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Motivazioni per festeggiare il proprio compleanno - parte 1 - L’uomo col gozzo

Festeggiare il tempo che passa é deleterio, così come passare il giorno del proprio compleanno lavorando é umiliante. Lavoriamo una vita intera, evitiamo di farlo anche il giorno in cui tutti ci dicono "Auguri! E ora torna a lavorare!"

Ma che senso ha festeggiare il proprio compleanno quindi? Spesso si dice che dagli anta in su andrebbe passato in sordina. Potrebbe però essere la possibilità per ritagliarsi un giorno di libero con la scusa di autocelebrarsi.

Da qualche anno infatti (la prima volta fu a Vufflens le Château) in corrispondenza di questa ricorrenza, ho preso l'abitudine di farmi un regalo, a dire il vero me ne faccio in continuazione, organizzare trasferte per alimentare le mie passioni sono gesti d'amore verso se stessi.

Ogni anno cerco di organizzare una gita particolare, fuori dagli standard, magari approfittando che sia in un normalissimo giorno in cui tutto il resto del mondo (o quasi) sta lavorando.

Tra gli obiettivi li nel cassetto una chiesa che ho sempre trovato chiusa; Santa Maria al castello di Mesocco. Con l’ultimo tentativo pensavo di andare sul sicuro: da una soffiata avevo saputo dove trovare le chiavi. Emozione UP Ma poi chi doveva consegnarmele incredibilmente quel giorno non c’era. Emozione DOWN. Decisi comunque di provare, trovai il cartello sulla porta che recitava “la chiesa di Santa Maria é aperta!” Emozione UP. Provo ad aprire: chiusa. Emozione DOWN.

Quindi per andare sul sicuro scrissi al comune: “Le chiavi sì possono ritirare in cancelleria.

Il fil rouge dell’ultimo orso

É con il sorriso stampato in faccia che il 30.09.2025, giorno del mio 48esimo compleanno, mi presento all’osteria bar sport di Mesocco. Mentre attendo la consumazione do un occhiata ai quadri appesi, ed é davanti ad uno in particolare che inizia a snodarsi il fil rouge odierno; esso é legato al passare del tempo, al destino, e anche al senso di festeggiare la ricorrenza del compleanno, ricorrenza che dovrebbe essere chiamata ”constatazione festosa di essere ancora vivi”. A ben guardare andrebbe festeggiato quotidianamente, così come suggerisce il cappellaio matto nel paese delle meraviglie.

Un destino segnato é alla base del primo soggetto significativo che incontro oggi: una morte prematura ha colpito questo orso immortalato in un enorme foto sfoggiata con orgoglio nella saletta laterale in cui sono appena entrato. Correva l’anno 1891.

Chissà quale dei fucili ha fatto partire il colpo decisivo? Dai visi fieri dei cacciatori difficile capirlo. Certo é che il plantigrade aveva i giorni contati con tutta quella gente alle calcagna. Essendo anche l’ultimo esemplare doveva essere parecchio triste la sua solitaria esistenza.

Potenziale motivazione per autocelebrarsi e/o celebrare la vita Nr.01 Da tutto questo se ne deduce che ad essere esseri umani é già un bel vantaggio, specialmente quando WWF e Greenpeace non erano nemmeno un’ idea. Motivazione accettata

Stendhal e dintorni 

Mentre la mia mente tergiversa su questi pensieri si fa l’ora di apertura della cancelleria; quando salgo l’ultimo scalino davanti all’ingresso del comune la campana della vicina chiesa scocca l’ultimo tocco della mezz’ora. Dopo brevi formalità l’addetta (in quel momento per me la donna più bella del mondo) mi consegna la chiave: Si! Ora sei mia! Tutta mia! Ora vengo e ti apro!

Dopo un breve camminamento che intraprendo con lo stesso entusiasmo degli imperatori romani di ritorno dalle vittoriose campagne militari, mi ritrovo davanti alla porta perennemente chiusa; é una goduria sentire il meccanismo che scatta mentre giro la chiave. Emozione UP

Sono dentro! Chiudo subito la porta a chiave dietro di me, mi sono chiuso dentro creando quell’intimità già assaporata in altre occasioni….un improvvisa sensazione di benessere si impossessa di me, che si tratti forse della sindrome di Stendhal?

La parete occidentale e il soffitto sono un esplosione di colori. Quanti occhi mi osservano. Ma in quanti siamo qui dentro?


Ovviamente non sono arrivato qui impreparato, spannometricamente sapevo già cosa mi aspettava, in particolare conoscevo già il registro dei mesi collocato più in basso, ma come per il caso della donna con l’anima dannata un conto é vederla da dietro uno schermo o su un libro, un conto é trovarsi l’originale davanti al naso, magari dopo innumerevoli tentativi.

I tre registri sulla parete. In alto episodi della vita di Gesù, al centro alcuni santi che vanno per la maggiore e in basso il già citato registro dei mesi
(clicca sull'immagine, ne vale la pena)

Improvvisamente scorgo dalle finestre presenze fuori, cercano di entrare dalla porta principale. Insistono più volte nel forzare la porta. Poi fanno la stessa cosa su quella laterale da dove sono entrato. Avrei potuto benissimo aprire ma non lo faccio. Me ne sto all’interno fermo e muto in attesa che se ne vanno. Sono geloso, voglio tutta la chiesa per me, e poi troppo facile così, io me la sono dovuta sudare e ora voglio godermela. Si, sono geloso e stronzo, me ne fotto, é il mio compleanno, é un regalo che mi sono preparato da mesi.

Dipinto a plafone, santa Maria domina e soprattutto veglia incontrastata

Decido di non accendere più la luce, potrebbe rilevare la mia presenza dall’esterno, roba da catalogare come nuova fobia sul manuale museale (capitolo XX)

L’uomo col gozzo 

Un personaggio su tutti mi colpisce particolarmente, non é il biondissimo e aureo San Giorgio che infilza il dragone davanti alla pulzella a dire il vero con un espressione piuttosto corrucciata per una che sta per essere salvata.

Il drago al guinzaglio. Non si hanno notizie certe di San Giorgio. Eppure una serie di leggende lo ha reso popolare non solo nella Cristianità ma anche nella tradizione islamica. È considerato, con San Sebastiano e San Maurizio, protettore dei soldati e dei cavalieri. Jacopo da Varagine nella "Legenda Aurea", un bestseller del XIII secolo, narra che vicino alla città di Silene in Libia viveva un drago che uccideva col fiato tutti coloro che gli arrivavano a tiro. Per placarlo gli abitanti della città offrivano ogni giorno un giovane tirato a sorte tra gli abitanti. Un giorno venne designata la figlia del re, che fece di tutto per riscattarla, offrendo oro, mari e monti. Senza esito. Mentre la fanciulla si avviava al sacrificio passò di li San Giorgio che ferì il drago mentre sprizzava fuoco e fumo dalle narici! "Non temere" disse San Giorgio alla fanciulla "e allaccia la tua cintura attorno al collo del drago. Lei obbedi e il drago cominciò a seguirla come un cagnolino! Tutti gli abitanti della città abbracciarono la fede di Cristo e solo allora San Giorgio uccise il drago!

E non sono nemmeno i due ladroni crocefissi senza l’ausilio di chiodi nel registro superiore a destare particolare ammirazione 

Una storia vecchia di cent'anni almeno (Rino Gaetano / Ligabue)

Potrebbe essere il testamatta che suona il bicorno o la bellissima e abilissima coppia a cavallo e come se non bastasse con un rapace in mano. 

Marzo: un giovane in posizione eretta e frontale con una veste corta e le braccia alzate suona due corni ricurvi simmetricamente Suonare il corno è un tema primaverile amato e ricorrente in Italia; la capigliatura mossa suggerisce i venti di marzo e le bufere dell'equinozio. A sinistra, l'immagine simbolica di un seme germogliato. In luogo di un tipico mestiere appare qui un'antica personificazione del mese.

Maggio: un brioso cavallo bruno trasporta una giovane coppia di cavalieri. L'uomo tiene nella mano sinistra un falco da caccia; la sua capigliatura è artisticamente intrecciata ad una corona Dietro di lui, siede la dama con una lunga veste. Sulla destra, un cane da caccia. La coppia personifica il mese dell'amore.

No, nulla di tutto questo. Il vero eroe per me é l’uomo col gozzo, intento a far cadere castagne da una pianta mentre una donna le raccoglie da terra.

Ottobre: due contadini sono intenti alla raccolta delle castagne. L'uomo con una veste logora percuote con un bastone le castagne dall'albero: la donna, dalla lunga veste con cappuccio, si china a raccogliere i frutti in un cesto. Questo soggetto è raro. In luogo dell'ingrassamento del maiale sotto la quercia, è stata scelta la scena del raccolto delle castagne legata alle attività del luogo (ai poveri, a fine mese, era permesso raccogliere liberamente le castagne). Parimenti colpisce l'espressione tormentata del contadino dai tratti caratteristici e il gozzo.

É macilento, malandato, con le pezze al culo, anzi nemmeno quelle. Malgrado la situazione di estrema povertà l’istinto di sopravvivenza ha la meglio, suda per portare avanti una vita fatta di sofferenza: fame, fumo, freddo e fastidi, ma pur sempre vita.

Come se non bastasse, per la serie che le disgrazie non arrivano mai sole c’è il gozzo che lo contraddistingue. Esso dovuto all'ingrossamento della ghiandola tiroidea e non una malattia specifica, ma un segno che può indicare diverse condizioni, la più comune delle quali è la carenza di iodio

La carenza di iodio é la causa più frequente, specialmente nelle aree geografiche remote o montagnose, dove lo iodio non è presente in quantità sufficienti nella dieta. L'uso di sale iodato aiuta a prevenire questa condizione.

Ironia della sorte domenica una donna anziana mi raccontava di essere patrizia di Locarno e di ricevere per questo motivo ancora del sale, non più grandi quantità come una volta ma una quantità simbolica. L’origine dell’usanza va proprio cercata nella carenza di iodio, evidentemente piuttosto presente nei ceti meno privilegiati

Già ma quali le conseguenze del gozzo?

Grave gonfiore del collo (gozzo) che influisce sulla respirazione o sulla deglutizione.
Cambiamenti improvvisi nello stato mentale o grave deterioramento cognitivo.
Sintomi dell'ipotiroidismo, come stanchezza estrema, depressione o significativo aumento di peso.

Il nostro uomo se la sta vedendo veramente brutta, é di gran lunga il personaggio messo peggio di tutto il registro inferiore, ma parallelamente é in un certo senso l'eroe, quello che riserva più ammirazione proprio perché quello che deve lottare maggiormente.

L’uomo col gozzo

Potenziale motivazione per autocelebrarsi e/o celebrare la vita Nr.02 Gente col gozzo poca (e in ogni caso non abbiamo che l'imbarazzo della scelta del tipo di sale nei supermercati ), gente costretta a raccoglier castagne men che meno. Mal che vada ci sono i sussidi. Motivazione accettata

I miracoli

Amo essere qui dentro da solo. Cerco di immaginare tutte le persone che nei secoli sono passate di qui, e ora anch’io entro a fare parte di questa lista virtuale, questo momento nella linea del tempo sono é mio.

Trovo alcune testimonianze di gente stata qui nel passato, la prima é evidente; sono i bastoni e le stampelle lasciate in un box che li espone a mo di ex voto. É la prima volta che vedo qualcosa di simile. I bastoni sembrano messi lì in maniera plateale, come a pubblicizzare la bontà del luogo, come a convincerci che qui si, qui succede. 

Apparentemente una volta la medicina era un optional del tutto trascurabile, bastava avere fede. Facile no?

Istruzioni per l'uso. Herbalife é superfluo

Altro elemento ad appannaggio del credente é San Cristoforo, quello dipinto sulla facciata esterna é di grande utilità per chi vuole iniziare a darsi una ripulita all’anima ancor prima di varcare la soglia.
Esco e scatto due foto all’esterno della chiesa, ora che ho visto l'interno ha tutto un altro gusto  


Riuscire a vederlo corrispondeva a resettare i peccati e di conseguenza poter eventualmente morire in maniera serena, senza temere dolorose permanenze in purgatorio in attesa della resurrezione e annessa salita al cielo. Concetto questo ancora presente ma in versione più ligh: la richiesta di confessarsi da parte degli anziani in vista della propria dipartita non é forse un eredità del San Cristoforo?


Potenziale motivazione per autocelebrarsi e/o celebrare la vita Nr.03
L’implementazione di antiche superstizioni shakerate con beata ignoranza hanno diversi effetti sulla visione dell’aldilà: possono terrorizzare da un lato come dare serenità dall’altro. Per chi non crede sono perfettamente trascurabili. Neutro

San Bernardino proteggimi tu.

Sono quasi le 12. Sono stato più di un ora dentro chiuso. É con sentimenti contrastanti che lascio la chiesa di Santa Maria: da un lato la gioia di aver “profanato” anche questo luogo, dall’altra un velo di tristezza nel salutare i miei nuovi amici. 

Nella programmazione della giornata si presenta ora un buco. La mia memoria però aveva ben riposto nei suoi meandri diversi punti di interesse nei dintorni. In particolare la zona di Roveredo ha una concentrazione di oggetti in un fazzoletto di terra, decido quindi di proseguire in questo ridente villaggio il mio percorso 


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