Breve storia della tortura a Kyburg
Al Kyburg si praticava la tortura durante il periodo in cui vi regnava il balivo, senza la “Vergine di ferro”, ma con il banco di tortura e le viti da pollice: questo è documentato e può essere verificato nei verbali dei processi conservati nell’Archivio di Stato.Il balivo di Kyburg era infatti il giudice supremo per conto di Zurigo.
A Kyburg c’erano un’aula di tribunale, diverse prigioni e la camera delle torture, detta anche «Reichskammer». Le pene inflitte dal tribunale erano crudeli e spesso mirate al corpo. Oltre alle condanne a morte, c’erano punizioni corporali come le frustate o l’amputazione di parti del corpo. Tutto ciò, tuttavia, avveniva all’esterno del castello.
Tuttavia: camere di tortura raccapriccianti e carnefici sadici che torturavano a casaccio – non era così che funzionava la tortura nei procedimenti giudiziari. Al contrario, era rigorosamente regolamentata. Ad esempio, non era consentito che scorresse sangue ed era applicata solo in caso di reati per i quali era prevista la pena di morte o una grave punizione corporale.
Nel 1670 Heinrich Escher giustificò gli ingenti costi dei processi sostenendo che la decisione di grave portata relativa alla tortura, così come quella relativa alla pena di morte, dovesse avere un ampio sostegno: «Non si voglia assumersi la responsabilità di giudicare in soli tre la vita di un uomo o di condannarlo alla tortura».
A che serviva la tortura?
Ma perché, in definitiva, si ricorreva alla tortura? Il diritto processuale dell’epoca non prevedeva un processo basato su prove indiziarie: si potevano condannare solo coloro che confessavano. Per questo motivo, a partire dal XV secolo, la tortura era ampiamente diffusa nei processi penali. Tuttavia, una confessione estorta sotto tortura era considerata valida solo se successivamente ripetuta e quindi confermata.I contemporanei erano ben consapevoli del fatto che la tortura spesso costringeva a rendere false dichiarazioni e, per questo motivo – oltre che per ragioni umanistiche – essa era oggetto di continue critiche. Gli indagati dovevano spesso sottoporsi a numerosi interrogatori e venivano così sottoposti a una sorta di custodia cautelare che poteva durare da alcuni giorni a diverse settimane. La giustizia dell’età moderna, invece, non conosceva ancora la prigione come pena.
La tortura nei verbali processuali
Dal punto di vista odierno è chiaro che la tortura non è uno strumento idoneo per accertare la verità. Non sappiamo come si sentissero al riguardo i balivi che ordinavano la tortura e gli scribi che redigevano i verbali degli interrogatori. In ogni caso, nessuno nascondeva il fatto che si ricorresse alla tortura. Nei registri giudiziari, dove sono riassunti i processi, si trova regolarmente la formula secondo cui i condannati avevano confessato i propri misfatti «con e senza tormenti e torture». Anche in questo caso era importante che la confessione fosse confermata senza ricorso alla tortura.Nei verbali degli interrogatori la tortura veniva descritta in dettaglio utilizzando una sorta di codice e si riportava che gli indagati erano stati sottoposti a «martirio laterale». Il codice numerico indicava quante volte una persona veniva sottoposta a tale tortura e quante pietre venivano utilizzate. Oltre al banco di tortura, a Kyburg venivano utilizzate anche le viti da pollice.
La tortura poteva essere applicata in ogni tipo di caso; era frequente nei casi di furti (ripetuti), nei reati sessuali come l’omosessualità, la sodomia («bestialità») e l’incesto, nonché in caso di sospetto di infanticidio.
Strumenti di tortura
L’acquisto del materiale di tortura è documentato nelle fatture dei balivi. Nel 1554 il fabbro Matthäus Albrecht ricevette l’incarico di applicare degli anelli alle tre pietre di tortura che erano state precedentemente fornite dal maestro Josef Nussbaumer. Nel 1623 il cancelliere portò «una nuova corda da tortura», il cui costo fu registrato in bilancio come pari a 3 libbre e 2 scellini.
Interrogatori imbarazzanti: un caso esemplificativo
Un caso risalente ai mesi di giugno e luglio del 1727 documenta come si svolgevano gli interrogatori degli indagati a Kyburg. La detenzione di due fratelli, sospettati di incesto, durò circa tre settimane. Solo dopo il sesto interrogatorio l’indagine fu conclusa. I due vivevano insieme e, a quanto pare, da soli nella casa dei loro genitori defunti. Già durante il primo interrogatorio il fratello ammise di aver avuto rapporti sessuali con la sorella sette volte e accusò quest’ultima di averlo sedotto. La sorella, invece, negò i fatti.1° interrogatorio (lunedì 23 giugno 1727): il fratello confessa, la sorella nega
2° interrogatorio (martedì 24 giugno 1727): il fratello continua a confessare, la sorella nega
3° interrogatorio (venerdì 27 giugno 1727): la sorella continua a negare
4° interrogatorio (lunedì 30 giugno 1727): Dichiarazione del fratello, confronto, la sorella nega. Decisione di procedere all’interrogatorio con tortura nella Camera Imperiale. Il fratello viene interrogato prima senza legacci sul banco di tortura, poi legato e infine sollevato con un peso. La sorella confessa mentre è legata sul banco di tortura, poi nega nuovamente, ma sollevata con un peso ammette più di prima e in seguito lo conferma.
5° interrogatorio (venerdì 4 luglio 1727): la sorella nega nuovamente, ma dopo essere stata persuasa confessa di nuovo; anche il fratello conferma la sua deposizione.
6° interrogatorio (martedì 8 luglio 1727): interrogatorio di entrambi, ciascuno senza legacci sul banco di tortura. Nel successivo confronto, coordinano le loro dichiarazioni. Di ritorno in aula, si decide di deferire il caso al tribunale regionale.
Sentenza (mercoledì, 16 luglio 1727): il tribunale regionale condanna i due alla morte per decapitazione.
Cappella o ala carceraria?
La cappella, costruita intorno al 1200, era nei primi tempi di Zurigo – cioè ancora prima della Riforma – un luogo di preghiera che i balivi utilizzavano e ampliavano. Il balivo Felix Schwarzmaurer fece realizzare nuovi affreschi negli anni 1480, riprendendo elementi tipici della città di Zurigo, in particolare il martirio di santa Regula. Secondo la leggenda, questa morì martire a Zurigo nel IV secolo d.C. insieme al fratello Felix.Dopo la Riforma, tuttavia, questo spazio dedicato alla preghiera privata non poté più essere utilizzato. Inizialmente la cappella fu sconsacrata dai balivi e poi adibita a armeria; gli affreschi furono ricoperti di intonaco. Nel 1624 fu posato un pavimento intermedio nella cappella per guadagnare spazio. Successivamente furono ricavate celle carcerarie su entrambi i piani. I prigionieri, che qui attendevano di essere torturati o cercavano di riprendersi dalle torture subite, non sapevano nulla delle scene crudeli nascoste sotto l’intonaco, eppure così perfettamente in sintonia con la loro realtà!
Testimonianze
Testimonianza 1 - maschile
Per me il castello di Kyburg è semplicemente legato alla Vergine di Ferro. In un certo senso, è proprio questo il significato del castello di Kyburg. Da bambino, dovevo avere circa sette o otto anni, all’inizio degli anni ’60, siamo saliti nella tenuta di famiglia e abbiamo visitato il castello, tra cui la sala delle torture, dove si trova la Vergine di Ferro. Ci sarebbero state anche altre cose da vedere, ma la Vergine di Ferro mi ha davvero colpito tantissimo da ragazzino.Non provavo una sensazione particolare, non ne avevo paura né niente del genere, ma pensavo semplicemente che all’epoca fossero strumenti di tortura troppo crudeli. E che ne avessero bisogno. Riesco a immaginare come fosse. Sei lì dentro, il coperchio si chiude e così me lo ricordo. Il coperchio si chiude e poi i chiodi, almeno alcuni, venivano piantati. Me lo immaginavo semplicemente crudele.
Sei lì dentro e poi i chiodi vengono piantati di nuovo mentre gli altri sono già lì dentro. Come dire, forse non è la parola giusta, ma per me è quasi come il romanticismo medievale. Così disinvolto, cioè disinvolto… la morte non è mai piacevolmente disinvolta, ma è in modo raccapricciante romantica. Un po’ come: «Sì, lì c’era proprio qualcosa. Sì, lì guardavamo sempre in alto verso quella Vergine di Ferro e aprivamo il coperchio e lo richiudevamo.
Testimone 2 - femminile
Della Vergine di Ferro ho piuttosto brutti ricordi. È come se fossimo in una stretta tromba delle scale, faceva freddo e non avevamo quasi spazio. E poi c’era da qualche parte quella figura oscura con quelle punte e io l’ho osservata, l’ho guardata attentamente e poi ho guardato quelle cose nere forgiate. E poi mi hanno detto che un tempo ci mettevano dentro le persone per punirle e che poi il cuore veniva trafitto.E poi rimanevano feriti e forse soffrivano, e nella maggior parte dei casi morivano. Per me è stato piuttosto terribile, perché ho pensato che dovesse aver fatto un male incredibile. Ma era una cosa strana, perché in qualche modo bisognava chiudere la Vergine di Ferro, eppure gli angoli di quei ferri erano disposti in modo un po’ strano l’uno rispetto all’altro.
All’epoca ci riflettevo molto. Da bambino mi interessava molto capire come funzionasse davvero, perché in teoria avrebbero dovuto chiudersi praticamente frontalmente l’uno contro l’altro e in qualche modo per me non tornava del tutto. E qualcuno mi ha detto che ci mettevano dentro anche gatti e cani e anche questo, in qualche modo, non l’ho capito bene.
Ma soprattutto mi sono chiesto: che tipo di persone erano quelle che facevano una cosa del genere agli altri? E si dice che fossero carnefici e che avessero qualcosa di strano in testa. Insomma, erano servitori che torturavano e dovevano seguire qualcuno che torturava, e in qualche modo provavano piacere nel tormentare gli altri. Sì, il Medioevo, per me è stato davvero un periodo pessimo e oscuro, per molto tempo.
Non sono più tornata a Kyburg per quasi 40 anni, perché il ricordo della fanciulla mi tormentava in qualche modo. Ero stata alle serenate, o meglio allo «Jodel di Kyburg» nel parco. Sì. E poi ci sono entrato una volta e ho notato che c’era stato un cambiamento nella didattica museale, con attività interattive davvero interessanti. E la Vergine di Ferro non era più lì dove avrebbe dovuto essere, ne sono felice.

Corte interna del castello di Kyburg
Testimone 3 - maschile
Sono cresciuto a Schönenberg, si trova a soli tre chilometri da qui e quindi, naturalmente, sono stato qui al Kyburg molte volte e uno dei punti salienti è sempre stata, ovviamente, la camera delle torture con quella “Vergine di ferro”. E naturalmente mi sono anche chiesto come funzionasse esattamente e dove fossero le porte nella direzione giusta. Sì, in ogni caso è sempre stato emozionante, naturalmente affascinante.Ma ciò che mi ha affascinato è stata semplicemente la figura in sé. È la prima e unica grande figura umana che abbia mai visto, perché all’epoca non ero mai stato in città né in un museo. E proprio questa imponente figura femminile mi ha affascinato, tanto che in seguito sono diventato scultore del legno. Poi ho visto per la prima volta una figura in legno simile e ora realizzo anch’io, in parte, figure simili. Ovviamente senza i chiodi. In fondo si tratta piuttosto di un oggetto d’arte. Naturalmente, in realtà non è proprio una cosa così bella, in fondo. Ma l’uomo, in qualche modo, prova anche piacere per cose così inquietanti, stranamente. È una strana caratteristica dell’essere umano, ma è così.
Testimone 4 - femminile
Ricordo la Vergine di Ferro dai tempi dell’infanzia. Allora, ogni tanto salivamo con la famiglia al Kyburg e la Vergine di Ferro mi ha colpito molto, o meglio, mi faceva molta paura. Non ricordo più esattamente quale sia stata la prima impressione. So solo che per me il Kyburg era praticamente la Vergine di Ferro, perché da bambino me lo immaginavo così, ovviamente, quello che succedeva lì, e in quella camera di tortura lei se ne stava lì come una figura molto oscura e mostruosa, di cui probabilmente tutti avevano un po’ paura.Ma io, ad esempio, sono cresciuto senza televisione. Forse questo ha reso l’impressione ancora più forte quando poi vedevo qualcosa di così mostruoso. E se ricordo bene, nelle visite successive facevo in modo di non vedere la Vergine di Ferro. Probabilmente non entravo affatto nella sala delle torture, ma gironzolavo nei dintorni cercando di evitarla.
So anche che questo mi ha segnato. Forse non proprio con incubi, o forse sì, ma semplicemente perché la sera, quando a volte non riuscivo a dormire, mi veniva in mente la Vergine di Ferro; e un castello è comunque qualcosa di imponente e un po’ inquietante. E con la Vergine di Ferro era un po’ la ciliegina sulla torta.
Testimone 5: io
Rispetto alle testimonianze precedenti sono giunto nella stanza della vergine di ferro in età piuttosto avanzata, questo ha tolto una parte di quell’alone da lupo cattivo fiabesco che dopo una certa età incide assai meno. Questo però non toglie il fatto di aver provato una certa emozione, di aver intuito subito di essere davanti alla hit della giornata. Il viso della vergine gioca un ruolo fondamentale, l’espressione é enigmatica.Da qualsiasi lato lo si guardi rimane indistricabile, un sorriso non sorriso che stride con gli occhi grandi grandi, stile cucciolo, quasi ad incutere tenerezza e pietà. Dev'essere questo il punto di forza, un espressione che disorienta, che promette protezione e invece nasconde terribili sofferenze. Caratteristiche classiche di un qualsiasi protagonista di film horror o fiabe dove il più insospettabile si rivela essere il mostro, e questo disorienta, toglie sicurezza.
Macchina della fantasia: la Vergine di Ferro
La Vergine di Ferro è una macchina nata dalla fantasia che, a sua volta, suscita fantasie nei visitatori: una macchina della fantasia in doppio senso!Come leggendario strumento di tortura «medievale», ha fatto la sua comparsa a partire dal XIX secolo nelle baracche da spettacolo e nei musei della tortura. In precedenza, le Vergini di Ferro erano presenti solo nei racconti. Solo secoli dopo sono state costruite come «vera» realizzazione di un’idea nata dalla fantasia.
La mostra ripercorre la genesi della leggenda e degli oggetti e mostria come la Vergine di ferro si sia radicata nell’immaginario collettivo. La meccanica e l’automatismo hanno contribuito in larga misura al suo fascino.
Primi avvistamenti al castello di Kyburg
Anche la “Vergine di Ferro” di Kyburg era inizialmente solo una leggenda. Probabilmente fu lo stesso Matthäus Pfau, il primo gestore del museo del castello, a diffonderla. Nella prima guida di Kyburg, da lui pubblicata nel 1866, si legge: «Sul lato orientale della cappella si narra la leggenda della Vergine di Ferro, ma se essa abbia un fondamento, anche solo parziale, è ormai quasi impossibile stabilirlo ai giorni nostri».

Nelle edizioni successive si legge in modo altrettanto vago: «Nell’angolo acuto [...] circola ancora [sic!] la leggenda della Vergine di Ferro». Un articolo sulla Vergine di Ferro pubblicato sul «Bund», anch’esso promosso da Pfau, descriveva l’orrendo evento avvenuto in quell’angolo: «Il delinquente condannato al “bacio della fanciulla” avrebbe dovuto avvicinarsi alla statua che lo attendeva a braccia aperte, dopodiché questa, al momento del contatto con una fessura nel pavimento, avrebbe chiuso le braccia, lo avrebbe fatto a pezzi con pugnali nascosti e avrebbe fatto precipitare il cadavere nel vuoto attraverso la botola».
Già i contemporanei criticavano il fatto che non si vedesse alcuna traccia di botola né di fossa! Oggi è certo: in quel punto non c’è mai stata una Vergine di Ferro!
Da leggenda a mobile
Quando una saga o una leggenda si diffonde, si adatta a un nuovo luogo e lì viene infine considerata vera, si parla di «saga itinerante», «tradizione inventata» o «leggenda moderna».La Vergine di Ferro ne è un esempio. L’origine della sua leggenda risale alla diffamazione politica operata da uno storico greco-romano intorno al 200 a.C.
Per quasi 2000 anni è rimasta solo una figura leggendaria nelle menti delle persone.
Solo nel 1830 furono costruite le prime figure, destinate a delle mostre. Il fatto che la figura raccapricciante descritta nei racconti sia diventata, nel XIX e XX secolo, un oggetto più volte riprodotto, non ha quindi nulla a che vedere con la storia criminale, ma piuttosto con il bisogno di brividi, il fascino per le macchine e la paura dell’abbraccio virginale.
Fake news dell’antichità: la macchina letale del re di Sparta
200 a.C. Tutto ebbe inizio con una calunnia politica: lo storico Polibio affermò che il re di Sparta Nabis fosse un tiranno sanguinario. Per torturare i debitori, avrebbe utilizzato una macchina crudele a forma di donna. La macchina avrebbe avuto lo stesso nome di sua moglie, «Apega», e, grazie al suo meccanismo a molla nascosto, sarebbe stata in grado di abbracciare, afferrare e infilzare.Nuova versione dell’antica leggenda di una donna-macchina che abbraccia
1549 Un millennio e mezzo dopo, nel Rinascimento, viene tradotta l’antica storia della spartana Apega. Da quel momento ha inizio il fascino per il motivo dell’«abbraccio mortale» di una figura meccanica.L'incubo dei bambini a Breslavia: la «macchina della vergine che bacia»
1592 Il traduttore inglese del libro popolare tedesco sul mago Faust (il cosiddetto «Urfaust») inserì di propria iniziativa un racconto crudele: A Breslavia, sul ponte sull’Oder, si diceva che ci fosse una macchina dalle sembianze di una fanciulla che baciava, abbracciava, schiacciava e infine sminuzzava i bambini più indisciplinati per darli in pasto ai pesci.Breslavia era considerata la «città delle meraviglie» della tecnica e della meccanica di precisione. Sull’Oder sorgevano gli ingranaggi delle dighe e dei mulini più all’avanguardia. Questa tecnologia suscitava anche terrore e alimentava fantasie oscure e moniti. Così, nella mente della gente, il fragore degli ingranaggi si trasformò nella macchina di morte rappresentata da una figura metallica di fanciulla sul ponte. («Se non fai il bravo, la fanciulla ti verrà a prendere e ti getterà nel fiume!»)
La leggenda di Norimberga - L'inizio della celebrità
1792 Gli ingredienti per la nascita di una nuova leggenda sono quasi tutti presenti. Mancano solo le fonti scritte, che si dice siano state rinvenute a Norimberga nel 1792.Johann Philipp Siebenkees, nel suo libro «Materiali sulla storia di Norimberga», cita una cronaca del 1533 secondo la quale avrebbe esistito una «vergine di ferro per i malefici sulle mura della Fröschthurm». Questa avrebbe abbracciato i malfattori per poi smembrarli con larghe sciabole fissate alle mani. «Ma forse l’intera vicenda non è altro che una leggenda?»
Nel 1801 Christian Conrad Nopitsch, nel suo «Guida per gli stranieri a Norimberga», non nutre più alcun dubbio: la Torre delle Rane sarebbe stata effettivamente il luogo in cui si trovava la Vergine di Ferro. Così la leggenda diventa storia. E il castello di Norimberga diventa l’incarnazione di un luogo del cosiddetto «Tribunale Segreto».
La leggenda dell’Apega e la morale
Nel XVIII secolo, la storia antica di Nabis e della sua macchina Apega è talmente nota che nelle enciclopedie e nelle opere storiche l’«abbraccio di ferro» rappresenta un esempio morale negativo di tirannia, ma anche di perversione tecnica.Nel 1795 il marchese de Sade menziona l’episodio dell’Apega nel romanzo «Aline e Valcour». In quest’opera esso incarna l’antica inventiva nel campo della tortura. De Sade ritiene particolarmente crudele il fatto che a ciò si aggiunga l’inganno estetico (la figura della donna amata).
1797 Il romanzo dell’orrore dal lungo titolo «La Vergine di Ferro. Una storia di fantasmi, per metà dialogo e per metà racconto» è opera di un autore anonimo. L’ambientazione è la Boemia del XV secolo. Tra le apparizioni terrificanti figurano Re Artù e una Vergine di Ferro, «dal cui petto spuntavano sette pugnali affilati».
1800 Nel romanzo «Titano», Jean Paul descrive il percorso di un giovane nobile verso il potere. La fanciulla di ferro è in questo contesto un simbolo della freddezza e dell’autodistruzione interiore dell’antagonista.
1804 Nell’opera teatrale cavalleresco-romantica
«Der Rachebund oder die eiserne Jungfrau. Ein Gemälde der Vorzeit» (La congiura della vendetta o la fanciulla di ferro. Un quadro dei tempi antichi) di A.F. Albur, la Fanciulla di Ferro è lo strumento meccanico di una confraternita segreta che compie atti di vendetta nell’ombra.È la prima volta che compare come personaggio con i pugnali incorporati al suo interno. L’opera fu rappresentata al Volkstheater di Vienna e, in seguito, anche ai Pradler Ritterspiele di Innsbruck.
NEl 1811 Vienna è teatro di ulteriori romanzi e opere teatrali. Ad esempio «La Vergine di Ferro. Un dramma patriottico originale con canti».
Collezionisti di leggende
1816 I fratelli Grimm riprendono l’antica versione del Faust nella loro raccolta di leggende «Deutsche Sagen». Ma la crudele macchina per uccidere i bambini sull’Oder a Breslavia si trasforma in una «trappola delle fanciulle» per condannati adulti, sotto il titolo «Il bacio della fanciulla».1832 Il compositore inglese Robert Lucas Pearsall, durante un viaggio in Germania, si imbatté nelle leggende delle Vergini di Ferro. Entusiasta del fenomeno, redasse un catalogo alfabetico dei personaggi e delle leggende. Tuttavia, fino a quel momento non era stato ancora rinvenuto alcun oggetto reale. Si mise quindi alla ricerca in Germania e in Austria e alla fine trovò ciò che cercava al castello di Feistritz, nella Bassa Austria (vedi sotto)
Nel 1868 Moritz Bermann dedicò alla Vergine di Ferro un intero capitolo del suo libro «Storie oscure dall’Austria», con particolare attenzione all’esemplare della cosiddetta «Contessa Sanguinaria» Elisabetta Báthory. Le illustrazioni di Vinzenz Katzler che accompagnavano il testo furono riprodotte più volte, consolidando così nell’immaginario collettivo l’idea della Vergine di Ferro come «armadio».
1843 Anche a Vienna è ambientato il romanzo «La fanciulla di ferro nella torre rossa di Vienna, ovvero: Il sacrificio di vendetta dei giudici segreti. Una storia da brivido dei secoli passati».
1850 (circa) Sui palcoscenici londinesi, la Vergine di ferro è un elemento scenografico tipico delle segrete di tortura nei melodrammi, soprattutto quando si tratta di rappresentare l’orrore dell’Inquisizione.
1863 «La Vergine di ferro a Vienna» è una farsa di Anton Berger; fu rappresentata per la prima volta al Teatro di Josefstadt.
1881 (circa) «La fanciulla di ferro a Berlino» è il titolo di una commedia di A. Oskar Klaußmann e Fritz Brentano per il Teatro Ostend di Berlino.
Nel 1893 divenne davvero famoso il racconto breve «The Squaw» di Bram Stoker, l’autore di «Dracula». La storia è ambientata a Norimberga, dove un turista statunitense e una coppia inglese visitano la mostra sulle camere di tortura del castello. Incredulo, chiedendosi se funzioni davvero, il turista entra nella Vergine di Ferro e, per errore, vi rimane impalato.
Feistritz – viene costruita la prima “Vergine di ferro”
1832 Nel suo castello di Feistritz, nella Bassa Austria, appena restaurato, Joseph Dietrich, barone von Dietrichsberg, esponeva la sua collezione. Tra i dipinti, gli oggetti d’antiquariato, le armi e gli strumenti di tortura figurava effettivamente una “Vergine di ferro”. Si riteneva che provenisse da Norimberga. Non si sapeva – e non si sa – altro fino ad oggi.Nel 1832 la vide Robert Lucas Pearsall, studioso itinerante della Vergine di Ferro, che pubblicò la sua «scoperta» nel 1838 sulla rivista specializzata «Archaeologia». Entusiasta, credeva finalmente di avere la prova «vivente» che la Vergine di Ferro non fosse solo una leggenda
Una parte degli esperti nutriva dei dubbi, ma la Vergine di Ferro in legno era ormai nota al mondo.
Turismo a Norimberga - La seconda “vergine” è pronta
1857 Una storia già complicata si complicò ulteriormente quando il barone Dietrich vendette a Norimberga il suo esemplare di Feistritz (ma forse si trattava solo di una copia). L’antiquario Geuder lo espose nella Fröschenturm, insieme ad altri strumenti di tortura “medievali”. Nacque così il primo museo della tortura nell’area di lingua tedesca.1868 Miracolosamente, a Norimberga alla statua di Feistritz se ne aggiunse una seconda. Oggi si sa che fu realizzata appositamente per il museo.
1877 Il Museo delle Torture di Geuder si trasferì dalla Torre delle Rane alla Torre Pentagonale del Castello di Norimberga. «La folla di curiosi, assetata di brividi, veniva fatta entrare in gruppi di trenta persone alla volta; veniva accesa una lanterna e la Vergine di Ferro veniva illuminata dall’esterno e dall’interno con quella luce fioca.» Fu così che il turismo oscuro prese piede a Norimberga. E nella mente delle persone il fenomeno della Vergine di Ferro divenne «La Vergine di Ferro di Norimberga»
Vettori di diffusione
Percorsi espositivi, panottici, baracconi. La commercializzazione professionale di questo oggetto, al tempo stesso inquietante e affascinante, ha inizio nella seconda metà del XIXPer un modico biglietto d’ingresso era possibile provare brividi e terrore medievale, mescolati a fantasie erotiche: nelle torri cittadine, nei musei del crimine, nelle baracche itineranti, nelle mostre dei panottici e nei gabinetti delle figure di cera. Le figure della «Vergine di Ferro» furono realizzate appositamente per questo scopo.
Anni ’70 del XIX secolo (fino agli anni ’20 del XX secolo) in città come Berlino, Amburgo-St. Pauli o Monaco di Baviera, i “panottici” – un misto tra museo delle cere, spettacolo di personaggi esotici ed esposizione di curiosità – divennero vere e proprie attrazioni per i visitatori. La maggior parte di essi presentava una “medievale” sala delle torture, completa di “Vergine di ferro”.
Nel 1893 il museo delle cere Madame Tussaud di Londra acquista una Vergine di ferro per la camera delle torture, collocandola tra le figure dei prigionieri e dei carnefici.
Fiorente commercio di repliche
Non appena in altre località iniziò a circolare la leggenda di una “Vergine di Ferro” locale, si iniziò a erigere copie della figura di Norimberga. A seconda dell’abilità dei falegnami, si trattava di interpretazioni più o meno riuscite di quel modello.1876: entra in scena la Vergine di Ferro di Kyburg. In una fase molto precoce della storia dei cloni della Vergine di Norimberga, Matthäus Pfau ne acquistò una versione in Stiria. Purtroppo, ancora oggi non sappiamo esattamente da dove e da chi.

Iron Maiden in tour
Nel 1889 la collezione del Museo della Tortura di Norimberga fu venduta in Inghilterra al conte di Shrewsbury e Talbot. Per mantenere vivo il turismo a Norimberga, uno scultore realizzò in precedenza due copie (distrutte nel 1944/45).Così Norimberga rimase una meta del «turismo oscuro» grazie all’esposizione della camera delle torture. La più antica «Vergine di Ferro» di Norimberga fece il giro dell’Inghilterra e degli Stati Uniti con una mostra itinerante.
Nel 1893, all’Esposizione Universale di Chicago, suscitò grande scalpore e diede il via a un vero e proprio fenomeno mediatico internazionale intorno alla «Iron Maiden of Nuremberg». E poi? Dopo diverse tournée, nel 1968 giunse infine da Sotheby’s a Londra, dove fu acquistata all’asta dal Museo Criminale di Rothenburg. Da allora è esposta nella mostra permanente di quella sede.
Nel 1883 la “Vergine di ferro”, proveniente dalla collezione dei principi del Liechtenstein, fu esposta nel castello di Hollenegg e successivamente nel Museo delle Streghe sulla Riegersburg.
Nel 1880 (circa) il castello di Lockenhaus (A) ne ospitava addirittura due esemplari: uno era rimasto fino al 2006 al castello di Greifenstein. L’altra è stata associata alla «Contessa Sanguinaria» Elisabetta Báthory (1560-1614), condannata nel 1610 per pluriomicidio di donne. Da qui nacque la leggenda secondo cui anche lei avrebbe utilizzato una «Vergine di ferro» al castello di Čachtice (Slovacchia) e a Lockenhaus. A questi esempi si aggiungono molte altre figure, alcune delle quali sono conservate ancora oggi. Tutte risalgono al periodo successivo al 1870.
La Vergine di Ferro di Feistritz, invece, è considerata dispersa. Diverse tracce conducono in Svizzera.
Potrebbe trattarsi della Vierge de Nuremberg, che fino al 1973 era esposta allo Château de Lucens nel Museo Conan Doyle? Lì si trovava una statua simile, che nel 1974 fu venduta all’asta a Berna insieme alla collezione di armi e curiosità. Dove sia finita, non lo sappiamo.
La Vergine di Ferro in miniatura: souvenir e oggetto da collezione erotico.
Dagli anni ’90 del XIX secolo fino alla prima metà del XX secolo. I souvenir sono parte integrante del turismo. In un laboratorio di Norimberga venivano realizzate statuine in metallo fuso della Vergine di Ferro, alte circa 10 cm e apribili.
Insieme alle cartoline, erano un souvenir molto apprezzato e contribuirono a diffondere l’idea di come dovesse apparire una Vergine di Ferro.
1890 (circa) Appositamente per le scrivanie da uomo venivano realizzate Vergini di Ferro finemente decorate in avorio o bronzo. All’interno si trovava una statuetta di donna nuda rimovibile.
1893 Quando la collezione della Camera delle Torture di Norimberga fu esposta all’Esposizione Universale di Chicago, anche le statuette della «Iron Maiden of Nuremberg» furono molto apprezzate come souvenir.
Repliche nei moderni musei della tortura
I musei della tortura del XX secolo avevano una pretesa più o meno scientifica.Alcuni puntavano sul puro orrore, altri sulla storia della giurisprudenza.
A partire dagli anni ’90, nessun museo serio sostiene più che la «Vergine di ferro» sia mai stata utilizzata. Tuttavia, le repliche sono ancora esposte.
Ecco alcuni esempi:1913 Il castello di Gravensteen a Gand ne espone un esemplare. Acquistato intorno al 1907, fu esposto all’Esposizione Universale del 1913 e dal 1953 fa parte della mostra permanente dedicata alla giurisprudenza all’interno del castello.
Anche dal primo Novecento, il Museo della Tortura di Vienna espone una statua dall’aspetto piuttosto moderno
1932 La statua di Tokyo, nel Museo Criminale situato nel campus dell’Università Meiji, è una copia in scala ridotta di quella di Norimberga. Fu acquistata a Norimberga nel 1932.
1934 La Vergine di Ferro del Museo Criminale di Roma fu realizzata a Roma solo nel 1934.
1985 Il Museo della Tortura di Amsterdam continua a esporre la propria versione della Vergine di Ferro in una scenografia inquietante. Non si conosce la sua provenienza.
1994 e 2015: Il Museo della Tortura «De Oude Steen» a Bruges si trova nell’edificio di una prigione medievale all’interno della fortezza. Lì è esposta una copia della Vergine di Ferro.
1984: Di recente realizzazione è la copia della Vergine di Ferro di Norimberga nel Museo della Tortura del Castello di Linz sul Reno, gestito da proprietari privati. 2007 Il Museo delle antiche torture di Zielona Góra, in Polonia, fa parte del Museo regionale statale. Possiede una figura molto moderna.
2012 (circa) A Carcassonne è esposta un’altra copia moderna della «Vergine di ferro» di Norimberga, presso il Musée de l’Inquisition.
Mostre sulla tortura “all inclusive”
Fino alla seconda metà del XX secolo, quasi tutte le copie della “Vergine di ferro” provenivano dalla Germania e dall’Austria. Poi, negli anni ’80, in Italia è stata fondata un’azienda specializzata nell’organizzazione di mostre sulla tortura, sempre con copie della “Vergine di ferro”. Le figure presenti negli Stati Uniti sono in parte reperti provenienti da baracconi europei o copie lì realizzate.1983 Le figure della “Vergine di ferro” arrivarono in Italia solo in un secondo momento, ma poi subito su larga scala. Nel 1983 il signor Cantini espose per la prima volta una “Vergine di ferro” all’interno della sua collezione di strumenti di tortura agli Uffizi di Firenze.
Partendo da questo, il suo team ha organizzato la mostra permanente al Museo della Tortura di San Gimignano. Sono seguite San Marino, Siena, Lucca e Volterra e, in seguito, mostre itineranti e permanenti in tutto il mondo. (torturemuseum.it)
2000 (circa) Altrettanto orientata al mercato è l’azienda polacca Araneus, che collabora con torturemuseum.it occupandosi della logistica e della commercializzazione di mostre temporanee con repliche (perfectexhibitions.com). L’azienda ha ad esempio allestito i musei della tortura di Lubiana (SVN), Cracovia (PL), Lednice (CZ) e Tallinn (EST) con una copia della «Vergine di ferro».
2017 Negli Stati Uniti, l’azienda BenAur (torturemuseum.com) gestisce i musei di St. Augustine (2017), Chicago (2021) e New Orleans (2022).
Oggi sono note circa 60 statue in tutto il mondo esposte in mostre aperte al pubblico, alle quali se ne aggiungono sicuramente altre presenti in collezioni private.
La Vergine di Ferro nel cinema, come da cliché
1927 *L’uomo che ride* (USA), tratto dal romanzo di Victor HugoIl manichino realizzato per questo film è stato riutilizzato da allora in quasi tutti i film della Universal Pictures, comprese le serie *La famiglia Addams* e *I Munsters*. Ancora oggi è disponibile per il noleggio per le produzioni.
1939 Tower of London (USA)
1952 The Black Castle (USA)
1953 Abbott and Costello Meet Dr. Jekyll and Mr. Hyde (USA), commedia horror ambientata nel museo delle cere
1962 Tower of London (USA)
1963 La vergine di Norimberga
(USA), serie in cui la famiglia possiede una “Vergine di ferro” come oggetto d’arredo
1964 La famiglia Addams
1964-66 e 1998-99 I Munster (USA)
1966 La ragazza dell’U.N.C.L.E., serie TV (USA)
1970 *Blood of the Iron Maiden* (USA), film horror in cui un regista psicopatico sul set morder
1989 Bill & Ted's Bogus Journey (USA), commedia fantascientifica
1991 The Pit and the Pendulum (USA, I), adattamento cinematografico di Edgar Allan Poe
1999 Sleepy Hollow (USA) con Johnny Depp
1999 Beresina o Gli ultimi giorni della Svizzera(CH), satira con una «Vergine di ferro» (tipo Kyburg), che si trova nella camera di tortura fittizia del Museo nazionale
2001 Shrek (USA), film d’animazione fantasy con la camera di tortura di Lord Farquaad
Fumetti e anime
Il racconto «The Squaw» di Bram Stoker è fonte di ispirazione per alcuni fumetti. Oppure costituisce un elemento ricorrente nelle storie che presentano scene ambientate in camere di tortura.Ad esempio, in vari fumetti di Batman ambientati all’Arkham Asylum o in antichi castelli.
Particolarmente interessanti sono i fumetti e i manga futuristici con personaggi magici legati alla Vergine di Ferro. Ad esempio «Shaman King», dove la protagonista Iron Maiden Jeanne trascorre la maggior parte del tempo in una Vergine di Ferro per aumentare il proprio potere spirituale e mantenersi in uno stato di quasi-morte. Nel manga e nella serie animata «The Rising of the Shield Hero», l’eroe Naofumi è in grado di evocare un’enorme Vergine di Ferro.

Le leggende diventano storia. Il romanticismo oscuro del Medioevo
Fino al tardo Medioevo, in alcuni luoghi era possibile convocare un cosiddetto “Fehme” – ovvero un tribunale segreto – per i reati gravi. Questo fenomeno affascinò il XIX secolo, poiché si adattava all’immagine oscura del Medioevo. E così, in molte città, soprattutto in Germania e in Austria, le torri medievali delle città e dei castelli venivano interpretate come luoghi di punizione. A ciò si aggiunsero leggende sulla «Vergine di ferro» che spuntarono come funghi. E una volta menzionate nei trattati storici, il fenomeno della «Vergine di ferro» venne praticamente dimostrato scientificamente.Ecco alcuni esempi di luoghi in cui queste leggende erano radicate:
Castello di Ambras, Baden-Baden, Bad Bentheim, Burg-Altendort presso Essen, Berlino, Castello di Blankenstein, Dischingen, Dresda, Fortezza di Ehrenbreitstein, Eisenach, Eisenbüttel, Fulda, Graz, Grebenstein, Castello di Herberstein, Buch Hochosterwitz, Fortezza di Hohensalzburg, Kassel, Colonia, Castello di Königstein, Magonza, Monaco di Baviera, Münster, Norimberga, Osnabrück, Schweinfurt, Schwerin, Siegen, Sulzbach, Würzburg, il castello di Wasserberg, la Torre Rossa di Vienna, Kyburg, il castello di Lenzburg, Metz, Breslavia, Rubin, Karlsburg, lo Château de Pau, Firenze, Maastricht, il castello di Čachtice, Bratislava, Praga
Inquisizione spagnola e politica religiosa: «La Vergine spagnola»
Nel 1805 la Spagna era considerata la seconda «patria» della Vergine di ferro. Nelle segrete dell’Inquisizione sarebbero state utilizzate macchine denominate «Vergini spagnole» per eseguire esecuzioni in segreto.
Durante le campagne francesi in Spagna, alcuni ufficiali dell’esercito napoleonico affermarono di aver visto, nelle segrete dell’Inquisizione di Toledo e Madrid, un’immagine meccanica di Maria realizzata in legno. Questa «Madre Dolorosa» era ricoperta di chiodi smussati e pugnali, realizzata a mano dai monaci, ed era «un esempio di raffinata crudeltà e una vergogna per la ragione e la religione».
La tendenza anticattolica è evidente, tanto più che l’Inquisizione spagnola terminò solo nel 1834 e le notizie sulle sue segrete di tortura seminavano il terrore.
Oggetto di fascino: la Vergine di Ferro
Sin dalla sua invenzione nel XIX secolo, la «Vergine di Ferro» ha sempre affascinato. Il mantello di ferro con la testa di donna suscitava un inquietante misto di fantasie violente e ammirazione. E poiché si credeva che questa figura, al tempo stesso inquietante e affascinante, provenisse dal buio Medioevo ormai lontano, ci si sentiva al sicuro nel proprio presente, che non tollerava più tale barbarie.Dopo l’abolizione della tortura nei procedimenti giudiziari intorno al 1850, i musei e le mostre dedicati alla tortura spuntarono come funghi in Europa, diventando attrazioni turistiche molto frequentate.
Il brivido da solo spiega solo in parte il fascino esercitato dalla Vergine di Ferro. A ciò si aggiunge l’idea di un giudizio segreto, grazie alla sofisticata meccanica di questo strumento. E perché, del resto, doveva proprio trattarsi di una vergine?
Ma perché proprio «Vergine»?
Il fatto che la macchina di tortura e di morte non fosse solo una figura femminile, ma anche una vergine, è probabilmente riconducibile ai pericoli e alle paure che, dal punto di vista maschile, erano associati all’avvicinamento (sessuale) a una donna. La vergine non era solo incontaminata, ma anche intoccabile; veniva percepita come respingente e inavvicinabile. Ciò può spiegare perché l’immagine della vergine, in realtà positiva, si sia trasformata nel suo contrario.Dal punto di vista storico-linguistico, esiste un legame tra la tortura e il termine «vergine», che fin dal Medioevo veniva utilizzato anche per indicare strumenti di tortura, pilastri della vergogna e prigioni.
Ma perché i delinquenti (si pensi qui esclusivamente agli uomini) dovevano baciare la vergine quando venivano puniti con essa?
Il concetto del «bacio della vergine» nacque nelle prime fasi dello sviluppo della leggenda, precisamente intorno al 1590 con la traduzione della prima versione della saga di Faust. La leggenda della Vergine di Ferro aveva quindi, quasi fin dall’inizio, una connotazione sessuale.
Nella sua guida escursionistica del 1868, Eduard Osenbrüggen negò sì la veridicità della leggenda della Vergine di Ferro sul Kyburg, ma vi vide un vantaggio per gli insegnanti.Essi avrebbero potuto inculcare nei giovani «il proverbio nato dalla Vergine di Ferro: “Non è sempre bene baciare una fanciulla”».
Ora, non tutti coloro che nel XIX secolo scrissero della Vergine di Ferro o ne esponevano una devono essere considerati uomini misogini che davano espressione alla loro paura di essere respinti da una donna. Ma il fatto che la Vergine di Ferro abbia avuto una tale diffusione si inserisce bene in quell’epoca misogina. Non è possibile stabilire con certezza quale ruolo abbiano avuto in questo contesto le paure e le rappresentazioni (inconsce).
Meccanica
Una parte importante del mito dell’“Vergine di ferro” era legata all’idea di un meccanismo che funzionava in modo automatico. Analogamente ai cyborg odierni, essa suscitava un misto di fascino e paura nei confronti di macchine costruite dall’uomo e dotate di vita propria.Già nella leggenda la meccanica giocava un ruolo decisivo. Quando una statua femminile attirava con le braccia la povera vittima verso il proprio petto spinoso, il crudele processo avveniva automaticamente. In alcuni casi le leggende aggiungevano ulteriori meccanismi che facevano a pezzi il corpo trafitto e lo smaltivano sottoterra. A volte era la stessa vittima ad azionare il meccanismo tramite una leva a terra – nel racconto «The Squaw» di Bram Stoker, pubblicato nel 1893, addirittura per sbaglio.
Una volta attivata, la figura agiva quindi in modo autonomo, rendendo così sfocata la differenza tra una statua e il suo modello, una donna crudele. Inoltre, il meccanismo automatico sottolineava l’inevitabilità del destino: non si poteva sfuggire a una Vergine di Ferro. Ma come dovesse funzionare realmente questa meccanica, nessuno l’ha mai spiegato con precisione!
La “Vergine di Ferro” di Kyburg – Un monito da 150 anni
Nel 1876, Matthäus Pfau, proprietario di Kyburg, spiegò in modo piuttosto chiaro perché avesse esposto a Kyburg la sua “Vergine di Ferro”, acquistata (o costruita?) in Austria:Ci si potrebbe forse chiedere se una collezione e un’esposizione di così raccapriccianti reliquie del passato abbiano ancora senso ai giorni nostri; tuttavia, non nuoce certamente tenere davanti ai nostri tempi materialistici uno specchio che rifletta a quali aberrazioni sia capace lo spirito umano quando è privo della religione dell’amore, nonché di una vera formazione intellettuale e morale, e si lascia guidare solo dai propri istinti primitivi. Queste testimonianze mute di un processo penale spietato parlano a nome dell’umanità in modo più forte e potente di quanto le parole più eloquenti potrebbero mai fare, e in questo senso tali esposizioni ci sembrano pienamente giustificate.
(Matthäus Pfau, in: Der Bund, supplemento domenicale, 15.10.1876)
Il meccanismo di Kyburg
Anche il modello di Kyburg, originariamente, oltre al piccolo piedistallo all’interno, presentava un meccanismo a molla che fu rimosso durante il restauro del 1987. Non è possibile ricostruirne lo scopo esatto. Di certo non serviva a far sbattere violentemente le porte; è più probabile che servisse semplicemente a farle spalancare. In ogni caso, le punte avrebbero colpito la vittima con un angolo talmente piatto che sarebbe stato impossibile trafiggerlaAnche altri esemplari presentavano molle o cavi di questo tipo, del tutto inutili. Ciò non ha però intaccato le leggende sulla chiusura automatica della Vergine
Che ne fare della “Vergine di ferro” del Kyburg?
Il proprietario del castello acquista uno strumento di tortura a scopo deterrente!Matthäus Pfau aveva già diffuso la leggenda di una “Vergine di ferro” al Kyburg fin dal 1866. Nel 1876 Pfau ne acquistò un esemplare per il castello. «L’esemplare esposto nella sala delle armi del Kyburg accanto ad altri strumenti di tortura, [...], proviene da un castello in Carinzia |..]. Nella penombra dello sfondo, con la sua calma di bronzo, appare come un’immagine di silenzio eterno e suscita un’impressione davvero spettrale.»
In quanto oppositore della pena di morte, Pfau prese posizione con la «Vergine di ferro» in un’epoca in cui se ne discuteva la reintroduzione. A ciò si aggiungevano altri motivi: esponeva strumenti di tortura e scene raccapriccianti realizzate con figure di cera, che avrebbero trovato una collocazione più appropriata in una baracca da fiera piuttosto che nel museo del castello con la sua collezione d’arte
Quando nel 1887 gran parte dell’inventario del castello fu messa all’asta, anche la Vergine di Ferro finì sotto il martello. Fu però riacquistata: a quanto pare, ormai il suo posto era semplicemente al Kyburg!
Il successivo proprietario del castello ricostruì la camera delle torture per la Vergine di Ferro
Anche Ptau aveva interpretato la Vergine di Ferro come uno strumento di morte. Eduard Bodmer, proprietario del castello tra il 1889 e il 1914, la definì definitivamente uno strumento di tortura. Ristrutturò l’ex «Camera Imperiale» nella Torre Grigia, la trasformò in una sala delle torture e vi collocò la Vergine di Ferro.
Autori successivi di testi sul Kyburg criticarono Bodmer per questa presunta scelta non storica del locale. Tuttavia, confondevano la «Camera Imperiale» (un termine che indicava le sale delle torture) con il coro laterale della cappella. Probabilmente, ai tempi di Rodolfo d’Asburgo, lì venivano custoditi i gioielli imperiali. Le guide del Kyburg del XX secolo descrivono quindi il coro laterale come «Camera Imperiale» e, in seguito, come sala di tortura, anche se durante il periodo del balivo lì erano state allestite «solo» delle prigioni.
Museo cantonale del castello: la «Vergine di ferro» deve essere eliminata?
Hans Lehmann, direttore del Museo cantonale e membro della commissione del castello, riteneva che la «Vergine di ferro» fosse un falso: nel 1923 scrisse che si trattava di «una riproduzione moderna di quella di Norimberga». Quando nel 1930 sulla «Münchner Illustrierte Presse» uscì un articolo su una «Vergine di ferro» costruita ex novo nel 1867, Lehmann vide l’occasione giusta per sbarazzarsi della «mancanza di gusto» dei Kyburg. Riteneva inoltre che non fosse affatto funzionante. «Ma visto che ormai la gente si diverte a vedere qualcosa di raccapricciante, anche se il suo utilizzo è del tutto impossibile, l’hanno lasciata lì fino ad ora.»Un po’ qui, un po’ là: i curatori e le curatrici mettono in scena la Vergine di Ferro
Da allora è stata esposta nella soffitta della Casa dei Cavalieri, nel «ripostiglio della storia». La descrizione affermava ora per la prima volta in modo inequivocabile che non è autentica.
Dal 2019 la Vergine di Ferro si trova di nuovo nell’armeria, dove Matthäus Pfau l’aveva originariamente presentata al pubblico.
Ora in quella sala si racconta la storia del museo del castello – in cui la Vergine di Ferro ha (avuto) un ruolo da protagonista (poco glorioso)!
E adesso?
Vota!
La Vergine di Ferro deve continuare a essere esposta o va definitivamente nell’angolo più remoto del deposito?
Vota incollando qui sotto un adesivo sull’opzione che preferisci!

La vergine nella stampa
La Vergine di Ferro appariva regolarmente sulla stampa! Da un lato, i visitatori raccontavano del terrore che suscitava; dall’altro, veniva utilizzata per ogni sorta di scopo. Nei paragoni rappresentava il male assoluto, ma anche, più in generale, uno strumento di tortura. Queste menzioni dimostrano che l’immagine della Vergine di Ferro era presente nella memoria collettiva e che gli autori vi facevano riferimento nelle situazioni più disparate. Ma fatevi un’idea voi stessi e sfogliate l’elenco incompleto delle menzioni della Vergine di Ferro nella stampa svizzera!Il cancelliere Bismarck viene definito «lo scapolo di ferro».
Le Figaro
1873 Francia
I politici francesi vogliono insediare Enrico V sul trono di Francia con una «dimissione amichevole».
Der Floh 1873
1873 Ferrovia
La ferrovia sarebbe una «moderna vergine di ferro» e minaccerebbe di «soffocare la fioritura del Paese».
In una «caratteristica del mondo», ovvero nella descrizione del carattere delle nazioni, la Prussia viene descritta come la Vergine di Ferro.
La Svizzera orientale
La diva del «turismo oscuro»


Da allora, una «Vergine di Ferro» era il «must-have» di tutte le mostre sulle camere di tortura, le baracche da spettacolo e i panottici.
Sensazione internazionale
La collezione di Norimberga, acquistata da un inglese, fu esposta in tournée in Inghilterra e negli Stati Uniti dal 1891 al 1893. Il catalogo che accompagnava la mostra indicava la “Vergine di ferro” come pezzo forte.Numerosi articoli di rivista hanno parlato della mostra.
Nella vignetta pubblicata sulla rivista «Punch» del febbraio 1892, la coppia delusa si chiede se la «Vergine di ferro» non avrebbe un aspetto più terrificante con una figura di cera al suo interno.
Signor Ch. Goole. Quindi questa è la Vergine di Ferro! Beh, mi aspettavo qualcosa dall’aspetto ben più spaventoso. Il volto ha in realtà un’espressione piuttosto gradevole. [Con aria delusa.
Signora Ch. G. (con un apprezzamento più sottile). Oh, ma credo che proprio questo lo renda molto più orribile. Non credi?
Signor Ch. G. Beh, non saprei… forse. Ma ci dovrebbe essere una statua di cera al suo interno. Dovrebbero mettere delle statue di cera nella maggior parte di queste cose: le renderebbe molto più interessanti!
Nessun souvenir di Kyburg
A differenza di Norimberga, prima degli anni ’80 non esistevano cartoline di Kyburg con la “Vergine di Ferro”.Tra le centinaia di cartoline, solo due le sono dedicate. Ciononostante, ha comunque esercitato il suo effetto terrificante.
Pieno di orrore
La Vergine di Ferro infesta leggende, storie, racconti e romanzi fin dal XVIII secolo. Nei film (horror) compare regolarmente sin dagli anni ’20. E a partire dagli anni ’60, le varianti e le abilità delle Vergini di Ferro nei fumetti e nei manga sono diventate sempre più fantasiose e futuristiche.Nei due albi di fumetti horror «Eerie» e «Creepy», pubblicati nel 1968, figura anche il racconto di Bram Stoker «The Squaw» del 1893.

Tra le sorelle
Circa 60 statue della “Vergine di ferro” sono oggi esposte al pubblico.La maggior parte si trova nei cosiddetti musei della tortura, con l’intento di spaventare e suggerire un’immagine crudele della giustizia medievale.
Un numero di gran lunga inferiore di esemplari è esposto in musei storici o mostre che ne spiegano in modo critico la nascita come oggetto da esposizione per i turisti.
Oggi sappiamo che sono state tutte realizzate nel XIX o XX secolo. Si tratta di copie più o meno riuscite della «Vergine di ferro» di Norimberga del 1860 circa, che oggi si trova nel Museo del Crimine di Rothenburg.
























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