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Giro ad anello di Riale

Ho già dedicato due post a questo che rimane uno dei classicissimi. Cercherò con questo di andare a proporre qualcosa non ancora trattato in precedenza con foto diverse. Bella sfida, quasi come i 32km e più di 1500 m di salita, ed evidente discesa trattandosi di un giro ad anello

La partenza é il senso di rotazione é sempre lo stesso: partenza da Paltano e senso orario. Evito da quasi sempre la tratta in costa tra la capanna Corno e San Giacomo preferendo passare sul fondovalle

Da Paltano il prima possibile

Come già accennato in un post con delle splendide foto ma piuttosto sommario convive partire il prima possibile al mattino, leggendo basta ci sia abbasta luce per non andare a sbattere. É consigliabile quindi recasrsi a Osktano in macchina, un posteggio, ora a pagamento, é presente propri vicino al ponticello che immette alla prima fatica della giornata, la salita al passo San Giacomo

Vista da Paltano verso la capanna del Corno, stasera arriveremo da li

Verso San Giacomo

La prima salita non é da sottovalutare, a freddo sono comunque 380 metri di salita in pochi chilometri.

Il sentieri non é tra quelli registrati nei sentieri ufficiali e quindi non é sottoposto a manutenzione, va detto che la traccia é ben visibile e di buona qualità.

Dopo aver incrociata una malinconica baracca / stalla il sentiero finalmente spiana e dopo un centinaio di metri si giunge in vista della caratteristica cappella di San Giacomo

Passo San Giacomo 

Il collegamento transfrontaliero tra Val Bedretto e Val d'Ossola attraverso il Passo San Giacomo, l'Antica "Montagna di Valdolgia", per il suo facile accesso è stato per secoli un'importante via commerciale tra Milano, il Gottardo e i Grigioni.
I primi scambi commerciali risalgono al 1200, dopo l'insediamento dei Walser in valle Formazza, quando venne aperto al traffico someggiato il San Gottardo, valico nel cuore delle Alpi Centrali.


Affresco nell'oratorio di Altillone raffigurante il lungo corteo di pellegrini di Formazza mentre costeggiano la Cascata del Toce. Sullo sfondo, in alto, l'Ospizio del San Gottardo. A metà strada un piccolo edificio con il tetto a botte potrebbe raffigurare il piccolo Ospizio di San Giacomo.

Il legame tra le comunità walser di Formazza, Bedretto e Gottardo trova esemplare testimonianza nel pellegrinaggio affrescato nell'oratorio di Antillone. I valligiani di Formazza ogni anno, il 25 giugno, dopo la festività di San Giovanni, raggiungevano in processione il Passo del San Gottardo. L'usanza nacque probabilmente già alla fine del 1200, con lo stanziamento dei primi coloni walser di Formazza a nord del San Gottardo.

La processione venne sospesa nel 1610 con decreto del Vescovo dopo le proteste del Parroco che denunciava "comportamenti disordinati e sconvenienti tra uomini e donne", tanto che al momento di ritornare si ritrovava da solo con due uomini che portavano il gonfalone e la croce.

Nel 1405, in prossimità del passo, fu eretto un piccolo ospizio dedicato a San Nicolao, patrono dei mercanti, e Santa Caterina.

La prima convenzione "doganale" fu stipulata tra Bedretto e Formazza già nel 1451, regolando i pedaggi e le tappe dei someggiatori che con i muli trasportavano le merci attraverso questo valico. Durante la visita pastorale del 1567 San Carlo Borromeo giudicò in cattivo stato e non più idonea al culto la Cappella di San Nicolao e Santa Caterina. Pertanto verso il 1630 fu ricostruito e all'antica intitolazione di San Nicolao e di Santa Caterina fu aggiunta quella di San Giacomo, patrono dei pellegrini.



Mi sembra ancora ieri la prima volta che arrivai quassù: ero con tre amici, avevamo 17 anni. Iniziò a piovere e ci rifugiammo all’interno della cappella, la ricordo spoglia e ricordo “Interstellar Overdrive” che suonava dal nostro mangianastri.



Dalla fine dell'800 agli anni '70 del '900, il Passo San Giacomo fu presidiato militarmente da ambedue i lati della frontiera. Già nel 1885 era presente un piccolo ricovero svizzero dove alloggiavano i telegrafisti che trasmettevano al Forte di Airolo i movimenti nell'alta Val Formazza.



A seguito della costruzione, tra il 1928 e il 1930, della strada carrozzabile sul versante italiano del Passo San Giacomo, finalizzata ai grandi lavori per la costruzione delle dighe del Toggia e del Castel, i timori di una possibile invasione italiana per "unire all'italia tutte le regioni di lingua e cultura italiana", ebbero come risultato la realizzazione sul territorio della Val Bedretto di nuove imponenti fortificazioni: Il forte d'artiglieria "Grandinagia" e il fortino corazzato "San Giacomo", cuore del sistema difensivo del Passo San Giacomo, postazioni per mitragliatrici, postazioni campali d'artiglieria, ricoveri e funivie per la logistica e ''approvvigionamento dei forti.



Sul lato italiano, probabilmente subito dopo la costruzione della strada, venne edificata una piccola caserma della Guardia di Finanza, rimasta in attività fino agli anni '70 del'900.



Sui ruderi della caserma della Guardia di Finanza nel 2023 è stato costruito questo moderno rifugio ciclo escursionistico: da luogo di presidio e chiusura delle frontiere a luogo di accoglienza, simbolo di una montagna senza confini.



Appena si entra in territorio italiano ci si presenta un bivio, la strada che costeggia il lago Toggia, ma se si ha tempo una deviazione verso i laghi Boden é quasi d’obbligo. Cosa vi perdete dal sentiero che affianca il Toggia? Principale due cose: 1. Un sentiero largo, comodo e molto pianeggiante. 2. Quello che resta del famoso vagone fatto portare in prossimità del passo da Mussolini per intimidire gli Svizzeri. Si tratta solo di alcuni plinti che sostenevano i vagoni

Wagristoratore

Wagristoratore, un avveniristico "rifugio" studiato dall'architetto milanese Piero Portaluppi. Due vagoni (uno ristorante e l'altro dormitorio) erano collocati su dodici colonne in cemento (che resistono tuttora e che, purtroppo, sono la parte meno affascinante di quella struttura): nel progetto, sarebbero state unite da un corpo centrale. Questa struttura in muratura non venne mai realizzata.


Incredibilmente non vi è certezza circa la fine che fecero i vagoni: nonostante si fosse già nel Novecento, non è chiaro se sia stato distrutto dai Tedeschi in fuga (che in precedenza ne avevano fatto un avamposto), da un dipendente della società elettrica particolarmente inferocito che lo diede alle fiamme negli anni '50 oppure da contrabbandieri e clandestini in fuga verso la Svizzera.

Negli anni '50, invece, scomparvero anche i vagoni - trafugati dai soggetti che facevano la spola tra Italia e Svizzera, più o meno clandestinamente: da quel momento restarono solo i pilastri.

Le due foto sopra, tratte da cartoline d'epoca, rendono l'idea di cos'era il Wagristoratore (ovvero il "ristorante vagone") mentre il disegno successivo esplicita l'idea del progetto completo.
Anche se mai completato, il rifugio fu inaugurato nel 1930 e venne gestito dalla Società Anonima Alberghi della Formazza. Il Wagristoratore accolse viaggiatori ed escursionisti per anni, in uno "scenario di assoluta bellezza montana". Di pregio le finiture e le decorazione degli interni, nonostante l'aspetto spartano dell'esterno.



Stop. Tutto il resto é da guadagnare facendo la deviazione verso i laghetti

Laghetti Boden

La bellezza dei laghetti che appaiono dopo aver valicato la rupe del Gesso é da stropicciarsi gli occhi. E oggi non é nemmeno il giorno migliore, durante il mio ultimo passaggio la bucolicità del luogo era superiore

Contrariamente a quello che si potrebbe pensare i laghetti Boden sono sette piccoli laghi in totale, di cui due principali (Nord e Sud) e altri cinque minori che possono variare o prosciugarsi a fine estate.

Laghetto denominato "Nord" in primo piano

Durante il mio gire del 6 agosto 2026 il sole é decisamente un optional, ma forse proprio per questo sono il primo a raggiungere i laghetti alle 09, ora piuttosto tarda per trovarli ancora deserti in una giornata di sole.

Approfitto per fare uno spuntino e osservare il panorama
Non ci sono solo i laghetti, sulla sinistra c’è la bocchetta di Vallemaggia che porta poi alla zona di Robiei

Bocchetta di Valle Maggia

Tra i due laghi principali incrocio le prime persone che salgono dal versante italiano, é giunto il momento di scendere verso Riale

Riale

Assolutamente da non sottovalutare é la discesa che porta a Riale. Ci sono alcune opzioni: o seguire la carrabile, molto più lunga ma con pendenze meno accentuate, oppure il sentiero che ha caratteristiche esattamente opposte. 

Vista sulla diga di Morasco e il villaggio di Riale

Il primo anno feci il sentiero senza alcun riguardo andando a sollecitare le ginocchia, pagai a caro prezzo questa mia vita ncuria nella discesa finale dal Corno. Quest’anno mi prendo il tempo e decido di seguire la lunga strada carrabile. Anche se perdo un po di tempo so che mi ritornerà con gli interessi più tardi

Riale, (Kehrbäch in tedesco, Chärbäch in walser) è una frazione del comune di Formazza
Il nome Riale indica il luogo dove il riale di Valtoggia, anticamente considerata la sorgente del Toce, confluisce nella Val Formazza.
Riale è la frazione più settentrionale del Piemonte

Una certezza di Riale é la fontana nei pressi della chiesetta. Trovare e gustare acqua fresca in montagna può essere annoverato tra i grandi piaceri della vita

San Lorenzo Martire
Sulla sinistra è ben visibile una graticola avvolta dalle fiamme. Si tratta del principale attributo iconografico di San Lorenzo, il quale subì il martirio a Roma nel 258 d.C. venendo bruciato vivo su di essa. La Palma del Martirio: Nella mano sinistra il santo regge un ramo di palma, simbolo cristiano della vittoria della fede sulla morte e del martirio subito.

I dettagli visivi dell'opera — come i tratti semplici del volto, l'uso di colori accesi e la torre geometrica sulla destra — sono tipici dell'arte popolare devozionale e degli ex-voto diffusi nelle comunità Walser e alpine tra il XVIII e il XIX secolo.
Il Paesaggio: Le montagne rocciose e i prati verdi ritratti sullo sfondo richiamano da vicino lo scenario naturale e aspro dell'alta Val Formazza.

L'inverno del 1950/1951 flagellò l'intero arco alpino con nevicate incessanti (fino a 88 ore consecutive a metà gennaio). Il borgo walser, situato a 1718 metri di altitudine, rimase sepolto e isolato dal resto della valle a causa della violenza delle nevicate.

Antica baita walser risalente al 1760. L’edificio, caratterizzato da una facciata intonacata segnata dal trascorrere dei secoli, conserva ancora la storica iscrizione «Kerchachi-Oberdorf d.1760.

La costruzione presenta finestre dotate di antoni in legno e gli elementi tipici dell’architettura alpina tradizionale walser, testimoniando il patrimonio culturale e costruttivo di questa antica comunità montana.

La famosa chiesetta sul motto non si tratta di una chiesa, quella é quella bianca nel nucleo vista prima, ma si tratta di un oratorio, trovato chiuso


Una finestra era però aperta e sono riuscito a darci un occhiatina al suo interno. Nulla di particolare, c’è un dipinto sulla destra ma posso
Intuire si tratti di una semplice Madonna.

La cosa più interessante é la targa posata all’esterno: 

QUESTO ORATORIO 
CHE LA SOCIETÀ EDISON HA ERETTO
IN RICORDO DI QUELLO SOMMERSO
DAL SERBATOIO DI MORASCO
E DEDICATO ALLA MEMORIA
DEI LAVORATORI CADUTI
NELLA COSTRUZIONE
DEGLI IMPIANTI DELLA VALLE
AGOSTO MCML

Morasco 

Prima degli anni Trenta, Morasco sorgeva in una suggestiva conca alpina ricoperta di prati e fioriture. Il piccolo villaggio era composto da poco più di venti abitazioni in pietra e legno, da una chiesetta e da ampi pascoli destinati all’alpeggio, dove affonda le proprie radici la tradizione del formaggio Bettelmatt.

Tra il 1936 e il 1940, per rispondere al crescente fabbisogno energetico dell’industria, la società Edison realizzò una monumentale diga idroelettrica alta 56 metri. Il progetto segnò il destino del paese: Morasco venne considerato un sacrificio necessario al progresso e i suoi abitanti furono costretti ad abbandonare le proprie case.

L’intera vallata fu sommersa da oltre diciassette milioni di metri cubi d’acqua, che cancellarono per sempre il borgo e il suo paesaggio. 


Per alcuni anni dopo la costruzione della diga, durante il disgelo primaverile, era ancora possibile scorgere la sommità del campanile dell’antico oratorio dei Santi Anna e Lorenzo emergere dalle acque del lago artificiale, prima che crollasse definitivamente, lasciando soltanto il ricordo del paese sommerso.


La diga di Morasco è stata costruita dal 1936 al 1940, sul rio Gries affluente di destra del Toce, per avere una regolazione annua della produzione di energia degli impianti idroelettrici del Toce. E' del tipo a gravità massiccia in calcestruzzo, a pianta leggermente arcuata (raggio 556m), è larga complessivamente 565m ed alta 55m per un volume di 259.000 m3. 

La centrale di Ponte con l'acqua che arriva da questo lago è in grado di produrre 85.000.000 kWh, pari all'energia consumata da 30.000 famiglie italiane.


Dopo aver percorso il sentiero che affianca il lago la strada sale verso il Bettelmalp, la grande alpe ai piedi del muro che porta al passo del Gries. Anche in questo caso ci sono due varianti: o infilare il sentiero di montagna oppure salire lungo la carrabile che porta all’alpe, più lunga ma dalle pendenze più accettabili. Ho sempre scelto questa seconda variante soprattutto in funzione di risparmio energie in vista del secondo grande step della giornata, la salita al passo Gries, anche oggi sarà così.

Bettelmatt

L’arrivo in questa Arena é sempre da togliere il fiato.

Un enorme pianoro contornato da un muro, lì in cima il passo del Gries. Rimango sempre sorpreso di come ci possano essere sentirti nelle pareti a prima vista invalicabili. Avvicinandosi ad esse ci si rende conto che sovente il diavolo non é così brutto come lo si dipinge

Guardando verso il passo del Gries

Con il nome Bettelmatt si identifica fin dal XIII secolo, un formaggio di eccellenza che veniva utilizzato come merce di scambio.

Il suo nome deriva dall’unione del termine dialettale battel, che significa «elemosina» o «questua», e della parola tedesca matt, ossia «pascolo», a testimonianza dell’antica funzione del Bettelmatt come merce di scambio e prodotto destinato alla beneficenza.

L'Alpe Bettelmatt apparteneva anticamente dei signori de Rodis. Deve la sua fama alla ricchissima fioritura del pascolo. L'attuale tecnica di preparazione risale al Quattrocento.

Nel 1710 si parla già di un formaggio Bettelmatto in documenti dell'Archivio Borromeo.

La produzione del Bettelmatt avviene esclusivamente in alcuni alpeggi estivi, come quelli di Toggia, Morasco e Formazza, situati oltre i 2000 metri di altitudine. Questo formaggio viene prodotto soltanto durante la stagione estiva, generalmente dalla fine di giugno ai primi giorni di settembre.

 
Alpe nei pressi del lago Castel incrociato scendendo dai laghi Boden, presumibilmente anche qui si produce il Bettelmatt

Come di consuetudine mi concedo una pausa di circa mezz’ora prima di questa divertente scalata.
Amo stare sdraiato nell'erba e osservare il sentiero che mi manca per raggiungere la vetta, ad averlo sotto casa lo scalerei una volta al giorno dopo il lavoro, d'estate almeno

La salita si sviluppa in una prima parte sulla sinistra, poi imbocca un piccolo canalone e dopo aver superato un ruscello passa sulla parte destra, forse la più dura della salita

Dopo pochi minuti di salita ecco il panorama guardando verso il Bettelmatt

Seconda parte della salita, sono scomparsi i sassi della prima parte, si tratta di un sentiero scavato nel pendio.

Seduti in riva al fosso

Lo scenario da sopra il passo continua a tenersi sull’epico, da Bettelmalp alla capanna Corno si susseguono paesaggi diversi da loro ma estremamente affascinanti

Foto che ritrae la cima del muro del Gries, della piccola costruzione sulla destra abbiamo già parlato approfonditamente qui. In risssunto si può leggere sulla targa all’esterno

CAPPELLA RIFUGIO DEL PASSO GRIES 

in memoria di 

GIAMPAOLO COLOMBI, FRANCO COLOMBO, RICCARDO VANNOTTI 

Il 28 dicembre 1953 gli scout del gruppo ASCI Milano IV Orsa Minore salivano da Riale al passo del Gries per una escursione di due giorni con pernottamento previsto alla Capanna Corno e rientro dal passo San Giacomo. Partiti in condizioni meteorologiche ideali, al passo del Gries furono accecati nel primo pomeriggio da nebbia e tormenta improvvisa con temperature molto basse. Costretti a pernottare nella neve sul passo, il 29 cercarono una perigliosa via di salvezza verso il Vallese, dovettero risalire al Gries e solo con la notte rientrarono a Riale, avendo perso per morte bianca i tre compagni cui la Cappella è dedicata.

La Cappella fu eretta nel 1964 dai nove superstiti, anche per offrire una salvezza a chi si tosse trovato nelle stesse condizioni.


La cappella é ancora in territorio italiano, il confine si trova un centinaio di metri più dietro.
Il passo del Corno é relativamente vicino, il grosso delle fatiche sono finite con la salita al Gries.
Dal passo Grties al passo Corno siamo in territorio vallesano


Ancora uno sguardo all’indietro per apprezzare quel che resta del ghiacciaio del Griess

Corno

Non resta che affrontare il tratto che porta alla capanna del corno passando dall’omonimo passo.
In questo paesaggio in completa assenza di verde “come un film in bianco e nero” ci si sente catapultati in un posto fuori dal mondo


Il passo è facilmente raggiungibile, in confronto degli sforzi odierni.
Appena varcato il passo si ha una vista sulla val Corno con le sue caratteristiche scaglie



In fondo alla vallata compare l’inconfondibile csagoma della capanna


Il sole che é stato avaro sceglie di fare capolino proprio ora. Lo sento che é alle mie spalle e mi picchia sul coppino. Mi giro così per dare un occhiata


Prima della discesa di ancora un occhiata alle scaglie, vero e proprio simbolo, degna ultima immagine di immagazzinare in questo classico giro d'estate. 

È con un velo di tristezza che lascio questi posti, vorrei svegliarmi qui ogni mattina per capire dopo quanto tempo mi stuferei di questo scenario. 



Qui il giro

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