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Il danaro a cospetto della legge e della morte

 Un topo, ecco in cosa mi potrei trasformare, in un classico topo da biblioteca. Oggi sono entrato con il chiaro obiettivo di mettere mani, occhi, cervello e cuore sulle 20 illustrazioni di Cassina (materiale didattico per gli alunni di metà XX° secolo) ma già mentre aspettavo che me lo consegnassero, questione di un minuto neh, avevo già preso in mano altri tomi.

Dopo sei ore di biblioteca non stop e diversi libri fatti passare in rassegna, due immagini particolarmente significative e in apparente contrasto tra loro mi sono rimaste impresse.

Il danaro, il vile danaro per il quale tanto ci danniamo, tradiamo, malediciamo e quant'altro, tutto il suo potere, così apparentemente decisivo nel corso delle nostre vite, svanisce  all'istante di fronte all'ultimo viaggio, così come un pallone gonfiato all'inverosimile sappiamo già sin d'ora sia destinato a sgonfiarsi in un batter d'occhi. Una considerazione da tenere sempre presente, quella che i nostri vecchi comunemente riassumevano in "ricorda che per l'ultimo viaggio non c'é il portapacchi"

Una curiosa rappresentazione della giustizia balivale: sulla bilancia la borsa di denaro pesa di più della legge. I litiganti e i  loro procuratori commentano la sentenza con sentimenti opposti, due diavoletti assistono i procuratori che, per parte loro, hanno già provveduto a denudare i clienti. 
Olio di autore ignoto, Specio de' letiganti, XVIII secolo (Lugano, Museo civico di belle arti)

Il trionfo della morte sul potere e la ricchezza: la morte respinge un piatto di monete offertole da un re. Il tema, caro all'iconografia religiosa del Seicento, é sottolineato da una scritta che recita "Speculum humanae supebiae", 
1661, Sigirino, chiesa parrocchiale, affresco sul portale del sagrato

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