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Giordano Bruno

Giordano Bruno. Scagli la prima pietra che non ha mai udito tale nome. Probabilmente se si conosce il nome si saprà anche come ha finito i suoi giorni; bruciato vivo. Stop. Ma non basta. Così come non basta passare a velocità supersonica in piazza campo dei fiori a Roma per una rapida occhiata al monumento a lui dedicato. Ci sarà pur un motivo se tra migliaia di messi al rogo a lui hanno fatto la statua. Che diamine. Questi i pensieri mentre riguardo gli scatti strappati a Campo dei fiori in una soleggiata giornata primaverile. A distanza di due anni approfondisco il personaggio e il percorso che lo ha portato ad essere ridotto in cenere a Roma, a poche centinaia di metri della capitale di Gesù Cristo Nostro Signore P.S. É un puro caso che il post esca esattamente lo stesso giorno della sua esecuzione. Il monumento  Nel centro di piazza Campo de' Fiori, in mezzo alle bancarelle del mercato e al vagabondare di romani e turisti, si leva il monumento a Giordano Bruno. Il filosofo è tu...

Schopenhauer e l’arte di essere felici

Mettiamolo subito in chiaro: per Schopenhauer la felicità non esiste nemmeno. Se andiamo sul più piccolo mia nonna diceva che la felicità sono solo degli attimi. Abbraccio questa ultima tesi: Personalmente sono dei picchi che durano alcuni secondi, magari minuti, sono delle botte di vita, stile il popper per chi l'abbia mai provato. Luca della Robbia, Cantoria per il Duomo di Firenze, 1432-38. Schopenhauer e la felicità A prima vista, come si è detto, il suo radicale e disincantato pessimismo rende difficile perfino associare la sua filosofia all'idea della felicità: essa gli appare una meta irraggiungibile per l'uomo e il termine stesso «felicità», dal suo punto di vista, è un eufemismo. Schopenhauer non fa alcun mistero di questo, e a conclusione dell' Arte di essere felici , nella penultima massima, dichiara: « Com'è noto, alla domanda se la vita umana corrisponda, o possa corrispondere, a questo concetto di esistenza [cioè all'esistenza felice], la mia fil...

Il Lazzaretto di Milano

Per completare le letture sulla pestilenza che colpì Milano, origine di diversi spunti ( qui , qui e qui ), decido di recarmi direttamente sul posto per cercarne i resti. Si perché se “se non si va direttamente sul posto si gode solo a metà”  Storia del Lazzaretto In un'epoca nella quale le condizioni igieniche erano davvero precarie, nasceva la necessità di adibire alcune strutture alla degenza e all'isolamento degli appestati durante le epidemie. Per questo motivo venne costruito il Lazzaretto, struttura che ogni città avrebbe dovuto avere per garantire un minimo di assistenza ai malati e per difendersi dall'espansione del contagio. Ciò che però non si sapeva era come trattare con la peste. Nei lazzaretti i malati erano di fatto isolati in attesa della morte. Esterno del Lazzaretto e porta di accesso Il primo Lazzaretto di Milano sorse molto distante dalla città, a Cusago tra il 1447 e il 1450, ma si rivelò troppo lontano durante la peste del 1451. Era necessaria una str...

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