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31 fatti legati alla flagellazione

Sono morboso? Al terzo libro dedicato alle punizioni / torture la domanda é tornata a farsi viva nei meandri della mia moralità.
Poi pensandoci bene quasi tutte le mie letture fanno riferimento a grandi drammi o sofferenze, tutte storie realmente accadute.
Non ho scelta, o mi riconosco come un morboso scatenato oppure diplomaticamente cerco di mettermi la coscienza a posto rivalutando i miei interessi in un "osservare con sdegno ed incredulità fino dove può spingersi la perversione umana" (versione da snocciolare a chi mi chiede dei miei interessi.

Ecco quindi un altro libro sui genris dedicato alla flagellazione & derivati.
Riporto piccoli stralcione dei fatti che più mi hanno colpito o fatto sobbalzare sul sedile del treno.

Il tamburino, 1820

#1: Un tempo, per esempio, una punizione adottata in caso di infanticidio consisteva nel costringere il genitore responsabile del crimine a vivere per alcuni giorni e notti con il cadavere del bambino legato al collo, un metodo che oggi sarebbe condannato e denunciato come regressione alla barbarie. Eppure ho conosciuto persone assai rispettabili, di entrambi i sessi, che hanno adottato un metodo analogo nel caso di un cane colto nell'atto di uccidere un pollo.

#2: I Romani supponevano che la fustigazione favorisse la donna nel concepimento; e dal momento che, a quell'epoca, avere un figlio era l'ambizione così come il destino di ogni donna, esse accoglievano i colpi quasi con gioia.

#3: Nelle popolazioni primitive e selvagge la donna non cerca di dissimulare la propria delusione se il rapporto sessuale non le procura sufficiente eccitazione e piacere; e dal suo punto di vista un uomo impotente è un uomo da schernire e disprezzare. Sono queste reazioni della donna, insieme ai suoi personali desideri, che inducono l'uomo a escogitare vari modi per accrescere il naturale potere irritante dell'organo maschile e a sopportare dolore per praticare gli effetti di questi espedienti. Da qui il famoso ampallang in uso fra i Dayak del Borneo.


Ampallang del Borneo, brividi al solo guardarlo

#4: Durante i Lupercali venivano scelti alcuni uomini che, nudi e armati di cinghie di cuoio, danzavano nelle strade frustando con queste cinghie ogni donna nella quale si imbattevano. Questo è un esempio di una superstizione che è persistita nel corso delle epoche.

#5: Un altro esempio è la credenza, diffusa tra i marinai nei tempi antichi, che frustare i passeggeri avrebbe tenuto lontano la tempesta. Nel Satyricon di Petronio è raccontato come Encolpio e Gitone furono flagellati con questo esplicito intento.

#6: Seneca raccomandava la fustigazione come rimedio specifico nel trattamento della febbre. Altri seguirono le sue orme, e presto coloro che erano afflitti da malattie tanto diverse quali il tetano e il vaiolo, i reumatismi e le affezioni intestinali, si ritrovarono a essere sonoramente frustati per i loro malanni.

#7: La frusta era usata per infliggere pene per ogni crimine minore, e come ulteriore oltraggio e atto di persecuzione prima che fossero adempite le sentenze più gravi. Lo stesso Gesù fece ricorso alla verga almeno in un'occasione: La Pasqua dei Giudei era vicina e Gesù sali a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore, colombi e i cambiavalute seduti. Fatta una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori dal tempio, pecore e buoi; sparpagliò il denaro dei cambiavalute, rovesciò le tavole. (Giovanni, 2, 13-15).

Cacciata dei venditori dal Tempio, opera di Carl Heinrich Bloch, 1872 circa.

#8: C'è un divertente aneddoto del poeta Jean de Menny. Per aver messo in dubbio la castità di alcune donne aristocratiche, egli fu arrestato e processato. Come punizione per la sua offesa, gli venne ordinato di spogliarsi perché le nobildonne, il cui onore egli aveva osato calunniare, potessero a loro piacimento far schioccare la frusta sul suo corpo. De Menny chiese alla regina, che aveva dato disposizione per questo tipo di pena, che gli fosse concesso un ultimo desiderio prima che la fustigazione avesse inizio, e la sua richiesta fu cortesemente accolta. Con molta ironia, il poeta chiese che il primo colpo di frusta fosse dato dalla più grande prostituta tra quelle donne. È quasi superfluo aggiungere che la prima frustata non fu mai inferta.

#9: Nel 1643 un tale Roger Scott fu «severamente fustigato per aver più volte dormito nel giorno del Signore e per aver colpito la persona che lo aveva svegliato»,

#10: Molti testimoni dissero di aver visto prigionieri fustigati fino alla morte. Ogni campo di detenuti della Georgia ha un responsabile delle fustigazioni incaricato di tenere un "registro delle fustigazioni" - un libro in cui ogni punizione viene registrata. Dall'indagine emerse che era abitudine del responsabile "sabbiare" la cinghia di cuoio per renderla più "pungente". Goode, una guardia, cosparse la sua cinghia di sabbia per fustigare Abe Winn, un ragazzo bianco di sedici anni, che si trovava in carcere per aver rubato due barattoli di prosciutto. Abe è stato descritto dai testimoni come «un ragazzino fragile». Aveva accidentalmente versato del caffè caldo sul dorso di un maiale di proprietà della guardia. Goode fece tenere fermo il ragazzo da quattro uomini mentre gli infliggeva cinquantasette colpi con la sua cinghia sabbiata. «Lo vidi barcollare verso i gradini dell'ospedale» disse un testimone, Lewis, figlio di un ex membro della Legislatura. «Non poteva sdraiarsi sulla schiena, ma mori sdraiato sul ventre. Dissero che era morto di tubercolosi. »

#11: In Inghilterra la testa del prigioniero veniva coperta così che non potesse vedere chi maneggiava la frusta

#12: Prima del 1948 la frusta poteva ancora essere usata, con alcune restrizioni, nel caso di giovani trasgressori; i giudici infatti erano autorizzati a ordinare che venissero inflitti sei colpi di frusta ai giovani tra gli otto e i sedici anni. La punizione era eseguita in una stanza privata. Dopo che l'ufficiale medico aveva svolto il leso esame di routine per accertarsi che la fustigazione non mettesse in pericolo la vita del ragazzo, L'ufficiale medico riesaminava il ragazzo dopo ogni frustata, e prescriveva la terapia che poteva rendersi necessaria alla fine della fustigazione. Normalmente era un poliziotto a infiggere la punizione, e genitori o tutori avevano il diritto di essere presenti, ma in alcuni casi il tribunale permetteva al padre stesso di eseguire la sentenza in presenza di un agente.


#13: Abecedario e frusta. Una volta che i bambini delle famiglie benestanti erano cresciuti, però, arrivavano i dolori. Si passava dall'insegnamento in famiglia, basato su premi e le ricompense, a quello del maestro, fatto soprattutto di castighi e punizioni, tanto che l'insegnante è spesso associato alla frusta, come si vede in questo disegno tratta dal manoscritto Tractatus praeteritorum (Trattato dei tempi passati) del 1273, oggi conservato a Vienna.



#14: Perfino la negligenza da parte del proprio marito poteva rappresentare il pretesto per frustare una schiava. Abitudini di questa natura ispirarono il commento satirico di Giovenale:
"Perché se nella notte il marito è stato fiacco, ha finto di dormire, o si è girato dall'altra parte, il giorno dopo, stanne certo, i domestici andranno in malora."

#15: La flagellazione delle schiave da parte delle loro padrone, per il minimo pretesto, era senza dubbio dovuta a ragioni diverse dal semplice piacere di punire, essa ha una connessione tra sesso e fustigazione. A ogni modo, raggiunse un tale grado di severità e diffusione che la Chiesa ritenne necessario porre dei limiti. Il Concilio di Elvira emise la seguente ordinanza:
Nel caso in cui una signora, in un accesso di rabbia e follia, frusti la sua schiava, o la faccia fustigare, tanto che la schiava muoia dopo tre giorni a causa della tortura subita, parimenti se sia dubbio se è accaduto intenzionalmente o se è stato un incidente; se è accaduto intenzionalmente la signora sarà scomunicata per sette anni; se si è trattato di un incidente sarà scomunicata per soli cinque anni; benché, se cade malata, potrà ricevere la comunione.

#16: Nelle epoche antiche era comune picchiare una moglie come se fosse uno schiavo, come se fosse un oggetto di proprietà del marito. Nel Corano, Maometto giustifica questa pratica nel caso di mogli disubbedienti - «portatele in un'altra stanza e punitele severamente». Persino in un'epoca relativamente recente come la metà del diciannovesimo secolo, il giudice Buller affermò che un marito era legalmente autorizzato a infliggere punizioni corporali alla propria moglie, purché non utilizzasse un bastone più spesso del «pollice di un uomo».

#17: Il detto di Salomone «Chi risparmia il bastone odia suo figlio, chi lo ama è pronto a correggerlo» e il suo monito: «Non risparmiare al giovane la correzione, anche se tu lo batti con la verga, non morirà; anzi, se lo batti con la verga, lo salverai dagli inferi», erano presi alla lettera dai genitori di tutto il mondo; e la massima «All'uomo la moglie, al bambino la verga» è stata accettata e considerata come piena giustificazione per fustigare bambini di entrambi i sessi, nel corso delle epoche, fino a tempi relativamente recenti

#18: Cooper afferma che a Eton, dove le fustigazioni erano ugualmente diffuse, «nelle tasse scolastiche di ogni ragazzo era aggiunta una spesa di mezza ghinea per la verga, che egli fosse stato punito o meno».
Una causa perduta contro un preside, portata lo stesso anno di fronte alla corte di Selkirk, sembra indicare che ai presidi fosse concessa una grande libertà nell'infliggere le punizioni. L'avvocato difensore sostenne che “un insegnante è in loco parentis”. Il genitore delega la propria autorità agli insegnanti, e di conseguenza egli non può essere colpevole di aggressione a meno che sia dimostrato che la punizione inflitta era crudele». L'accusa era di aver punito un ragazzo di undici anni «con una cintura di pelle, colpendolo sul viso e sulle spalle, sulla schiena e sulle natiche».

19#: Gli storici antichi concordano sul fatto che, in molti paesi, era usanza flagellare i fedeli durante alcune festività, e questo conferma come essi accettassero la punizione con rassegnazione, e in alcuni casi addirittura con gioia

#20: Plutarco, in riferimento agli usi dei Lacedemoni, afferma che durante il rito delle Flagellazione, che si teneva una volta l'anno, di fronte all'altare di Diana i ragazzi venivano frustati ininterrottamente per ore.
Egli sostiene che «sopportano il dolore con contentezza, e perfino con gioia; addirittura fanno a gara l'uno con l'altro, e colui che sopporta tale punizione per più tempo, ed è stato in grado di sopportare il maggior numero di colpi, viene dichiarato vincitore». Altri scrittori, in particolare Mozonio e Cicerone, confermano tutto questo. Cicerone sostiene di aver «spesso sentito dire di ragazzi frustati fino alla morte».

#21: Secondo Erodoto, durante la festa di Iside che si teneva ogni anno, migliaia di persone di entrambi i sessi «si frustavano le une con le altre», apparentemente con un'enfasi che ben si intonava al loro entusiasmo.

#22: Il vescovo di Braga: «Se un monaco è solito molestare i ragazzi e i bambini, o se è sorpreso nel tentativo di baciarli, o in qualsiasi altra azione indecente, e se il fatto è provato da testimoni, che egli venga pubblicamente flagellato».
La fustigazione spesso era eseguita personalmente dall'abate o dal superiore, ma egli aveva anche l'autorità di affidare il compito ad altre mani. La diffusione della pratica e la certezza che ogni monaco sarebbe stato frustrato per una trasgressione o per un'altra, reale o immaginaria, sono evidenti nell'uso, in molti monasteri, di indossare una speciale camicia che si apriva sulla schiena così che fosse più facile scoprire il corpo in preparazione di tale castigo.

#23: A volte la flagellazione, come nel caso dei monaci, non era considerata affatto una punizione, ma un piacere, poiché suscitava allucinazioni, estasi sessuale e amore masochistico per Dio.
Così la suora carmelitana Maria Maddalena de' Pazzi, che visse a Firenze verso la fine del XVI secolo, provava piacere nell'essere pubblicamente fustigata sulle natiche. In un'occasione gridò:
«Basta! Non alimentate più a lungo la fiamma che mi consuma: non è questa la morte che desidero; questa mi porta troppa gioia e piacere!»! Un altro caso simile fu quello di Elisabetta di Genton, che durante la flagellazione gridava: «O amore, o eterno amore, o amore, o voi creature! Gridate con me: Amore, Amo-re!».
In questi, e in altri simili casi, gran parte del piacere provato era indubbiamente dovuto alla stimolazione delle ghiandole dei glutei in individui la cui repressione sessuale era di tale natura da indurre condizioni patologiche.

#24: In Notes and Queries (13 marzo 1852) si fa riferimento a una particolare forma di flagellazione, nota come flagellazione della tomba: Le persone che precedentemente erano state scomunicate, venivano accolte nuovamente nella Chiesa, secondo l'antico Rituale Romanum, con la cerimonia della fustigazione della loro tomba.
Quando si decideva che il deceduto poteva essere riammesso nella comunità dei beati, veniva ordinato che il suo corpo non fosse dis-seppellito, ma che la sua tomba venisse frustata, e che così facendo il prete pronunciasse le seguenti parole: «Con l'autorità concessami, ti libero dal vincolo della scomunica, e ti accolgo nuovamente nella comunità dei fedeli».

#25: "Per cinquecento anni la "Santa" Inquisizione prosegui sulla sua strada di tortura, crudeltà e persecuzione. In Spagna essa raggiunse il suo apogeo, raggiungendo primati di tortura che resero l'Inquisizione spagnola temibile in tutte le parti del mondo conosciuto. Llorente, uno storico coevo, trovando le prove nei resoconti redatti dallo stesso consiglio dell'Inquisizione, afferma che solo in Spagna in meno di quaranta anni (1481- 1517) furono arse sul rogo circa 13.000 persone, e che tra il 1481 e il 1808 le persone arse o torturate raggiunsero la colossale cifra di 341.021. C'è poco da meravigliarsi se la fede romana cattolica fiorì rapidamente in Europa; e c'è poco da meravigliarsi se il suo potere e la sua influenza si estesero con la rapidità di un ciclone!
Fu Napoleone ad abolire l'Inquisizione spagnola - ammirevole azione, ad ogni modo, nella sua carriera di massacri. È vero che questa non fu la fine dell'Inquisizione. Con la caduta di Napoleone nel 1814, Ferdinando VII non esitò a ripristinarla, benché ora fosse privata della maggior parte dei suoi poteri. Ma il suo sadico trionfo fu di breve durata. Nel 1820, in seguito alla Rivoluzione liberale, l'Inquisizione fu nuovamente soppressa, ma solo per rifiorire circa cinque anni dopo. Infine, nel 1834, la regina Cristina estirpò questo cancro per il bene di tutti. In Italia, la roccaforte dei papi, essa continuò a prosperare, ma fu un' Inquisizione indebolita, alla quale erano state strappate le zanne. I giorni della tortura su vasta scala erano finiti.

#26: Per aver scritto Le nozze di Figaro, Beaumarchais fu flagellato ogni mattina durante la sua incarcerazione nella prigione di Saint Lazare. Questo per ordine di Luigi XV.

#27: come ci si poteva aspettare, la fustigazione delle donne penienti, specialmente se erano giovani e non prive di fascino, portò diversi abusi. I preti erano ansiosi e pronti nel prescrivere la fustigazione per l'espiazione di peccati di qualsiasi tipo, ed erano perfino più pronti e desiderosi di impugnare loro stessi la frusta. Questo era tanto vero, e i preti del confessionale erano talmente entusiasti di usare la frusta che la Chiesa si vide costretta a redigere regolamenti per tenere a freno questi appetiti e per fornire una certa salvaguardia. Già all'epoca di Papa Adriano I, a vescovi, preti e diaconi era di fatto proibito colpire i loro penitenti. Ai preti veniva inoltre raccomandato di tenere sotto gli occhi citazioni dei salmi o di qualsiasi altro libro della Bibbia, quando ascoltavano le confessioni di una donna; e per evitare la concupiscenza che la segretezza poteva indurre, di lasciare le porte del confessionale aperte.

#28: Uno dei più famosi confessori che praticarono abitualmente la flagellazione sulle loro penitenti, fu Cornelius Adriansen. Fu per la sua ostinata predilezione nell'infliggere la fustigazione alle donne che questa particolare forma di punizione divenne nota come fustigazione corneliana.

#29:  racconta William di Malmesbury, un aneddoto all'epoca della giovinezza di re Ethelred. La madre del futuro re era solita flagellarlo con le candele, ottenendo il risultato che il bambino divenne quasi pazzo. Il ricordo nella sua mente fu così intenso, e la vista delle candele così strettamente legata al dolore, che durante la sua intera vita il re non avrebbe mai permesso che una candela fosse accesa in sua presenza.

#30: C'è una dichiarazione significativa di Festo, un antico scrittore romano, sul fatto che alcuni uomini «si facevano frustare per denaro». Questi fustigatori erano chiamati Flagratores. Luciano riferisce anche di un filosofo di nome Peregrinus che regolarmente si autofustigava in pubblico.

#31: Quello di Plinio merita speciale menzione. Per diminuire l'appetito sessuale egli consigliava di apporre sui lombi piastre di piombo, citando, per sostenere l'efficacia della prescrizione, il caso di un certo Calvas. Questo oratore, benché di natura talmente libidinosa che la semplice vista di una donna bastava a provocargli un'eiaculazione, fu curato da questo angoscioso malessere proprio con queste piastre di piombo. Molte altre autorità mediche coeve sostenevano opinioni analoghe, e come rimedio contro l'eccessivo appetito sessuale adottavano varianti del metodo di Plinio per ridurre la temperatura di reni, fegato e organi adiacenti. Così Galeno utilizzava piastre di metallo come cura contro le eiaculazioni notturne negli atleti, e come metodo per ridurre la passione sessuale laddove la castità era opportuna; prescriveva impacchi con acqua fredda nei casi di priapismo; Ezio e Oribasio sottolineavano il fatto che stare sdraiati sulla schiena tendeva a causare il surriscaldamento dei lombi
Meibomius riassume tale posizione così dicendo:
Da tutto questo traggo la conclusione che i lombi in generale, e le parti di cui sono costituiti, contribuiscono grandemente all’eccitazione, e principalmente le loro vene e arterie; ma lo strumento principale è il parenchima dei reni, dove il seme comincia a essere elaborato; questo è poi perfezionato e acquisisce una consistenza uniforme nella sua discesa attraverso gli altri vasi seminali.
Questo medico del XVII secolo procede poi nell'elaborazione della sua ipotesi per rendere conto della capacità della flagella-zione, con fruste o altri strumenti, di eccitare la passione sessuale. La fustigazione riscalda e infiamma le reni e le parti adiacenti favorendo il flusso di sperma; inoltre il dolore, inseparabile da tale punizione, stimola gli organi generativi al di là delle loro normali capacità.
La fustigazione sulla schiena o sulle natiche tende a favorire una prematura attività degli organi sessuali, o, piuttosto, dei nervi che portano dal centro dell'erezione attraverso la spina dorsale ... tali colpi applicati sulla schiena e sulle natiche costituiscono un afrodisiaco brutalmente empirico. 

Si chiude così il mio allegro viaggio nella storia della flagellazione, certo non ho riportato varie esempi più “comuni” come ad esempio la questione degli schiavi o dei soldati insubordinati. Ho dedicato e già pubblicato un succosissimo post sul tema dell’autoflagellazione.

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