Dal Sasso del Zaznanin, agli orti sui massi, ai rifugi per animali e pastori chiamati splüie, alle cappelle passando per i racconti dio Plinio Martini, mille storie dal comun denominatore.
Cappella di San Carlo
La cappella (edicola) si trovava a sinistra della strada carrozzabile, appena prima di attraversare il ponte sul fiume Bavona, di fianco parte il sentiero per l'alpe Antabbia. Siamo a due passi da San Carlo, l’ultimo paese della valle.
La prima cappella (del 1950 ca.) è stata distrutta durante l’alluvione dell'agosto 1987 e rimpiazzata da una nuova nel 2010

Sopra lo stemma patriziale di Bignasco, croce; "Questa cappella è stata fatta fare dagli Amici di San Carlo Val Bavona - 2010”
Oratorio della Natività o di Gannariente
Poco più in basso. Emma valle un altro luogo che merita una visita. Chiesa, campanile e portico formano un complesso dei più vistosi in Val Bavona. Il campanile si staglia nel cielo, con la bella guglia conica. Il portico, alto come la chiesa, è adiacente alla strada e gli sta di fronte un grosso macigno che lo sorpassa di parecchio in altezza. Si resta stupiti nel vedere tutt’attorno niente altro che pietrame e massi, in caotico scompiglio, nascosti a malapena da alberi che non si sa dove affondano le radici.Il luogo selvaggio dove sorge l’oratorio ha fatto nascere la leggenda che esso sia rimasto in piedi dopo lo scoscendimento che avrebbe travolto e distrutto un quanto mai fantomatico nucleo abitato, ma il racconto non regge. Resta il fatto che, a guardarsi attorno, si è presi da strana impressione di solitudine e mistero. Prima di entrare, prendiamo nota della data incisa sull’architrave: 1595.
Quando si dice che la mela non cade lontano dalla pianta. L'espressione e le fattezze sono inequivocabili: il figlio ha preso veramante tutto dalla mamma. Si potrebbe dire quasi la stessa cosa degli angeli che tengono la corona.
Capèla du Cantòm
Le 16 tavole
Tributo alle donne
Le vere protagoniste, sempre intente a faticare all'inversosimile, spesso sole, obbligate a mandare avanti la baracca mentre i mariti emigrano. Diverse scenette sono giustamente dedicate a loro.Sonlerto
A Sonlerto l’intero borgo è stato costruito nel bel mezzo di un’antica frana. Anche se qui la vita è tutt’altro che facile, gli esseri umani risiedono da millenni in questi luoghi. «Le prime tracce trovate ai piedi del Monte Basodino (3200m) mostrano che i contemporanei di Ötzi frequentavano la regione già più di 5000 anni fa. Tra loro, soprattutto cacciatori e cercatori di cristalli»
Gli stabili rurali che per il loro meccanismo idraulico erano situati nei pressi dei corsi d’acqua sono completamente scomparsi. Più volte segnalati nei documenti, di mulini e peste non restano più nemmeno i ruderi, probabilmente spazzati via dalle acque tumultuose dei torrenti. Le peste avevano permettevano di brillare l’orzo, un esempio ancora funzionante si trova a Fusio
I mulini servivano per macinare i cereali e le castagne con cui i bavonesi producevano la farina necessaria alla loro autosufficienza. Il frutto del castagno per secoli è stato determinante nell’alimentazione, tanto che nel 1600 è certo che a Sonlerto si vendevano soprattutto castagne, ma anche avena e burro.

La segale e altri cereali di montagna erano sicuramente molto coltivati prima dell’avvento della patata, giunta e impostasi nelle nostre vallate sul finire del Settecento.
Il forno comunitario, costruito nel 1627, non esiste più. Alimentare un forno a legna per la cottura delle pagnotte di farina di castagne e segale (fiasce) comportava un gran dispendio energetico. Era quindi più logico unire le forze anche per questa attività: si panificava poche volte al mese e la comunità cercava di sfruttare al massimo il calore prodotto con il maggior numero di infornate possibili.
La torba in legno sorretta da “funghi”, che si nota all’entrata nord del nucleo, aveva funzione di granaio e, grazie all’analisi dendrocronologica, è stata datata al 1480. Questa costruzione, tipica della popolazione Walser, risanata già una prima volta nel 1591, si presenta con doppi locali sia al pianterreno (probabilmente adibiti a ripostiglio), sia al primo piano dove venivano conservate le granaglie, confer mando come la proprietà fosse divisa tra due nuclei famigliari. Il ballatoio coperto serviva per far asciugare gli ultimi covoni raccolti come pure per ventilare i chicchi all’asciutto.
Un ulteriore edificio di servizio citato negli archivi è il telaio. Ogni Terra della Bavona aveva il proprio locale in cui era situato questo attrezzo che permetteva la realizzazione di tessuti con i filati prodotti dalla coltivazione della canapa. Ancora oggi il talèe è riconosci bile all’angolo del grande prato al centro del nucleo

Nel 1674 è segnalato un orto su pradone (masso), ovvero un prato pensile coltivato. Questi prati pensili sono presenti ovunque in Valle Bavona dove ne possono trovare oltre 150. Esaustivi dettagli sono raccolti nell’apposito Fascicolo pubblicato nel 2018 dalla Fondazione: Massi coltivati di Val Bavona (collana Quaderni di Val Bavona, n°2) .
Un altro tema che ha contraddistinto la Bavona è quello del taglio dei boschi e della fluitazione del legname. In relazione a questa operazione nel 1852 si segnala la costruzione di una serra sul fiume nella zona Sèrta, demolita poi un paio di anni dopo.
Per migliorare il camminamento all’interno del nucleo, nel 1881 gli abitanti di Sonlerto procedono con la selciatura delle strade. Questo intervento favorisce sicuramente la situazione in periodi di pioggia, ma non trova consenso unanime in quanto i sassi utilizzati risultano troppo spaccati e, per un popolo che cammina scalzo, provocano dolore ai piedi. La selciatura completa con importanti interventi di drenaggio, miglioramento dell’acquedotto e inserimento dell’impianto GAS sono stati eseguiti all’inizio di questo secondo millennio
La natura


La cappella d'Australia
Occorrevano almeno 1500 fr. per persona e siccome pochi disponevano di una cifra del genere – allora la paga era di fr. 1-1.50 al giorno –si pensò di ricorrere al taglio dei boschi patriziali per finanziare la spedizione. Così fu fatto e nel settembre del ’54 tutto era pronto.
Il gruppo dei 21, si dice, partì in autunno da Cavergno, quasi una festa, accompagnato da molti compaesani fino a Fusio, con pochi fino al Passo Sassello, ancora meno fino ad Airolo e con un solo disponibile – un esperto «navigatore» – fino ad Amburgo.
All’imbarco del gruppo, avvenuto in quel porto, mancava all’appello un compaesano. Che farci? Di certo la nave non aspettava e salpò.
Verbali da assemblee
Circa la documentazione ufficiale va detto che allora si scriveva molto poco.A Cavergno il primo libro dei verbali delle sedute del Municipio e delle riunioni assembleari inizia solo il 1. 9. 1832 e, fino al 1854, senza nemmeno fare distinzione tra le decisioni del Municipo e quelle del legislativo.
Nel corso della primavera giunge la notizia della scoperta dell’oro in Australia e subito, vedi
quanto scrive Cheda, due valmaggesi si buttano nell’avventura
Le condizioni di prestito poste dal Patriziato
BENEFATTORI CAVERGNESI / ITI IN AUSTRALIA / 1854
Osservazioni: Distrutta dall'alluvione del 29.6.2024. Si è salvata per contro la statua della Madonna del Rosario che è stata rinvenuta (sfigurata) nel fiume a Cavergno.
Tradizioni: La cappella è stata costruita come ex-voto a ricordo dell'emigrazione cavergnese in Australia.
Il gruppo dei 22 partiti da Cavergno il 20 settembre 1854

Da questo scritto, sconosciuto fino al 1992, risulta chiaro che: – il primo emigrante australiano di Cavergno fu Giuseppe Inselmini; – i partenti in gruppo il 20. 9. 1854 fuono 22; – la cappella, dedicata a M. Ausiliatrice (gli emigranti diranno Madonna delle Grazie) è stata costruita da loro e poi benedetta tre giorni prima della partenza. All’elenco di Don Luigi Alessandro Zanini, redatto con i soli nomi e paternità degli emigranti, sono aggiunte le seguenti informazioni:
























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