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Un infortunio fortunato

Sulla strada nuova del Gottardo e della Novena ci sono certi tombinoni ai lati...avvicinandosi si percepisce il vuoto al di sotto e come se non bastasse spesso non sono completamente coperte dalla classica griglia, un cane poco prudente potrebbe caderci dentro e finire come neanche si riesce ad immaginare. 

Se poi vogliamo esagerare nella drammaticità per quel che riguarda le cadute negli scoli d'acqua ci sono le condutture che portano dalle montagne alle centrali idroelettriche. Ce ne sono parecchie in Leventina. Mia nonna mi raccontava  che una volta uno che stava pitturando ci é caduto dentro ed é stato ritrovato morto alla centrale. Non ho mai avuto un riscontro su questa storia e ai tempi dubitavo mi raccontasse queste storie per farmi tenere lontano dai pericoli. 

Posa delle tubature. In basso a destra il villaggio di Nivo 

Se ci dessimo la pena di esaminare le statistiche, di leggere i rapporti, di controllare i casi di infortunio che sono sottoposti all'INSAI - l'Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni - ci troveremmo probabilmente di fronte a dei casi che difficilmente riusciremmo ad immaginare. Abbiamo già parlato degli infortuni della pistola fissachiodi, e degli strani incidenti che essa può provocare: e si tratta soltanto di un esempio. Ma centinaia e migliaia di altri infortuni potrebbero attirare la nostra attenzione.

Malgrado questo riteniamo che l'infortunio capitato a Lavorgo il 13 agosto 1957 sia più unico che raro, e nuovo anche negli annali dell'INSAI. E non è a caso se abbiamo definito « fortunato» il caso di infortunio che ei occupa, anche se tali eventi sono generalmente tristi e degni della nostra commiserazione: ma siamo certi che nemmeno l'INSAI avrà da obiettare contro un tale aggettivo qualificativo. 

Ma ecco i fatti: l'operaio Picinali Vincenzo, 1937. occupato in qualità di manovale stagionale (egli è italiano, di Gandino) presso la ditta Muttoni & Cattaneo, Faido-Biasca, stava lavorando con alcuni compagni all'esecuzione degli zoccoli d'amaraggio e di ancoraggio della terza condotta forzata dell'impianto Piottino. La tubazione era ormai quasi interamente posata; mancavano praticamente solo i tubi di allacciamento alla vasca di carico in alto e alla centrale in basso. Il Picinali lavorava con i compagni in alto, quando... ma lasciamo la parola a lui stesso, nel suo stentato italiano: 
"Spiegandogli proprio non saprei, ma comunque ricordo che mentre andavo nel tubo per raccogliere il martello vidi la lampada che stava per andar giù nel tubo. Ho fatto per riprenderla, ma trovando il tubo bagnato mi sono accorto che scivolavo senza potermi fermare, poi non so più niente. Mi sono riavuto e accorto che mi trovavo in fondo al tubo».

  
Alcune cifre varranno meglio a spiegare il fantomatico volo: la tubazione ha una lunghezza di ca. 450 m, un dislivello di ca. 250 m, e il volo è durato al massimo 15 secondi, ciò che corrisponde ad oltre 100 km all'ora. Se si pensa poi che in fondo l'urto si è attutito e la velocità diminuita, per la diminuzione della pendenza (vedi profilo longitudinale), lasciamo ai lettori di indovinare la velocità nel punto di massima pendenza, che raggiunge il 165%

Piottino, condotta forzata: profilo longitudinale, il volo ha avuto luogo dal punto II al puntoV ca.

I compagni, gli addetti alla centrale e, poco dopo la Direzione, accorsero immediatamente sul posto, nella certezza di trovare ormai soltanto i resti orrendamente mutilati del povero giovane: invece egli presentava solo alcune escoriazioni, di entità relativamente lieve, lamentandosi solo di un forte mal di testa. Trasportato subito all'ospedale, per timore di lesioni interne, egli si è ripreso velocemente, tanto che all'inizio di novembre era già in grado di lavorare in ragione del 75 %

Il Picinali può accendere il tradizionale lumicino: e noi gli auguriamo che la guarigione sia perfetta, e non abbia a subire conseguenze più tardi.

  
l'operaio Picinali Vincenzo

E trovandoci il giorno dopo alla stazione di Lavorgo, il sig. Vice-Direttore Krüsi poteva dirci:
« Continuo a guardare la condotta forzata, e veramente non riesco a capire come abbia fatto a salvarsi quel povero operaio..». Se passate a Lavorgo, date uno sguardo anche voi.




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