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L’alto Malcantone - Arosio

La partenza la decido all’ultimo; la stazione di Torricella Taverne, poi direzione con passo sicuro verso Bedano per affrontare la vera e propria sfida a livello fisico della giornata: la salita che mi porta alla ricompensa, la terra di sopra, la terra promessa, il Malcantone.

Sono particolarmente legato a questa terra, ne testimonia tra le altre cose il mio cognome malcantonese : mio nonno é nato e cresciuto tra queste colline e spesso il weekend scendevamo a Banco di Bedigliora per prendere cura della casa, degli orti e delle vigne

Malgrado questo non ho mai assimilato bene la struttura geografica del Malcantone, anzi. Per facilitare la comprensione propongo subito una mappa

L’obiettivo odierno é di salire da Torricella Taverne in quel di Arosio city e poi spingermi verso il medio Malcantone passando per Mugena, Vezio, Fescoggia, Breno...fin dove tengono le gambe 

Ma prima occorre elevarsi sul pianoro di Arosio situato quasi 500m più in alto del mio punto di partenza: la stazione di Taverne

Suvarov a Bedano

Prima di salire ho il modo di apprezzare una scritta su una facciata nel nucleo di Bedano

Malgrado la scritta non tutti erano contenti di dover sfamare un esercito, anche se solo di passaggio
Ci fu un episodio avvenuto proprio a Bedano durante il passaggio delle truppe russe nel 1799. Un abitante del paese, ispirato forse dalla figura leggendaria di Guglielmo Tell, sparò contro l’avanguardia della cavalleria cosacca, ferendo mortalmente un soldato. Questo gesto di ribellione non ebbe effetti militari, ma provocò una dura rappresaglia: il saccheggio immediato del villaggio da parte dei cavalieri russi.

Il cosacco ferito fu portato a Taverne per essere curato insieme a un altro soldato malato. Il primo morì poco dopo, mentre il secondo rimase a vivere nel paese, dove si sposò e fu accolto cordialmente dagli abitanti, che lo soprannominarono “rüssu”.

Le informazioni furono raccolte dall’autore grazie alle testimonianze del farmacista Natale Lurati di Taverne.

Il momento é ora

Mentre mi dirigo verso l’imbocco della salita incrocio un anziano con il cagnolino: training indossato alla bell e meglio, calzetta su, calzetta giù, ciabatte in falsa pelle anni 80, maglietta (non ascellare) bianca. Cane minuscolo ma vivace come é giusto che sia per la prima uscita di una soleggiata domenica.
Capisco subito che ha voglia di parlare, vedendomi con sacco e bastoni si rivede, infatti mi svela che era un appassionato camminatore ma che ora causa la salute non può; parla di ictus, di un ernia operata male, della moglie morta, del marito della figlia suicidatosi. Fino ai 75 [anni] tutto bene, poi tutto é precipitato. Mentre parla una grossa goccia gli cola dal naso, si allunga in maniera impressionante ma incredibilmente senza staccarsi.
 
Difficile rispondere, gli dico che ha sicuramente sfruttato bene il suo tempo nel passato camminando per tutta la Svizzera e che, malgrado tutto, é ancora in grado di portare a passeggio il cane
Gli chiedo il nome del cane e auguro ad entrambi una buona giornata.

Mentre mi allontano penso al significato di questo incontro, un ennesima conferma che sto facendo la cosa giusta, che le lavatrici possono aspettare, così come la siepe ed un sacco di altre cose.
Mi torna poi alla mente il graffito visto alla stazione di Taverne poco prima...

Il cerchio si chiude. É tutto molto chiaro, come da qualche tempo ormai. 

Salita verso la terra di sopra

Devo presto abbandonare i miei mini pensieri filosofici per concentrarmi sulla salita. Sono 500m di dislivello da non sottovalutare. Il primo tratto si rivela essere il più duro, mi mette in grande difficoltà 

Poi la pendenza si ammorbidisce leggermente ma il danno ormai é fatto: il primo strappo mi ha già messo in ginocchio, é una nuova via crucis come quella verso il Monte Boglia del giorno prima. 

Arosio

Mi trascino così in qualche maniera nel bosco, mangio entrambi le banane e finisco gli 1.25 litri di acqua che ho con me. Quando finalmente sbuco dal bosco un gruppo di mucche mi fissano come sempre silenziosamente, poi le prime case, villette in periferia di Arosio, intravedo il campanile dietro i campi. Incrocio un uomo e chiedo se ci sono fontane in paese. L’uomo capisce al volo e mi offre acqua dal rubinetto del suo giardino. É la prima volta che io ricordi di aver dovuto richiedere dell’acqua.

Ora che mi sono dissetato posso concentrarmi sul primo paese che esploro

Il ritrovamento di una consistente quantità di monete romane avvalora la tradizione secondo cui una strada romana avrebbe collegato Ponte Tresa e Novaggio ad Arosio, per poi scendere verso il Monte Ceneri. 
Le forme precedenti del nome sono Arosium, Aloxio, Aroxio, Roseo e Rosio. 

Il villaggio viene menzionato per la prima volta nel 1180; nel 1217 la chiesa di Santa Maria a Como possedeva qui dei terreni, così come il monastero di Sant’Abbondio a Como. Il vescovo di Como deteneva la decima sulle castagne, che fu riscattata all’inizio del XIX secolo. Sotto i duchi di Milano, nella prima metà del XV secolo Arosio dovette fornire 30 uomini all’esercito ducale. 
Arosio apparteneva in passato alla parrocchia di Agno, ma non si sa quando se ne sia separato poiché nel 1571 costituiva già una sottoparrocchia, tuttavia Arosio chiese ancora il 30 settembre 1599 la separazione completa da Agno

Arosio - WEB

TEMPVS VINCIT OMNIA

Proseguo verso il paese dove a dominare é la chiesa. Sul sagrato un opera regalata da un ingegnere Basilese al comune


Si tratta di una meridiana a diverse letture. Poco più in là, sulla facciata di uno stabile l’istruzione per la lettura


Se poi non dovesse bastare su una facciata della chiesa fa bella figura di sé una meridiana del 1664. Arosio é una vera manna per i meridianologi 

Insomma sono le 11:24.

Più carica di significati quello scolpito su un lato del cubo: TEMPVS VINCIT OMNIA (il tempo vince tutto).

Tracce di Repubblica

Sempre ad Arosio trovo una stele di fianco alla chiesa

MEMORIA
A
BERNARDO BOSCHETTI
DOTTO MEDICO CHIRURGO NOTAJO
INTEGERRIMO MAGISTRATO
QUAL PRESIDENTE DEL TRIBUNALE SUPREMO
CALDO PROPUGNATORE DI LIBERTÀ
NEL GOVERNO PROVVISORIO DEL 1798
NEL CONSIGLIO DI STATO DI CUI FU PRESIDENTE E NEL GRAN CONSIGLIO

DI SE LASCIÒ MEMORIA PERENNE PER INARRIVABILE ZELO E ELETTA VIRTÙ

AROSIO
Ove ebbe i natali e le sue ossa riposano dal 1822
di lui si gloria a
A PERPETRUARNE LA MEMORIA
RAIMONDO BOSCHETTI, PRONIPOTE POSE

Il governo provvisorio di Lugano, nella storia del Ticino, indica l'istituzione che governò il luganese tra il 21 marzo e il 18 luglio 1798, nel periodo compreso tra la liberazione dai baliaggi italiani e l'insediamento degli organi di governo del Cantone di Lugano.
Il governo provvisorio, costituito da membri dell'alta società e del clero locale, era di stampo filofrancese e repubblicano.
Venne eletto dai cittadini del Lugano e delle pievi di Lugano, Agno, Riva San Vitale e Capriasca tra il 19 e il 20 marzo.

Adoro la storia di questi personaggi venuti da uno sputo di paese per imporsi poi nei punti nevralgici e segnando poi la storia che conta.

Posso finalmente introdurmi nella chiesa che presenta un bel porticato laterale del 700

Gli affreschi nella chiesa di San Michele

Da dove iniziare? Magari da San Sebastiano che si offre in versione biondone palestrato dove le frecce “possono accompagnare solo”

Guardatemi tutti, sono biondo, sono bello, sono quasi fotomodello

Tre fanciulli

Potrei poi proseguire con tre giovani uomini molto vicini tra loro che se non sapessimo che gli affreschi sono di 500 anni fa giungeremmo a facili conclusioni inclusive

Nella controfacciata, un lacerto con tre figure (foto sotto) fa probabilmente parte di un'altra storia di San Nicola, quella dei Tre fanciulli. Si tratta del miracolo che San Nicola fece risuscitando tre fanciulli che un oste aveva sepolto dentro una botte di sale.

La realtà é ben diversa, basta chiarire il mistero legato alle tre figurette rimaste nella controfacciata. Perché non pensare allora a un altro episodio legato alle "storie" del Santo Vescovo di Mira?

Se consideriamo che San Nicola di Bari è conosciuto anche in Ticino soprattutto per l'episodio legato alla risurrezione di tre ragazzi uccisi e sepolti dentro una botte di sale da un terribile oste rimasto a corto di vettovaglie per darli in pasto ai suoi clienti (questa iconografia è rappresentata anche nel Presbiterio della chiesa di San Nicola di Giornico), perché non vedere nel lacerto della controfacciata le facce di questi ragazzi, con la parte inferiore di color verde a rappresentare proprio la botte?

La forma della botte su questa riproduzione é molto simile a quella nella chiesa di Arosio.

Un altro personaggio piuttosto cianotico rende l’atmosfera piuttosto tesa. Diciamo, scagli la prima pietra a chi non é mai capitato di far bisboccia ma qui si va ben oltre

Si, é una vela quella che sta indicando il personaggio

La sacra spugna

Se poi passiamo al piatto forte dobbiamo spostarci nel coro. La scena che la fga da padrona é il classico e ma con un paio di particolarità

La prima é la scena della crocifissione, la particolarità consiste nella scena in cui a Gesú viene offerta una spugna con dell’aceto da parte di un pezzente.

Per rispondere e mitigare l'agonia del Cristo sulla croce, gli portarono alle labbra una spugna fissata ad una delle estremità di un bastone ed immersa in aceto (o, presumibilmente, in posca, miscela di acqua e aceto, allora molto utilizzata come dissetante dai soldati romani).

Prima di essere crocifisso: A Gesù viene offerto vino mescolato a fiele o mirra, un anestetico naturale che avrebbe stordito il dolore. Gesù lo rifiuta, preferendo affrontare la sofferenza in piena coscienza.
Durante l'agonia: Quando Gesù grida "Ho sete", un soldato romano (o un astante) inzuppa una spugna nell'aceto, la fissa sulla cima di una canna e gliela porge per dissetarlo.

Secondo una leggenda non verificata, questa "Sacra spugna" sarebbe rimasta a Costantinopoli finché non venne venduta dall'imperatore latino di Costantinopoli Baldovino II, per una somma esorbitante a Luigi IX di Francia, e si sarebbe aggiunta alle reliquie della Sainte-Chapelle a Parigi, a fianco, fra le altre, di quelle della Corona di spine e della Vera Croce. Durante la rivoluzione francese la Sainte-Chapelle venne saccheggiata e le reliquie disperse o distrutte. Alcune sono state conservate brevemente presso la Biblioteca nazionale, per poi scomparire. Più tardi sarebbero state "restituite" a Notre-Dame, non si comprende come dato che erano state censite come scomparse.

Resuscitati e impestati

Degna di nota anche l’ultima cena rappresentata non con inquadratura televisiva ma in cerchio, le pietanze sulla tavola ricordano il territorio

Anche un paio di miracoli difficilmente ammirabili, uno su tutti é il buon Lazzaro che sfoggia un colorito tutt’altro che allegro. Lazzaro era già "da quattro giorni" nel sepolcro, emanando il classico fetore della decomposizione

Evidentemente l’olezzo emanato dallo zio Lazza non sarà stato dei migliori, lo testimoniano i due personaggi alle sue spalle: piuttosto grottesco dare risalto a questa reazione piuttosto che a quella di meraviglia del miracolo. Notevole anche il sarcofago con un pezzo di osso che fa capolino a rinforzare il concetto di resurrezione ma alquanto improbabile nella realtà. 

Pochi giorni dopo, Lazzaro era ad una cena in onore di Gesù: molte persone accorsero per vederlo, e i sommi sacerdoti, venutolo a sapere, deliberarono di uccidere Lazzaro, perché la gente credeva in Gesù a causa sua. Non si sa se essi siano riusciti nel loro intento: Lazzaro non appare più nel prosieguo del Vangelo né in alcun altro scritto del Nuovo Testamento.

Anche i lebbrosi (o appestati?) e gli storpi ricevono la loro parte miracolosa. Dalle cuffie si direbbe una squadra di pallanuoto colpita da varicella

La guarigione dei dieci lebbrosi (Luca 17:11-19): Durante il suo viaggio, Gesù incontra dieci lebbrosi che gridano a lui pietà. Gesù ordina loro di andare a mostrarsi ai sacerdoti e, durante il tragitto, tutti e dieci guariscono. Tuttavia, solo uno di loro – un Samaritano, quindi uno straniero – torna indietro per lodare Dio e ringraziare Gesù

Da notare il diavoletto sopra di essi che sembra intento a sloggiare davanti all'altissimo e il suo codazzo di portaborse

Magnetico anche lo sguardo dell’altissimo parzialmente cancellato.

Il volto di Cristo incorniciato in un tondo fra rami di melograno e un vaso di melograni. Già in quel di San Gallo si é apprezzato la presenza del frutto che è un simbolo in molte culture; dovrebbe avere 613 semi, proprio come l’Antico Testamento.


Ultimo ma non da ultimo il riquadro in basso che si rifà al ciclo delle stagioni. A differenza di Mesocco a Arosio non si salva nemmeno una delle dodici stagioni, riusciamo comunque a intuire che si tratta di giugno

Nello zoccolo erano rappresentati i mesi dell'anno, come era uso nella pittura popolare ticinese, sulla falsariga di quanto Antonio da Tradate aveva, peraltro, già fatto nella chiesa di San Michele di Palagnedra.

Purtroppo per la maggior parte scomparsi, è facile prevedere che nel primo scomparto vi fosse il mese di gennaio (totalmente sparito), nel secondo febbraio (si vede un bue che tira l'aratro), quindi il mese di marzo (con la barca) e, nell'ultimo, il mese di giugno (con due personaggi, uno che taglia e l'altro che porta il grano). La serie proseguiva sulla parete di destra con i rimanenti mesi.

Gli affreschi della chiesa di San Michele sono stati una sorpresa, quasi a volermi ricompensare dalla dura salita da Bedano. La giornata é già guadagnata e ho passato solo uno dei 4 paesi dell’alto Malcantone.

Catturo ancora uno scorcio mentre mi avvio verso la prossima tappa: Mugena, il paese dei Degiorgi

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