appiattimento verso la comodità e la standardizzazione non rende nemmeno il bosco particolarmente memorabile. Ci sono però altre elementi che solitamente non troviamo qui a renderlo un po' più interessante.

Km 27 - Questo girasole sembra voler salutarmi, é l'unico che sembra avere la forza di tenersi eretto

Dovrei sbucare dalla foresta e giungere in vista di Beromünster, vero e proprio punto chiave della giornata; infatti oltre ad essere un bel punto al livello paesaggistico rappresenta anche il giro di boa, e questo incide e non poco sul lato mentale dell'impresa, sapere che si é passata la metà, che ogni passo fa pendere ancora maggiormente l'ago della bilancia verso quello già fatto a scapito di quello che é da fare é determinante.

Km 30 - Campagne sopra Beromünster

Sbuco sopra il villaggio che trovo incassato nelle campagne, la guglia della chiesa che fa capolino é il mio prossimo punto di riferimento. Sento le campane che suonano il mezzogiorno. 

Fisicamente sto ancora bene: il ritmo é costante e non sento un particolare bisogni di fare pause, ho notato però che bevo molto e i punti in cui fare scorta d'acqua fin qui sono stati praticamente assenti.

Km 32 - Beromünster, checkpoint di metà percorso

A Beromünster faccio l' unica vera e propria pausa dell'escursione. Giusto il tempo di mangiare una mela offerta in un cestino fuori dal cancello da un abitante, una banana e una barra proteica. Anche qui diverse fontane, ben tre, ma tutte con la dicitura "kein Trinkwasser". Cerco allora un negozio ma non lo trovo, ho poca acqua e potrebbe veramante diventare un problema. Non completare il giro per un elemento che non avevo quasi nemmeno considerato sarebbe un ennesima lezione di non dare nulla per scontato.

Parte terza - Verso il lago di Hallwyl

Il sentiero da qui alla fine é da me sconosciuto, inizialmente procede deciso verso oriente e il lago di Hallwyl.
Beromünster rappresenta un punto intermedio tra i due grandi laghi, ora ci si sposta verso il prossimo capitolo, ma prima di giungere in vista del lago di Hallwyl mi aspetta ancora un lungo pezzo con alcune salitelle e diversi villaggi, Sbaglio la strada una seconda volta ma a scapito di bei scenari, probabilmente i più belli della giornata.

Km 36 - Le geometrie che propone l'altopiano probabilmente non suscitano le stesse ammirazioni per un uomo abituato a girare nel meno ordinato caos della montagna

Km 37 -  Queste mucche in realtà si trovano poco sotto alla sommità del prato, ma l'angolatura in questo esatto punto le fa apparire diversamente. I paletti in primo piano distolgono parzialmente e riempiono la scena

Km 37 - Questa bici apparentemente abbandonata sotto un albero sono lo scatto del giorno

Parte quarta - l'ossario di Schwarzenbach

Arrivo poi a Schwarzenbach, dove visiterei volentieri la cappella (purtroppo chiusa) ma così non l'ossario incredibilmente aperto e con diversi memento mori rappresentati. 

Km 38 - All'improvviso un ossario

La piccola struttura cubica (4x4 m) presenta un tetto a padiglione ricurvo e un’ampia apertura d’ingresso ad arco a tutto sesto. L’interno è caratterizzato da una volta a crociera e da dipinti in grisaglia conservati solo in modo frammentario. 


Sono rappresentati scheletri con i consueti attributi della morte: piccone, pala, falce, clessidra e freccia. Le loro colonne vertebrali e le costole sono raffigurate in modo piuttosto schematico, mentre le teste mummificate, con capelli radi e occhi di forma diversa, esprimono invece una maggiore individualità.

Gli scheletri a mezza figura nelle cime delle volte a sinistra, a destra e sopra l’ingresso reggono sopra i crani delle targhe incorniciate, i cui testi oggi sono solo parzialmente conservati o del tutto mancanti. Lo stesso vale per le due figure della Morte a figura intera con pergamene srotolate nella parte inferiore dei pennacchi della volta, nel passaggio verso il coro. 

Sulla parete del coro, ai lati di una mensa d’altare simile a una cornice profonda solo circa 15 cm, due defunti si coprono quasi timidamente con un drappo che un tempo recava anch’esso delle iscrizioni. Nella volta sopra l’altare è raffigurata una colomba dello Spirito Santo. Il tema del memento mori è approfondito da una grande targa con iscrizione sulla parete sinistra e da una fascia con iscrizione sopra il monogramma «IHS» sulla parete destra.

Non si tratta, in senso stretto, di una danza macabra, perché manca il vivente che viene prelevato dalla morte. Al suo posto c’è il visitatore dell’ossario, che si trova a confrontarsi con la propria caducità.

Secondo Reinle, queste figure di morte sono strettamente legate alla Danza della Morte nell’ossario di Hasle (1687), attribuita al pittore lucernese Jakob Fleischlin. I dipinti, però, erano già in pessime condizioni e durante il restauro del 1977/78 sono stati ulteriormente rovinati, tanto che ormai non è più possibile dimostrare la somiglianza con quelli di Hasle.

Parte quinta - Alla ricerca dell’acqua

Lascio l’ossario, non posso fermarmi troppo a lungo, in primis per non perdere il ritmo.
Fisicamente inizio ad avere i primi problemi, me ne sono accorto quando per fotografare gli amabili teschietti mi sono dovuto appoggiare con un ginocchio a terra, l'impresa mi fa parzialmente scricchiolare e rialzarmi richiede qualche sforzo superiore alla norma. 

Da Schwarzenbach il sentiero scende deciso verso il lago di Hallwyl, la mia tappa é Mosen all'estremità settentrionale. Nel frattempo non ho ancora risolto il problema dell'acqua, anzi, anche facendo parsimonia é diminuita ulteriormente e ne rimangono poche boccate, sicuramente insufficienti per affrontare il lago.
Incrocio un pensionato (e chi altrimenti?) fuori casa e gli chiedo se non c'é una sorgente d'acqua, dato che la fontana fuori dalla cappella di Schwarzenbach é chiusa. Mi dice che anche lui non ha di che annaffiare il prato, quello che speravo tra le righe é che il buon uomo si mettesse a disposizione per riempirmi le due borracce, ma questo non avviene.

Non indugio oltre e affronto la discesa da Schwarzenbach verso Mosen, qui dovró assolutamente procurami dell'acqua. Capito l'antifona mi concentro subito sui negozi, non c'é un granché, una pompa di benzina potrebbe però essere la svolta della giornata. Purtroppo così non é, dopo aver girato tra alcune costruzioni trovo due pompe non sorvegliate, non sapevo nemmeno esistessero ancora. Nessun automatico presente.

Km 39- Molto vintage

La svolta in uno dei numerosi camping presenti sul lunghissimo lago di Hallwyl. Per dare un idea: lago di Sempach 7.2km x 2.3km, lago di Hallwyl 8.3km x 1.4km. Finalmente mi rifornisco di una bella bottiglia ghiacciata e un ghiacciolo. Il problema dell'acqua é risolto, posso di nuovo concentrarmi sulla marcia cercando di evitare di fermarmi, raffreddare il meccanismo e perdere la spinta necessaria.

Parte sesta - Risalendo il lago di Hallwyl

Posso finalmente affrontare la sponda destra del lago di Hallwyl. Lago che sarà leggermente più apprezzabile di quello di Sempach ma anche qui nulla di particolarmente memorabile, forse sono abituato troppo bene con i laghetti di montagna.

Sta di fatto che la prima foto interessante del lago la scatto poco dopo la sua metà. Dal lato fisico inizio ad avere alcuni dolori degni di nota, i piedi reggono bene ma ho un dolore in fondo alla schiena e anche una spalla mi duole. Ho passato il punto del “non fermarmi”. Una pausa prolungata, magari sedendomi o sdraiandomi potrebbe essere fatale a questo punto, rischierei di perdere il ritmo e inoltre il corpo cederebbe di schianto rendendo gli ultimi km un calvario per non dire impossibili da percorrere

Km 47 - scorcio degno di nota sul lago

Altra prova é la lunghezza del lago, vero che é lungo ma mentalmente appare ancora più lungo di quello che é, soprattutto alimentato dalla fatica accumulata che faceva sembrare il lago di Sempach una bazzecola in confronto.

Ora devo serrare i denti e anche una volta giunto in cima al lago non si é ancora esattamente a terra, la sponda nord non é ben delineata, é una zona paludosa e questa zona si insinua fino al castello che rappresenta il prolungamento più settentrionale del lago. 

Guinto al castello una piccola delusione, al di fuori é stato montato un palco e dei teloni neri non permettono di sbirciare al suo interno durante lo spettacolo ma soprattutto al castello per chi ne fosse interessato e se ne infischia dello spettacolo. Riesco a fare una panoramica che malgrado distorta qui ripropongo

Km 50 - Castello di Hallwyl. Più di così oggi non riesco.

Parte settima - Due reparti separati

Al castello di Hallwyl ho raggiunto i 50km, distanza ragguardevole, dato che ne mancano 6 per raggiungere la meta, almeno questo quanto emerso durante il tracciamento, 
Superare il record dovrebbe dare quella marcia in più…

Ma così non é. 

Da qui in avanti si va proprio per inerzia. Le gambe non cedono ma il resto traballa. É come se le gambe fossero
un elemento a parte, un altro reparto rispetto al cervello, loro non hanno pensieri, emozioni, dubbi, semplicemente continuano ad andare in un moto apparentemente perpetuo, in maniera meccanica e cadenzata, passo dopo passo finché dall’alto non gli venga impartito un ordine diverso. Tutto questo mentre la mente cerca di combattere i sintomi di dolore e stanchezza che gli vengono inviati da diverse parti del corpo. Intanto le gambe girano ed i km passano. 

Di questi ultimi la maggior parte rimangono sotto gli 11 minuti di percorrenza, un ottimo tempo calcolando le condizioni e i km alle spalle: si é tenuto il ritmo dall'inizio alla fine. 

Il particolare é che i km saranno ben oltre i 6 preventivati, e ogni km in queste condizioni conta eccome, necessita di forte motivazione e grandi sforzi a livello mentale.

Anche le foto peggiorano di qualità, si ha voglia di arrivare, si fotografa meno e peggio. Poco fuori Hallwyl però non mi sfugge la strana disposizione di 4 alberi con una pietra al centro, e difatti un cartello identifica il luogo come quello delle esecuzioni.

Voglio però risparmiare le forze, verifico se sulla pietra é inciso qualcosa ma non me la sento di tornare indietro per fotografare il tutto da angolazione migliore

Km 51 - Questa la foto selezionata, se si agguzza la vista a destra si vede spunmtare una delle torri del castello di Hallwyl

Parte ottava - Un arrivo senza fanfara

Gli ultimi lunghissimi km sono un calvario, malgrado tengo il ritmo so che lo pagherò una volta arrivato. I 56 km stanno lievitando fino a far pensare di raggiungere i 60 ma non riesco a calcolarlo con lucidità. Sarebbe una beffa arrivare a 59.8km, in quel caso farei una deviazione per raggiungere i 60.

Giunto nell'ultimo bosco poi non riesco nemmeno a stimare quanto ci voglia ancora, metto via il telefono con la mappa per cercare di non pensarci troppo. Posso guardare il puntino rosso del GPS che mi rappresenta mentre si avvicina al traguardo ma non resta che concentrarsi in quegli ultimi passi.

Ho ancora maniera e forza di fotografare questo corso d'aqua alle porte di Lenzburg addirittura abbassandomi sulle ginocchia per un inquadratura migliore. C’è chi si inginocchia davanti alle divinità, se mai ce ne fosse una io la riconosco in Madre Natura. Mi rialzo scricchiolante, é forse l’unico momento in cui penso ai bastoni che ho lasciato a casa.

Km 59 - Alle porte di Lenzburg

Poi attraverso i campetti di calcio di periferia, quelli che mentre studiavo la cartina durante la pianificazione pensavo "giunto ai campetti é fatta"

Giungo a Lenzburg, in alto alla mia destra appare il celebre castello che fotografo senza impegnarmi più di quel tanto. Manca 1km, ne sono sicuro, manca anche 1 km ai 60 km. Sbaglio, i km alla fine saranno 61.12 senza bisogno di deviazioni.

Inoltre sto vivendo uno stressante conto alla rovescia, uno contro il tempo per prendere il penultimo treno utile e fermarsi un ora a Zurigo a rimpinzarsi (allo stato attuale nello stomanco solo lo spuntino a Beromünster + due calippo cola sul percorso). Dall'altro una corsa contro la batteria che sta precipitando velocemente dal 7 al 6 al 5%....l'dea di non poter registrare l'epica camminata non é tollerabile.

Do un occhiata all'orario del treno mentre cammino, binario 2, sarà quindi su un anonimo binario, di un anonima sera di una quasi anonima cittadina nel Canton Argovia che finirà la mia avventura. Senza grida o schiamazzi, senza premi o pacche sulle spalle, in perfetto anonimato. Dentro però un senso di sollievo, so che nelle ore successive soffrirò fisicamente ma gioirò mentalmente per l'impresa.
Giungo giusto in tempo in stazione sia per prendere il treno sia per stoppare il cronometro con l'1% di batteria. 

COGITAI, AMBULAVI, PERFECI.
Pensai. Camminai. Realizzai.

E ora che crolli tutto.

Km 61.12 - Ultimo scatto della giornata, il treno arriva sul binario 2. Sono arrivato da due minuti e tre minuti dopo sono già lontano da tutto.



Post Scriptum del 3 settembre 2026

Sono passate 36 ore dall’arrivo sul binario 2 a Lenzburg. Sento ancora molto forti le sensazioni derivate da questa giornata. 

Da una parte sul mio corpo, cammino bene ma ho ancora alcuni dolori dietro al ginocchio sinistro, in fondo alla schiena e dietro il calcagno destro una leggera infiammazione dovuta a sfregamento, ma tutto ciò a discapito di un costante sensazione di godimento mentale, una gioia di sottofondo che mi sta accompagnando dalla stazione di Lenzburg. 

Il motivo principale é quello di aver dimostrato a se stessi di aver voluto fortemente una cosa e con la forza di volontà di essere andati a prenderla. Il sapere di avere una forza di volontà così forte dà sicurezza anche in ottica futura sé dovrà essere applicata per le situazioni più disparate che la vita propone.

Facendo riferimento a Levi, in un contesto molto meno drammatico, se avevo dei dubbi, tra i sommersi e i salvati sono ancora fortemente con i salvati.

Curiosità 

1. Da Airolo verso sud 

Se dovessi partire a piedi da Airolo in direzione sud dove sarei dopo 61.1km?

Ho ricalcolato il percorso prendendo come riferimento il tracciato pedonale della ViaGottardo n. 7, ovvero il percorso escursionistico effettivo, non la distanza stradale né quella in linea d’aria.

Il punto importante è questo: le tre tappe da Airolo a Biasca sommano:

* Airolo → Rodi: 14 km 
* Rodi → Lavorgo: 13 km 
* Lavorgo → Biasca: 21 km 

Totale Airolo → Biasca = 48 km.

Quindi al km 61,1 ci troviamo 13,1 km oltre Biasca, lungo la tappa Biasca–Bellinzona, che è di circa 25 km. 

Risultato 

Il km 61,1 si trova nella zona di PREONZO, nella parte settentrionale del territorio di Bellinzona, tra Claro e Gnosca, lungo il percorso pedonale della Riviera.

In altre parole:

Airolo → Rodi → Lavorgo → Biasca → Lodrino → Cresciano → Claro → Preonzo → …

e a 61,1 km ti trovi all’incirca all’altezza di Preonzo, prima di arrivare a Gnosca e poi a Bellinzona.

2. 61 km in ufficio

Calcolando che il locale pausa/mensa dista 30 metri dalla mia scrivania e calcolando due pause caffè + 1 pausa pranzo a quanti giorni corrispondono 61.1 km?


Se il locale pausa/mensa dista 30 metri dalla tua scrivania, considero che ogni pausa comporti andata + ritorno:
Pausa caffè 1: 30 + 30 = 60 m
Pausa caffè 2: 30 + 30 = 60 m
Pausa pranzo: 30 + 30 = 60 m
Totale giornaliero: 180 m = 0,18 km

Ora:

61,1 km ÷ 0,18 km/giorno = 339,44 giorni

Risultato

61,1 km corrispondono a circa 339 giorni lavorativi di spostamenti tra scrivania e mensa. 

In pratica, dopo 1 anno e circa 7 mesi di lavoro avresti percorso a piedi l’equivalente di:
AIROLO → PREONZO, 61,1 km 

E questo senza contare bagno, stampante, colleghi, riunioni e altre peregrinazioni aziendali.

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