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Cadlimo parte 2 - Discesa dalla val Cadlimo

Dopo l'arrivo alla capanna tutta la tensione sparisce, ho un intero pomeriggio per affrontare la quieta e sulla carta facile val Cadlimo

Gorgoglii e cieli plumbei

Prima di partire scatto ancora qualche foto della capanna prendendola dall'angolatira migliore cioé con laghetto annesso.

Capanna Cadlimo, alle spalle la valle Canaria da dove sono giunto

Nel frattempo le condizioni meteorologiche sono cambiate, in direzione Ovest (valle Canaria) sembra sia in arrivo il giudizio universale, cielo plumbeo e tuoni che proseguiranno per alcune ore del pomeriggio. Pensare di scendere da dove sono salito poco fa mette semplicemente i brividi.

E te pareva? Non si può mai stare tranquilli, quella che doveva essere una trionfale discesa potrebbe trasformarsi in una mini odissea in balia dei capricci della natura.

Mi avvio verso la Valle Cadlimo convinto lì lasciarmi alle spalle i tuoni e fulmini che imperversano in valle Canaria. É un gorgogliò che mi fa compagnia per diverso tempo mentre cerco di sfuggirgli, mi ricorda quei rumori di stomaco "tanto rumore ma nulla di più”

Val Cadlimo

La vallata é molto ampia e tappezzata da alcuni laghetti. Si vedono tutti i sentieri che come serpenti si snodano lungo la valle. Il sentiero resta piuttosto alto ma mi permette di ammirare questi bellissimi laghetti

Il primo che incrocio é giusto sotto la capanna, il Lago di Dentro é a un altezza di 2504m, lo sguardo va già curioso e impaziente a scrutare lungo la lunga val Cadlimo

Poco più sotto si può ammirare il Lago Scuro. La tentazione di dare un occhiata di sotto é forte. Lo scenario é molto asciutto e minimalista, il grigio domina in terra e in cielo. Il riflessi del lago conferiscono un ambiente ancora più magnetico e darkeggiante

Per abbreviare la gita basterebbe andare in fondo al lago e attraverso la Bassa Del Lago Scuro piombare su Taneda con vista sul lago di Tom ma non é il programma odierno.

Proseguo imperterrito mentre il cielo continua a gorgogliare, in breve tempo incrocio una mandria di Yak, animali a prima vista estremamente pacifici. 

Uno di essi mi si para sul sentiero e mi fissa, al mio avvicinarsi scappa però impaurito, sono quasi deluso, con quelle imponenti corna mi aspettavo qualcosa di piu.

Yak domestico (Bos grunniens), un grande bovino a pelo lungo originario delle regioni d'alta quota dell'Asia centrale e allevato anche sulle Alpi svizzere

Lo yak domestico ha un carattere generalmente pacifico, docile e tranquillo, molto diverso da quello dei cavalli o dei normali bovini. Chi li alleva li descrive spesso come animali intelligenti, curiosi e dotati di una spiccata personalità individuale.

Grandine!

Intanto il temporale non dà tregua, ora lo sento mugugnare in direzione est, da dietro la catena montuosa della val Cadlimo. Non ho scampo, inevitabilmente mi raggiunge e non si tratta di pioggia ma di grandine, finissima ma pur sempre grandine. Dopo una ventina di minuti cessa e finalmente esce il sole. 

Di per se la valle é larga e piacevole ma non risulta particolarmente indimenticabile, la gioia di aver raggiunto Cadlimo però attenua questa monotonia e mi fa apparire ogni singolo metro come magico. Dev'essere anche la sensazione di conoscere nuovi posti a lungo immaginati a conferirmi questo particolare stato di estasi che mi contraddistingue

Dopo una presa dell’acqua il sentiero si divide, uno porta al passo del Lucomagno mentre quello che imbocco io svolta verso il passo dell’Uomo.

Inaspettatamente uno dei due punti più esposti lo trovo in fondo alla valle in corrispondenza con l’immissione della valle Termine che porta al passo dell’Uomo. Il sentiero man mano si alza sopra il torrente fino a raggiungere un altezza ragguardevole in corrispondenza della vista della diga sul passo del Lucomagno

Vista sul lago di Santa Maria sul passo del Lucomagno, a sinistra la strada che conduce a Disentis.

Passo dell'Uomo

Poi appena valicato la bocchetta il sentiero spiana dolcemente su pendii erbosi per ricongiungersi con la strada per il passo dell’Uomo a pochi minuti dallo stesso.

Nel periodo in cui la Leventina fu sotto il dominio dei Canonici milanesi il Passo dell'Uomo era praticato quale via per il trasporto del sale. La crescita del traffico di persone e merci attraverso le Alpi, l'aumento della popolazione nelle regioni milanesi e retiche fino alla metà del XIV secolo e dopo la crisi agraria del tardo medioevo, come pure l'influenza del monastero di Disentis quale meta di pellegrinaggio hanno poi contribuito a incrementare il traffico sul passo.

Ultimo tratto del sentiero in val Termine che va a congiungersi con la via principale verso il Passo dell'Uomo

Uomo, dialetto Om - Il toponimo potrebbe indicare una conformazione rocciosa dalle vaghe forme umane, ma il più delle volte sembra riferirsi a un "ometto" - rudimentale costruzione di pietre ammonticchiate a secco fatta in cima ad una montagna o per segnalare un itinerario - di dimensioni verosimilmente superiori alla norma.

Un ometto sul passo dell'Uomo

Da qui il percorso é conosciuto e si può ingranare la quinta, e così sarà. Al momento Altanca é ancora la meta finale.

Sono ora molto sciolto e ho la mente sgombera mentre percorro mentalmente il tratto che mi resta fino ad Altanca. Sono passato di qui pochi anni fa e cerco di ricordare i dettagli, ma quando pensavo di aver passato il peggio il sentiero rasenta, in maniera del tutto evitabile, il fiume che scorre in basso nel profondo fondovalle. In particolare un passo risulta completamente scoperto, sono i 40cm più esposti di tutta la giornata, a due passi da Cadagno e la comodissima strada carrabile. Sembra incredibile. Un ennesima volta ho la dimostrazione di restare sempre vigile, in particolar modo quando meno te l'aspetti

Giunta a Cadagno mi accorgo che se voglio rientrare ad Airolo da Altanca con i mezzi pubblici l’operazione é piuttosto complessa; già da qualche chilometro mi ronza in testa l’idea di rientrare a piedi. Da Cadagno in avanti inizio a marciare a grande ritmo e mi sento pieno di energie. Rimane un ultimo tratto che mi dà qualche preoccupazione, dalla strada nei pressi della diga ad Altanca passando per l’antico villaggio di Valle

Valle

Percorro la carrabile che affianca il lago Ritom, il ritmo é molto alto. Poi la strada inizia a scendere e dopo un corta galleria do un occhiata giù la valle Leventina, intravedo il villaggio di Valle. In realtà il sentiero che scende ad Altanca attraverso Valle iniziava subito dopo la diga, evito però la prima parte del sentiero che é anche la più esposta in corrispondenza del riale Foss

Valle, Altanca ed Ambri, sono ancora parecchio in alto

Il nucleo di Valle è attraversato dall'antica mulattiera che collega Altanca alla magnifica regione alpina del Lago Ritom e della Val Piora. 

Valle

Questo caratteristico villaggio alpino si trova lungo la rinomata Strada Alta Leventina e custodisce importanti testimonianze storiche e culturali legate alla transumanza e alla tradizione religiosa della valle

Il percorso storico in doppio bordo rosso, in rosso il mio accesso

Per secoli questa mulattiera è stata una delle vie che mettevano in comunicazione la Leventina con i Grigioni attraverso il passo dell’Uomo (2 218 m) e permetteva la transumanza dal piano ai monti. È dal 1964 che la conca di Piora è raggiungibile tramite una strada di montagna, costruita a scopo agricolo e forestale e subito utilizzata anche dagli escursionisti. Prima di allora, l’accesso era consentito solo tramite sentieri e mulattiere.

Una cappella, ricostruita di recente, si trova in corrispondenza del torrente Foss, dove la mulattiera si fa più stretta e pericolosa. Non a caso la zona porta un nome che evoca sconquassi: Patasceira.

Capela det la Cita

 La cappella, già ridotta a rudere nel 1980, era dedicata a Sant'Antonio e rimase distrutta nel 1951 a causa della neve. A pochi metri (verso ovest) sorgeva una stalla, pure diroccata (cfr. Inventario di Maria Guscetti, del 1980). La cappella, crollata a causa della neve nel 1951, era dedicata a Sant'Antonio (
I valligiani la definivano scherzosamente la "capela det la Cita" intendendo la proprietaria dell'albergo Piora che... al quanto devota al santo... faceva scendere la servitù ad accendere le candele..." 

 Regolarmente una slavina si stacca dal monte Föisc (2 208 m) causando disagi ai nostri giorni agli escursionisti invernali, in passato a chi saliva o scendeva dal Ritom per portare al piano fieno o legname sulle slitte. Il sentiero proseguiva su una cengia (or non più), ricavata nel costone della montagna e non priva d’insidie. 

Come si presentava il paesaggio prima della costruzione della diga

Un’incisione scolpita nella roccia ricorda una tragedia che colpì alcuni alpigiani che scende vano con la slitta carica. I pericoli erano sempre in agguato tra i villaggi e gli alpeggi: pendii vertiginosi, soggetti a frane e alla caduta dei sassi, costituivano una terribile spada di Damocle per chi vi doveva transitare. 

All'entrata del villaggio di Valle, la tradizione locale identifica due incavi nella roccia come le impronte lasciate dai piedi di San Carlo Borromeo durante il suo storico passaggio nella regione alpina

Ingresso nel nucleo di Valle

San Carlo (1538-1584), il cardinale di ferro, cercò di applicare i dettami del Concilio di Trento per frenare l’emorragia protestante e rigenerare la chiesa cattolica. Viaggiò molto nella sua diocesi, quella di Milano, visitando anche le zone più remote. In Ticino venne più volte (la prima nel 1567); due paesi portano il suo nome e molti i quadri, gli affreschi, le cappelle a lui dedicati.
 
La pittura è inserita in una nicchia situata sulla parete sud/est di una cascina adibita a casa di vacanza. La pittura rappresenta la Madonna con Bambino con ai piedi San Carlo Borromeo inginocchiato. Data di costruzione: ignota [sec. 1800-1899]; committente: Franz Schwegler DECORAZIONE Artista: Probabilmente Tommaso Calgari; data di esecuzione: seconda metà XIX sec.; tecnica: pittura alla calce su intonaco fresco Soggetti raffigurati e iscrizioni

Ai piedi della cascina, sotto la pittura, vi è un masso impiegato come fondamenta. Questo sasso, secondo una seconda variante, è segnato da due solchi (conche); si dice che questi solchi siano stati scavati dalle ginocchia dei fedeli che, grazie alla loro devozione, hanno pregato per lunghi periodi inginocchiati sul masso posto sotto la rappresentazione sacra. Da una vox populi risulta che San Carlo Borromeo (raffigurato sul dipinto) avesse visitato la Val Piora in due occasioni: nel 1567 e nel 1583 (informatori locali, 14 novembre 2008).

All'interno del nucleo, scolpita sulla roccia, si trova una celebre iscrizione sacra con parole storiche (tra cui Jesus e Mater Dei), storicamente interpretata come parte di un'antica preghiera o rito di protezione. 

Una scritta di cristianità che nessuno è mai riuscito a decifrare.

Poco oltre l'uscita si incontra la celebre “cürva dal Pasqual”: la tradizione narra di un uomo del posto che, scendendo con una slitta carica di latte, mancò la curva e finì nel riale sottostante. I compaesani lo trovarono vivo, intento ad accendere un fuoco per riguadagnare le forze e risalire.

Parte bassa della mulattiera

Affresco all'interno della cappella appena sopra Altanca

Da Altanca ad Airolo

Giungo ad Altanca in pochi minuti, da qui é autostrada verso Airolo. Sono ancora diversi chilometri ma il ritmo é elevato da quando sono arrivato in Cadagno, la ripida discesa sul sentiero per Valle avrebbe potuto interrompere il ritmo, ma noto con piacere che così non é, ho ancora energie e volontà, merito dei Rösti divorati a Cadlimo?

Da qui in avanti é praticamente tutta strada asfaltata, si perché a quasi 40km e più di 2'000 metri di salita mi rifiuto di avventurarmi di nuovo in un lungo sentiero tra Brugnasco e Madrano.

Airolo é li da prendere, alla fine riesco a chiudere l'anello, partito dall'uscio di casa e arrivo sull'uscio di casa con le mie gambe proprio come anni fa mi rimbottava lo zio mentre arrancavo alle sue spalle

Godrò per diversi giorni di questa splendida avventura che era li fuori casa pronta da cogliere. 

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