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Lago di Cama

Diciamolo subito, questa passeggiata ha una sola hit ed un unico obiettivo: il lago di Cama, ennesimo angolo da cartolina del nostro bel Cantone

Ed é proprio in una giornata come questa che ancora una volta devo ricredermi. Quello che conta non é il risultato ma il percorso per arrivare ad esso.

Sulla carta si tratta di una salita di poco superiore ai 900m distribuiti su 7km, nulla di impossibile, non fosse solo per la parte iniziale. Si sale da subito nel bosco che sovrasta Cama, Per superare le pendenze i nostri avi costruivano infinite scalinate, ed é proprio questa la vera sfida e incognita odierna.

Dopo questa prima parte il sentiero fa una lunga traversa sul fianco della montagna per immettersi nella valle di Cama. Da qui continua a salire per diversi chilometri tra boschi e qualche pascolo, affiancando sempre il risale, alla fine sfocerà al lago di Cama a 1224m

Scalàder

Parto alle 09:34 dal ridente villaggio di Cama, situato alle porte di Roveredo. Dopo aver superato l’abitato mi immetto sul sentiero nel bosco che inizia subito a proporre scalini. Ce ne sono di due tipi: in sasso e in metallo. Mentre quelli in sasso hanno altezze variabili ma per lo più sopportabili quelli in metallo sono tutti delle stesse dimensioni e risultano piuttosto alti, specialmente se proposti a raffica come in questo caso

Scalàder Toponimo presente in molte località indicante una serie successiva di ripidi scalini.

Non ho mai amato gli scalini, quest’anno in particolare nei primi mesi dell’estate mi creavano dolore anche in quantità esigua, poi durante la stagione ci ho fatto finalmente la gamba. Quella di oggi è un esame finale di fine stagione, sarebbe stato improponibile prima di luglio.

Va detto che mi fermo spesso, o per fotografe o per leggere i cartelli sparsi lungo il percorso che regalano informazioni toponomastiche

Il primo é dopo la prima rampa di scalini ed é in corrispondenza di una piccola cappella

Cappella di Val Lore

La piccola costruzione riserva alcune sorprese, la prima delle quali il motivo per cui fu edificata.
Questa cappella, dedicata alla Madonna di Monte Berico di Vicenza, fu fatta costruire intorno al 1815 da Giuseppe Tamoni come ringraziamento per aver ottenuto ragione in una causa legale durata decenni.

Capella di Val Lore 425 m s.l.m.

L’altra sorpresa sono gli affreschi di buona qualità contenuti, una sorpresa

Santa Caterina con il cuore in mano, e chi non lo ha su questa salita?

Bado alle ciance, non siamo che all’inizio
Il sentiero non dà tregua, gli scalini si seguono imperterrito. Un secondo cartello porta una scritta consolatoria

Pianela - 580 msm
Finalmente un breve tratto di sentiero pianeggiante dopo tanti scalini!


In realtà la salita ricomincia subito, imperterrita. Cerco di tenere duro, sulle recensioni ho letto che questo tratto dura circa 40 minuti. Calcolando tutte le foto dovrei esserci

Punto panoramico

Giungo infine all’inizio della lunga traversa che immetterà alla val Cama. Corrisponde anche ad un punto panoramico


Più avanti viene segnalato un punto dove era presente un cancello che divideva la valle principale alla val Cama

Parte iniziale della salita verso l'imbocco della val Cama

Val Cama

Prime testimonianze storiche sono risalenti al 1384. I comuni di Cama e Verdabbio (frazione di Grono, dopo la fusione del 2017) sono stati a lungo in conflitto per la Val Cama.
Nel 1384 fu poi firmato un accordo scritto che stabiliva che Verdabbio ottenesse una parte della Val Cama. In cambio, Cama ricevette buoni campi e vigneti nel fondovalle del Misox. Nel XVI e XVII ci furono ripetuti conflitti riguardo alla delimitazione dei confini. A parte alcune piccole modifiche , questi sono però rimasti invariati.
Il confine comunale è stato tracciato con un muro a secco. Una particolarità è che il confine, nel suo ulteriore percorso, passava attraverso il lago.

Imbocco della val Cama

Promégn

1000 msm. In questa zona veniva estratta la pietra ollare che serviva per la costruzione di pigne e ruote di mulino.
Le acque captate in questo luogo vengono convogliate in galleria verso la centrale di Grono.

Roda róta - 960 msm
Questo toponimo indica la presenza in passato di una ruota da mulino danneggiatasi durante il trasporto a valle.

L’IA propone questa immagine, bella ma poco plausibile. 

Besarden

1125 msm. Unico alpe sulla sponda destra del ruscello in territorio di Cama.
Secondo i linguisti sembra che il toponimo risalga ad un tale Petrus Bisarnus, citato in un documento del 1286.

Alpe Besarden

Il bosco sotto il lago

Un bosco non eccessivamente denso, come piace a me. Esso compare in corrispondenza del sole, la prima parte del percorso era quasi completamente all'ombra. Il lago non é lontano ma mi gusto il viaggio senza farmi distrarre dalla ricompensa del traguardo


Ria de Broieta. 1200 msm
Il toponimo riconduce al nome dell'omonimo alpeggio dove l'erba era di scarsa qualità e quindi fu uno dei primi ad essere abbandonato.

Poco oltre il muschio si é impadronito di parte del bosco, si é posato ovunque tapezzandolo del classico color verdino che trasmette una sensazione di sofficiezza

Ne approfitto per un paio di scatti, il lago dovrebbe essere vicinissimo ormai...

Lago di Cama

L'altitudine e la localizzazione geografica del lago fanno sì che questo piccolo specchio d'acqua resti gelato per tutto il periodo che va da novembre fino a fine aprile. 

Il tanto agognato lago, la luce non permette di godere al massimo del panorama. In particolare la catena di montagna sullo sfondo rimangono in ombra. Dovrei aspettare che il sole giri ma oggi non posso permettermelo. Un ottima scusa per tornare magari nel periodo estivo

Il lago è contenuto in una conca rocciosa chiusa a valle da sbarramenti torrentizi e da accumulazioni detritiche staccatesi dai sovrastanti Piz d'Ugine Piz de Cressim.


Una canzone che, scritta da Martelli-Tamoni e musicata dal maestro Rattaggi, assicura che 

«lassù in mezz ai pesc 
 con in gir montagn, giazée 
 scascighem fastidi e infesc 
 e godém ’m po’ de piasé!»

Gli orsi della val Cama

Su queste rive si potevano ancora incontrare, a quel tempo, gli orsi, ai quali la Val Cama proponeva cibo e libertà, pagati però spesso a caro prezzo: i cacciatori mesolcinesi non scherzavano e il nome di Maurizio Righetti, che ne fulminerà uno nel 1873, sarà persino citato dalla stampa parigina che rileverà il peso della preda: 415 libbre.
Gli orsi di Val Cama (il più rinomato dei quali fu ucciso nel 1895 dai fratelli Ignazio e Giuseppe Del Storno di Leggia che si fecero fotografare, con accuratamente messa in posa la vittima su un tavolino da giardino, davanti al ristorante della Posta di Cama)

 
Foto dell'ultimo orso catturato in Mesolcina. Foto avvistata per la prima volta alo bar sport di Mesocco il 30.09.2025

19.06.2017
L’orso è arrivato in Val Cama, la laterale sulla sponda sinistra della Moesa. L’avvistamento, da parte di una persona ritenuta attendibile, è avvenuto la scorsa settimana. L’animale è stato osservato da una certa distanza e dopo un momento si è allontanato velocemente. La segnalazione è stata fatta al comune di Cama sul cui territorio si trova una parte del lussureggiante catino che incornicia il laghetto e l’alpeggio teatro della tragica frana del 2013. Senza riscontri sotto forma di materiali organici o orme l’avvistamento non può essere confermato ufficialmente.

22.06.2017
Nessuna traccia dell'orso che una turista d'Oltrealpe afferma di aver visto la scorsa settimana in Val Cama, valle laterale della Mesolcina, più precisamente nell'Alpe di Vazzola. Un resoconto, il suo, riportato alla cancelleria comunale di Cama e che ben presto ha fatto il giro dei media della Svizzera italiana.

Nicola De Tann, responsabile dei guardiani della selvaggina nel distretto di Moesa, si è recato sul posto indicato dalla donna per perlustrare il territorio in cerca di tracce o escrementi lasciati dal plantigrado. «Nulla di nulla», spiega interpellato dalla 'Regione': «Ho trovato tracce lasciate dalla selvaggina, ben visibili, ma nessuna di orso. Il quale ama talvolta approfittare dei formicai per cibarsi; ma quelli che ho visto erano tutti intatti». In zona è peraltro attivo un pastore con capi d'allevamento. Interpellato dal De Tann, ha spiegato di non aver visto nulla. Idem i suoi cani usati per la protezione delle greggi: non hanno abbaiato né di giorno né di notte.

Le disgrazie

Quello che colpisce maggiormente in un luogo così calmo e idilliaco é la presenza della morte, proprio dove meno là si aspetta, o meglio, proprio quando non ci si pensa nemmeno. Ed é invece qui che ci coglie, impreparati, a ricordarci che tuttto é temporaneo, che non si può mai essere tranquilli.

Già salendo lungo la Val Cama i primi segnali che la bellezza del posto nasconde diversi pericoli

Crusitt

925 msm. Le croci in legno esistenti fino agli anni 1950, secondo la tradizione, testimoniavano la morte di persone sorprese dalla caduta di una grossa frana.

Proseguendo e a poche centinaia di metri dal lago una seconda testimonianza, non si specifica il motivo 

Sass del Paron 

1270 msm
La targhetta sul masso sottostante indica il luogo in cui perse la vita il 2.8.1943 una guardia al servizio di protezione del confine durante la Seconda Guerra Mondiale.

Faccio una breve ricerca ma trovo solo i necrologi sulla stampa dell'epoca


Morti in servizio attivo (Incidenti e Malattie) durante la mobilitazione generale a difesa dei confini nazionali

Centinaia di soldati svizzeri persero la vita a causa di incidenti durante le esercitazioni: Manovre militari in condizioni estreme, specialmente sulle montagne (strategia del Ridotto nazionale). 
Malattie contratte in servizio: patologie respiratorie o infettive legate alle condizioni di vita nelle caserme e nei bunker.
(Nota: pur trattandosi di cifre significative, il bilancio fu inferiore rispetto ai circa 3.000 soldati svizzeri deceduti durante la Prima guerra mondiale, pesantemente colpiti dall'influenza spagnola del 1918). 

La Svizzera dovette difendere attivamente lo spazio aereo dalle violazioni sia dell'Asse che degli Alleati Nella primavera del 1940, l'aviazione svizzera abbatté diversi velivoli tedeschi della Wehrmacht che avevano violato lo spazio aereo, subendo a sua volta l'abbattimento di alcuni caccia elvetici e la conseguente morte dei piloti in azione.

Gli Alleati bombardarono per errore il territorio svizzero in 77 occasioni (il caso più grave fu a Sciaffusa nel 1944). Questi attacchi causarono in totale 84 morti complessivi, la quasi totalità dei quali erano civili, ma inclusero anche personale militare di guardia o in servizio logistico.

Frana all’Alp del Lag

Noto sulla cartina una piccola cappella sulle rive del lago. Non posso fare a meno che andare a dare un occhiata. Una targhetta al suo interno colpisce la mia attenzione

Aveva 38 anni, era biologa. È morta schiacciata da un enorme masso venuto giù dalla montagna insieme a una frana di 50'000 – forse 100'000 - metri cubi di roccia e detriti. La vita di Katia Boschi, di Manno, si è spenta giovedì notte all’Alp de Lagh. A 1'280 metri di quota, in Val Cama, comune di Verdabbio. Nel luogo che tanto amava: accanto all’alpeggio che gestiva d’estate dal 2004, unendo passione e conoscenze professionali.

Quando ha sentito il fragore della montagna che franava – erano le 2 e mezza di notte - è uscita a vedere cosa stava succedendo con una delle due figlie in braccio. La bimba è scampata alla morte per miracolo: era ancora abbracciata alla madre quando i soccorritori l’hanno trovata. Tutti, lassù, sono scampati alla morte per il miracolo. Anche il marito di Katia, e l’altra loro bambina, e i ragazzini che campeggiavano nella zona, a pochi passi dalle riva del lago: tredici bambini svizzero-tedeschi tra i 10 e i 13 anni che partecipavano a una colonia organizzata dal WWF. Con loro c’erano 4 accompagnatori. I massi che si sono fermati a pochi metri dalla cascina hanno dimensioni impressionanti. Avrebbero potuto spazzare via tutto.


Sull'arco di tre settimane l'esercito è intervenuto con 30 kg di esplosivo per rimuovere i 450 metri cubi di roccia che le tolsero la vita. I massi, grazie all'operato dei militi del battaglione d'aiuto in caso di catastrofe III, verranno riutilizzati per nuove costruzioni. Dalla cascina, simbolo del progetto di rivalorizzazione della zona, ora si vede nuovamente il lago. È dall'estate scorsa che una nuova famiglia è tornata ad occuparsi del caseificio, ma quei sassi erano sempre presenti a ricordare quei giorni terribili.


"C'era sempre l'incognita dei grandi massi: c'è chi diceva che bisognava lasciarli perché la natura aveva deciso così, però io penso che la natura umana è anche quella di andare avanti senza lasciarsi sopraffare dagli eventi quindi abbiamo deciso di rimuoverli", ha spiegato il sindaco di Verdabbio Antonio Spadini.


Sono da poco passate le 13:30.Avrei mangiato volentieri un bel affettato ma la capanna é chiusa e l'agriturismo presente sul luogo della disgrazia malgrado sia segnalato come aperto non vi ho trovato nessuno. 

La discesa é più piacevole, non tanto perché meno faticosa ma causa del sole che nel frattempo si é girato nel cielo e irraggia buona parte del percorso.


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